Sacred 2: Fallen Angel – Recensione Sacred 2: Fallen Angel

2000

Sono gli anni trascorsi dalle vicende del primo Sacred, ed ora ci troviamo immersi in una lotta frenetica causata dell’energia T, una fonte di potere che crea tensioni tra le varie razze presenti in questo mondo. Ci ritroveremo in un un vasto territorio da visitare chiamato Ancaria: un universo virtuale molto esteso che dovrete esplorare in tutte le sue frastagliate locazioni. Vi attende un lungo cammino, che vi porterà inesorabilmente verso il vostro destino.
Dovrete fare una scelta, prima di iniziare il vostro viaggio, tra luce oppure oscurità, e a seconda della campagna che deciderete di intraprendere si svilupperanno risvolti differenti lungo il prosieguo.
Sicuramente una sfida interessante dove dovrete affrontare mille difficoltà: preparatevi, quindi, a scoprire cosa vi hanno riservato i ragazzi della Ascaron.
 


    Luce&Oscurità

 

 

Si può dare di più

L’impatto grafico che viene proposto da questo titolo lascia l’amaro in bocca: nel complesso si notano carenze significative nella costruzione poligonale degli oggetti, e la mancanza di dettagli sia nei personaggi sia nelle costruzioni che si trovano nel gioco portano ad un’esperienza poco appagante. Si notano difetti significativi sulla riproduzione del terreno; se si prendono infatti in considerazione le vie di questo mondo virtuale, vi accorgerete che la parte dedicata alle piante e quella dedicata alla strada sembrano soffrire di un’assenza di profondità, come se fossero disegnate su un foglio, e anche per questo l’impressione che si ottiene è di finzione.
Tutti questi particolari, che non sono stati tenuti in considerazione dagli sviluppatori, impediscono al giocatore di immedesimarsi nell’avventura, portando così ad una problematica da non trascurare, ossia la mancanza di stimolo. Senza questo, proseguire il gioco diventa decisamente difficoltoso.
Passando ad analizzare la panoramica di questo vasto mondo si può osservare che in generale i paesaggi riprodotti sono a tratti interessanti, ma lo stile riportato riprende luoghi già visti, troppo similari ai vari fantasy RPG in circolazione; ciò per fortuna però non toglie che vi siano locazioni interessanti da visitare. Alcuni effetti, infine, riescono a risollevare leggermente le sorti di questo lavoro poco preciso: ad esempio l’acqua del mare è stata riprodotta in modo discreto, non si può dire lo stesso per le piante, la vegetazione e la fauna; il tutto si potrebbe definire una “Natura Morta” dove il termine “Morta” è inteso come molto trascurata e totalmente priva di vita.
Sulla questione del charachter design, se il nostro personaggio non è stato curato granché, non ci si può aspettare di meglio dai vostri nemici: anche loro sono dotati di una scarsa struttura grafica, non sono definiti, sono goffi nei movimenti e sembrano saltellare senza peso sul terreno. Le magie, le armi da fuoco, come il cannone laser del Guardiano del Tempio ed il teleport, non brillano di fantasia: le luci sono sbiadite, non c’è nessun effetto degno di nota e nulla rimane impresso. Insomma, tirando le somme dopo questa prima analisi tecnica, si nota che sicuramente nel reparto grafico si poteva dare di più, molto di più.
 


Final Terminator "La vendetta di Anubi"

 

 

Problemi di udito…

In un gioco con tale mistico nome ci si aspettano colonne sonore epiche, o quantomeno sacre, pronte a spingervi in eroiche battaglie, inondarvi di emozioni e suoni che vi faranno sentire all’interno del mondo stesso; ma un tale lavoro richiede molta attenzione, attenzione che non è stata posta dagli sviluppatori del reparto audio. In prima battuta la qualità risulta non essere delle migliori: infatti, oltre a mancare di corposità, c’è un problema di mastering generale sulle tracce audio tanto da farne apparire alcune addirittura granulari. C’è anche da domandarsi, poi, il perché della scelta riguardante gli esecutori della colonna sonora, piuttosto discutibile: avvalersi di un gruppo metal non è stata una mossa  del tutto indovinata da parte del team di sviluppo. Risulta quindi inevitabile che tali scelte compromettono l’equilibrio che dovrebbe esserci tra audio e video.
Gli effetti sonori sono anch’essi di scarsa qualità, insipidi, sordi ed asciutti. Il rumore delle armi che si scontrano durante i combattimenti di mischia è plastificato, e quando si colpisce un avversario la fonia dei suoni appare soffocata, come se il bersaglio fosse un vecchio pezzo di legno.
 


  Mare da favola

 

 

Oltre il bordo dello schermo…nulla.

Quando si inizia a giocare possiamo vedere che esistono solo 6 classi di gioco: la Serafina che è presente dal primo episodio, il guerriero ombra, il Guardiano del tempio, l’inquisitore, la driade e la classe elfica.
Dopo la triste verità, che svela l’impossibilità di personalizzare il nostro eroe, ci si accinge ad affrontare il gioco: la prima difficoltà che si incontra è la visuale. In pratica, non è possibile guardare davanti a noi, né in prima persona né in terza e per vedere oltre un certo limite è necessario alzare la telecamera sopra la testa del personaggio ed arrivare quasi in visuale piatta; praticamente la massima profondità risulta troppo vicina al bordo dello schermo, oltre il quale non c’è nulla se non casa vostra.
Capite bene che non è possibile giocare correttamente in questo modo, perché se proprio si voleva adottare una tale visione di gioco si sarebbe dovuto ampliare la visuale a distanza. A volte è faticoso pure capire quale direzione si sta percorrendo, obbligando il giocatore ad aprire con troppa frequenza la mappa. In aggiunta a queste problematiche visive bisogna aggiungere anche che non si vedono i nemici, i quali devono esserci praticamente addosso per poterli visualizzare nel target; ci sarebbe comunque modo per vederli tramite la mappa, essendo questi rappresentati con triangoli colorati di rosso, ma questo renderebbe davvero minima l’esperienza di gioco e il divertimento che ne scaturisce.
Ma dopo numerose critiche iniziamo anche a trovare qualche elogio da fare per Sacred 2, e la prima cosa che si nota di positivo è la possibilità di usare vari stili di combattimento facendo risultare ogni scontro vario e mai noioso: inoltre viene anche data la possibilità di scontrarsi con più avversari, e non con uno solo, rendendo al giocatore la soddisfazione di uno scontro degno di essere chiamato tale. Il combattimento procede con un sistema di "target near", che prevede l’aggancio dell’avversario per poi procedere all’attacco con lo stile che preferite o addirittura con una combinazione di stili, rendendo non solo molto variabile il sistema ma anche dandovi la possibilità di settare in maniera premeditativa la vostra strategia: una volta sconfitto un avversario si passa a "targhettare" quello successivo fino a quando la zona non viene resa incontaminata. Durante la lotta è possibile anche schivare abilmente molti attacchi provenienti dagli avversari, dandovi così la possibilità di migliorare anche di più l’esperienza di gioco e uscire indenni da qualsiasi combattimento. 
Infine da segnalare è l’ottima resa grafica e tecnica dell’equipaggiamento, per il quale, ad ogni arma o armatura indossata, ci sarà un’ottima riproposizione grafica, andando quindi a aumentare la votazione per il comparto tecnico, prima lungamente criticato negativamente. Inoltre, la possibilità di affrontare la campagna in maniera cooperativa, facendo comparire due personaggi a schermo, dona anche una maggior esperienza di gioco sicuramente interessante: la modalità cooperativa può anche essere avviata online, oltre che offline, dandovi così la possibilità di giocare a schermo intero con qualcuno che abita anche in un altro paese.
Se gli sviluppatori tedeschi, quindi, avessero modificato la visuale di gioco e quei piccoli nei che abbiamo elencato, si sarebbe rivelata un’esperienza di maggior livello, invece che essere tentati a spegnere la console dopo poche ore dall’inizio dell’avventura.

 


Obelisco di luce

 

Quanta strada da percorrere

Sicuramente Sacred 2 risulta un gioco che vi terrà impegnati parecchio, grazie al fatto di avere a vostra disposizione una vasta gamma di quest: circa 500, che sicuramente risulta un numero massiccio, che però viene leggermente distrutto dall’eccessiva similitudine di alcune di queste. Altra pecca è nel sistema di sviluppo della trama che spesso prosegue in maniera frastagliata e non permette di seguirla come si dovrebbe: potreste perdere il filo e quindi perdervi alcuni passaggi, il che potrebbe significare farvi perdere la voglia di proseguire nell’analisi della vostra avventura.
Il mondo da esplorare, come si dice anche all’inizio, è vasto e se si vuole completare la mappa al 100% ci vorranno circa 150 ore di gioco: sicuramente non è un punto dove potersi lamentare e chi vorrà giocare questo titolo in maniera totale senza perdere nemmeno un angolo di terra, dovrà percorrere molta strada,  tra le lande desolate di una terra sconfinata.

 


 Decisioni importanti

 

 

Montagne russe

Si può definire con questa locuzione questo titolo: un saliscendi di aspetti positivi e negativi causati dalla noncuranza della grafica, che si scontra con l’ottima struttura degli equipments, la pessima visuale di gioco, che combatte contro un gameplay divertente e studiato, una longevità importante, contro una trama altalenante ed una serie di missioni troppo simili tra loro. Questo rende la valutazione assai complessa, ma in ogni caso si poteva sperare in un lavoro più completo, e di certo questo comporterà che i vari fan e chiunque attendeva questo titolo si divideranno in 2 fazioni: da un lato chi resterà deluso e dall’altro chi sarà felice di continuare la saga, senza dare troppa importanza agli errori commessi dal team Ascaron.
Un gioco che si può provare, ma l’impressione che ne scaturirà non è una certezza di successo per tutti; si spera solamente che se mai sarà creato un seguito possa contare su una miglior collaborazione fra tutti i reparti di sviluppo, perché da quanto si è visto, sembra che ognuno abbia lavorato a compartimenti stagni e non in coordinazione per un buon finale. 

 

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