Burnout Revenge – Recensione Burnout Revenge

Burnout: la vendetta

Dopo il notevolissimo successo del capitolo precedente, Takedown, capace di stupire migliaia di videogiocatori e tenerli incollati sullo schermo, Criterion ci riprova, ma stavolta ha l’oneroso obiettivo di migliorare i già ottimi risultati ottenuti e soddisfare ulteriormente gli utenti. Dopo i vari 10/10 nella pagella di Takedown, vera rivoluzione sul piano delle corse con l’omonima modalità, nella quale bisognava far schiantare gli avversari in qualsiasi modo, adesso Revenge non può certo deludere: ebbene, il titolo di “gioco di corse dell’anno 2005” non può che promettere bene.

Sverniciatura!

Partito (e spesso saltato) l’interminabile ma spettacolare filmato d’introduzione del gioco, tutto il resto sembra oro che luccica. Gli sfondi dei menù sono anch’essi dei video, quasi ogni opzione o indicatore è animato, i giochi di luce frequentissimi: la cura estetica è senz’altro uno degli elementi fondamentali di questo titolo, e le auto sono ovviamente le principali destinatarie di tutto questo splendore.
Pietra miliare di Burnout sono sempre state le sportive superleggere, bassissime, aerodinamiche, veloci e potenti, ispirate al mito Ferrari e ad altri marchi di fabbricazione simili. Ognuna disponibile di diversi colori, le uniche qualità indicate saranno la velocità massima (in turbo) e la classe (superleggera, leggera, media, ecc.): questo servirà quanto basta a scegliere il bolide più adatto a voi. Ma guardando alla lunga tutti i modelli sbloccati e osservandoli qualche secondo in più noterete una piccola stranezza, o forse la caratteristica più evidente in Burnout: sono tutte identiche. Talvolta cambieranno i fanali posteriori, talvolta quelli anteriori, altre volte le fiancate, ma il modello di base sembrerà essere sempre lo stesso. Magari spostandoci nella categoria Schianto si potrà notare una maggiore distinzione tra i vari mezzi a disposizione, che vanno dalla vecchia muscle car (o giù di lì, considerate le condizioni) ad enormi 4×4, passando per il classico pick up o il SUV familiare. Particolare sfizioso in questo tipo di “gara” è la presenza di modelli già da rottamare, con le portiere ammaccate, i fanali spaccati e il paraurti pendente, perfetti per raggiungere il vostro obiettivo.
Una volta messi in gara, questi diavoli con le ruote non dovranno tanto finire la gara come primi, ma come unici. In Revenge non vi servirà l’abilità di guida, ma la licenza di uccidere i vostri avversari facendoli schiantare contro il traffico, muri o fra loro stessi, eseguendo così i famosi Takedown. Se è vero che durante la normale gara non si riscontreranno ottimi risultati in campo estetico, durante i Takedown (o i vostri schianti) ne vedrete delle belle: con un realismo impressionante le carene si accartocceranno e le auto voleranno via così come le loro ruote; negli schianti frontali la lunghezza della vostra auto si ridurrà a quella di una Smart, in quelli parziali inizierete a roteare più veloci di una trottola, e nonostante ciò potrete comunque eseguire dei Takedown, spostandovi grazie al tempo d’impatto. Ritornati in “pista” i danni saranno scomparsi, ma ciò perché altrimenti sarebbe impossibile continuare la gara, e qui gli sviluppatori hanno saputo creare un miscuglio fra realismo, spettacolarità e divertimento davvero unico.

Un ulteriore elemento che va solo ad arricchire l’apprezzabilità estetica di Revenge sono i premi, delle particolari statuette color oro e argento in stile con gli obiettivi raggiunti per ottenerle, davvero ben realizzate: se riuscirete ad esempio a far schiantare il numero richiesto di auto nella modalità schianto otterrete un premio dove un auto si scontra con diversi veicoli e dopo esplode, e ciò è valido in maniera simile con tutti gli altri premi. Potrete conoscere gli obiettivi richiesti di città in città dando un’occhiata al primo menù a sinistra in ognuna di esse, il quale vi elencherà tutte le sfide da superare in quella città per ottenere i premi.
Un dettaglio non superfluo, in quanto la cura della grafica in generale era già ad ottimi livelli e gli sviluppatori hanno potuto regalare agli utenti anche questa piccola perla, anche se magari un po’ di lavoro in più sul senso della velocità, reso benissimo fintanto che si usa il turbo, ma inesistente quando si corre normalmente, non sarebbe guastato.

Attacco al traffico!

I menù di Burnout Revenge sono davvero pochi: oltre alla fondamentale stagione in singolo avrete a disposizione solo il menù multigiocatore, quello online e i dettagli pilota. Ciò non significa però che sia scarso di modalità, né che ci si stanchi presto.
Il solo menù multigiocatore si apre infatti a diverse opzioni parecchio interessanti: oltre ad alcune gare presenti anche nel tour mondiale singolo potrete trovare due nuove caratteristiche modalità schianto, appositamente create per il gioco di gruppo fino a 6 giocatori, capace di raggiungere un livello di sfida e sviluppare una rivalità tale da far salire l’adrenalina alle stelle. E’ però inevitabile che venga privilegiata la modalità principale, il tour singolo, davvero enorme nelle proporzioni e fondamentale per sbloccare nuove auto e nuovi tracciati.
Tutto dipenderà dalle valutazioni acquisite e dal vostro grado Revenge: completando le gare riceverete delle stelle (da 1 a 5) che faranno salire progressivamente il vostro livello sino a diventare sempre più esperti. Ottenendo le varie promozioni (epiteti caratteristici quali “impavido”, pericoloso”, ecc..) vi verranno aperti gli eventi del grado successivo e così via, sino alla fine. Durante questo lungo percorso dovrete nel frattempo ottenere delle valutazioni alte con le quali sbloccare nuove auto, nuovi tragitti, nuove gare e magari portare a termine qualche sfida. Gli eventi sono in tutto 169 e il tour mondiale è davvero interminabile. Nonostante ciò difficilmente vi stancherete di questo titolo o della grande varietà di gare disponibili. Se infatti la normale gara – seppur ricca di Takedown – potrebbe annoiare alla lunga, la grinta di una Furia Stradale (nella quale dovrete eseguire più Takedown possibili per aumentare il tempo a disposizione e puntare all’oro) o di un attacco al traffico è davvero insostituibile. Quest’ultima poi è la vera novità di Revenge: avendo un limite di tempo molto esiguo, dovrete correre colpendo più veicoli possibili (attenzione: solo quelli non troppo pesanti e nel proprio senso di marcia) ed ottenere così più tempo ed arrecare danni. L’obiettivo principale è infatti raggiungere la quota di danni utile per ottenere l’oro tamponando i veicoli davanti a sé in rapida successione: più danni si fanno, più il tempo aumenta, più avrete la possibilità di ottenere un moltiplicatore denaro per raddoppiare (o anche più) i danni totali e raggiungere così l’ambita medaglia.
Inoltre potrete cimentarvi in tanti altri eventi, come le gare “CrashBreaker”, dove potrete fare esplodere la vostra auto quando qualcuno vi farà schiantare, o le gare “eliminatore”, dove l’ultimo di ogni giro viene eliminato, fino a lasciarne uno solo.

Tante modalità diverse, tante opzioni caratteristiche e moltissime auto: tutto perfettamente unito dalla stupenda giocabilità di questo titolo che ripete, se non migliora, gli ottimi risultati già ottenuti con il titolo precedente. Negli eventi di gara partirete sempre lanciati, mai in ultima posizione e gareggerete contro avversari alla pari (in quanto a potenza dell’auto). Fondamentale sarà eseguire un Takedown quanto prima per accumulare una buona dose di turbo: la velocità normale dell’auto non basta a reggere il passo, né è tanto meno utile ad eseguire Takedown; se non riuscirete a sfruttare bene le prime curve e la vicinanza iniziale vi troverete in non poche difficoltà. Fortunatamente un attacco al vostro avversario non sarà difficile contando le innumerevoli varietà di Takedown, da quello contro un muro a quello contro il traffico, passando per quello verticale o addirittura il Revenge.
Una volta ottenuto il turbo inizierà la vera e propria gara, fatta di avversari lanciati a destra e sinistra, auto tamponate a velocità assurde, voli da un piano all’altro negli incroci multilivello e schianti mortali. Questi ultimi vi porteranno sempre via un moltiplicatore turbo (quando lo avrete), ma potranno rivelarsi anche un’arma se userete il tempo di impatto, una sorta di slow motion grazie al quale potrete orientare la vostra auto a vostro piacimento, sino a che avrà ancora un minimo di spinta. Così facendo potrete posizionarla nella traiettoria degli avversari che stanno sopraggiungendo: se vi sbatteranno contro avrete realizzato il vostro Takedown, riguadagnando così il turbo perduto.
Nel giro a tempo invece sarà più difficile procurarsi il turbo, e dovrete stare sempre attenti, cercando di sfruttare al massimo eventuali tamponamenti, tragitti contromano e rampe per i salti se vorrete ottenere la medaglia d’oro, davvero al limite del giro perfetto.
Infine lo Schianto, forse l’evento più divertente in assoluto, dove tutta la bellezza e la pazzia di Burnout viene fuori. In tutte le altre gare infatti troverete sempre qualcosa che si distacca troppo da una corsa reale: sul piano della guida vera e propria Revenge non potrà mai eguagliare NFS o titoli simili, in quanto gli impatti con i muri non sono sempre realistici, le sterzate possono essere immediate o inesistenti e in generale lo stile di guida è più impostato sulla distruzione degli avversari, ponendo in secondo piano la guida pulita. E’ dunque nello Schianto che si apprezza maggiormente la potenza distruttiva di Revenge: partenza perfetta, slanciò verso l’incrocio e incidente da milioni di dollari. Dovrete stare attenti a dosare l’acceleratore durante la partenza, altrimenti metterete il motore sotto sforzo o addirittura lo farete spegnere o esplodere. Una volta partiti, a seconda della classe del vostro mezzo potrete colpire già le auto più piccole senza schiantarvi, per poi andare a scontrarsi con un mezzo pesante, bloccare l’incrocio e creare quanti più danni possibili, raggiungendo magari il CrashBreaker e colpendo il veicolo obiettivo.
Sicuramente un sistema di gioco che sa dare soddisfazioni, in un modo o nell’altro, e che merita tutto il successo sinora ottenuto.

Impianto audio nella vostra auto

Ebbene, nella copertina posteriore e durante le presentazioni iniziali è evidente che Revenge sia un gioco Electronic Arts, ma nel caso in cui ciò sfugga all’attenzione del giocatore arriva in soccorso un elemento ancora più rappresentativo della stessa abbreviazione “EA”: le TRAX, che di certo non potevano mancare qui. Fra i numerosi titoli a disposizione incontriamo alcuni gruppi già familiari ad EA: fra tutti gli Avenged Sevefold, presenti anche in NFS: Most Wanted, (che portano in questo gioco Beast And the Harlot, uno dei loro titoli più conosciuti, presente anche in Guitar Hero II) seguiti dagli Unwritten Law e i The Doors, già visti in NFS: Underground 2. Oltre a questi sono presenti altri grandi nomi, come Apocalyptica, Bullet Fo My Valentie, Fall Out Boy: tutte canzoni perfettamente adatte allo stile del gioco e che nella maggior parte dei casi vi daranno la giusta carica per schiantare i vostri nemici contro chiunque!
A rendere il tutto più soddisfacente ci sono il soave suono metallico dell’impatto fra le carene, il dolce stridio delle carcasse striscianti sull’asfalto e l’inebriante rimbombo dell’esplosione firmata CrashBreaker: musica per le orecchie di un vendicatore Burnout. Tutti gli effetti sono realizzati alla perfezione, ogni singolo suono è chiaramente riconoscibile e utile a creare quell’atmosfera di quotidianità che da tranquilla e serena viene subito devastata dal passaggio di un esercito di bolidi distruttivi. I clacson impazziti, gli scontri fra le auto e la distruzione dell’ambiente circostante sono perfettamente accompagnati da effetti sonori e musiche che obbligano a giocare questo titolo con il volume della tv abbastanza sostenuto, sempre.

Caricamento..

E’ giusto soffermarci un attimo sul vero elemento principale di Burnout. La parola che comparirà di più in questo gioco non sarà tanto “gara”, “Takedown”, “vittoria” o simile, ma “caricamento”. Senza esagerazione, dall’inizio alla fine sarete costretti ad osservare questa semplice quanto irritante parola per almeno metà del tempo giocato. Tutto è soggetto a caricamenti enormi: l’inizio di ogni gara, il riavvio della gara stessa, la scelta delle auto in ogni tentativo schianto, il pre-salvataggio, il post-salvataggio, persino la scelta delle lingue iniziali. La frequenza così alta unita alla lunghezza spesso superiore a qualche secondo di questi caricamenti può veramente far perdere la pazienza, specialmente quando si commette un grave errore appena iniziata la gara e bisogna riavviare tutto aspettando ancora una volta. Davvero un elemento fastidioso, che intacca non poco la bellezza e la dinamicità trasmesse dal resto del gioco, fattori indispensabili a garantire un’ottima longevità del gioco. Longevità che altrimenti si ridurrebbe notevolmente, soprattutto a causa dell’interminabile tour mondiale che ripropone sempre le stesse modalità di gara, alla lunga strazianti. Burnout Revenge è un gioco molto lungo, da completare preferibilmente in tempi lunghi e intervallati da qualche altro titolo, lasciando il 100% ai veri esperti e appassionati del genere. Sicuramente divertente in singolo ed esaltante in gruppo, uno stile che manca al mondo delle corse videoludiche e che si guadagna un successo notevole grazie all’ottima cura e alle generali novità che lo alzano ad un livello pregevole. Il titolo di “gioco di corse dell’anno 2005” è pienamente meritato, ma qualcosina in più si poteva fare.

Ti è piaciuto quello che hai letto? Vuoi mettere le mani su giochi in anteprima, partecipare a eventi esclusivi e scrivere su quello che ti appassiona? Unisciti al nostro staff! Clicca qui per venire a far parte della nostra squadra!

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento