Mortal Kombat X

Mortal Kombat è da anni un’autentica icona videoludica, uno dei franchise da tempo entrato a gamba tesa nell’immaginario popolare di generazioni di videogiocatori, anche dei meno assidui. Dopo la generazione di titoli su PS2, la serie è rimasta per lo più inerte (eccezion fatta per l’infelice Mortal Kombat Vs. DC Universe) soprattutto a causa dei guai finanziari di Midway, che la portarono alla bancarotta nel 2009. Riportati a galla da Warner Bros. e rinati come NetherRealm Studios, il team di sviluppatori capitanati da Ed Boon ci ha deliziato nel 2011 con un nuovo capitolo che è riuscito efficacemente a far rinascere la serie grazie a un ottimo connubio di elementi classici e nuovi, un rinnovamento e un omaggio al passato allo stesso tempo.

Dopo circa quattro anni, ci arriva oggi Mortal Kombat X, seguito diretto che continua sulla strada della nuova formula; si perfeziona, e si propone di compiere quel passo verso la vera ristrutturazione della serie che il precedente capitolo aveva iniziato ma non completato.

Mortal Kombat X Recensione

Nuova generazione

Le vicende di Mortal Kombat X ci portano a più di venti anni dopo gli avvenimenti del passato capitolo (che, ricordiamolo, riscrisse la storia degli eventi dei primi Mortal Kombat), portandoci in una situazione finalmente diversa rispetto ai capitoli passati.

Dopo la morte di Shao Kahn, nell’Outworld Mileena guida la ribellione contro il nuovo imperatore Kotal Kahn. Quan Chi intanto vuol tentare di liberare dalla prigionia il malvagio dio anziano Shinnok, facendosi aiutare dai defunti guerrieri del Mortal Kombat che ha opportunamente riportato in vita sotto forma di morti viventi. A contrastarlo ci sono vecchie conoscenze dell’Earthrealm, ma anche esponenti della nuova generazione di combattenti, come Cassie Cage (figlia di Johnny Cage e Sonya Blade), Jacqui Briggs (figlia di Jax), Takeda (figlio di Kenshi) e Kung Jin (cugino di Kung Lao).

Come per il suo predecessore, anche in questo caso la modalità Storia ricoprirà un ruolo centrale. Anche questa volta non ci sarà un percorso diverso e personalizzato per ogni personaggio, ma una storia unica a cui tutti sono legati. La storyline è divisa in dodici capitoli e ci metterà nei panni di diversi combattenti con i quali affronteremo un certo numero di scontri, facendoci guidare dagli eventi fino allo scontro finale. La trama si differenzia dallo stile del passato, che girava solitamente attorno alla formula del Torneo, e ricalca più lo stile del tipico action-movie americano, con i protagonisti delle Forze Speciali al centro dell’attenzione, senza ovviamente rinunciare all’anima volutamente “trash” che permea la serie sin dalle origini.

C’è da dire però che questa volta è possibile notare un considerevole lavoro sulla sceneggiatura. Possiamo apprezzare qualche accenno (comunque non invasivo) di relazioni personali tra alcuni personaggi, e persino dei flashback che ne approfondiscono il background, rendendoli un po’ più tridimensionali. Il tutto montato da una discreta regia che cerca di portare la narrazione su uno standard più cinematografico, inserendo una buona quantità di scene non interattive, arricchite da occasionali Quick Time Event (seppure decisamente troppo semplici). Il risultato è una piccola avventura che, seppur breve (vi basteranno dalle due alle quattro ore per completarla), allaccia bene storia e personaggi in un intreccio dinamico e avvincente, pur senza la pretesa di assurgere a livelli eccelsi. Insomma il miglioramento rispetto al passato si nota eccome. C’è da dire però che, in quanto a design e carisma, non tutti i nuovi personaggi riescono a lasciare il segno. Vero è anche che non è facile per questi trovarsi a confronto con personaggi iconici della serie a cui tutti siamo ormai affezionati.

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FIGHT!

Come già accennato, l’impostazione del gioco riparte direttamente dalla formula vista nel predecessore, implementandola ulteriormente. Tornano le graditissime tecniche X-Ray, che raggiungono ulteriori vette di violenza (tanto da chiedervi com’è possibile continuare il combattimento dopo danni di quel tipo, ma alla fine anche questo è il bello di Mortal Kombat). Va da sé che il vero apice di violenza si raggiunge in occasione delle celeberrime Fatality, a cui si aggiungono le Brutality, che permettono di terminare uno scontro in modo repentino e violento se si soddisfano determinate condizioni nello scontro.

Direttamente da Injustice viene introdotta l’interazione con l’ambiente, che a seconda dei casi si esprime con azioni che vanno dall’afferrare oggetti o persone dello sfondo per lanciarli verso l’avversario, fino a usare i rialzi come trampolino per spostarsi da una parte all’altra dell’arena. A differenza del titolo con gli eroi DC, però, tali azioni sono uguali per tutti i combattenti, per evitare squilibri. In aggiunta agli scatti in avanti e indietro, è stata re-introdotta la possibilità di correre verso l’avversario. Per bilanciare queste new entry di comandi è stata aggiunta la nuova barra della stamina; solo se questa barra sarà sufficientemente piena potremo infatti correre o sfruttare gli elementi dello sfondo. La barra si ricarica da sé gradualmente, ma tanto basta per evitare l’abuso delle nuove mosse e spingere il giocatore a usare un minimo di senso tattico.

Ma la novità migliore del gioco è decisamente la possibilità di scegliere lo stile di combattimento. Ogni personaggio avrà infatti tre varianti di stile che modificheranno il suo set di mosse speciali, rendendolo più versatile a fronteggiare diversi avversari. Quella degli stili multipli è un’idea già vista nei capitoli da Deadly Alliance in poi, ma questa volta non si potrà switcharli durante il combattimento, e i cambiamenti non saranno così radicali. Si tratta però di un’aggiunta decisamente intelligente per cercare di arginare la tendenza del counterpick (cioè lo scegliere un personaggio che, per le sue caratteristiche, consente di avere un vantaggio naturale su quello avversario), oltre che a dare maggiore profondità a ogni personaggio.

Tutti questi elementi compongono un gameplay frenetico e appassionante, condito come sempre dall’irresistibile dose di spettacolarità e violenza tipiche di Mortal Kombat; una violenza che come sempre simula serietà ma che lascia intuire la propria auto-caricatura. Come per il capitolo precedente, la prima impressione che si percepisce dai controlli è di scattosità e rigidità nei movimenti, diversamente dalla maggior parte dei più fluidi picchiaduro di stampo giapponese. Si tratta comunque di un primo impatto superabile, se ci si dà l’occasione di prendere confidenza con i movimenti dei personaggi.

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Un grande risultato che NetherRealm è riuscita a ottenere è quello di aver creato un titolo alla portata di un vastissimo range di giocatori. Mortal Kombat X infatti può essere goduto sia dai giocatori che prediligono i picchiaduro tecnici e impegnativi, sia da giocatori meno esperti o in cerca di un passatempo meno impegnato. I veterani infatti troveranno pane per i loro denti nell’ingegnare e padroneggiare le funzioni più avanzate: combo, juggle, counter ecc. Chi invece non è interessato a spremere al midollo tutte le potenzialità del gioco troverà comunque un’ottima varietà di mosse e possibilità con cui divertirsi. Magari non sarà un massimo esponente di picchiaduro tecnico, ma questa sua elastica dualità lo rende davvero molto appetibile e comunque estremamente divertente da giocare.

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Kontenuti

Anche questa volta NetherRealm ha guarnito la sua opera con una serie invidiabile di contenuti e modalità, dimostrando di sapersi spendere per cercare di rendere l’esperienza dei giocatori il più varia e durevole possibile.

Oltre alla modalità Storia, per il single player il gioco offre una serie di Torri, in cui troveremo a ogni piano un avversario diverso. La più basilare è la “Klassica”, che sostituisce fondamentalmente la modalità Arcade dell’originale Torneo, con un finale personalizzato per ogni personaggio. Ci sono poi “Prova la tua fortuna” in cui in ogni scontro interverranno dei modificatori casuali (che possono essere bonus o malus); “Senza fine” che costituisce la classica modalità Survival, dove dovremo affrontare un numero infinito di avversari cercando di stabilire e superare un proprio record di vittorie; in “Sopravvissuto” invece la nostra sopravvivenza sarà messa ancora più a dura prova dal fatto che la barra di energia non si riempirà dopo ogni scontro, ma rimarrà allo stesso livello. Ci sono poi le Torri Viventi, che genereranno delle condizioni di combattimento sempre diverse generate casualmente ogni tot periodo di tempo.

Per quanto riguarda il multiplayer è ovviamente disponibile la modalità Due Giocatori con il classico PvP, a cui volendo potremo aggiungere i modificatori affidandoci al caso o personalizzandoli manualmente. Questa volta manca all’appello la funzionalità Tag Team (cioè 2 contro 2). Per le partite online è possibile organizzarne di private tramite stanze apposite, o cercare un avversario tramite matchmaking. Torna inoltre la modalità “Re della Collina” che organizzerà gli scontri con la vecchia regola del “chi vince resta”. C’è da dire che, durante le partite online, la stabilità del netcode non è sicuramente priva di problemi, e potrà capitare di incorrere in lag e desincronizzazioni che possono anche farci perdere immeritatamente qualche partita. Speriamo che NetherRealm risolva questi problemi nel futuro prossimo.

Un’interessante novità è costituita dal nuovo sistema di Fazioni. Durante il primo accesso al gioco, al giocatore verrà chiesto di scegliere una fazione a cui appartenere tra Lin Kuei, Special Forces, White Lotus, Brotherhood of Shadows e Black Dragon. Tramite le partite online otterremo punti esperienza Fazione (FXP), e potremo imbarcarci in specifiche sfide, completando le quali otterremo ancora più punti. Questo servirà a contribuire alla scalata della nostra fazione tra i giocatori di Mortal Kombat X di tutto il mondo. Grazie a questo sistema il giocatore sarà spronato a fare del suo meglio per far vincere la propria fazione (viene decretato un vincitore ogni settimana), e a impegnarsi ogni volta che sarà possibile per completare le sfide online. Anche perché accumulando FXP sarà possibile sbloccare varie ricompense, e ci saranno ovviamente dei premi per la fazione vincente.

Torna anche in questo titolo la Kripta, un’area che contiene tutti i contenuti sbloccabili del gioco, che possono andare da semplici collezionabili – brani musicali, artwork, ecc. – a nuove Fatality o Brutality per un personaggio. La cosa interessante è che stavolta la Kripta sarà esplorabile in prima persona dal giocatore, con uno stile visivo molto simile ai classici dungeon crawler del passato, con tanto di oggetti da recuperare per proseguire in nuove zone e scontri da risolvere velocemente per ottenere ulteriori crediti. In questa nuova veste, la Kripta diventa una sorta di mini-avventura decisamente più godibile e d’atmosfera rispetto al passato.

Insomma i contenuti presenti sono senza dubbio abbondanti. Eppure c’è il forte sospetto che NetherRealm abbia intenzione di sfornarne di nuovi da diffondere tramite DLC. Oltre ai già annunciati Pack di personaggi aggiuntivi, è facile notare che nella modalità Storia sono presenti dei personaggi che mancano nel roster (di un totale di ventiquattro combattenti, più Goro per chi ha effettuato il pre-order del gioco); è ragionevole quindi immaginare che verranno aggiunti in futuro. Speriamo inoltre che venga aggiunta qualche nuova arena, perché per ora non sono molto numerose.

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Bloody good

Anche nel comparto visivo si nota la cura dedicata dagli sviluppatori, sia nella qualità tecnica che nella direzione artistica. I modelli poligonali dei combattenti sono ben fatti e resi con ottime texture e antialiasing. Anche le animazioni svolgono più che discretamente il loro dovere, anche se la qualità delle espressioni facciali lascia ancora qualcosa a desiderare. Il tutto è condito da effetti speciali e illuminazioni dinamiche decisamente convincenti e d’atmosfera, che danno il loro meglio negli spettacolari ambienti di combattimento ricchi di dettagli ed elementi sottoposti ad animazioni atmosferiche davvero ben fatte.

La versione PlayStation 4 del gioco tiene molto bene i 60fps, con solo qualche lieve rallentamento nelle situazioni più complesse. Negli scontri è reso bene il senso di velocità e degli impatti dei colpi, ora più verosimili rispetto al passato, ma comunque entro i limiti volutamente assurdi della serie.

Anche per quanto riguarda il sonoro la qualità si mantiene buona, grazie a una colonna sonora incalzante dai toni epici, e un repertorio di effetti sonori convincenti. Buone notizie sul fronte doppiaggio italiano che, rispetto all’atrocità ascoltata per il suo predecessore, fa un notevole passo qualitativo in avanti, anche se la recitazione di alcuni personaggi risulta ancora mediocre.

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8.6
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