Napoleon: Total War – Recensione Napoleon: Total War

Ci sono saghe, ci sono DLC, di recente, ci sono capitoli a sé stanti, e una volta c’erano anche delle serie inarrestabili. Una di queste era Total War, baluardo SEGA della strategia fatta per computer, che forse non per tutti ma per gran parte significava dare vita alla storia: un estratto passionale e sentimentale dei nostri avi, partendo da quelle che furono le realtà di Cartago fino ad arrivare di recente alle situazioni del New Hampshire. L’appuntamento non era certo annuale, e SEGA riusciva sempre a donare quell’anno di pausa nel quale magari si andavano a ricordare i fasti passati e i videogiocatori andavano a spolverare pezzi di storia antica nei capitoli precedenti della saga, come si fa con un libro di storia delle scuole elementari per chi, beato, si trastulla tra gli insegnamenti medi.

Stavolta la storia è diversa e dopo quasi un anno SEGA abbandona Empire Total War per lanciarsi nella storia con un personaggio unico, riviverne la storia, cantarne le gesta. Vivendi a suo tempo aveva scelto il Dictator Perpetuo

…SEGA sceglie l’Imperatore
 
Napoleone Buonaparte, da Ajaccio, Imperatore dei Francesi – non della Francia.
All’ombra degli ulivi, parafrasando una delle più maestose e virili presentazioni di un uomo storico in un videogioco, a Napoléon dissero che l’Italia, la terra che sperava un giorno avrebbe preso la sua Corsica per le mani di Pasquale Paoli, non sarebbe stata mai presa. Al padre del diritto civile, il principe del Code Napoléon, dissero che le Piramidi, orbe delle maledizioni dei faraoni, barricate nel caldo afoso, non sarebbero mai state prese. Gli dissero anche che dalla Russia non sarebbe mai uscito, ma egli ve ne tornò; strutto, ma ve ne tornò. E tacquero tutti. Tutti tacquero dinanzi all’Imperatore, fino alla fine dei suoi giorni, fino a quando non fu l’esilio a condannarlo, incarcerato in terra straniera, sempre parafrasando chi un tempo raccolse fortuna dalla figura del Buonaparte.

SEGA quindi ci mette nei panni del Bonaparte – cognome cambiato dopo la campagna d’Italia – permettendoci di partire da Nizza e Parigi per raggiungere le nostre terre italiche, procedere verso l’Egitto e terminare con la Russia, fino alla battaglia di Waterloo. Per rispettare la scenografia napoleonica sono state effettuate delle menomazioni: niente America, niente Asia, niente Africa se non per il nord Africa, e soprattutto appena mezzo secolo di gioco, per rispettare l’epoca in cui Napoleone fece sua l’Europa. Potremmo storcere il naso, ma se il gioco prende il nome di Napoleon: Total War un motivo ci sarà.

Il diritto di fare storia

Sicuramente chi ha giocato a Empire Total War o ai precedenti capitoli si ricorderà come era possibile fare dell’anacronia perfetta e scavalcare i momenti storici in qualsiasi momento: in Napoleon Total War questo non sarà possibile e saremo costretti a seguire il filo logico che portò il Buonaparte dall’inizio alla fine, senza poter combattere una Waterloo nel 1820 o conquistare l’Italia nel 1870. Insomma una situazione molto analoga a quanto accadde con la Campagna di Indipendenza in Empire, ma con maggior rigore storico e con più precisione cronica. Inoltre, per poter percorrere un periodo di tempo così breve i programmatori sono stati costretti a modificare la più classica delle opzioni strategiche: tra i turni dei precedenti capitoli della saga trascorrevano i canonici sei mesi, così da concludere un intero anno in sole due mosse.

Ora le nostre mosse si concluderanno nel giro di due settimane e sicuramente non perché Napoleone possa giovarsi di strutture o mezzi più rapidi, ma semplicemente perché il tempo stringe e anche se il tempo ci sfugge, il suo segno rimane. Questo ovviamente permetterà di gestire campagne brevi, nell’arco del tempo, ma efficaci e rapide, inoltre questo capitolo di Total War ci mette dinanzi alla necessità di terminare le nostre scorribande in un determinato periodo di tempo: conquistare l’Italia dovrà essere rapido e indolore, senza trascorrere momenti in difesa o tentativi di barricarsi in città senza muovere una sola truppa. La nostra avventura inizia con già diverse truppe schierate, da Napoleone pronto al confine ai suoi generali che dalla costa sud partono verso il nord, verso i Paesi Bassi.

Infine, una nuova aggiunta degna di nota di questo capitolo è rappresentata dagli obiettivi: nonostante li avessimo già notati in precedenza in Empire, e magari anche seguiti e rispettati, qui in Napoleon sarà obbligatorio seguirli, in uno stile quasi molto simile alla serie Caesar: lì era necessario rispettare i voleri di Roma per acquistare fiducia e migliorare la propria posizione agli occhi dell’imperatore, qui invece sarà necessario per ottenere non fiducia o compiacimento ma per seguire un filo di conquista logico e soprattutto che possa sostentarci a dovere. Nel momento in cui riceverete un obiettivo da rispettare durante la conquista dell’Africa, non pensiate che sia un’opzione facilmente evitabile, ma vedetela come un ottimo consiglio per proseguire e soddisfare la vostra sete di conquista.

Per terra o per mare, Napoleone vi farà tremare

Una delle pecche più visibili in Napoleon Total War, che quasi rappresenta un passo indietro rispetto agli altri capitoli, è la IA. Il computer spesso e volentieri effettua manovre a dir poco insoddisfacenti usando la più banale delle tattiche che prevede la partenza della cavalleria per lasciare poi i fanti in seconda linea a sparare a più non posso: sarà inevitabile che Napoleone abbatta i primi con i suoi secondi e i restanti con una sua carica. Inoltre segnaliamo anche l’incredibile forza che viene affibbiata all’Imperatore: quasi come tutti i suoi generali, per la prima volta reclutabili in questo episodio oltre ai soldati, la sua carica risulterà vincente in tutte le occasioni e raramente il suo plotone verrà meno. Se rimanete in una situazione difficile e poco piacevole allora affidatevi all’elite di Napoleone e ne uscirete vincenti.

In battaglia sono state comunque aggiunte varie feature che regalano alcune piacevoli gestioni semplificate: la prima è una finestra di pop up che comparirà nell’angolo in alto a sinistra ogni volta che succederà qualcosa di eclatante. In precedenza avveniva esclusivamente per la morte del capitano avversario, ora invece lo avremo per una truppa in fuga, per un forte assediato e conquistato, per un plotone completamente sconfitto; inoltre sarà presente un pulsante, molto simile, nuovamente, a quelli classici della saga Caesar, che permettono di recarsi immediatamente sulla zona protagonista dell’evento così da avere sott’occhio l’accaduto.

Da notare anche il miglioramento delle battaglie navali dove avremo una gestione più approfondita rispetto a Empire della gestione del vento e delle sue componenti: sarà più facile manovrare le imbarcazioni, ora anche a vapore e quindi anche più veloci dei velieri dell’impero antico, senza doversi per forza affidare alle vele spiegate. E inoltre è stata accentuata, in maniera abbastanza visibile, quella situazione gestionale che in Empire aveva sconvolto un po’ le meccaniche tipiche del gioco: crescono le fattorie, crescono le industrie, ogni città andrà a costruire la propria economia per poi svilupparsi non solo per l’esercito ma anche per la cultura, per le invenzioni, per situazioni molto più care a un Age of Empires che a un Total War.

Il soldato semplice

Graficamente il motore risulta essere lo stesso offerto per Empire ma con qualche differenza nel dettaglio: sono state abbandonate le forme a stampo dei soldati che magari stavolta eviteranno di essere tutti con baffi o con gli occhi neri; ovviamente non avremo una varietà come se stessimo giocando a The Sims o a un gestionale di vita, siamo pur sempre in uno strategico, ma sicuramente un po’ di miglioramento lo ritroviamo, soprattutto nel dover effettuare diverse rappresaglie di generali e comandanti, che se arruolati con criterio possono diventare anche più dei soldati. Per quanto riguarda però l’ambiente non registriamo novità, né per mare né per terra: tutto è rimasto uguale e tutto è invariato, cosa piuttosto logica e aspettata dato che Napoleon esce nemmeno un anno dopo Empire.

Per quanto riguarda il sonoro, invece, non si distacca minimamente da Empire e risulta quindi abbastanza pleonastico analizzarlo nuovamente quando è stato già fatto in separata sede.

Un’altra Waterloo?

Insomma Creative Assembly compie un azzardo. Sicuramente l’epicità del titolo si sente, si è sentita sin da quando fu rilasciato il primo trailer con un sontuoso primo piano di Napoleone a narrare delle sue gesta e di come i suoi nemici non credevano nelle sue capacità. Per molti questo poteva essere una semplice espansione di Empire Total War, soprattutto dato il poco lasso di tempo trascorso dalle due release, ma già il peso dell’intero gioco (20 GB) e la realtà strategica offrono tutte le possibilità per capire che si tratta di un nuovo completo titolo. Ovviamente fanno storcere il naso situazioni come la già criticata IA, deludente sotto molti aspetti, e la ristrettezza del luogo calpestabile, che con Empire si era allargata nella quasi totalità del mondo, ma ora ristretta per motivi di copione.

La scelta piacerà ai fan dell’epoca napoleonica, ma non a chi voleva un Total War corposo, classico, realmente valido. Ma resta comunque d’obbligo apprezzare il lavoro e sperare che però, alla prossima occasione, gli sviluppatori riescano ad offrire un’avventura ancora più spaziosa e più maestosa; magari anche veloce ma non così breve. E alla fine resta comunque valida l’idea di dedicare un capitolo al più grande stratega della storia umana. 

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