Shadow Hearts: Covenant – Recensione Shadow Hearts: Covenant

Sono passati ben tre anni da quando abbiamo avuto le ultime notizie dell’Harmonixer maledetto. SNK, produttore storico di Sacnoth, è ormai storia vecchia: Eikichi Kawasaki, fondatore di SNK, nell’agosto 2001 fonda una nuova compagnia intitolata “Playmore” e lo sfortunato team di Koudelka si sposta sotto l’ala protettrice di Aruze, nota compagnia nipponica dedicata principalmente alla produzione di pachinko e slot machines. Le proprietà intellettuali vengono così recuperate e Sacnoth, forte di un nuovo produttore e di una maggiore esperienza sull’hardware PS2, viene sciolta per essere conseguentemente riformata. Nasce così la nuova “Nautilus”, società composta, ricordiamo, da talentuosi elementi provenienti dagli studi dell’allora nota Squaresoft
Le vendite del primo episodio di Shadow Hearts non furono particolarmente soddisfacenti – d’altronde, nello stesso periodo d’uscita di questo vi era un rivoluzionario Final Fantasy X alle porte – e la scelta di riportare in auge la sfortunata saga nata su psone con l’atipico gdr Koudelka poteva benissimo essere considerata un azzardo dal punto di vista commerciale. Non è un caso, infatti, se le prime indiscrezioni su questo nuovo capitolo della serie davano come protagonisti due nuovi personaggi (apparentemente) slegati dalle vicende dell’episodio precedente.

Vittime del Malice

Durante la primavera del 1915 solo una città francese poteva scampare ai terribili attacchi degli invasori tedeschi all’inizio del primo conflitto mondiale: la timida Domremy. Già patria natale di Giovanna D’arco, e simbolo della resistenza, questo piccolo paesino di appena 200 anime pare ospitare all’interno della cappella lì costruita dalla Chiesa, una terribile creatura demoniaca che non permette ai soldati di assediare il posto e farne un fortino per gli approvvigionamenti. Il tenente Karin Koenig viene così spinta dai capi militari germanici a compiere un sopralluogo nel misterioso paesino gallico e, una volta giunta nella boscaglia limitrofa il silenzioso paese, la giovane avverte fin da subito un’atmosfera fin troppo tesa. Inoltrandosi per i stretti sentieri e fra i vicoli circoscritti dalle modeste abitazioni di Domremy, il tenente e i suoi soldati sono attaccati da grotteschi manichini guidati da fili invisibili, rivelando così la presenza di forze sovrumane lì intorno. Dopo una rapida scalata verso il promontorio su cui è edificata la chiesa, nido della creatura demoniaca che sembra placare l’invasione tedesca, i soldati irrompono nel luogo sacro, scaricando colpi ad oltranza su una maestosa creatura umanoide dotata di ali e di uno sguardo pieno di tristezza. L’unica superstite dell’attacco all’arcana creatura è proprio Karin che, una volta tornata in sede di milizia, fa rapporto ai superiori, chiedendosi come sia possibile che una creatura simile possa realmente esistere. Da qui, entra in gioco il serafico Nicolai Conrad, inviato del vaticano, giovane esorcista al servizio delle forze ecclesiastiche. Con una serie di plot twist ben congegnati, veniamo presto a sapere che il terribile demone che assedia la cappella di Domremy altri non è che Yuri Volte Hyuga, protagonista del precedente episodio della serie, e, da questo momento, nuova preda della malefica organizzazione Sapientes Gladio -della quale Nicolai è seguace- che punta alla conquista e alla dominazione del mondo attraverso le arti oscure. Dopo le prime ore di walkthrough, necessarie all’introduzione del sistema di gioco e dell’universo storico-geografico mistificato tipico della serie, riprendiamo il controllo del nostro amato Harmonixer: l’anti eroe per eccellenza.
Shadow Hearts poteva essere completato con due possibili finali, Bad o Good ending. A seconda di alcune scelte poste al giocatore e al completamento o meno di alcune sotto-trame, era possibile scegliere se far sopravvivere Alice Elliot, la co-protagonista femminile, ai terribili avvenimenti iniziati in Manciuria o, molto più semplicemente, lasciarla morire, preda di una maledizione che avrebbe dovuto straziare l’animo di Yuri: ella, infatti, decide di sacrificarsi in nome dell’amore appena sbocciato fra lei e il tenebroso harmonixer.

Shadow Hearts 2, o conosciuto come Shadow Hearts Covenant in occidente, sceglie la traccia narrativa del bad ending e sviluppa su di essa la nuova personalità del protagonista. Yuri non è più lo spavaldo ragazzo dalla battuta sempre pronta bensì un uomo maturato nella certezza della mortalità, nell’effimera importanza del potere quando questo è comparato all’amore e agli affetti. La scomparsa di Alice e la consequenziale evoluzione di Yuri, è uno dei temi maggiormente delineati nell’insieme narrativo del titolo, che non rinuncia comunque a trasportarci in un nuovo 900, riscritto per l’occasione in chiave goth-lugubreggiante. Temi come l’amore – genitoriale e non -, l’importanza dell’amicizia, il sentimento di rivalsa e di espiazione dei propri peccati e l’unità della famiglia sono tutti trattati con sorprendente efficacia, interpretati, in occasione del nuovo episodio, da un roster di personaggi eccentrico ma non meno efficace: dal marionettista Gepetto, al fedele – e parlante (!!) – lupo Blanca, fino a passare a Joachim Valentine, – fratello di Keith Valentine, uno dei protagonisti del precedente episodio- un eccentrico vampiro votato al wrestling con tendenze vagamente camp e un’identità segreta da super eroe, Grand Papillon! Per concludere la sequela di protagonisti, vediamo la comparsa della piccola zarina Anastasia, la cartomante (e fiorentina) Lucia e Kurando, personaggio strettamente legato a Yuri da un legame di sangue (!) .
Nulla da eccepire sul comparto narrativo, decisamente ben orchestrato e maggiormente intricato rispetto la semplice storyline del precedente episodio ma non possiamo non segnalare la totale mancanza di un marchio di fabbrica delle precedenti produzioni Sacnoth: la componente orrorifica. Lo stesso sarcasmo e black humour che prima impregnavano la sceneggiatura e le sketches comici fra i vari protagonisti sono completamente scomparsi, lasciando il compito di divertire il giocatore alla semplice demenzialità di stampo nipponico. La maggioranza degli sketches comici inseriti nel gioco si rifanno agli stereotipi da commedia animata giapponese. Dalle tendenze da playboy di Yuri si passa alla peperina Anastasia, sempre in coppia con il cane parlante Blanca, impegnata a combinare guai su guai. Joachim è invece più improntato sulla parodia dei tokusatsu (super eroi) giapponesi, con tanto di jingle musicale dedicato, passando poi per le sue palesate tendenze omosessuali e le varie sottomissioni fisiche legate al maestro. Forse, proprio questo elemento potrebbe far storcere il naso agli apprezzatori degli storici titoli Sacnoth, abituati ad un certo tipo di atmosfere e di situazioni decisamente più raffinate e meno spinte verso la banale demenzialità. A parte questa scelta legata alla sceneggiatura, del tutto opinabile, ci ritroviamo di fronte ad una storia qualitativamente più che soddisfacente, una serie di personaggi eccentricamente irresistibili e ad una buona quantità di subquest legate ad essi, volte a potenziarli e ad aumentare il numero di mosse da loro eseguibili in battaglia: d’altronde, ogni personaggio, in Shadow Hearts Covenant, ha un proprio stile di combattimento del tutto inimitabile da qualsiasi altro protagonista.
 

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