Amnesia: The Dark Descent – Recensione Amnesia: The Dark Descent

È sorprendente come nel mondo videoludico certi capolavori nascano da semplici progetti di piccoli team di sviluppo. Attorno al 2006 era stata infatti presentata una tech demo riguardante un motore di gioco, l’HPL Engine, caratterizzato da una riproduzione realistica della fisica degli oggetti e un ottimo sistema di illuminazione. La demo spiccava però per le sue atmosfere alquanto tetre, adatte allo sviluppo di una trama a sfondo horror. I ragazzi della casa svedese Frictional Game decisero infatti di creare un videogioco a tema, per l’appunto, horror, sfruttando adeguatamente il loro HPL Engine. Da qui nacque la serie Penumbra, elogiata per l’ottima sceneggiatura e per l’immedesimazione che riusciva a percepire il giocatore nei panni del protagonista. 
Dopo quattro anni dal semplice progetto iniziale, il team svedese è tornato, lanciando un nuovo titolo le cui meccaniche e idee riprendono quelle della fortunata serie Penumbra, rielaborate ed elevate alla massima potenza. Vediamo come Amnesia: The Dark Descent è riuscito a sorprenderci.


 Un salto nel medioevo

Sin da subito la tensione è alta. Il nostro alter ego si chiama Daniel, che dopo una breve sequenza iniziale si sveglia lungo i corridoi di un lugubre castello. Si riesce a percepire lo stato d’animo del protagonista, la sua confusione mentale, e la sua inconsapevolezza sul luogo in cui si trova. Dopo qualche passo lungo l’inizio del nostro terrificante viaggio, una lettera scritta da Daniel e indirizzata a se stesso gli dice di dover uccidere il Barone Alexander di Brennenburg. Daniel sembra non ricordare nulla di quanto sia successo prima del suo risveglio: il suo unico scopo ora è fare ciò che egli stesso si è scritto, e discendere lungo ciò che sarà il più terribile viaggio della sua esistenza. A svelare un po’ alla volta i ricordi del protagonista lungo il percorso ci saranno lettere di vario tipo e brevi sequenze parlate, come dei flashback, che svilupperanno pian piano la trama del gioco. Quest’ultima, sfortunatamente, non è di certo delle più avvincenti, date anche le poche informazioni che ci verrano date per svelare tutti i misteri in cui ci imbatteremo. Nel complesso rimane comunque discreta, e sarete ben incentivati a proseguire fino alla fine dell’incubo di Daniel.

Giocare ad Amnesia è proprio come vivere all’interno di un vero incubo. Seppur il prodotto sembri all’apparenza un FPS, scordatevi di poter possedere un arsenale che farebbe invidia allo stesso Duke, perché Amnesia non presenta nessun tipo di arma per fronteggiare i pericoli cui andremo in contro. Ad accompagnare il nostro tour per il castello non mancheranno alcune orribili creature, le quali potremo però solamente evitare scappando e nascondendoci in qualche angolo buio o (ad esempio) un armadio; al massimo si può rallentare il loro cammino chiudendo qualche porta e sistemando degli oggetti pesanti davanti ad essa. Come viene annunciato sin dal primo accesso al videogioco dagli stessi sviluppatori, l’obiettivo del giocatore in Amnesia sarà immedesimarsi il più possibile in quella che è l’essenza terrificante del titolo, senza pensare a come eliminare i nemici, ma piuttosto al come nascondersi da essi. Lo stesso sistema di salvataggi sembra esser stato scelto per aumentare il realismo del titolo: non saremo noi a scegliere di salvare quando vogliamo e nemmeno ci saranno checkpoint sparsi lungo il proseguimento del gioco; il salvataggio avverrà nell’istante in cui noi decideremo di chiudere il gioco, lasciando Daniel al punto in cui si trovava prima di tornare al desktop. Insomma, siamo lontani anni luce dagli ormai stravolti survival horror, che, diciamolo, oramai non riescono neanche più a far paura (a parte qualche rara eccezione).

Punti cardine del gioco sono invece proprio la tensione che si riesce a percepire lungo il sentiero proposto dalla Frictional Game e il realismo tali da portare l’immedesimazione del giocatore ad alti livelli. Per non parlare dell’azzeccato sistema di gestione della sanità mentale di Daniel: l’unica cosa che dovremo controllare, a parte la quantità d’olio contenuto nella lanterna (nostra unica compagna) e il numero di miccette per accendere candele e torce di vario tipo, sarà il nostro livello di pazzia (la salute risulta nel complesso abbastanza trascurabile). Stare al buio, assistere a scene disturbanti o anche solo la vista di una creatura diminuirà la nostra sanità mentale, fino a far impazzire Daniel. Sotto eccessivo stress il protagonista comincerà ad avere vista offuscata, giramento di testa fino ad avere allucinazioni e svenimenti. Tutto ciò non aiuterà di certo a proseguire nelle situazioni più concitate. Durante le fasi d’esplorazione sarà dunque d’obbligo mantenere una fonte di luce per lo più costante vicino a noi, in modo tale da tenere mentalmente stabile il protagonista. Unica pecca in tal campo è la scarsa IA dei nemici, i quali cercheranno d inseguirvi, spaventarvi e nel peggior dei casi uccidervi, ma senza troppa fantasia.


Tra paura e tensione, un HPL Engine di tutto rispetto

Il fulcro del gameplay ruota dunque attorno alle sue coinvolgenti atmosfere, ma immancabilmente troveremo a rallentare il nostro cammino alcuni enigmi (vari e risolvibili in più modi), che come già si è visto in Penumbra, saranno caratterizzati dall’uso della fisica, o comunque dall’interazione con l’ambiente permessa dall’HPL Engine, il quale è stato per l’occasione modernizzato e perfezionato. Un inventario, dove sarà visibile anche il nostro livello di salute e sanità mentale, ci permetterà di tenere alcuni (pochi) oggetti indispensabili alla risoluzione di tali rompicapo.

Grazie all’HPL Engine 2 potremo afferrare oggetti per poi osservarli ruotandoli su se stessi, lanciarli, aprire cassetti, porte e ante di armadi, afferrandoli e poi trascinandoli simulando il movimento con il mouse, il tutto ad intensità diverse a seconda di quanto muoveremo veloce lo stesso. Questi elementi che già nella serie precedente del team svedese avevano ben caratterizzato lo stile unico di gioco, qui in Amnesia si integrano ancor maggiormente con l’idea di realismo nel compiere gran parte delle azioni, regalando un esperienza davvero coinvolgente.

Seppur all’apparenza ci sia una certa possibilità di muoversi liberamente fra i vari livelli del titolo, bisogna sottolineare che la struttura di base si attesta su una certa classica linearità di fondo, la quale risulta comunque complessivamente ben mascherata.

Graficamente l’HPL Engine 2 spicca notevolmente rispetto al suo predecessore, riuscendo a riprodurre ottimamente le varie ambientazioni all’interno del castello. La scelta dei colori e i vari contrasti che essi creano è ottima, citando poi ancora una volta l’eccellente sistema di luci e ombre. La resa dei modelli 3D dei personaggi è più che buona, seppur siano pochi e non abbiano richiesto grossi sforzi durante la realizzazione dal punto di vista delle animazioni. Unica pecca sono alcune texture mal realizzate o comunque a bassa risoluzione sparse per alcune location.

A concludere va decisamente citato l’ottimo  comparto audio, che con urla strazianti, porte cigolanti, passi inquietanti e quant’altro riuscirà a spaventarvi e aumentare ancor più il coinvolgimento. Le musiche sono poche eazzeccate, amalgamate perfettamente con l’atmosfera del titolo.


Spegniamo le luci

Tirando le somme, Amnesia: The Dark Descent riesce a farsi spazio tra la moltitudine di survival horror già presenti sul mercato, proponendo questa sua esperienza di gioco unica, incentrata completamente sull’immedesimazione del giocatore nei panni nel protagonista e sul rendere quanto più vero e realistico l’incubo che avvolge le mura del terrificante castello. Una volta eseguito il primo accesso al titolo, l’unica vostra preoccupazione sarà sopravvivere ad ogni aspetto disturbante proposto dall’esiguo team svedese, senza entrare nei panni dell’eroe di turno, ma vivendo umanamente e con vere paure il cammino intrapreso. A cavallo tra un’avventura interattiva e un FPS, un po’ come Penumbra, la Frictional Games riesce a sorprendere anche questa volta, con un titolo che è in grado di stabilire nuovi standard nel genere dei survival horror. Se amate i sobbalzi sulla sedia e i racconti del brivido ricchi di enfasi e atmosfera, l’acquisto è d’obbligo.

 

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