Dragon Ball: Origins 2 – Recensione Dragon Ball: Origins 2

Le sfere del Drago

Dragon Ball è forse l’anime (cartone animato tratto da manga) più famoso e apprezzato di sempre, almeno in Italia. Il suo grande successo ha portato ad uno sfruttamento commerciale non indifferente del brand; nel periodo d’oro di questa saga si vedevano tantissimi gadgets e giocattoli dedicati agli eroi partoriti dalla geniale mente di Akira Toriyama, e nello stesso frangente iniziarono a comparire anche i primi videogiochi incentrati sull’universo Dragon Ball. I primi titoli sviluppati erano prevalentemente picchiaduro a incontri, nessuno dei quali ha mai avuto il consenso della critica, almeno fino alla comparsa della serie Budokai, ritenuta quasi unanimemente una più che discreta trasposizione videoludica di Goku e compagni. Gli esperimenti per cercare di spingere i confini della saga oltre il genere picchiaduro sono stati abbastanza numerosi, dagli RPG alle avventure; ma solo nel 2008 abbiamo avuto un gioco degno di avere il nome di Dragon Ball sulla copertina: stiamo parlando di Dragon Ball Origins. Oggi, a un anno e mezzo di distanza, la Namco-Bandai pubblica il secondo capitolo della serie.
 

 


Alla ricerca della sfera dalle quattro stelle

Le vicende narrate riprendono la storia di Goku bambino e continuano il filone narrativo iniziato dal primo Origins, infatti il gioco riprende esattamente da dove finisce il primo capitolo, e racconta le vicissitudini che hanno portato alla caduta del Fiocco Rosso. Il tutto scorre piacevolmente e regala anche perle comiche che, dalla trasposizione da manga ad anime, erano state tagliate. Il tratto di Toriyama è ben visibile e riconoscibile, dai dialoghi al character design; i personaggi principali sono tutti ottimamente caratterizzati, così come i nemici e le ambientazioni.
 

Se ci spostiamo sul lato tecnico del prodotto, il lavoro svolto è più che buono, con modelli poligonali ben curati e abbastanza solidi; i limiti hardware della console si iniziamo a fare sentire, soprattutto nelle texture, in alcuni casi non molto convincenti. C’è qualche incertezza del motore grafico, che in più di un’occasione mostra evidenti cali di frame rate abbastanza fastidiosi. Nonostante i difetti, il titolo Namco-Bandai è capace di mostrare paesaggi ricreati fin nei minimi dettagli e scorci visivi davvero belli. Dal lato sonoro non è stato fatto un gran lavoro. Le musiche sono abbastanza piacevoli, ma nessuna di queste lascia il segno, apparendo abbastanza anonime. A fare da bilanciere ci pensano gli effetti sonori, di notevole fattura. Nel complesso il comparto audio risulta discreto. La longevità è abbastanza alta: per completare la modalità principale sono necessarie una decina di ore; se si vogliono portare a termine anche i sotto livelli, e sbloccare tutti i collezionabili, allora le ore di gioco possono moltiplicarsi.
 

 


Troppi combattimenti fanno male alla salute

Questo seguito riprende le meccaniche del primo capitolo e le rinnova con nuovi livelli, difatti il titolo può essere identificato senza problemi come un classico "more of the same". Quindi, per chi non lo sapesse, Dragon Ball Origins 2 è un action-adventure che si ispira all’episodio di Zelda per DS, non tanto nel level design, quanto nel Game design e nelle situazioni proposte. La formula è collaudata: esplora il livello, uccidi tutti i nemici e risolvi il puzzle ambientale. Insomma, gli sviluppatori hanno preso la struttura di Phantom Hourglass/Spirit Tracks e ne hanno tirato fuori un gioco dedicato all’eroe delle sfere del drago. Ciò che differenzia il prodotto Namco-Bandai da quello Nintendo, almeno nelle meccaniche, è la grande importanza data ai combattimenti e il minore impiego di sezioni Puzzle solving, in questo caso ridotte all’osso e molto semplificate rispetto al gioco dedicato al personaggio creato da Miyamoto. Un’altra cosa che discosta Dragon Ball da Zelda è la progressione dei livelli/dungeon: nel primo sono selezionabili da un menù, nel secondo, invece, sono raggiungibili mediante sezioni esplorative. Questa è la vera differenza che pone l’accento sul lato picchiaduro di Dragon Ball. Vera essenza del gioco, come detto, sono i combattimenti. Il sistema funziona bene: sono presenti 3 attacchi semplici più la schivata, da effettuare tramite i tasti frontali; con la pressione del dorsale sinistro è possibile prendere il famoso bastone allungabile di Goku e avere a disposizione altri 3 attacchi semplici e un altro tipo di schivata; con la doppia pressione del tasto dorsale destro, invece, si effettua un’onda energetica. Tenendo presente che è possibile concatenare le diverse mosse per ottenere delle combo, anche se abbastanza semplici, capite bene che il sistema restituisce anche una discreta profondità, aumentata da una crescita del personaggio basata sul consumo di alcune sfere recuperabili durante le fasi di gioco, che portano al potenziamento di tre diversi parametri; a loro volta questi allungano la barra dell’energia e dello spirito (quella necessaria a eseguire l’onda energetica e altri attacchi speciali), e sbloccano alcune combo. Dosare bene i diversi attacchi è fondamentale per sconfiggere i boss di fine livello, alcuni dei quali eliminabili solo sfruttando l’ambiente circostante, un po’ in stile Zelda. Oltre al classico controllo tramite tasti, è disponibile un abbastanza valido sistema tramite touch screen, che però non restituisce comodità e precisione di quello classico. Ciò che non ci ha convinto pienamente è la lunghezza dei vari livelli, in alcuni casi lunghi anche una ventina di minuti, durata spropositata se si pensa che il gioco è sviluppato su di una console portatile, e il posizionamento dei check-point davvero sballato, che rendono il gioco in alcuni casi frustrante. Il vero problema di Dragon Ball Origins 2 è nella sua ripetitività in alcuni casi estenuante: la struttura si ripete continuamente, e non bastano dei piccoli enigmi a spezzare la lunga serie di combattimenti presenti, non sempre piacevoli da affrontare.
 

 


Commento

In Dragon Ball Origins 2 gli sviluppatori non hanno aggiunto nulla di rilevante all’esperienza che già offriva il primo capitolo quasi due anni fa. I difetti riscontrati nel capostipite non sono stati eliminati, e non ce la sentiamo di consigliarvi un gioco davvero ripetitivo e anche frustrante per la pessima disposizione dei check-points. Origins aveva fatto vedere di cosa era capace un titolo su licenza, ma questo seguito non conferma il risultato ottenuto in precedenza, dimostrandosi un’emerita operazione commerciale, anche se risulterà piacevole ai fan storici della saga.

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