E3 2017: A Way Out – Anteprima

Ci si lamenta spesso di come il mercato videoludico appaia saturo e poco stupefacente nel concreto. L’enorme progresso tecnologico che ha riguardato l’ultimo decennio ha fatto sì che i videogiochi fossero esteticamente di grande impatto: ricordate ancora lo stupore di addentrarsi nei primi titoli open world prima che questi si standardizzassero? Eppure mentre gli occhi gongolano davanti a tanta spettacolarità mancano quel brio, quella scintilla, spesso sostituiti dalla noia di fare sempre le stesse azioni, magari in un contesto narrativo non proprio ben trattato. Ecco perché recentemente è più facile trovarsi coinvolti giocando a titoli indie o comunque realizzati da piccoli team, come N.E.R.O. di Storm in a Teacup,  This War of Mine di 11 bit studios, Unravel di CoolWood Interactive, Little Nightmares di Tarsier Studios, caratterizzati da un comparto artistico di rilievo, ma soprattutto dotati di una giocabilità che permette di avere un nuovo punto di vista all’interno del vasto panorama videoludico.

È su questo concetto che si basa A Way Out, presentato in occasione della conferenza di Electronic Arts a E3 2017. Sviluppato dalla svedese Hazelight – già autrice del fiabesco Brothers: A Tale of Two Sons – il titolo ha attirato l’attenzione su di sé per la sua componente co-op: ad A Way Out infatti si gioca obbligatoriamente in due (in locale oppure online) nei panni di due protagonisti, ovvero Leo e Vincent, due uomini che sono stati rinchiusi in un carcere americano nella sezione di Massima Sicurezza, ma che non sono pronti a dire addio alla libertà. Il nostro scopo, ovviamente, sarà di farli evadere.

https://www.youtube.com/watch?time_continue=75&v=PzPFhv5S5Lo

Insieme fino alla fine

Un incipit semplice ma che apre la strada a una serie di tematiche e di ipotesi molto interessanti: il rapporto tra i detenuti, il contesto della prigione, la violenza, il passato dei protagonisti e così via. Ma il punto focale attorno a cui ruota il titolo è proprio il legame tra Leo e Vincent: attraverso lo schermo condiviso impareremo a conoscere i personaggi, il loro carattere, le possibilità che ci offriranno. La trama è ancora avvolta nel mistero, ma le basi sono di certo stuzzicanti.

Il tutto è arricchito da questa formula co-op imprescindibile: da quanto è stato mostrato lo schermo condiviso sarà presente quasi sempre, anche con un giocatore nel bel mezzo di una cut-scene e l’altro impegnato in game. L’osservazione e la sintonia saranno le chiavi per proseguire, facendo rivivere la sensazione – per chi ormai non è più un ragazzino – dei lontani pomeriggi passati a casa di un amico, durante i quali uno teneva il joypad e l’altro faceva da stratega, e si finivano i giochi grazie alla collaborazione. Con A Way Out questa armonia tra i giocatori diventa attiva, con entrambi chiamati a tenere sotto controllo le due porzioni di schermo, per poi confrontarsi e operare di conseguenza.

A Way Out

Altro aspetto interessante è che l’intero gioco non è ambientato unicamente dentro la prigione, ma nel trailer mostrato pare anzi vi siano diversi scenari, alternati tra luoghi chiusi o paesaggi naturalistici, creando varietà e nuove situazioni da affrontare. Il gameplay comunque non sembra essere troppo frenetico, proprio perché si basa più sull’analisi dei contesti per capire che approccio adottare che su azioni dinamiche e prettamente action, anche se non mancheranno scene adrenaliniche alla Uncharted o alla Tomb Raider.

L’occhio vuole la sua parte, anche se piccola

Abbiamo elogiato sinora l’idea, ma dal punto di vista estetico? Tecnicamente A Way Out non fa urlare per la sua spettacolarità: il motore Unreal Engine 4 fa il suo lavoro, e i colori sbiaditi di personaggi e scenari creano un gusto quasi anni 70 (merito anche delle basette di Leo), tuttavia le ambientazioni e lo stesso character design (Leo ricorda Nathan Drake con un naso un po’ più pronunciato mentre Vincent rimanda a un Micheal De Santa meno italo e più americano) sembrano piuttosto anonimi. Bisogna precisare che Hazelight è un piccolo studio in fase di crescita, quindi non ci aspettiamo chissà quale miracolo grafico. L’importante è che la resa del contesto e dei protagonisti, dal punto di vista visivo, risultino funzionali per godersi il gioco.

Quanto alla colonna sonora non sappiamo cosa aspettarci al momento. L’unico appiglio è fornito dai pochi secondi di brano di fine trailer, che rimandano a un brano pop ma dalle forti tinte soul, quasi a evidenziare la malinconia e la voglia di lottare contro il sistema.

A Way Out

A Way Out ci ha colpito. L’idea di basare l’intero gioco sulla collaborazione di due giocatori rende il titolo interessante, poiché offre un’esperienza che invita al confronto, o più semplicemente al divertimento vissuto in compagnia. Potrebbe essere una scelta pericolosa, perché escluderebbe automaticamente coloro che preferiscono un’avventura solitaria, senza dover dipendere da altri. Un rischio che per la giovane Hazelight vale la pena correre, proprio perché sa di fornire una tipologia di gioco diversa rispetto a quanto siamo abituati. Soprattutto il setting del carcere americano apre la strada a una serie di tematiche e di situazioni molto appetibili. Sono solo supposizioni, ma la cornice di Way Out ci ispira non poco. Ci vorrà ancora un po’ prima di saziare la nostra curiosità, poiché il gioco sarà disponibile per PlayStation 4, Xbox One e PC (tramite EA Origin) nella prima parte del 2018.  

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