Fermate il treno della VR, voglio scendere!

Ci siamo, è il giorno di PlayStation VR, il primo vero tentativo di rendere la Realtà Virtuale videoludica accessibile al grande pubblico: più di 40 milioni di utenti PS4 potranno infatti decidere se gettarsi immediatamente in questo new world a tratti inesplorato, mentre chi ancora non ha una PS4 può trovare ora motivazioni ulteriori per fare il salto generazionale. Il balzo in ogni caso è ampio, sia per la spesa richiesta che per il concetto stesso: la VR è un modo effettivamente diverso di approcciarsi a un videogioco, un tipo di esperienza ancora più spiazzante del motion gaming, per quanto riprenda da esso a piene mani. È senza dubbio il cambiamento più incisivo mai affrontato da questo sistema di intrattenimento sin dalla sua nascita. Ben più radicale del passaggio 2D-3D, che fu di per sé già clamoroso ai bei tempi che furono.

Mai nella sua storia il videogioco ha affrontato una tale sfida, una tale evoluzione.

PlayStation VR

Pur avendo un pre-order da tempo immemore, mi sono solo ora accorto di una cosa: ho paura, e vorrei fermare il tutto. Forse non sono pronto per la Realtà Virtuale. Non mi sento ancora pronto per cambiare modo di videogiocare. Tra il tempo incredibilmente ridotto dedicato a questa mia passione e la moltitudine di titoli interessanti in prossima uscita o da recuperare, come si fa a trovare il coraggio di lanciarsi in un mondo così nuovo? Ancora oggi, giocare a un titolo sulla mia bella TV HD, con un joypad e comodamente sdraiato sul divano riesce a trasmettere tantissimo. Ho da completare The Witness, ho da recuperare Until Dawn, ho ancora da vivere appieno ABZU, ho da ributtarmi nel mondo di Bioshock e presto (si spera) in quello di The Last Guardian. Sono tutte esperienze interattive incredibili, del più svariato tipo.

Ma la VR è veramente il futuro del videogioco? Nell’immaginario collettivo non può che esserlo: il videogioco è immedesimazione, “impersonificazione” di un avatar tramite il quale poter interagire con un mondo, per l’appunto virtuale, ed avere “virtualità” lungo tutto il proprio campo visivo: si può dire che è un po’ la realizzazione massima del videogioco in quanto tale. Il liberarsi dei limiti obbligati del proprio schermo, entrando di fatto all’interno del gioco stesso, è la sensazione più sorprendente che possa offrire la VR.

PlayStation VR

Dunque videogioco “tradizionale” e VR possono convivere? Penso proprio di sì, specialmente nei primi tempi. Per quanto le aspettative attorno a PlayStation VR siano alte, non mi aspetto un successo commerciale di massa, e non credo se lo aspetti nemmeno Sony: stiamo vivendo i primi passi di una tecnologia ancora oggi costosa, moderna ed innovativa. Non mi aspetto nemmeno titoli scevri di problemi o limitazioni: agli sviluppatori, piccoli o grandi che siano, serve ancora esperienza nel campo della VR, ed i primi tempi saranno fondamentali anche per ascoltare il feedback dei giocatori. Non mi aspetto nemmeno di vedere grandi nomi del panorama videoludico, anche se titoli come Resident Evil ed Ace Combat (entrambi numero 7) sono pronti a smentirmi. Perché sì, la VR richiede esperienze appositamente realizzate per essa, sfruttando le potenzialità così come i limiti dei visori: non tutto si traduce perfettamente nel giovane mondo della realtà virtuale, non tutte le esperienze cui siamo abituati da anni sui nostri schermi piatti hanno un loro equivalente alter-ego virtuale. Ed è per questo che la Realtà Virtuale sarà terreno fertile per esperienze più piccole, più interessanti, più rischiose.

Ed in questo, a mio avviso, sta la forza della line-up di PlayStation VR: un parco titoli vastissimo già dal day one, con una varietà di esperienze davvero invidiabile, dove a farla da padrone sono sviluppatori indipendenti o piccoli studios. Da Rez Infinite a 100ft Robot Golf, da Superhypercube a Here They Lie, senza dimenticare nomi comunque importanti come Batman e Driveclub. La strategia di Sony è sempre stata quella di fornire da subito una grande varietà di esperienze, dal costo e dalla durata variabile, e sono sicuro si rivelerà una strategia perfetta per la VR, avendo di fatto realizzato una line-up di lancio che fa impallidire quella della diretta concorrenza.

PlayStation VR

In un percorso parallelo a quello che ha portato il videogioco da essere rifugio in camera per piccoli nerd a sistema di intrattenimento sdoganato e mainstream, la VR riparte dalle origini, da un più stretto rapporto e quanto mai personale tra creatore e fruitore: da una parte il singolo giocatore che indossa un visore per immergersi in una nuova, più isolante realtà; dall’altra il piccolo studio o lo sviluppatore indipendente che inizia pian piano a plasmare il futuro del videogioco.

Godiamoci, quindi, questi primi periodi di VR: saranno i più sperimentali, i più sorprendenti, e saranno con tutta probabilità quelli con qualche grattacapo di troppo. Nel tempo in cui si imparerà a sfruttare al massimo le potenzialità dei visori e a bypassarne i limiti arriveranno anche i nomi pesanti con grossi budget. Nel frattempo basta sfilarsi il visore per tornare alla vecchia, sana, tradizionale realtà e vi accorgerete che la vostra TV è lì dove è sempre stata.

Detto questo, spero di essere pronto. Buon PlayStation VR a tutti, fatemi sapere cosa ne pensate!

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