God of War – Recensione

Recensito su PlayStation 4

Inizia così l’Edda poetica (o maggiore) che, insieme all’Edda in prosa, è attualmente la principale fonte di mitologia norrena.

Hljóðs biðk allar helgar kindir, meiri ok minni  mǫgu Heimdallar; Vildu at, Valfǫðr, vel fyr teljak forn spjǫll fira, þaus fremst of man. Ek man jǫtna ár of borna, þás forðum mik fædda hǫfðu; níu mank heima, níu íviði, mjǫtvið mæran fyr mold neðan.

Ovvero

Ascolta io chiedo a tutte le sacre stirpi, maggiori e minori figli di Heimdallr; tu vuoi che io, o Valfǫðr, compiutamente narri le antiche storie degli uomini, quelle che prima ricordo. Ricordo i giganti nati in principio, quelli che un tempo mi generarono; nove mondi, ricordo nove sostegni e l’albero misuratore eccelso che penetra la terra.

Perché iniziare così anche questo articolo? Perché il nuovo God of War è questo: un’esaltazione videoludica della mitologia norrena, un viaggio estremo e immersivo nelle fredde terre del nord, tra miti e leggende, tra tradizione popolare e misticismo. Accompagnare Kratos e Atreus durante la loro avventura è stato non solo soddisfacente, ma anche estremamente emozionante in ogni sua sfaccettatura (tristezza, gioia, rabbia, spensieratezza e ansia).

Il ritorno di Kratos è imponente come la sua figura: carismatico, mai banale e brutalmente eccezionale.

God of War

Padre e figlio

God of War è innovativo sotto tutti i punti di vista. Uno dei primi aspetti che balzano agli occhi è sicuramente la direzione ben precisa che Santa Monica Studios ha voluto dare al titolo, caratterizzato da una fortissima e solidissima componente narrativa. E così è, non solo nelle idee ma anche nella pratica: solido, fluido, mai scontato, con una perfetta gestione dei ritmi e con toni decisamente maturi rispetto al passato. Il contorno, composto dall’ecosistema dei nemici, degli alleati, delle figure che incontrerete e anche dal gameplay, è perfettamente sincronizzato al fine di supportare il tema principale: il rapporto fra padre e figlio.

I tormenti di Kratos, le dinamiche dei rapporti interpersonali di chi – come il Fantasma di Sparta – deve imparare a essere padre strada facendo, sono tutti elementi che scoprirete, che amerete e che imparerete a conoscere durante il vostro personale viaggio assieme ai due protagonisti. Non vogliamo entrare nei dettagli della trama proprio perché il valore aggiunto di quest’opera è la capacità di saper attrarre costantemente il giocatore sia con colpi di scena, sia con una direzione magistrale della regia che sostiene ogni avvenimento aumentandone il pathos. Infine, come si diceva inizialmente, il gioco acquista un ulteriore valore proprio grazie all’accuratezza mitologica: sebbene si permetta qualche logica licenza poetica, God of War è cosparso in ogni angolo di elementi epici che affascineranno i neofiti del mondo norreno e manderanno in visibilio gli appassionati.

God of War

Gameplay brutale

Una delle principali critiche mosse dai fan a Santa Monica durante tutti questi mesi è stata la netta separazione dal passato, anche e soprattutto in termini di gameplay. La nuova telecamera, in combinazione col nuovo combat system, ha generato più di qualche perplessità. Ebbene, il cambiamento era necessario per adattare il brand al momento storico attuale dell’industria videoludica, e il risultato è estremamente soddisfacente e incredibilmente profondo (nonostante la meccanica del lancio dell’ascia sia oggettivamente over powered). Come detto in fase di anteprima, il combat system basato sull’ascia Leviatano è profondo, variegato nelle mosse e nelle abilità, e il sistema di rune amplia ulteriormente il parco azioni in maniera efficace. Imparare i move set degli avversari, assimilare le finestre di schivata e padroneggiare i contrattacchi dovrà essere la vostra priorità.

Questo nuovo combat system, in aggiunta al sistema di statistiche ed equipaggiamento in stile GDR, non solo permette di aumentare la longevità generale del gioco, ma ibrida il titolo portando God of War a riscrivere i canoni del genere action proponendosi come nuovo metro di paragone. Insomma, disintegrare nemici è brutale, è divertente e dona quel senso di onnipotenza che i fan erano preoccupati di non percepire. A tutto ciò si aggiunge un livello di difficoltà che offre una discreta sfida già in modalità normale. Proprio in fase di anteprima, però, avevamo lasciato in sospeso dei dubbi riguardanti il figlio di Kratos. Ebbene, tali dubbi sono stati fugati: Atreus è fondamentale, si evolve in maniera netta e costante seguendo le vicende della trama e il gameplay ne beneficia in maniera più che positiva. Il giovane è a tutti gli effetti un personaggio principale che, seppur acerbo, non viene schiacciato dalla figura del padre né nei dialoghi né nel combattimento. Infine, riguardo la componente esplorativa, vi sveliamo che le macro aree sono interconnesse senza raggiungere gli standard dell’open world, ma non è un male, anzi: il giocatore non sente la necessità di qualcosa di diverso dal momento che l’esplorazione disponibile – unita a un sistema di missioni secondarie egregiamente strutturato – maschera tutti i possibili limiti della componente esplorativa. La varietà delle ambientazioni e la incredibile cura nella loro caratterizzazione avvolgono il giocatore in un turbinio di sensazioni dovute al fascino di ciò che viene mostrato. Montagne innevate, foreste fiorenti e tetri vulcani incandescenti sono solo alcune delle tipologie di aree che vedrete all’interno del titolo.

God of War

Un’opera memorabile

Tutto ciò che non rientra nei panieri di narrativa e gameplay è altrettanto eccellente. Tecnicamente God of War è mostruoso, il livello grafico più alto attualmente raggiunto su console: ambienti, panorami, effetti particellari, modelli poligonali, ogni cosa è rifinita nei minimi dettagli ed estremamente suggestiva. I vestiti, soprattutto, sono stati creati con una cura che più di una volta ci ha lasciato con la mascella slogata. Le sonorità sono superbe: sia i suoni ambientali sia le musiche sono davvero ispirati e accompagnano l’incedere dell’azione col giusto mix di effetti. Anche il doppiaggio in italiano e la localizzazione dei sottotitoli sono di egregia fattura, pur rimanendo qualche gradino sotto rispetto alla versione inglese.

God of War è davvero un’opera memorabile che rasenta l’eccellenza. Perché la rasenta e non la ottiene a pieno? Secondo il nostro parere, pur rimanendo totalmente fruibile da chiunque (vecchi fan e neofiti), God of War dà il 100% di sé solo se alle spalle si ha un vissuto con i capitoli precedenti. Non stiamo dicendo che chi non possieda questo background non possa fruire del titolo, ma il gioco acquista il suo vero valore quando questo è presente. Si tratta comunque di piccolezze, che non scalfiscono una produzione mastodontica e incredibile, che merita sicuramente di essere vissuta.

God of War


God of War è il miglior nuovo inizio che si potesse sperare per la saga: Kratos è in forma smagliante e Atreus porta una notevole ventata di aria fresca. Il gameplay rinnovato e la struttura simil GDR aiutano un’innovazione generale che era auspicabile e necessaria. L’immaginario realizzato da Santa Monica è poi quanto di più fedele e rappresentativo della mitologia norrena. Quello che si appresta a diventare una pietra miliare del mondo videoludico è a oggi un’opera memorabile capace di far sognare, e allo stesso tempo riflettere sul valore del rapporto padre-figlio.

9.3

Pro

  • Graficamente mostruoso
  • Gameplay solido e divertente
  • Trama immersiva e avvincente
  • Longevo e mai banale

Contro

  • Qualche limite nella componente esplorativa
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