Cinema e Videogiochi si incontrano: Hardcore Day al VIGAMUS

Un incontro tra cinema e videogiochi, e ad abbattere il confine tra i due generi, reso già sottile da titoli come Heavy Rain e Beyond: Two Souls, ci ha pensato la realtà virtuale. Protagonista della più recente evoluzione tecnologica grazie ai vari Oculus Rift, PlayStation VR e HTC Vive, la realtà virtuale è stata il tema dell’interessante evento organizzato nella giornata di sabato 2 aprile al VIGAMUS di Roma, il museo del videogioco ormai diventato un punto di riferimento nazionale per esperti e appassionati.

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Per l’occasione, le postazioni da gioco allestite nel museo hanno ospitato alcuni dei più famosi titoli FPS (First Person Shooter, il genere con visuale in soggettiva finora più vicino alla realtà virtuale): da Turok per Nintendo 64 ad Alien Trilogy per PlayStation One, passando per Killzone fino allo storico Doom, il titolo che se anche non ha inventato il genere FPS, ha di certo contribuito a renderlo famoso in tutto il mondo.

L’interessante dibattito al centro della giornata, che ha coinvolto anche le domande del pubblico (l’ingresso era gratuito), ha visto la presenza di esperti del settore come il professor Fabrizio Natalini, già docente di cinema presso l’università Tor Vergata di Roma, Marcello Paolillo, responsabile editoriale di Movievillage, e Marco Lucio Papaleo, responsabile editoriale cinema di Evereye, oltre allo stesso direttore del VIGAMUS, Marco Accordi Rickards e ai rappresentanti della Lucky Red, la quale si è occupata della distribuzione del film Hardcore!.

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La giornata è stata infatti l’occasione adatta per presentare in modo più approfondito la pellicola del regista russo Ilya Naishuller, interamente girato con visuale in prima persona (resa possibile grazie all’utilizzo di videocamere GoPro). Un interessante e coraggioso esperimento cinematografico decisamente ispirato alle meccaniche tipiche degli sparatutto, la cui uscita è prevista per il 13 aprile.

Cinema e Videogiochi: un miscuglio meraviglioso

Il dibattito che ha accompagnato la presentazione del film, il quale è stato mostrato attraverso alcuni brevi ma adrenalinici trailer, ha permesso di trattare un argomento interessante e attuale, quale la contaminazione tra i media, in questo caso tra cinema e videogiochi.
Hardcore! infatti può essere considerato un film generazionale, in quanto rappresenta appieno la cultura del videogiocatore. È stato possibile notare come la pellicola del regista russo ricalca fedelmente alcune meccaniche tipiche del mondo videoludico, e in particolar modo di titoli caratterizzati da una visuale in soggettiva. La già citata GoPro permette un’immedesimazione già sperimentata dai videogiocatori, in quanto gli occhi del protagonista diventano quelli dello spettatore.

Ma la novità di Hardcore! non si limita semplicemente alla visuale in prima persona. Il professore Natalini ha dimostrato infatti che lo spettatore assume un ruolo partecipativo già in pellicole datate ma che risultano tutt’oggi innovative come The Lady in the Lake, risalente al 1947, o Lola Corre, uscito nel 1998.

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Di conseguenza, la reale peculiarità di Hardcore! è il reinterpretare in chiave cinematografica determinate meccaniche che rimandano immediatamente a Call of Duty o a Doom: il protagonista deve coprire un compagno attraverso l’uso di un fucile da cecchino, o la sua vista viene sporcata dal sangue schizzato dai nemici. Quando invece egli si ritrova a saltare da un muro all’altro, o a prendere a pugni i cattivi attraverso mosse acrobatiche, il richiamo a Mirror’s Edge è palese.

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Ma la contaminazione tra cinema e videogioco non avviene a senso unico, e i gamers capiranno. All’inizio del paragrafo sono stati citati i titoli di David Cage che rappresentano un esempio perfetto di come la trama, le inquadrature e la caratterizzazione dei personaggi sembrano uscire da film hollywoodiani. In questi casi la giocabilità è ridotta al minimo, tant’è che spesso si è parlato più di film interattivi che di videogiochi veri e propri.

D’accordo o meno con questa affermazione, bisogna ammettere che titoli di grande rilievo nel mondo videoludico puntano ormai su una impostazione cinematografica. Basti pensare alla saga di Uncharted o a The Last of Us. Tuttavia questa è una particolarità che non caratterizza solo i prodotti di quest’ultima generazione, ma – come ha fatto notare Marcello Paolillo – è un qualcosa che si è innescato nel momento in cui i videogiochi hanno posto l’attenzione su storia e soprattutto spettacolarità, passando dall’essere semplici prodotti di intrattenimento a forme d’arte e di cultura pop. Gli esempi sono tanti, ma ci limitiamo a citare Resident Evil o Metal Gear Solid, che a partire dalle loro intro hanno impressionato e coinvolto i videogiocatori degli anni 90.

Ciò che è venuto fuori dall’interessante dibattito è che il videogioco è destinato a diventare sempre più un’espressione culturale della nostra società, e che è possibili affiancarlo ad altri media quali il cinema, la musica e la fotografia. Il mondo videoludico ormai attrae facilmente nuovo pubblico, e il merito va non solo ai grandi progressi tecnologici – di cui la realtà virtuale è la prova più rilevante -, ma va anche alle trasformazioni contenutistiche e strutturali. È impossibile rimanere scettici davanti a questi cambiamenti, o almeno non ancora per molto. Forse, il 13 aprile, Hardcore! aprirà gli occhi a molti.

 

Articolo scritto in collaborazione con Emiliano Federico Caruso

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