IL-2 Sturmovik: Birds of Prey – Recensione IL-2 Sturmovik: Birds of Prey

La serie IL-2 approda su PSP

La serie IL-2 Sturmovik ha rivoluzionato il genere dei simulatori di volo realistici per computer, e con Birds of Prey è riuscita ad approdare su varie console, come la PSP. Forte del suo nome, IL-2 Sturmovik: Birds of Prey vanta dei precedenti degni del massimo rispetto e prova a conciliare l’immediatezza dei comandi per console coi livelli di realismo raggiunti nelle versioni per PC.
 


Seconda metà del 1940: un bombardiere tedesco Junkers Ju-87 Stuka in picchiata viene colpito duramente durante una missione di bombardamento sui cieli della Gran Bretagna. L’immagine scelta per il gioco è interessante, ma il contenuto del videogame stesso rivela una natura completamente diversa.

 

L’esperimento risulta ben riuscito solo nelle versioni più avanzate, come quella per XBox 360. Per una serie di motivi più o meno giustificati, infatti, la versione per PSP di Birds of Prey meriterebbe il titolo di pecora nera della serie IL-2. Va detto, tuttavia, che alcuni dei suoi difetti sono condivisi anche dalle versioni più avanzate e sembrano un vero e proprio affronto ai titoli per computer.

L’onnipresente Stormo Eagle entra in guerra al fianco degli Alleati

Come tutti gli altri titoli della serie, anche Birds of Prey è ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale. Forte di varie mitragliatrici (o cannoncini), razzi non guidati ed, eventualmente, di bombe devastanti, Eagle 1 (questo è il nome in codice del giocatore nel corso dell’avventura) viene mandato ad affrontare le forze dell’Asse in Europa. Trattando alcune delle battaglie più famose che hanno caratterizzato il fronte europeo, come la battaglia d’Inghilterra e quella di Kursk, il giocatore rivive tali eventi in sequenza temporale fino alla conquista di Berlino e la conseguente fine della guerra in Europa.
 


Eagle 1 a bordo di un caccia Hawker Hurricane inglese. E’ una visuale alla quale il giocatore deve abituarsi, dato che le opzioni grafiche del titolo non offrono alternative. L’Hawker Hurricane stesso fa molte apparizioni, anche in battaglie che non lo hanno mai visto protagonista (come nel fronte orientale).

 

Le varie campagne contano un totale di 30 missioni che presentano uno sviluppo dendritico abbastanza modesto: per poterle provare tutte, è necessario ricominciare il gioco scegliendo le missioni che in precedenza sono state tralasciate in favore di altre. Si tratta, insieme all’ottenimento di varie medaglie e velivoli aggiuntivi da sbloccare, di un sistema semplice e prevedibile per aumentare la longevità di un titolo che, di fronte ad un’analisi accurata, dimostra di non avere molto da offrire.

Le missioni in sé, infatti, sono molto semplici sia in termini di impostazione che in termini di messaggi audio. I briefing con immagini statiche sembrano interessanti, ma una volta catapultati nel vivo dell’azione ci si rende conto che non c’è molto da fare oltre che a dover distruggere determinati obiettivi e/o difendere determinati alleati. I colpi di scena sono pochi e la missione standard può essere completata nel giro di pochissimi minuti, se non di meno. I riferimenti storici, anche se limitati, sono presenti e danno una certa linearità ad una campagna che porta il giocatore da un fronte all’altro senza particolari descrizioni.

Tra limiti, stranezze e manchevolezze

La libertà di movimento è limitata all’ennesima potenza, ben oltre quello che ci si poteva aspettare. Altri simulatori di volo per PSP hanno dimostrato che la piccola console Sony è più che capace di gestire gli scontri aerei alla stregua delle console più grandi, avendo come unici fattori limitanti la grafica ed il numero totale di velivoli. Ebbene, in Birds of Prey tali potenzialità sono state praticamente annullate da un modello di volo molto approssimativo, che rende il comportamento dei velivoli più prossimo a quello di una macchina da corsa.
 


Gli epici scontri aerei della Seconda Guerra Mondiale, visti negli altri IL-2, sono solo un ricordo: il tipico abbattimento in questa versione di Birds of Prey è il linea retta o in leggera virata, come in questo caso. Le acrobazie non sono affatto compatibili con questo titolo.

 

Le manovre di base confermano questa sensazione, ma il limite dei limiti nel modello di volo è dato dalla quota. Gli scontri sono limitati a quote molto limitate e prossime al suolo, vedendo quindi scomparire esperienze epiche della Seconda Guerra Mondiale come l’intercettazione (o la scorta) di bombardieri o velivoli da trasporto ad alta quota. Il perché di una tale impostazione sembra inspiegabile, ma i suoi effetti sulla qualità del gioco sono abbastanza evidenti: il modello di volo semplice è forse dovuto alla necessità di avvicinare al titolo anche un pubblico di videogiocatori con poca esperienza coi simulatori di volo, ma come giustificazione sembra poco plausibile. Le versioni più avanzate di Birds of Prey presentano modelli di volo variabili e selezionabili in base al livello di esperienza del giocatore, provando quindi ad accontentare le varie esigenze; nella versione per PSP questo non avviene, ed accettare un difetto di questa gravità è molto difficile.

Ciliegina sulla torta è la mancanza delle sequenze di decollo e di atterraggio, che accrescono sempre di più i limiti che sono stati imposti alla simulazione. Ancora più grave è la mancanza di visuali alternative alla terza persona: i cockpit che siamo abituati a vedere negli altri giochi sono un’incognita in questa versione di Birds of Prey. Ci si ritrova a pilotare determinati aerei senza un motivo particolare e senza una logica ben precisa. Che senso ha usare un P-51 Mustang americano nelle fasi finali di un’operazione russa? Perché usare un obsoleto Hurricane inglese nel 1945, dalla parte dei russi? L’apparente necessità di spaziare in termini di uso dei velivoli ha oltrepassato alla grande i limiti della logica, cadendo più volte nel paradossale. I messaggi audio danno l’illusione della presenza di caccia alleati al fianco di Eagle 1, ma di questi aerei non c’è traccia. Senza considerare gli aerei da trasporto o i bombardieri in picchiata da proteggere, il giocatore è assolutamente solo e conduce una guerra da solista come in un simulatore arcade. Indipendentemente dalla nazione per cui il giocatore combatte, sia essa americana, russa o inglese, il pilota fa sempre parte dello "Stormo Eagle".

Gli aerei nemici abbattuti esplodono all’istante, senza precipitare. Si tratta di un’eventualità non proprio rarissima che in questa versione di Birds of Prey diventa la norma e priva i combattimenti aerei dell’atmosfera necessaria in un titolo ambientato nel corso del secondo conflitto mondiale.
 


Un P-51D Mustang americano in una missione di scorta. C’è una certa variabilità nelle missioni, ma la loro programmazione lascia molto a desiderare e induce il giocatore a dubitare dell’appartenenza di questo gioco alla serie IL-2 Sturmovik.

 

Le scelte discutibilissime dei programmatori vengono integrate da un bug molto fastidioso: in alcune occasioni, all’inizio della missione, la grafica è distorta e il velivolo del giocatore si scuote talmente tanto da sdoppiare l’immagine e rendere praticamente impossibile il normale prosieguo della missione in corso. A cavallo tra la stranezza e il bug vero e proprio troviamo i messaggi audio: gli alleati del giocatore parlano rigorosamente in Inglese mentre gli avversari (per la maggior parte tedeschi e, nella sola Campagna di Sicilia, anche italiani) in Russo. Questo ha dell’inspiegabile, specialmente considerando il fatto che la serie IL-2 è rinomata per l’uso di file audio in varie lingue (Italiano incluso) per massimizzare il realismo.

Infine, manca un database storico-tecnico che avrebbe aggiunto un certo spessore al titolo con uno sforzo ridotto da parte dei programmatori, che invece hanno sacrificato tale potenzialità a favore dello sviluppo repentino di un gioco da pubblicare al più presto possibile sapendo che avrebbe avuto un certo successo grazie alle "garanzie" offerte dal suo nome.

Un titolo che delude le aspettative

Anche se dotato di una modesta modalità multiplayer che ne migliora un po’ la longevità, è difficile evitare di ammettere che la versione per PSP di Birds of Prey non si è rivelata all’altezza del proprio nome. Una conversione integrale, sacrificando solo grafica e prestazioni, delle versioni di Birds of Prey viste su console d’ultima generazione era utopia, ma la versione per PSP è andata ben oltre i limiti che ci si poteva aspettare, denigrando il buon nome dell’intera serie con un titolo limitato e caratterizzato da vari errori di natura altrettanto varia.

Consigliato solo a chi sente la necessità di espandere la propria collezione con un titolo semplice e di spessore molto discreto, Birds of Prey è la pecora nera della gloriosa serie IL-2, che ha trasformato in profonde lacune molte delle caratteristiche che hanno assicurato il successo dei predecessori.

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