The Evil Within 2 – Recensione

Recensito su PlayStation 4

The Evil Within 2 è pronto a fare il suo terrificante debutto

“The fear of blood tends to create fear for the flesh”

Se siete appassionati di horror saprete benissimo da dove proviene questa citazione: si tratta di una delle più famose frasi di Silent Hill, inquietante e decadente capolavoro survival dell’era a 32 bit. Quando Konami pubblicò il suo titolo su PlayStation, questo spazzò via praticamente ogni altro horror sul mercato: Silent Hill proponeva infatti un’esperienza molto diversa dai vari Resident Evil o Alone in the Dark grazie soprattutto a un terrore più psicologico, temi maturi e un gameplay leggermente meno guidato.

Ma perché stiamo parlando di Silent Hill se la serie è ormai morta e sepolta? Perché in questo inizio ottobre esce nei negozi The Evil Within 2, secondo episodio della creatura ideata da Tango Gameworks e Shinji Mikami, un gioco che con la serie Konami ha molti più elementi in comune di quanto ci si potrebbe aspettare.

The Evil Within 2

Questo secondo episodio si colloca tre anni dopo gli eventi del prequel e vede di nuovo protagonista l’affascinante e tormentato detective Sebastian Castellanos che, ormai sull’orlo del tracollo, riceve un’inaspettata e scioccante proposta di lavoro: salvare la figlia Lily. Ma Lily non era morta in un tragico incendio? Sembrerebbe proprio di no e anzi, pare sia stata rapita da Mobius, la misteriosa corporazione già vista nel primo episodio, per farne il cuore pulsante di un nuovo e più efficiente sistema STEM.

Per chi non lo ricordasse, STEM è il macchinario responsabile dell’orrore incontrato nel primo capitolo, uno strumento talmente potente da essere in grado di creare un mondo fittizio e di ospitare al suo interno le menti di altre persone. Tutto ciò ha però un prezzo: il nucleo operativo della macchina è, a sua volta, un vero e proprio cervello umano. La figlia di Sebastian, prigioniera di Mobius da ormai molto tempo, non sembra però più rispondere agli impulsi del sistema causando quindi il lento ma inesorabile collasso della realtà fittizia dello STEM. Cosa è successo a Lily e al resto delle cavie umane? Qual’è la causa della disconnessione? A questa e a tante altre domande dovrà rispondere proprio il nostro caro detective che, spinto dal suo istinto paterno, si immergerà a sua volta nell’infernale macchinario e farà l’impossibile per scoprire la verità.

Vi ricorda qualcosa questo incipit? Ebbene sì: come Silent Hill, anche The Evil Within 2 tratta il delicato tema del legame tra genitore e figlio e quella frase, quella citata proprio all’inizio di questa recensione, rappresenta il vero terrore messo in piedi da Tango Gameworks. “The fear of blood tends to create fear for the flesh” indica la paura, il terrore, l’angoscia derivante dalla possibilità che un proprio caro sia in pericolo, forse la più grande delle paure che un essere umano può provare.

The Evil Within 2

La paura e tensione generate da The Evil Within 2 deriva però non solo dalla trama, ma anche dal suo gameplay. Il titolo non è infatti assolutamente indulgente con il giocatore e anzi, tende a fornire scarsissime risorse per la sopravvivenza soprattutto nella prima porzione dell’avventura. Ogni proiettile, kit medico, materia prima o dardo dovrà essere accuratamente utilizzato poiché se ne avranno gran pochi a disposizione. Le dinamiche stealth, che già in passato erano un elemento portante del gameplay, assumono ora un nuovo e importantissimo ruolo poiché consentono di sopraffare ed eliminare i nemici risparmiando così preziose munizioni. A tal proposito, il sistema di coperture, seppur non ancora perfetto, è stato notevolmente migliorato e con lui anche l’intelligenza artificiale dei nemici, ora più reattivi e attenti a ciò che succede nelle vicinanze.

In realtà i controlli tutti sono stati finalmente migliorati: The Evil Within 2 è infatti un gioco molto più fluido e immediato da controllare rispetto al prequel poiché il cambio di motore grafico ha permesso framerate più stabile e scorrevole. La visuale ravvicinata in seconda persona è rimasta pressoché intatta invece, compreso il limitato campo visivo del giocatore, ma un più preciso e veloce sistema di mira per le armi da fuoco riesce a colmare in parte gli svantaggi dati dagli angoli ciechi.

Un notevole miglioramento qualitativo lo ha fatto anche il sistema di crafting e sviluppo delle abilità del protagonista. La raccolta di materie prime in giro per i livelli sarà infatti fondamentale per creare proiettili, dardi della balestra e kit curativi, mentre ingranaggi e metallo serviranno per potenziare il proprio arsenale, che seppur non molto ampio riesce comunque a fornire una buona gamma di strumenti di morte. Il gameplay è stato impreziosito però anche da vari altri elementi, prima fra tutte una struttura più aperta delle location.

Talvolta avremo infatti la possibilità di muoverci all’interno di zone discretamente vaste, ricche di elementi da scoprire e non sempre legati alla missione principale. Questo ha portato a una più vasta gamme di situazioni possibili, una maggior interattività con gli oggetti circostanti e, soprattutto, una gestione più intelligente delle famose zone sicure (SPOILER: tornerà l’infermiera Tatiana e sarà ancora più pungente di prima!).

The Evil Within 2

Insomma, questo The Evil Within 2 sembra essere il sequel che tutti vorremmo. Sarà davvero così? Per certi versi sì: il lavoro svolto per migliorarne e affinarne il gameplay è infatti davvero notevole in quanto molte delle critiche mosse al prequel sembrano essere state corrette o quantomeno smussate. Il passo in avanti maggiore però è stato fatto proprio dalla trama e dalla regia stessa. La formula utilizzata precedentemente era di fatto molto caotica e disorientante, spesso non vi era un apparente filo logico tra una scena e l’altra del gioco e in più di un’occasione ci si chiedeva cosa diamine stesse accadendo a schermo.

Certo, questo trasmetteva efficacemente l’idea di trovarsi in un mondo fuori da ogni logica o legge fisica, ma la sensazione di aver a che fare con un’accozzaglia di elementi presi a caso da un calderone di situazioni ed elementi horror era effettivamente tangibile. Ora gli eventi seguono invece un percorso decisamente meglio definito pur non rinunciando a momenti in cui la realtà si piega, si distorce, muta proprio per giocare con la mente dell’utente. Un po’ come faceva Eternal Darkness per Game Cube, altro horror game ormai dimenticato ma che contribuì non poco alla crescita del genere.

Come già accennato, da un punto di vista tecnico il team ha optato per un cambio di motore grafico, una versione pesantemente modificata dell’id Tech che prende il nome di STEM Engine. Come già accennato, ciò ha portato a numerosi vantaggi non solo da un punto di vista visivo, ma anche di gameplay in quanto l’esperienza risulta decisamente più fluida e piacevole da giocare. L’unico elemento dell’aspetto visivo che risulta sottotono è il monster design: il famoso motto “Less is More” vale anche per gli horror e avremmo preferito che il team percorresse una strada più simile a quella del primo capitolo in quanto a nemici e boss. Come dimenticare l’iconico Custode o l’inquietante Laura?

La colonna sonora rimane invece splendida come sempre, con brani in grado di creare la giusta tensione ed effetti sonori da pelle d’oca.

The Evil Within 2


The Evil Within 2 è migliorato in tutto, tranne forse nel monster design. Era molto tempo che non si vedeva un horror di tale caratura, un titolo che gioca con la percezione e i sentimenti dell’utente così da creare situazioni ricche di tensione ed estremamente raccapriccianti. Tango Gameworks e Bethesda hanno insomma fatto centro, soprattutto perché hanno corretto e smussato molti dei difetti che affliggevano il gameplay del prequel accentuandone addirittura la componente survival. Amate gli horror? Vi piacciono le sfide? Allora The Evil Within 2 è un acquisto pressoché obbligato.

8.8

Pro

  • Trama più coesa e comprensibile
  • Netti miglioramenti al gameplay
  • Buona longevità
  • Sonoro ottimo

Contro

  • Monster design non eccelso
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