The Immortals of Terra: A Perry Rhodan Adventure – Recensione Perry Rhodan: il mito di Illochim

Perry Rhodan… Chi era costui?

In Italia è difficile trovare qualcuno che possa rispondere a questa domanda, visto che il personaggio in questione è praticamente sconosciuto nel nostro paese. Eppure è la serie di fantascienza a fumetti più longeva del mondo: il primo numero è uscito in Germania nel 1961. Essa era stata pensata per essere sviluppata in 30 volumi, invece ad oggi siamo arrivati all’incredibile cifra di 2450 numeri usciti a cadenza settimanale: secondo Wikipedia, mediamente, vende 135.000 albi a numero. Questi dati sono davvero impressionanti, tenendo anche conto che il fumetto in questione è stato esportato in moltissimi paesi, tra cui purtroppo non figura l’Italia, eccezion fatta per i primi 66 numeri usciti tra il 1976 e il 1981. Con queste premesse ci si potrebbe chiedere che senso ha produrre un videogioco basato su un personaggio che ha un background così gigantesco: ovvero, chi non ha mai sentito parlare di Perry Rhodan può gustarsi lo stesso quest’avventura? La risposta, lo posso anticipare, è assolutamente positiva: gli sviluppatori hanno fatto davvero un ottimo lavoro nel condensare gli eventi più importanti della storia in poche righe affinché chiunque possa godere di questa avventura.
 


L’esterno della residenza di Perry… Dopo l’attacco

Un’avventura spaziale

Perry Rhodan: il mito di Illochim si presenta come una classica avventura grafica punta e clicca. Introduciamo brevemente il personaggio: la sua storia comincia (negli albi) nel 1961, quando diventa il primo uomo ad atterrare sulla Luna. Qui, insieme al suo equipaggio, scopre i resti di una nave aliena appartente a quella che sarà nota come razza degli Arkanoidi. Riuscendo ad appropriarsi dei segreti del viaggio interstellare, Perry apre all’umanità la via per lo spazio e della conoscenza di nuove forme di vita, ognuna delle quali caratterizzata da un ampio background che, per affinità di genere e di complessità, mi ha fatto pensare più volte a quello di Mass Effect (in effetti, anche nel suddetto titolo l’umanità scopre i segreti del viaggio interstellare studiando i resti di una nave extraterrestre… Che si siano ispirati a questa serie?). Durante le sue imprese, il protagonista acquisirà l’importantissimo dono dell’immortalità relativa: il suo corpo non invecchia ed è sempre in grado di debellare qualsiasi malattia, ma non è immune ad una morte violenta. Nel momento in cui inizia la nostra avventura, Perry è diventato un personaggio importantissimo, un Reggente, carica tra le più alte fra i terrestri. Mentre si trova nel suo ufficio un’esplosione scuote la sua residenza e, senza capire cosa stia succedendo, il suo migliore amico, Reginald Bull detto Bully, ministro della difesa e anch’egli immortale (faceva parte dell’equipaggio che sbarcò sulla Luna), lo rinchiude nella sua residenza poiché la sua vita sembra essere in pericolo. Il protagonista ci mette poco a capire cosa è realmente successo: dei robot hanno fatto breccia nelle difese della base e hanno rapito Mondra Diamond, amica di Perry con cui quest’ultimo ha anche condiviso, in tempi remoti, una relazione sentimentale. E’ ovvio che il famoso Reggente non vuole stare con le mani in mano, e da qui partirà la nostra avventura che ci porterà sulle tracce di una razza dimenticata…
 


Possiamo parlare con un gran numero di personaggi, anche appartenenti ad altre razze

        
        
Il gioco

Come è stato già detto, Perry Rhodan: il mito di Illochim è un’avventura grafica punta e clicca abbastanza classica. Gli enigmi, basati sul dialogo e sull’uso degli oggetti, sono sempre molto logici e mediamente facili, ma capiterà lo stesso di bloccarsi su qualcuno di questi anche quando abbiamo in nostro possesso poche cose da utilizzare. Alcuni enigmi sono basati su minigiochi (tipici dei videogames alla Myst per intenderci), anche se la loro difficoltà rimane sempre abbordabile. Una piccola particolarità del titolo è la gestione dei dialoghi, che non è incentrata, come succede di solito per il genere, su liste di frasi a cui attingere per discorrere con gli altri. Qui infatti, per parlare, dobbiamo servirci dei nostri oggetti e cliccare sul personaggio con cui vogliamo interagire; proprio per questo avremo a disposizione non solo oggetti ma anche concetti: se ad esempio viene introdotto un nuovo personaggio, un’icona con la sua effige comparirà nel nostro inventario, e basterà quindi selezionarlo e cliccare su un individuo per chiedergli informazioni su quella persona. Questa che sulla carta poteva essere una ventata di novità per il genere, risulta invece un modo diverso per gestire il classicissimo sistema di dialoghi delle avventure grafiche. Per proseguire, infatti, saremo comunque costretti ad usare sui personaggi qualsiasi cosa in nostro possesso così come, analogamente, selezioneremmo ogni voce se fosse presente il tradizionale contenitore di frasi. Fortunatamente i dialoghi sono tutti ben scritti e tratteggiano una trama davvero affascinante, trainata dall’enorme carisma del protagonista e dalla complessità del background del mondo in cui si muove. Forse da segnalare una leggera accelerazione che si avverte nelle fasi finali, che porta ad una conclusione forse un po’ troppo tirata via. Buona la limatura che è stata fatta rispetto ai classici difetti del genere: il pixel hunting è praticamente assente e, qualora ci sfugga all’occhio qualche oggetto, è possibile premere il tasto F per vedere evidenziati tutti gli hot spot presenti nel luogo in cui ci troviamo. Graditissima anche la possibilità di saltare velocemente alla successiva locazione premendo il tasto sinistro del mouse sull’uscita corrispondente.
 


Le ambientazioni sono davvero evocative

Le meraviglie del cosmo

Il gioco è suddiviso in 6 capitoli, ognuno caratterizzato da un’ambientazione specifica. Raramente in un’avventura appartenente a questo genere videoludico si è assistito ad una grafica così ben disegnata ed evocativa. Ogni singola locazione è definita a regola d’arte e salta subito all’occhio la grandissima cura dei dettagli, che rende ogni schermata una vera gioia per gli occhi. In questo senso sono decisamente piacevoli i numerosi intermezzi (dove non potremo compiere azioni) che aiutano a caratterizzare al meglio le varie ambientazioni. Anche i modelli dei personaggi sono ben disegnati, ma si nota purtroppo un certo contrasto di risoluzione con i fondali che li fa apparire come fossero sfocati. Inoltre, non sempre le animazioni risultano perfettamente fluide. Altra nota di merito va agli stupendi filmati in computer grafica, spettacolari, disegnati e animati in maniera ottimale. Anche le musiche orchestrali seguono il grandissimo valore tecnico/artistico di questo titolo, riuscendo sempre a sottolineare i momenti cardine della storia e ad accompagnarci con motivi ed effetti d’atmosfera. Il doppiaggio (inglese, ma il gioco è comunque interamente sottotitolato in italiano) è di primissimo livello; da lodare l’ottima scelta delle voci associate ai diversi personaggi.
 


I modellini sul tavolo sono citazioni delle precedenti avventure di Perry Rhodan

     

Conclusione

Perry Rhodan: il mito di Illochim è un’ottima avventura grafica che, seppur non porta nessuna innovazione al genere, si attesta tra le migliori produzioni degli ultimi anni. Graficamente splendido, divertente da giocare, seppur non certo difficile per un veterano del genere, tiene comunque incollati al monitor grazie all’ottima storia e alle stupende ambientazioni. Ovviamente indicato a chi è intenzionato ad avvicinarsi per la prima volta al genere, è un’avventura che nessuno dovrebbe farsi scappare.

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