The Witness – Recensione

Coniugare le meccaniche di un sandbox free roaming con gli enigmi di un puzzle game? Ci poteva riuscire solo uno come Jonathan Blow, nome sulla bocca di tutti gli appassionati della scena indie ormai da qualche anno grazie all’incredibile e innovativo lavoro svolto con il pluripremiato Braid. The Witness, al momento in cui scriviamo gioco in esclusiva Playstation 4 e PC – ma si parla già di un porting per iOS e dispositivi mobile – si presenta come un piccolo capolavoro tanto semplice quanto geniale, difficile e longevo al punto giusto, a dimostrazione di come il mondo indie sia ormai sempre più affermato e in grado di competere a testa alta con i più blasonati titoli tripla A.

The Witness Recensione

Un giocatore, un’isola

The Witness è un titolo tutto esplorazione ed enigmi, come vi spiegheremo tra poco. Questa scelta impatta sull’aspetto narrativo del titolo, riducendo la stessa trama a un esperimento di introspezione ed ermetismo che perfettamente si sposa con lo stile minimalista dell’intera produzione. Durante l’avventura non incontrerete alcun personaggio con il quale interagire, ma soltanto dei registratori sparsi per il mondo di gioco. L’ascolto dei nastri in essi contenuti vi metterà a confronto con lunghi e complessi discorsi su cultura, filosofia e pensiero scientifico, registrati in epoche differenti da altrettanti variopinti personaggi. La profondità di questi dialoghi a senso unico non ha niente da invidiare a quelli del primo Bioshock, tanto per tirare in ballo un nome illustre che sicuramente sarà in grado di farvi comprendere quanto la componente narrativa, seppur sia una semplice cornice,  sia comunque curata e godibile.

Tolte queste voci registrate, unico ricordo di un’isola un tempo popolata e ora desolata, il resto della narrazione è lasciato alle sensazioni provate dal giocatore durante il gameplay: si parte da un corridoio buio e, dopo pochi passi e un paio di porte, ci si ritrova subito immersi nella colorata immensità dell’isola deserta sulla quale si svolge l’intera avventura. Continuando con le citazioni importanti, non possiamo esimerci dalla mettere come dopo pochi minuti di gioco avessimo in mente lo storico Myst, così come gli appassionati di serie Tv della redazione hanno immediatamente notato una serie di similitudini tra il mondo di gioco e l’isola di Lost. Credeteci, non stiamo scomodando queste pietre miliari del videogioco e della televisione con leggerezza: stiamo semplicemente cercando di mettere nero su bianco una serie di sensazioni che ci hanno positivamente colpito fin dai primi attimi di gioco, appassionandoci molto più di quanto ci saremmo aspettati.

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Un pannello dopo l’altro

Abbiamo già citato Myst e, se escludiamo un tutorial di pochi secondi che spiega semplicemente l’utilizzo degli stick analogici e del tasto azione per interagire con l’ambiente circostante, The Witness richiama molte delle sensazioni generate dallo storico gioco dei fratelli Miller: una volta aperta la porta che vi darà accesso all’isola non riceverete più nessun aiuto. Il gioco non vi spiegherà dove andare o cosa fare, né tantomeno come farlo.

Nel vostro girovagare per l’isola vi imbatterete in centinaia di enigmi tra loro collegati, consistenti in pannelli con dei labirinti da risolvere: per ogni pannello bisognerà disegnare una linea sul labirinto con lo stick analogico e raggiungere l’uscita. Un’operazione apparentemente semplice, che gli sviluppatori sono stati in grado di declinare in infinite varianti capaci di rendere la sfida una delle più appassionanti, complesse e longeve che ci sia capitato di affrontare negli ultimi anni. Dal semplice labirinto a quello che richiede di toccare degli specifici punti, da quello in cui bisogna separare diverse forme o colori a quello in cui bisogna disegnare forme in stile Tetris, fino ai più complessi enigmi che dovrete risolvere esplorando l’ambiente circostante, The Witness è realizzato per mettere a dura prova la vostra materia grigia. Le varie aree dell’isola contengono centinaia di pannelli, raggruppati per regole e difficoltà. Il fatto di poter esplorare tutto il mondo di gioco fin da subito non è da sottovalutare: gironzolare e risolvere i labirinti in cui ci si imbatte casualmente permette di imparare regole necessarie a risolvere altri enigmi più articolati.

The Witness è strutturato come un RPG senza livelli, in cui i punti esperienza si traducono in conoscenza che, una volta auto appresa dal giocatore, gli permette di ritornare in aree precedentemente incomprensibili e risolvere un pannello dopo l’altro, per aprirsi la strada che porta a un nuovo enigma. Il livello di sfida è sempre alto e la curva di difficoltà non è esattamente in favore dei giocatori impazienti: molti enigmi si risolvono con un lungo processo di prove ed errori e, verso la fine dell’avventura, per trovare la soluzione ai pannelli più complessi è richiesta la pazienza di un asceta. Se saprete dare a The Witness l’attenzione e il tempo che merita, però, il livello di soddisfazione dietro la risoluzione di ogni labirinto saprà donarvi una sensazione senza pari. La completa risoluzione di una serie di pannelli con le stesse regole porta all’attivazione di un laser che punta direttamente sulla cima della montagna di The Witness, luogo sul quale troverete l’ennesimo pannello ad attendervi prima della fine dell’avventura.

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Il colore della poesia

L’isola di The Witness è un po’ come quella di Lost: ricca di ambientazioni ed edifici riconducibili a differenti epoche storiche, diversi luoghi della Terra e varie stagioni dell’anno, l’area di gioco è un vero capolavoro d’artista. I colori accesi e quasi completamente saturi – non siamo ai livelli di Mirror’s Edge ma poco ci manca – evidenziano la netta separazione tra un ambiente e l’altro, sottolineando nel contempo tutta la poesia di un albero in fiore o di un picco innevato. La visuale in prima persona permette di immergersi con facilità nell’esperienza e di perdersi nell’immensità dell’isola che, pur essendo ben più piccola di quando in realtà possa apparire all’inizio del gioco, è dotata di una tale varietà di luoghi da esplorare da non annoiare mai.

Il comparto tecnico si comporta bene, calcolando anche la relativa semplicità degli oggetti da gestire sullo schermo, in cui l’unico personaggio animato è il giocatore stesso. Molto interessanti anche i giochi di luce e i riflessi, in alcune occasioni fondamentali per trovare la giusta strada in enigmi apparentemente irrisolvibili. Unico neo della produzione, da noi riscontrato utilizzando la versione PS4 del titolo, un fastidioso effetto pop-up che fa comparire parte della vegetazione in lontananza sui campi lunghi, soprattutto quando ci si muove con velocità attorno all’isola utilizzando la barca, unico mezzo di trasporto disponibile che troverete dopo qualche ora di gioco. Nonostante si tratti di un problema sporadico, è un vero peccato che gli sviluppatori non siano riusciti a ottimizzare al 100% un prodotto videoludico come questo, fatto che ci costringe a penalizzare il (comunque ottimo) voto finale di qualche decimo di punto.

Passando al lato audio, si segnalano la totale assenza di colonna sonora e i dialoghi localizzati solamente in lingua inglese. La mancanza di una musica di sottofondo è data da una precisa scelta degli sviluppatori, che nell’intento di non rendere alienante l’esplorazione con musica in loop hanno preferito lasciare il giocatore solo con il suono dei propri passi sul terreno. Gli unici altri suoni che sentirete saranno quelli degli oggetti con i quali interagirete e quelli emessi da alcune casse acustiche durante la risoluzione di particolari enigmi in cui dovrete tradurre i suoni in percorsi per i labirinti, in una serie di pannelli che abbiamo trovato tra i più complessi del gioco. Per quanto riguarda le registrazioni dei dialoghi che ascolterete, ci auguriamo che il successo di The Witness permetta un aggiornamento alla lingua italiana in futuro: i pensieri sui nastri raccolti durante l’avventura sono davvero profondi e interessanti, ma un non anglofono rischia seriamente di perdere buona parte dei lunghi discorsi relegandoli a margine dell’esperienza.

The Witness è un gioco coraggioso che non cerca l’approvazione delle masse. Molti non lo capiranno e, scoraggiati, lo lasceranno andare in favore di titoli action con trama cinematografica, grafica spaccamascella e protagonisti che bucano lo schermo. Ai pochi che sapranno accettare la sfida e decideranno di provare a comprendere The Witness fino in fondo, invece, garantiamo che la difficoltà e le decine di ore spese a risolvere un pannello dopo l’altro faranno infine schiudere il duro guscio del geniale lavoro firmato da Jonathan Blow rivelando la preziosissima perla che vi si cela all’interno.

8.8

Pro

  • Poetico e coloratissimo
  • Difficoltà crescente ben bilanciata
  • Longevo come pochi altri titoli indie

Contro

  • È facile scoraggiarsi dopo pochi enigmi
  • Pochi avranno pazienza e coraggio per completarlo
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