WWE ’13 – Recensione WWE ’13

I vecchi tempi

Sono anni che la WWE domina ormai il panorama dello Sport Entertainment con i suoi due show principali, Smackdown! e RAW, e lo stesso si riflette sulla loro controparte videoludica. Già da capolavori di allora come Here Comes The Pain, ma soprattutto dal primo Smackdown! vs RAW, THQ si è imposta presto come dominatrice assoluta tra i giochi di wrestling, offrendo il prodotto migliore dal punto di vista tecnico e a livello di contenuti.
Uno dopo l’altro, i vari Smackdown! vs RAW si sono susseguiti offrendo sempre qualcosa di nuovo in un involucro migliorato, trasformando il marchio in una garanzia e guadagnandosi una buona fetta di fan irriducibili, ma non è sempre stato così, persino per l’Entertainment WWE: c’è stato un tempo in cui lo show di Mr MacMahon ha attraversato momenti difficili, sino a rischiare il fallimento; fu in quell’epoca che nacque il successo, fu in quell’epoca che nacque RAW is WAR, e THQ vuole raccontarcela in questo WWE ’13. 

 

WWE’s Legacy

Basta il primo sguardo a notare come nell’essenza questo nuovo WWE erediti tutto dai precedenti: già dal menù principale non è difficile riconoscere lo stile e le modalità ormai storiche della saga, come il “WWE Universe” e “Creazioni WWE”. Difatti ancora una volta ci si ritrova uno degli editor più completi in assoluto, che permette di creare praticamente qualsiasi cosa: una Superstar, un’Arena, una Storia, una Entrance, un set di mosse, qualsiasi cosa, nel minimo dettaglio, per ore e ore di personalizzazione.

La stessa libertà si rivede nell’impostazione dei match: è praticamente possibile decidere tutto, dalle regole alle condizioni di vittoria, passando per le intromissioni, senza contare le numerosissime tipologie d’incontro; King of the Ring, Elimination Chamber, ma anche i soliti Royal Rumble, TLC, Hell in a Cell e molti molti altri.
Il roster, che conta su oltre 100 Superstars, comprese le Divas, è il più vasto di sempre e comprende wrestler di ogni era: da The Rock a CM Punk, da Mankind a Rey Misteryo, passando per i sempre verdi Shawn Michaels, Undertaker, Kane, Triple H e tutti gli altri, con la possibilità di ricreare e rivivere con nostalgia match e team degli ultimi 20 anni di storia.

WWE Universe si riconferma ancora una volta la modalità senza fine che era nella scorsa edizione, con la solita generazione automatica ed istantanea degli incontri. La divisione nei tre show (Smackdown, RAW e Superstars) permette di lavorare di settimana in settimana a faide e sfide abbastanza elaborate da poter arrivare all’evento Pay Per View di fine mese con un Main Event di alto livello, spesso valido per il titolo. Le graduatorie si evolvono in base ai risultati, e non è possibile "aggirarle": se l’obiettivo è rendere la propria Superstar degna del titolo bisogna guadagnarsi il ruolo di First Contender con fatica e vittorie.
La generazione automatica, tuttavia, non sempre "capisce" quali sono i wrestler più in voga, costringendo dunque il giocatore a mettere mano al programma per poter influire sulla classifica, senza contare che affidarsi alla simulazione, seppur in match a bassissimo rischio (handicap match tre contro uno dove il gruppo perde), potrebbe rivelare sorprese in grado di mandare a monti i propri piani.
Scalata ai titoli e trofei/obiettivi a parte, però, WWE Universe ha ormai poco da offrire e si esaurisce in un attimo.

Attitude Era

E’ proprio qui che entra in gioco Attitude Era.
Dopo tutte le Road To Wrestlemania, le General Manager mode e le storie a bivi inventate, THQ ha deciso di fare sul serio e di mostrare i momenti più duri, scorretti e accattivanti della storia WWE, e dunque le storie che resero famosa a tutto il mondo la Attitude Era. D-Generation X, Brother of Destructions, Mankind, Bret Hart, The Rock, Stone Cold Steve Austin; nomi che fanno quasi commuovere i fan del vecchio, vero wrestling e che riportano alla mente alcune delle pagine più intense della storia del wrestling entertainment.

 

La modalità, divisa in campagne, a loro volte spezzettate in video e match, ripercorre con fedeltà assoluta gli avvenimenti di allora con tanto di descrizione e condizioni di vittoria personalizzate per ricreare esattamente quell’esperienza all’interno del gioco. Sviluppata in maniera progressiva, è necessario superare una sfida per procedere a quella successiva, il tutto mentre il gioco ci fornisce un grafico riferito allo share tra i vecchi show rivali per mostrarci piano piano il sorpasso dello spettacolo firmato MacMahon ai della WCW. 

Longevità e qualità vanno di pari passo: Attitude Era è la principale e si nota, ben curata, difficilmente noiosa e con il giusto tocco di atmosfera, senza contare che la maggior parte degli sbloccabili si ottiene proprio completando le campagne.


Oh Radio

Tra un incontro e l’altro, tra la creazione di un nuovo ring e quella di un logo personalizzato, tra l’immenso set di mosse e la scelta delle impostazioni, quello che salta subito “all’orecchio” del giocatore non può che essere una colonna sonora perfetta. Le tracce scelte sono tutte provenienti dai titantron dei campioni dello show WWE; orecchiabili, perfettamente adatte alle varie schermate di navigazione e di forte impatto; una di quelle colonne sonore che si desidera subito dopo qualche ora di gioco.
Lo stesso però non si può dire per il comparto grafico, che appare piuttosto indietro rispetto agli standard odierni e sembra ormai essersi fossilizzato sulla qualità di qualche edizione precedente, nell’estetica ma anche nel motore fisico. Continuano a essere presenti incongruenze, corpi distanti, movimenti macchinosi e poco naturali e via discorrendo. Pecche che con le potenzialità tecniche odierne non sono più accettabili.
Non risulta mai inopportuno, ma una decisa evoluzione è ormai necessaria.

Il gameplay invece non stupisce: ancora una volta si mantiene sul classico sistema di colpi e prese, andando a perfezionare alcuni aspetti con l’ottima introduzione del sistema di bersaglio arti e qualche altro cambiamento, ma è chiaro che THQ ha preferito non rivoluzionare un sistema sinora dimostratosi solido ed efficace.

Tirando le somme, THQ si è dimostrata anche quest’anno brava a mettere su un gioco valido nella forma e nei contenuti. Da un paio di anni non si riesce più a rimanere sbalorditi, ma il brand punta chiaramente ai fan e ne è sicuramente all’altezza.
Infine, le scelte di ampliare il roster e chiamare in causa il grande passato WWE si rivelano le mosse strategiche che danno a questo titolo un tocco in più, quanto basta a toglierlo dagli scaffali e a portarlo a casa per quello che è, un buon gioco di wrestling.

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