Zone of the Enders HD Collection – Recensione Zone of the Enders HD Collection

Zone of the Enders è la serie frutto del geniale Hideo Kojima, seconda per popolarità solo a Metal Gear. Uscito nel 2001 come esclusiva della nuova console Sony Playstation 2, ebbe anche un fortunato seguito, Zone of the Enders: The 2nd Runner, nel 2003, che ha saputo migliorare molti punti deboli del suo predecessore. Oggi, a distanza di dodici anni dalla sua pubblicazione, e quasi in contemporanea con la fine della produzione della Playstation 2, la serie torna sugli scaffali con un’edizione rimasterizzata. Come già successo con Metal Gear Collection HD, Z.O.E. HD valica i confini della piattaforma per approdare anche su Xbox 360, ed è proprio questa versione che Gamesource ha provato per voi.

La realizzazione del prodotto viene affidata da Kojima Production al team statunitense “Hight Voltage Software” che ricordiamo per titoli non proprio esaltanti come “The Conduit”, “Conduit 2” o l’ancor più recente “Kinect Star Wars”. Per prima cosa, è doveroso sottolineare che in entrambi i giochi contenuti nella collection sono state apportate modifiche che riguardano esclusivamente l’aspetto grafico del prodotto, ci troviamo quindi ad un esatto porting delle versioni originali impreziosite da una maggior pulizia delle texture, di un framerate di 60 fps ed un adattamento dell’immagine al più attuale e diffuso standard 16:9.

Zone of the Enders

Antilla è una colonia del pianeta Giove, sono attacco dell’esercito di Bahram, milizia marziana che mira all’indipendenza del proprio pianeta. Leo, giovanissimo abitante di Antilla, si trova suo malgrado nel mezzo del conflitto a fuoco; spaventato e impotente di fronte ai giganteschi robot nemici, cerca rifugio all’interno di un hangar, e quando ormai crede che la sua fine sia vicina, entra per caso all’interno di un Orbital Frame, il Jehuty, sofisticato Mecha dotato di un’intelligenza artificiale avanzata, A.D.A. che si rivela essere il vero obiettivo dell’invasione. La missione di Leo adesso è quella di portare in salvo il robot, impedendo che cada nelle mani sbagliate.

Zone of the Enders: The 2nd Runner

La storia di Zone of The Enders: The 2nd Runner, avviene diversi anni dopo la fine del primo episodio; abbandonato il protagonista giovane ed inesperto del precedente capitolo, è il momento del maturo Dingo Egrett, minatore ed ex-soldato che come Leo prima di lui, entra casualmente in possesso del Jehuty per difendere se stesso e i suoi amici. Una serie di eventi lo porterà ad avere una vera e propria dipendenza nei confronti di quello che già sapevamo essere, uno speciale Orbital Frame.

Il tempo passa per tutto e tutti

Tra i due, il primo episodio è quello che probabilmente risente maggiormente il peso degli anni: pochi nemici a schermo, aree di gioco molto strette, azione ripetitiva e basso livello di sfida. Il secondo invece, migliora le lacune del predecessore, aree più ampie, maggiore numero di nemici a schermo, grafica maggiormente ricca di dettagli, ma soprattutto una difficoltà meglio bilanciata.
Nonostante i citati difetti, il gameplay è abbastanza immediato e si prende molto facilmente confidenza con i comandi che invece sono ciò che, a distanza di anni, stupiscono per la modernità. Il gioco, che non ha bisogno di ulteriori introduzioni, è un action in terza persona a 360°, e benchè parliamo di una produzione che ha superato ben oltre dieci anni di evoluzione nel campo videoludico, possiamo considerare ancora oggi i suoi comandi come intuitivi e moderni. La libertà di movimento a tutto campo e la semplicità dei controlli del Jehuty, unita ad un ottimo sistema di lock-on, in grado di non farci mai perdere il contatto con l’obiettivo sono sicuramente il punto di forza della produzione, a cui possiamo rimproverare solo una limitata scelta di combinazioni d’attacco primario e secondario. Da questo sistema trae vantaggio sia il giocatore inesperto, che preferisce poche ma efficienti combinazioni, che il giocatore più tecnico, che alterna magari difesa ed attacco a fronte di una azione più spettacolare ed un effetto visivo che nulla ha da invidiare dalle produzioni cinematografiche.

Se non l’avete mai giocato, questa è la vostra occasione

Dal punto di vista tecnico, Zone of the Enders si dimostra essere un titolo ben al di sotto degli standard a cui, negli ultimi anni, ci aveva abituato Playstation 2; la causa di questo è sicuramente da imputare ad una tecnica di programmazione non “matura”, la prova arriva solo qualche anno dopo, con uno Zone of the Enders: The 2nd Runner, che migliora anche e non solo, il comparto tecnico della produzione precedente. Tuttavia, rispetto alle versioni originali, in queste conversioni in HD le migliorie possiamo notarle nelle texture, “pulite” e prive di scalettature, segno che il lavoro fatto dal team Hight Voltage Software è più che buono, ma è tuttavia proprio questa nitidezza a mostrare maggiormente quanto in realtà siano povere di dettagli e quanto nel complesso tutto l’ambiente sia spoglio e privo di particolari. L’interazione con l’ambiente è limitata al raccoglimento dei powerup, mentre le aree di gioco sono per lo più zone molto limitate. Anche nelle azioni più frenetiche non si notano particolari cali di framerate, mentre la visuale allargata degli attuali schermi widescreen aiuta ad avere una visione più ampia della zona circostante. Conclude il comparto tecnico degli effetti audio ripetitivi ed un doppiaggio che ahimè, resta solo in lingua inglese, senza la possibilità di selezionare l’originale giapponese.

Concludendo

La serie Z.O.E. fa parte di quelle IP che il giocatore Microsoft ha sempre invidiato e l’attuale generazione che si appresta a terminare il suo ciclo ci ha regalato inaspettate conversioni. Nello specifico questa HD Collection è dedicata a tutti coloro che, per un motivo o per l’altro non hanno potuto giocarci all’epoca. Purtroppo, per tutti gli altri (fan esclusi), non esiste un vero e proprio motivo per giocarci, a parte l’introduzione degli obbiettivi e l’inedita intro di cinque minuti, curata da Sunrise, che funge da collante tra i due episodi, ma che, in tutta sincerità, non può essere il solo motivo d’acquisto di quello che è sicuramente un ottimo gioco ed una bella conversione.

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