“Send Help” – Recensione
Irriverente… e innocuo
Accesso garantito tramite proiezione stampa locale o anteprima cinematografica dedicata. Nota: Si ringrazia Opinion Leader s.r.l.
Dal 2009 Sam Raimi non dirigeva un film di genere. Negli anni successivi ha indugiato in due giga-produzioni da grandi incassi: in un caso l’obiettivo è stato raggiunto – Doctor Strange nel Multiverso della Follia ha rasentato il miliardo di dollari al botteghino; invece Il grande e potente Oz ha ottenuto un riscontro più modesto – 493 milioni a fronte di un budget di 215. Con Send Help, il regista americano torna ad un format cinematografico più contenuto, una caustica commedia-thriller con una manciata di personaggi, irrorata da scene splatter.
Gli ingredienti sono quelli affini agli esordi di Raimi, che ne hanno decretato la fama pur in un certo senso condizionandone l’intera carriera. Assurto all’Olimpo dell’horror casereccio con La Casa, ha tentato invano di bissare il successo nel genere horror con tentativi reiterati e tutti falliti: nessuno tra Darkman, The Gift e Drag Me To Hell è assurto allo status di culto come il suo seminale film del 1981. In più, c’è una componente di critica che contribuisce a rendere Send Help qualcosa di più di un semplice film di evasione.
Allo stesso tempo, tanti anni passati a sfornare blockbuster supereroistici per il grande pubblico hanno contribuito a stemperare quello che poteva essere un radicale j’accuse contro i mali del turbocapitalismo in una irriverente ma tutto sommato innocua commedia nera, che mette alla berlina un po’ tutto e tutti in un salomonico cerchiobottismo, evitando di adottare uno sguardo veramente politico sui temi che intavola. Ne esce un film che è sicuramente divertente ma che poteva essere di più. Poteva essere importante.
Travolti da un insolito destino
Send Help racconta di Linda (Rachel McAdams), una donna single che lavora per una società di consulenza finanziaria. Dopo tanti anni di servizio, l’anziano presidente le ha assicurato una promozione. Ma dopo la morte di quest’ultimo la dirigenza è passata allo spocchioso figlio Bradley (Dylan O’Brien), che di inserire nel team dirigenziale una zitella impresentabile come Linda non ci pensa proprio. Anzi, le propone di viaggiare con lui verso Bangkok a chiudere un affare con l’idea di trovare una scusa per licenziarla.
Il volo però va incontro a una tempesta che fa precipitare l’aereo, uccidendo l’intero equipaggio. Solo Linda e Bradley sopravvivono, spiaggiati su un atollo sperduto da qualche parte nell’oceano. La donna, grande appassionata di reality di sopravvivenza, si scopre perfetta survivor, mentre l’inetto e Bradley si trova costretto a dipendere da lei per tutto. Il rapporto tra i due assumerà pieghe inaspettate e grottesche, in cui i confini tra Bene e Male, Buoni e Cattivi si faranno sempre più grigi.

Nel mettere in scena l’evoluzione di un rapporto uomo-donna che passa dalla più inamovibile fase conflittuale a ad una più accondiscendente fase collaborativa, Raimi attinge a un repertorio vecchio quasi quanto il genere stesso delle commedie romantiche. Ma da un amante dell’eccesso come lui, si poteva star certi che la traiettoria di avvicinamento tri due protagonisti non sarebbe stata lineare. In effetti il film gioca costantemente con le attese dello spettatore rispetto a quale piega prenderà lo strano “rapporto di coppia”, nel quale si passa con disinvoltura dalla simpatia alla volontà omicida, dalla complicità al più profondo disprezzo.
Merito in primo luogo di una sceneggiatura arguta, che presenta Linda e Bradley come stereotipi per poi passare tutto il film ad arricchire quelle pennellate iniziali di nuove sfumature, contrasti e imprevedibili cromatismi. La relazione tra i due personaggi di gioca su coppie oppositive: uomo-donna, certamente, ma anche capo-subordinato, vittima-carnefice, seduttore-sedotto, in un continuo scambio delle parti. Malgrado la situazione di partenza faccia temere per una divisione manichea, Send Help sviluppa la sua narrativa nel segno dell’ambiguità, cosicché ogni categorizzazione definitiva in Giusto e Sbagliato sia sospesa.
La conoscenza è potere
Interessante che Send Help anteponga la conoscenza al denaro come strumento di potere. Nella situazione estrema, l’estrazione sociale di Bradley è ininfluente a garantirne la sopravvivenza, mentre sono le serate che Linda ha passato guardando reality show alla tv ad averle dato una chance di cavarsela. La stessa dinamica si ripresenterà più volte nel corso del film.
Anche nella dialettica tra i sessi, la disparità fisica tra i corpi maschili e femminili sembra giocare un ruolo poco rilevante, in favore dell’arguzia e dell’intelletto, oltre che delle informazioni a disposizione. In un contesto in cui sapere se un cibo sia tossico o meno, è la conoscenza il vero asset strategico. In questo senso Send Help propone riflessioni inquietanti sul nostro tempo, epoca in cui la partita del dominio globale passa anche dal governo dei mezzi di informazione. Realtà e fake news, bugie e verità nascoste: nel gioco della sopravvivenza chi ha più informazioni è in posizione di vantaggio.

Il vero orrore, al di là delle scene truculente che omaggiano il cinema di genere da cui Raimi proviene regalando qualche attimo di iper-violenza con annesse fontane di sangue, sta nella crudeltà con cui Linda e Bradley si condividono o si celano reciprocamente pezzi di verità, nel tentativo di mantenere un controllo sull’altro. C’è, alla base, una profonda sfiducia nell’essere umano che si riassume nella massima latina homo homini lupus, che persisterebbe anche di fuori dello stato di natura: ancorché in una situazione estrema, i due protagonisti dovrebbero essere esponenti di un mondo civilizzato e in grado di collaborare per sopravvivere.
Come dimostra il caustico finale, invece, tale condizione di “guerra di tutti contro tutti” permane anche una volta si rientri in un contesto di civiltà. Certamente viviamo un periodo storico in cui non serve un film a ricordarcelo, in ogni caso non è scontato che una visione così sconsolata innervi il tessuto tematico di un film che in definitiva è concepito come un intrattenimento di genere.
Il limite principale di Send Help sta forse in un ritardo anagrafico, che lo fa arrivare buon ultimo dopo una serie di film che in anni recenti hanno non solo esplorato simili contenuti, ma lo hanno fatto in simili cornici formali e di messinscena. Mi vengono in mente almeno due esempi eclatanti: Triangle of Sadness, che opera un ribaltamento di convenzioni sociali spiaggiando un gruppo di milionari a seguito di un naufragio; e Old, che orchestra un fanta-thriller distopico la cui premessa di partenza è circoscrivere il perimetro d’azione di un gruppo di turisti ad una spiaggia di un resort tropicale dalla quale non riescono più ad allontanarsi.
C’è anche da dire che gli strali critici scagliati dalla faretra di Raimi sono puntati su talmente tante categorie di persone che alla fin fine è difficile stabilire con chi ce l’abbia. Archiviata la condanna alle malefatte del turbocapitalismo, ormai quasi inflazionata, nessuno sembra salvarsi dalla ferocia di Send Help. Il che vuol dire che in fondo si salvano tutti. O che, detta, altrimenti, avercela con tutti significa avercela con nessuno, il che disinnesca un po’ il potenziale polemico del film e lo riduce al suo intento di puro intrattenimento. Forse con sollievo dei produttori.
Sam Raimi propone la sua consueta formula di commedia nera con risvolti splatter, più caustico che mai nel mettere alla berlina la società occidentale. Però graffia la superficie, più preoccupato di divertire che di indignare.
Pro
- spassoso, irriverente, violentissimo
- ne ha per tutti, uomini e donne
- brevi inserti horror a compiacere i fan di vecchia data
Contro
- viene dopo altri film dalle forme e contenuti simili
- VFX di qualità altalenante
- Si ferma sempre prima di diventare davvero ficcante