My Hero Academia: Intervista a Lorenzo Scattorin

Intervista a Lorenzo Scattorin, voce di All Might di My Hero Accademia

lorenzo scattorin all might

Le avventure degli studenti protagonisti di My Hero Academia si sono ufficialmente concluse, lasciando dietro di sé quella tipica nostalgia che si prova quando una grande serie giunge al termine. L’ultimo episodio della Final Season è approdato su Crunchyroll il 13 dicembre 2025; ma oggi non sono qui per parlarvi del finale o per analizzarlo. Voglio invece presentarti chi, con la propria voce, ha permesso a uno dei pilastri di questo anime di arrivare dritto al cuore del pubblico.

Dietro il sorriso smagliante di All Might, il più grande degli eroi, si cela il lavoro di uno dei doppiatori professionisti più stimati della scena italiana: Lorenzo Scattorin. Grazie all’opportunità offerta da Red Audio Solutions, ho avuto il piacere di intervistarlo in merito al suo straordinario lavoro svolto per la serie di My Hero Academia.

Ma Lorenzo non è solo la voce di Toshinori Yagi, il vero nome di All Might; nella sua carriera ha interpretato tantissimi personaggi iconici come Sanji in One Piece, Joel Miller, protagonista del gioco e della serie TV The Last of Us, e ancora Kenshiro nei film d’animazione usciti tra il 2006 e il 2008.

Intervista a Lorenzo Scattorin: All Might l’eroe che ha portato la pace di My Hero Academia

My Hero Academia inizia in italia nel 2018 con un passato un po’ turbolento tra cambi di canale, agenzie fino ad arrivare alla sesta stagione con il doppiaggio di Crunchyroll. Com’è stato il nuovo approccio al doppiaggio con questa nuova squadra?

Ovviamente parlo me. Il fatto che la collocazione delle edizioni italiane di un prodotto cambi location è una cosa che capita, succede. Dal mio punto di vista non cambia nulla, il personaggio è quello che è, tu sei un attore, vai, interpreti un ruolo, dai vita a un personaggio, puoi andare a Milano, Torino, Bologna, Roma o Firenze, non cambia assolutamente nulla, diciamo che non ha minimamente inficiato sulla lavora, non ha modificato di nulla quello che è stato il nostro lavoro dietro.

All Might è un personaggio chiave nella storia di My Hero Academia e nella vita dei suoi personaggi, Toshinori è un personaggio molto carismatico, tutti guardano a lui come un punto di riferimento, una fonte di ispirazione, aspetto che finisce per influenzare anche chi lo guarda da dietro lo schermo, qual è stato l’approccio usato per trasmettere questo aspetto?

Io sono un attore, l’approccio è sempre lo stesso. Guardi la storia, cerchi di capire il contesto e, se non capisci, chiedi lumi a chi sta dietro di te, che è il direttore. Lui ha un’idea molto più ampia di quello che sta succedendo, spesso è l’adattatore o comunque ha visto precedentemente le puntate quindi ha un’idea della storia a 360 gradi; ed eventualmente ti fai spiegare da lui quello che non hai capito. Dopo di che, quello che metti è la tua Know-how di 30 o 40 anni di lavoro, di studio, di esperienza sul campo.

Per quanto mi riguarda non c’è un modo di approcciarmi su una cosa rispetto a come mi approccio ad un’altra. L’approcciarmi nel mondo del lavoro, per quello che faccio, normalmente è sempre fatto alla stessa maniera, con molta serietà, molta concentrazione, addentrandomi, calandomi totalmente in quella che è la storia; quando comincio a lavorare mi calo totalmente, se è un lavoro che va avanti già da un po’, prendo riferimento dalle ultime cose fatte, mi faccio spiegare se non mi è chiaro e poi chiaramente costruisco i rapporti con i personaggi in questione, piuttosto che altri in base a quello che vedo e quello che sento, che percepisco, se vado fuori dal seminato è chiaro che c’è qualcuno dietro di me che mi dice, guarda qui sei troppo aggressivo, sei troppo amichevole, sei troppo papà, devi essere più insegnante, devi fregartene di più, ecco ti danno indicazioni. Sei attore, devi lavorare su quelli che sono i sentimenti, non è particolarmente complicato.

Hai interpretato il personaggi per tantissimi anni, qual è secondo te la caratteristica principale di All Might?

La profondità d’animo, al di là del fatto che possa sembrare quasi una macchietta di sé stesso, soprattutto all’inizio; la risata stessa di cui ho parlato molto spesso, è una cosa che non volevo fare all’inizio perché mi sembrava una risata stupida, dicevo: “ma che risata è questa qui, rendiamola un po’ più figa”; vedi l’importanza di chi ti segue “no facciamola così e così”. Ma alla fine poi tutto aveva un perché, era giusto seguire e riproporre quello che si sentiva in originale. Tutto sommato non è molto complicato quello che dobbiamo fare, dobbiamo cercare di non rovinare quello che c’è in originale, dobbiamo cercare di essere il più affini possibile a quello che sentiamo, che vediamo, a quello che ci viene trasmesso, che percepiamo e che dobbiamo provare a ridare.

intervista all might
Il simbolo della pace

Quindi ha lasciato una parte di sé in te?”

Sicuramente la sua bontà d’animo. è un eroe che a mano a mano che il tempo passa, che le serie si succedono, perde il suo potere, perde la sua energia. Non è più l’eroe dei bei tempi. Deve accettare una sorta di destino, di tramonto ineluttabile, ma cosa fa? Cerca e trova un persona alla quale dare la sua essenza, il suo potere; quindi è una persona empatica, che cerca la fiducia da riporre in qualcuno, gli aspetti più belli che ho trovato in lui sono proprio la fiducia nel suo successore, la sua bontà e le sue fragilità che, rispetto a quello che è l’idea che noi abbiamo del supereroe classico, tradizionale, secondo me vengono messe abbastanza in evidenza rispetto a quello che si fa normalmente.

Ogni supereroe ha delle debolezze, ogni supereroe ha dei lati oscuri, delle fragilità che cerca di mascherare: nel suo caso vengono messe in particolare evidenza e lo rendono ancora più umano, me lo rendono ancora più simpatico, gli voglio ancora più bene per questo motivo.

Sei quindi riuscito a creare un legame con questo personaggio.

Si, certo. Detesto fare quello che quando parla di queste cose, le spaccia e le vende per chissà che, però, anche, e soprattutto, in determinati campi del mondo anime, dei cartoni animati, se non crei un legame, un’empatia con il tuo personaggio, prima o poi questo viene fuori, emerge, e non puoi abbracciare la maggior parte dell’affetto del pubblico. Il pubblico ad un certo punto si rende conto che non c’è un legame tra te e il personaggio. Devi provare dell’affetto, devi riuscire a provare dell’affetto; nel mio caso non è difficile, nel momento in cui il mio personaggio mi da qualcosa, io gliela rendo decuplicata: perché il mio carattere è questo, o almeno cerco nella mia testa, nel mio cuore, nella mia pancia di renderglielo decuplicato; se non lo fai, io credo che sia difficile riuscire ad avere una risposta da parte del pubblico come quella che ho avuto io, nel senso che la stragrande maggioranza delle persone con cui entro in contatto quotidianamente, alle fiere, agli incontri, che sono innamorati del prodotto e del personaggio, perché evidentemente sono riuscito a creare un legame con lui e a trasmettergli delle cose cha arrivano al pubblico. Se non arrivi al cuore del personaggio, se il personaggio non arriva al tuo cuore e se tu, di rimando, non arrivi al suo, poi lui non arriva nel cuore di chi guarda.

Tutto questo mi ricorda molto l’approccio usato in teatro: ti viene dato un personaggio, lo svisceri, lo studi e lo interpreti. Devi diventare il personaggio, in qualche modo, anche solo per dargli voce; è lo stesso tipo di lavoro. Cosa che mi confermi dato che tu arrivi dal teatro.

C’è qualche aneddoto carino, che ti viene in mente, avvenuto durante i lavori di doppiaggio della serie?

Guarda, la verità è che una volta, in sala, si poteva lavorare in più persone; è da un po’ di anni ormai che questa cosa non accade più, ognuno lavora per conto suo, si lavora su tracce, separati, in colonna separata, quindi ognuno ha il suo percorso. Capisco che con la tecnologia non si possa più fare, ma a livello artistico si perde tanto. Lavorare con altri attori e attrici spalla a spalla, ti permette di essere ancora più ‘dentro’ a quello che fai e, allo stesso modo, lavorando insieme ad altre persone in sala, gli aneddoti che possono capitare sono molti di più; quando sei da solo non è che possa capitare chissà che cosa, una battuta, una situazione simpatica, buffa o divertente; si la commenti, ridi, condividi; dopodichè torni serio e ti rimetti a fare quello per cui sei li. Ribadisco: il fatto di lavorare, ognuno per conto proprio, ha tagliato l’erba alta a prato inglese.

È una cosa che sappiamo, ma mi piacere ricordarla perché, come ci hai raccontato, è un aspetto importante, che non va tralasciato; era un bel modo di lavorare e, forse, dava indietro qualcosa in più, nonostante il doppiaggio sia ancora di un certo livello.

Sono sfumature, tante volte è semplicemente una percezione dell’attore stesso che è in sala. Lavorare fianco a fianco, con una o più persone, ti permette di entrare ancora più nel contesto; già lo fai di tuo, anche da solo, ma con altri attori l’esperienza era più completa e immersiva; se io ho un dialogo con la mia controparte, che ho di fianco in sala, è un po’ come recitare su un palco uno di fronte all’altro. Adesso è un po’ come nel cinema, puoi registrare le scene separatamente: prima registra un attore e poi, in un altro momento, registra l’altro, poi le immagini vengono montate; non viene fatto spesso, ma si può fare.

Spesso si nota…

Eh! infatti, però qual è più complicata e qual è più semplice e quella che ti permette di essere più vero? Se io adesso dovessi rispondere a qualcuno: “guarda che Alberto ti chiederà questo e questo”, io risponderò in qualche modo facendo finta di parlare con te; se invece ti ho qua, ti sto guardando e parlo con te; qual è più vera? Qual è più immersiva?

Finora abbiamo parlato di My Hero Academia, ma nel mondo dell’animazione, dei manga, del cinema, delle serie TV e dei videogiochi, hai doppiato tanti tra i personaggi più importanti. Immagino anche che segui tanto questo mondo, segui qualcosa, hai degli interessi in queste sfere, al di fuori del tuo lavoro di doppiaggio?

Sinceramente l’avevo più marcato fino a un po’ di anni fa, questo non vuol dire che adesso mi disinteressi; anche perché, con un figlio che cresce, che è nel periodo più ricco da questo punto di vista, ha 16 anni, è chiaro che gli ultimi anni sono stati di richieste, i fumetti, i cartoni, “cosa fai, mi racconti” e quant’altro. Diciamo però che, per quanto riguarda la mia persona, oggi seguo meno, una volta uscito dallo studio, quello che ho fatto, rispetto a quello che facevo una volta. Il massimo impegno rimane nel momento in cui tu vai a fare qualcosa. Una volta, spesso, il lavoro me lo portavo anche a casa, oggi succede molto meno; perché sei più stanco, non hai più 30 anni, ti senti giovane, ma non ha più quell’età, e quello fa la differenza: hai altri interessi, vuoi parlare d’altro, vuoi liberare la mente, disitossicarti dalle tensioni, vuoi liberarti dello stress e parlare di altre cose; è una cosa che vivo in maniera più serena, prima la vivevo in maniera un po’ più fanatica, se mi passi il termine, lo dico in senso buono; adesso la vivo in maniera più serena.

Inizialmente pensavo di chiederti quale personaggio ti piacerebbe doppiare tra quelli che non hanno ancora ricevuto un doppiaggio o non hanno ancora una versione animata. Invece, ti è mai capitato che tuo figlio ti venisse a chiedere: “papà, papà! Ma ti piacerebbe doppiare questo personaggio?” – qui Lorenzo ride di cuore.

Si, me l’ha detto una volta; mi dispiace perché non mi ricordo il nome della lavorazione. Mi ha detto “porca miseria papà, vorrei sentirti in questa cosa”, “amore vedremo se capiterà”. È successo giusto una volta. Per quanto riguarda me, come ho detto più volte, anche in passato, non ci sono cose che non ho fatto, in questo momento, e che vorrei fare, ci sono sicuramente cose che spero di fare ancora, adesso, in futuro, perchè spero di continuare a lavorare, di togliermi soddisfazioni, di godere di quello che faccio, perché mi piace, spero di essere ancora utile alla causa.

Spesso mi chiedono se tra i personaggi che ho amato ci fosse qualcosa che avrei voluto fare. Ci sono personaggi che io ho amato profondamente, a cui io non darei mai la mia voce, perché sono cresciuto guardandoli con la voce di altri e, se sono quello che sono diventato, lo sono anche grazie a quello che ho assorbito ascoltando quei personaggi, con le loro voci; ho visto una quantità di cartoni animati indescrivibile, a tonnellate e me ne rendo conto adesso; capita che mi metto in macchina con mio figlio, mettiamo le sigle degli anni ’80, c’è ne sono 40, 50, 60 o 80 e io i quattro quindi le conosco, mi rendo conto di quanti ne ho visti; però sono 3 i capisaldi nella mia vita: Goldrake, il GRANDE Mazinga e Lupin III. Sono le tre serie, non hanno un primo secondo e terzo, sono li, tutti e tre sul primo gradino. Io da loro ho assorbito tanto, mi sono innamorato di quelle voci, ho portato nel mio lavoro, nel mio ambiente, in quello che ho fatto, rubando da alcuni di loro delle cose, facendole mie, ho preso spunto da loro per creare alcuni miei personaggi; ma non mi sostituirei mai alle tre voci principali, perché mi sono innamorato e sono cresciuto con loro e sono stati una guida; poi comunque, l’anno scorso, Goldrake ha esordito, a distanza di 45 anni circa, con una nuova serie e io li faccio parte dei cattivi di Vega. Per quanto riguarda Il grande Mazinga mi è capitato di fare in Mazinkaiser, insieme ad un altro collega, facevo Ryo, che era uno dei due piloti del Mazinkaiser, quindi in qualche modo sono rientrato nell’universo di Mazinga. Nel 2020 è andato al cinema Lupin III – il film dove io facevo il protagonista cattivo (Michael Lee, interpretato da Jerry Yan), e sono riuscito a entrare anche nell’universo di Lupin, quindi le mie soddisfazioni me le sono tolte, non mi andrei a sostituire a nessuno, spero di fare cose nuove in futuro.

Deve essere molto bello ammirare qualcosa e poi, finalmente, trovarcisi dentro, a molti piacere interpretare il personaggio con cui sono cresciuto, ma capisco perfettamente la tua posizione.

Non io, lo dico davvero, io ho una forma di rispetto; togli l’aspetto dell’età anagrafica, l’età vocale, che può essere giusta o meno, ne faccio un discorso di etica, filosofico, chiamalo come ti pare; io non faccio parte di quelli che andrebbero a sostituire quelle voci lì, perché non mi piacerebbe.

Grazie Lorenzo, è stato un piacere rivederti, grazie ad Alessandra e a Red Produzione per l’opportunità, un saluto da gamesource.it e buona visione!

Grazie alberto, ben trovato, è stato un piacere averti rivisto, in bocca al lupo e speriamo di rivederci, dal vivo questa volta.

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