Pillion: Amore Senza Freni – Recensione

Il debutto di Harry Lighton alla regia colpisce nel segno

Pillion

Viviamo in un momento decisamente positivo per riscoprire la sessualità non conforme al cinema. Dopo esserci lasciati alle spalle il fan service di Cinquanta Sfumature, pieno di svarioni ma utile a sdoganare il genere al grande pubblico, possiamo finalmente tornare ad affrontare queste tematiche come già avevano iniziato a fare film come Secretary.

Dopo Professor Marston and the Wonder Women del 2017 e Babygirl uscito lo scorso anno, con Pillion entriamo più risolutamente nel mondo del BDSM con una storia audace, ironica e delicata allo stesso tempo.

Pillion è l’adattamento del romanzo Box Hill di Adam Mars-Jones, oltre che il film di debutto alla regia di Harry Lighton, che ne ha curato anche la scrittura, vincendo nella sezione Un Certain Regard per la Miglior sceneggiatura al Festival di Cannes 2025, Miglior Film ai British Independent Film Awards e Miglior sceneggiatura non originale ai Gotham Independent Film Awards.

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Pillion: la libertà di arrendersi

Colin (Harry Melling) è un timido ragazzo omosessuale che vive passivamente una vita ordinaria e senza particolari soddisfazioni. Vive ancora con i genitori, che lo sostengono e anzi lo incoraggiano a trovare un compagno, contribuendo però al suo lasciarsi trascinare dagli eventi. La sua vita subirà una scossa quando incontrerà Ray (Alexander Skarsgård), assertivo e carismatico motociclista con cui instaurerà una relazione Master/slave e che lo coinvolgerà nella sua gang di biker gay.

Il “pillion” del titolo è il termine con cui si indica il sellino del passeggero di una moto, e più figurativamente la controparte della coppia che si affida al pilota. Colin passerà buona parte del suo tempo con Ray, cucinando per lui, facendogli la spesa e dormendo sul pavimento ai piedi del suo letto. Ma viene anche accolto nella piccola comunità di motociclisti, dall’estetica e le attività fortemente codificate e allo stesso tempo libere dalle convenzioni.

Pillion

Dove uno sguardo profano potrebbe vedere costrizione e abuso, in realtà si profila una relazione consensuale (anche se l’esplicitezza del consenso viene sorvolata) che trova una sintonia tra i ruoli di entrambi i partner. Colin riscopre la sua indole sottomessa tramite la sua “naturale attitudine alla devozione”; non è mai costretto a fare quello che gli viene impartito, sceglie consapevolmente di lasciare il controllo a Ray, dal quale in cambio riceve una direzione, un ruolo e ovviamente le agognate attenzioni sessuali.

Questo delicato equilibrio è però destinato a cambiare quando Colin inizia a intravedere qualcosa di più sotto la maschera del suo imperturbabile padrone, e a rendersi conto di volere di più.

Pillion

Al di là delle apparenze

Oltre l’aspetto trasgressivo delle circostanze, Pillion è un film di formazione, volendo persino un tardivo coming of age, in cui Colin si lascia guidare da Ray nella sottocultura dei motociclisti omosessuali, ritratta in termini tutt’altro che macchiettistici, e capace di sovvertirne in modo sano la mascolinità. Per lui è un passaggio necessario ma transitorio per scoprire esattamente quello che desidera, a quali condizioni e con quali limiti.

Il film parla silenziosamente con sguardi e gesti, riescendo a bilanciare una grande ironia e uno sguardo indagatorio sull’equilibrio e le ripercussioni emotive di una relazione Master/slave. Il sesso è mostrato in modo esplicito, ma mai ostentato e mai volgare.

Pillion

Anche verso le dinamiche dei ruoli non c’è mai giudizio, né tantomeno un intento di edulcorazione. E il film ci invita a fare altrettanto, a sospendere i nostri preconcetti sulle relazioni standard per ampiare la mente a differenti modi di intendere una soddisfazione relazionale.

Il tutto è reso efficacemente dai ruoli e le performance dei due protagonisti. Harry Melling trasmette un Colin dalle espressioni spaesate e involontariamente comiche, ma capace di una silenziosa determinazione a esprimere sé stesso. Mentre Alexander Skarsgård col suo cipiglio da adone, dà vita a un Ray sì severo e distaccato, ma mai crudele; e all’occorrenza gli bastano poche parole per rivelare la sua affezione.

Pillion

Ciò che Lighton ha realizzato con Pillion è un lavoro incredibilmente delicato e intuitivo, che non scende mai a compromessi sulla natura esplicita della vicenda, ma non rende mai scandaloso ciò che viene mostrato sullo schermo. Nel cuore del film risiede ciò che è il presupposto di ogni relazione: la ricerca della vera compatibilità, di un incontro onesto tra desideri.

8.1
Un lavoro incredibilmente delicato e intuitivo

Pro

  • Buone performance dei protagonisti
  • Tematica non banale sull'espressione sessuale
  • Esplicito, ma mai volgare

Contro

  • Fraintendibile l'approccio al consenso
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