The Mandalorian and Grogu – Recensione
Un mandaloriano fuori dal suo elemento
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Nel partecipare alla proiezione di The Mandalorian and Grogu, sono entrato in sala con uno stato d’animo combattuto. Da una parte l’ebbrezza di tornare al cinema per un nuovo Star Wars e la speranza di lasciarsi alle spalle la scottatura di L’ascesa di Skywalker; dall’altra il timore che credo in molti condividano: un lungometraggio può davvero valorizzare una delle serie meglio riuscite di Lucasfilm degli ultimi anni, che proprio nel formato della serie TV ha trovato il giusto spazio per far respirare la sua lore e i suoi personaggi?
Perché, a prescindere da tutto, è bene essere chiari. Al di là delle dichiarazioni promozionali ufficiali, The Mandalorian and Grogu nasce da una precisa esigenza industriale di Lucasfilm e Disney: riportare Star Wars al cinema dopo anni di progetti inconcludenti, puntando sul prodotto dell’era Disney+ che più di tutti è stato capace di ergersi come fenomeno pop trasversale. Din Djarin e Grogu sono ormai personaggi molto più forti, riconoscibili e commercialmente spendibili di qualunque nuova proposta cinematografica originale, in un momento in cui lo streaming ha perso parte della centralità strategica che aveva nel 2019.
Inizialmente, infatti, era prevista una classica quarta stagione di The Mandalorian, già scritta da Jon Favreau come parte del più ampio intreccio narrativo del cosiddetto “Mandoverse”, con collegamenti diretti agli eventi di Ahsoka e al ritorno di Thrawn. Con il cambio di priorità interne a Lucasfilm, influenzato anche dagli scioperi degli sceneggiatori del WGA nel 2023, quella struttura è stata però rielaborata alla radice per diventare un film autonomo, più accessibile a un pubblico non necessariamente al passo con le stagioni di The Mandalorian o le altre serie interconnesse.

The Mandalorian and Grogu: dove eravamo rimasti
Il finale della terza stagione di The Mandalorian si era concluso in modo insolitamente positivo: dopo la sconfitta di Moff Gideon, Bo-Katan ha assunto il ruolo di sovrana di Mandalore e leader dei Mandaloriani, ora finalmente uniti. Din Djarin ha adottato formalmente Grogu, che diventa anche suo apprendista.
Il film riprende esattamente da qui, e si apre mostrandoci come Din Djarin (Pedro Pascal) si sia dedicato alla causa della Repubblica Galattica, seppur in modo non ufficiale e sempre dietro compenso come cacciatore di taglie. Il suo compito è quello di scovare i signori della guerra imperiali, potenti individui che continuano a tramare nell’ombra per insidiare la Repubblica e far tornare l’Impero.
Dopo una missione di introduzione, Din Djarin riceve dalla colonnella Ward (Sigourney Weaver) un incarico insolito, oltre che eticamente ambiguo: salvare Rotta the Hutt, figlio di Jabba che abbiamo già visto nel lungometraggio animato del 2008 The Clone Wars, nel frattempo cresciuto. In cambio di questo servizio, gli Hutt riveleranno agli ufficiali della Repubblica delle informazioni su un signore della guerra.

Cambio di ritmo
A dispetto delle voci di corridoio precipitose, più interessate a dare in pasto l’indignazione all’algoritmo che a informare, la storia di The Mandalorian and Grogu non è meramente una mancata quarta stagione della serie compressa a forza in un film. La trama è stata rilavorata da zero e non troverete varie sottotrame che si aprono e restano appese; non c’è traccia di Ahsoka o di Thrawn e in generale non sono presenti “agganci” crossmediali dispersivi. Ci sono però graditi rimandi e ritorni di personaggi familiari, uno per tutti (ed evitando spoiler): il buon vecchio Zeb direttamente da Star Wars Rebels, che già aveva fatto capolino nella terza stagione di The Mandalorian.
Sebbene sia intuibile che l’idea iniziale avesse una profondità maggiore, la storia di The Mandalorian and Grogu si adatta coerentemente a un lungometraggio. Quello che non mi ha convinto appieno, tuttavia, è proprio l’inevitabile, ovvero la trasposizione da un format all’altro. The Mandalorian, specialmente nelle prime due stagioni, funzionava bene perché ogni episodio aveva il suo respiro, le missioni di Din Djarin avevano una progressione “poco cinematografica” e più simile a quella di un videogioco, e i rapporti tra i personaggi avevano modo di svilupparsi gradualmente in molteplici occasioni di incontro (o scontro). In The Mandalorian and Grogu inevitabilmente non c’è lo stesso ritmo.
Ci sono però elementi che funzionano particolarmente bene, ad esempio come è stato gestito Rotta the Hutt, che avanza un tema di identità interessante. Din Djarin e Grogu, d’altro canto, rinsaldano la loro unione, ma il filone della loro relazione padre-figlio probabilmente ha raggiunto già la sua completezza.
Un’altra caratteristica ereditata direttamente dalla serie, ma che vi potrebbe stonare in quanto “film di Star Wars”, è che la storia non ha una ripercussione eclatante e incisiva nella cronologia degli eventi principali della saga. Rimanendo fedele al tono della serie, il film racconta degli avvenimenti destinati a rimanere sottocoperta rispetto ai movimenti politici della Galassia.
Perplessità a parte, si tratta di un film ben girato, pieno di momenti di azione intervallati da scene spiritose e qualche “momento aww” che non può mancare per chi ha un debole per Grogu. Le scene d’azione sono particolarmente spettacolari ed efficaci nelle coreografie (anche grazie alla bravura delle controfigure Brendan Wayne e Lateef Crowder) e mi hanno tenuto col fiato sospeso in più di un’occasione.
The Mandalorian and Grogu è un buon film, ma che soffre inesorabilmente di una crisi di identità derivata dalla sua origine come serie TV. L’approccio migliore da adottare quando andrete a vederlo è quello di non aspettarsi un caposaldo nella saga in quanto ad avvenimenti, come ci si aspetterebbe magari da un Episodio principale, ma un lungo episodio autoconclusivo della serie.
Il ritmo è diverso, ma efficace. La spettacolarità non manca. E, nonostante tutto, gli elementi che ci hanno fatto apprezzare The Mandalorian sono tutti presenti. Come trasposizione dal linguaggio seriale a quello cinematografico, però, non credo sia un esperimento riuscito, e personalmente spero che Disney riporti questi personaggi nel loro habitat naturale.
Un buon Star Wars, ma con una crisi d'identità
Pro
- Meno pasticci di trama di quanto ci si potesse aspettare
- Graditi rimandi e ritorni di personaggi familiari
- Scene d'azione ad alta tensione
Contro
- La trasposizione da serie a film non è indolore
- Poco spazio di respiro per i rapporti personali