Recensione ROG Xbox Ally X cosa cambia?
Scopriamo se la nuova ROG Xbox Ally X sarà all'altezza delle aspettative
Se c’è una cosa che abbiamo imparato negli ultimi tre anni, è che il mondo dei videogiochi non riesce più a stare fermo seduto a una scrivania. Siamo diventati una specie nomade. Vogliamo i nostri AAA sul treno, i nostri indie a letto (sotto le coperte, per nasconderci dalle responsabilità della vita adulta) e i nostri emulatori… beh, ovunque. La rivoluzione delle handheld PC, innescata da quella mattonella nera di Valve chiamata Steam Deck, ha scatenato una corsa all’oro che nemmeno nel Klondike. Tutti ci hanno provato: chi con controller staccabili che sembrano telecomandi di astronavi, chi con chip Intel che, diciamocelo, avevano bisogno di un po’ più di affetto, e chi, come ASUS, aveva già piazzato un ottimo colpo con la prima ROG Ally.

Ma oggi, cari lettori, siamo di fronte a qualcosa di diverso. Qualcosa che ha il sapore di un “Level Up” significativo. Oggi mettiamo sotto torchio la ASUS ROG Xbox Ally X. Notate quel “Xbox” nel mezzo? Non è un errore di battitura. È una dichiarazione di intenti. È Microsoft che scende in campo, braccetto con ASUS, per dirci: “Ok, volevate una Xbox portatile? Eccola. O almeno, ecco quanto di più vicino possiamo darvi senza costruire una console chiusa”.
Questa non è una semplice revisione hardware. È un mostro nero, cattivo, costoso e pieno di promesse. Ma le mantiene? Vale la pena ipotecare un rene (o quasi) per portarsela a casa? Mettetevi comodi, perché stiamo per scendere nella tana del bianconiglio in quella che sarà l’analisi più dettagliata, pedante e onesta che leggerete sul web.
Genesi di un Ibrido: Perché “Xbox Ally X”?
Prima di smontare la scocca (metaforicamente, per ora) e contare i transistor, dobbiamo capire la filosofia dietro questo oggetto. Per anni, la community ha implorato Phil Spencer per una console portatile nativa. Immaginatevi una Series S schiacciata in un Game Boy. Il sogno bagnato di ogni abbonato al Game Pass. Microsoft, però, è una software company travestita da hardware company. A loro non interessa vendervi la plastica, interessa vendervi l’abbonamento. E quale modo migliore se non allearsi con il re dell’hardware PC gaming, ASUS?
La ROG Xbox Ally X nasce per colmare il vuoto tra l’esperienza frammentata e “smanettona” del PC gaming portatile e l’immediatezza “accendi e gioca” delle console. Non è solo un PC con i controller. È un tentativo, audace e imperfetto, di domare la bestia Windows 11 e vestirla con l’abito della domenica di Xbox. È una macchina pensata per chi vuole tutto: la libertà di Windows e la comodità della console. Un ossimoro? Forse. Ma quando funziona, è magia pura.

Design ed Ergonomia: Nero è il nuovo Bianco (e meno male)
Dimenticate il bianco candido della prima Ally. Quello era bello nei render, ma nella vita reale era un magnete per lo sporco e faceva risaltare i LED RGB come se foste in una discoteca di Rimini negli anni ’90. La nuova Ally X si presenta in un nero opaco, profondo, che trasuda “Premium” da ogni poro. È una scelta estetica che applaudo fino a spellarmi le mani. Non solo è più elegante e discreta, ma nasconde meglio le impronte e dà all’intero dispositivo un’aria molto più professionale e aggressiva.
Un cambio di passo ergonomico
Ma il colore è solo la punta dell’iceberg. ASUS ha ascoltato. Oh, se ha ascoltato. Ha preso i feedback di milioni di utenti che si lamentavano di crampi alle mani e ha ridisegnato lo chassis.
Le impugnature, i famosi “grips”, sono stati completamente rivisti. Sono più profondi, più pronunciati, più curvi. Se chiudete gli occhi e la impugnate, il cervello vi dirà: “Ehi, questo è un pad Xbox Series X”. La mano riempie perfettamente lo spazio, le dita si avvolgono attorno ai corni laterali in modo naturale, eliminando quella sensazione di precarietà che si aveva col modello precedente, dove sembrava sempre che la console potesse scivolare via come un’anguilla.
La texture superficiale è cambiata. È una micro-trama ruvida, quasi sabbiosa al tatto, che offre un grip eccezionale anche quando le mani iniziano a sudare durante l’ennesimo tentativo contro Malenia. È un piacere tattile che poche altre handheld offrono.
Il Peso della Potenza (e della Batteria)
Parliamo di numeri che contano. La bilancia segna circa 718 grammi. È pesante? Sì. Più di una Switch, più di una Steam Deck OLED. Ma attenzione: il peso è solo un numero se non consideriamo la distribuzione. ASUS ha fatto un lavoro di ingegneria interno magistrale, spostando il baricentro verso i palmi delle mani. Il risultato è che, paradossalmente, la Ally X sembra più leggera di quanto non sia in realtà, perché non c’è quell’effetto leva che vi spezza i polsi dopo mezz’ora di gioco.

Lo spessore è aumentato, e non di poco. Messa di profilo, la Ally X è decisamente più “chunky” della sorella maggiore. Ma, come vedremo tra poco, quello spazio extra non è aria fritta: è vita. È autonomia. È silenzio.
I Controlli: Hall Effect e la Vibrazione che non ti aspetti
Se l’ergonomia è il corpo, i controlli sono gli arti. E qui ASUS ha deciso di fare un trapianto cibernetico di alto livello.
I joystick analogici sono stati sostituiti con moduli ad Effetto Hall. Per i non addetti ai lavori: invece di usare potenziometri fisici che si consumano e causano il drift (il terrore di ogni gamer), usano magneti. Niente contatto, niente usura, niente drift. Mai. Hanno una resistenza leggermente superiore, più “maschia”, che permette una precisione millimetrica negli shooter. Tornare ai vecchi stick dopo aver provato questi è come passare da un volante da corsa a un piatto di plastica.
Un D-Pad degno di questo nome
Il D-Pad è stato rivisto. È un disco sfaccettato, chiaramente ispirato al controller Xbox Elite. È fantastico per i picchiaduro, permettendo di eseguire “mezze lune” con una fluidità imbarazzante, ma è anche preciso per la selezione delle armi o la navigazione nei menu. Il click è soddisfacente, udibile ma non fastidioso.

Grilletti Aptici? Sì, grazie.
Ma la vera chicca, quella che vi farà sorridere come bambini la prima volta che premerete il grilletto in un FPS, è la vibrazione. ASUS ha integrato dei motori di vibrazione lineari non solo nelle impugnature, ma anche dentro i grilletti stessi. Esatto. Quando sparate, sentite il rinculo sotto l’indice. Quando frenate su Forza Horizon 5 e l’ABS entra in funzione, sentite il pedale “grattare”. È un livello di feedback che aggiunge una dimensione tattile al gameplay che su un portatile Windows non avevamo mai visto. Non siamo ai livelli del DualSense di Sony, ma ci siamo dannatamente vicini.
E i tasti posteriori? Quelli che sulla vecchia Ally premevate per sbaglio ogni volta che appoggiavate la console sul tavolo? Sono stati rimpiccioliti e spostati. Ora sono piccoli pulsanti discreti, posizionati strategicamente dove cadono le dita, ma richiedono una pressione volontaria per attivarsi. Fine delle granate lanciate per errore sui vostri compagni di squadra. Alleluia.
Il Display: Un ottimo IPS in un mondo OLED (purtroppo)
Arriviamo alla nota dolente. O meglio, alla nota “conservativa”. Lo schermo.
Sulla carta, e nella realtà, è un ottimo pannello. Parliamo di un LCD IPS da 7 pollici, risoluzione 1920×1080 (Full HD), con un refresh rate di 120Hz e supporto al VRR (Variable Refresh Rate) tramite FreeSync Premium. La luminosità tocca i 500 nits, il che lo rende utilizzabile anche in ambienti ben illuminati.

Ma… (c’è sempre un ma), non è un OLED.
Siamo alla fine del 2024, guardiamo al 2025. Steam Deck ha un OLED. Switch ha un OLED. I nostri telefoni hanno OLED. Su un dispositivo che costa quasi 900 euro, l’assenza di neri perfetti e contrasto infinito si sente, specialmente se siete abituati bene. I neri sono grigi scuri. Nelle scene notturne di Alan Wake 2 o Dead Space, si nota quella leggera luminescenza di fondo tipica degli IPS.
La difesa del VRR
Tuttavia, c’è un motivo tecnico per difendere questa scelta (oltre al risparmio economico per ASUS): il VRR. Il Variable Refresh Rate è la tecnologia salvavita per le handheld. Poiché le prestazioni su questi dispositivi non sono mai stabili (spesso si oscilla tra i 45 e i 55 fps), il VRR sincronizza lo schermo con i frame generati dalla GPU, eliminando scatti (stuttering) e tagli dell’immagine (tearing). Steam Deck OLED non ha il VRR. E vi assicuro che preferisco un gioco fluido su un IPS che un gioco scattoso su un OLED.
Le cornici attorno allo schermo sono ancora un po’ spesse per i canoni moderni. C’era spazio per un 8 pollici? Probabilmente sì, limando i bordi. Ma ASUS ha scelto la via della continuità produttiva. Un piccolo plauso va al nuovo rivestimento in Gorilla Glass Victus DXC, che riduce i riflessi in modo molto più efficace rispetto al passato. Non è opaco (grazie al cielo, odiamo la granulosità degli schermi opachi), ma gestisce bene le luci ambientali.
Hardware: AMD Ryzen Z2 Extreme e l’Era dei 24GB
Apriamo il cofano e guardiamo il motore. Qui non si scherza.
Il cuore pulsante è il nuovissimo AMD Ryzen AI Z2 Extreme. Attenzione alla nomenclatura: non è un rebrand dello Z1. È basato sull’architettura Zen 5 per la CPU (8 core, 16 thread) e, cosa ancora più importante, su RDNA 3.5 per la GPU integrata (la Radeon 890M).
Rispetto alla generazione passata, passiamo da 12 Compute Units a 16 Compute Units. È come passare da un motore 1.6 a un 2.0 turbo. C’è più potenza bruta, più capacità di calcolo parallelo, più muscoli per gestire shader complessi e ray tracing (sì, ray tracing su un portatile, anche se con moderazione).
24 GB di RAM: Il vero “Game Changer”
Ma la vera star dello show, l’upgrade che da solo giustifica l’esistenza di questo modello “X”, è la memoria. Abbiamo 24 GB di RAM LPDDR5X a 8000 MHz.
Perché è così importante? Perché le APU (come questa) condividono la RAM di sistema con la scheda video. Con i vecchi 16 GB, dovevate dare 4 o 6 GB alla GPU, lasciandone solo 10 o 12 a Windows e al gioco. E Windows, si sa, mangia RAM a colazione. Il risultato erano giochi che crashavano, texture che non caricavano o stuttering continuo perché il sistema doveva usare l’SSD come memoria virtuale.
Con 24 GB, potete allocare 8 GB fissi alla VRAM (come una scheda video desktop di fascia media!) e ve ne restano comunque 16 GB interi per il sistema e il gioco. Questo elimina tutti i colli di bottiglia. I giochi respirano. Il multitasking vola. Potete tenere aperto Discord, un browser e il gioco senza che tutto esploda. È la mossa più intelligente che ASUS potesse fare.
Storage: Finalmente M.2 2280
ASUS ha anche corretto il tiro sullo storage. Niente più SSD in formato 2230 (corti, costosi e rari). Ora abbiamo uno slot per SSD M.2 2280 standard, lo stesso dei PC desktop. Arriva con 1 TB di base, ma se volete metterci un 4 TB comprato al Prime Day, potete farlo in 5 minuti svitando poche viti. Libertà totale.

Software: Xbox Full Screen Experience… o quasi?
Ecco il punto cruciale. La collaborazione con Microsoft. All’accensione, non vedrete il desktop di Windows. Vedrete la Xbox Full Screen Experience. È una dashboard bellissima, pulita, navigabile col controller, che ricorda in tutto e per tutto l’interfaccia di una Xbox Series X.
L’idea è nobile: nascondere Windows. Far finta che non esista. E ci riesce bene… per il 90% del tempo. Questa modalità ha un vantaggio tecnico reale: quando è attiva, il sistema “congela” i processi inutili di Windows, liberando risorse CPU e RAM per i giochi.
La Game Bar 2.0
Premendo il tasto Xbox dedicato, si apre una Game Bar potenziata. Lista amici, chat, impostazioni rapide, chiusura giochi. C’è anche un task switcher stile smartphone per passare da un’app all’altra. E la libreria unificata vede tutti i giochi, che siano su Steam, Epic, Battle.net o Ubisoft Connect.
Ma Windows è sempre lì… in agguato
Tuttavia, grattando la superficie, Windows 11 è ancora lì. A volte un launcher richiede un tocco sul touchscreen. A volte Steam si apre in modalità Big Picture sopra l’interfaccia Xbox creando confusione. A volte bisogna usare ancora Armoury Crate SE di ASUS (che c’è ancora, in parallelo) per regolare le ventole o i TDP, creando una ridondanza di opzioni. “Dove cambio i watt? Sull’app Xbox o su quella ASUS?”.
È un passo avanti enorme rispetto al passato, ma non è ancora l’esperienza “chiusa e perfetta” di una console. Richiede quel minimo di pazienza tipica del PC gamer. Se siete allergici a driver e aggiornamenti, tenetelo a mente.
NPU e AI: Promesse per il futuro
Il processore include una NPU da 50 TOPS. Al momento serve a poco nei giochi, ma Microsoft promette l’arrivo di Auto SR (Super Resolution automatica via AI) che dovrebbe funzionare come un DLSS universale a livello di sistema operativo. Se manterrà le promesse, potremo upscalare giochi da 720p a 1080p senza pesare sulla GPU. Per ora è un “pagherò”, ma la tecnologia c’è.
Prestazioni di Gioco: La Prova della Verità
Ok, basta teoria. Come girano i giochi? Ho passato due settimane a torturare questa macchina, e i risultati sono… illuminanti.
L’incremento prestazionale rispetto alla Z1 Extreme non è uniforme. Non aspettatevi un +50% ovunque. La vera magia dell’architettura Zen 5 e RDNA 3.5 si vede nell’efficienza ai bassi wattaggi.

La Zona Magica: 15W – 17W
Qui la Ally X umilia la vecchia generazione. A 15W, ho registrato miglioramenti tra il 40% e il 55% in titoli come The Witcher 3 e Hogwarts Legacy. Significa che potete giocare a dettagli medi/bassi a 1080p (con FSR) mantenendo frame rate giocabilissimi (45-60 fps) consumando pochissimo. È incredibile vedere quanto sia efficiente questo chip quando non viene spinto al limite termico.
Turbo Mode: 30W
Quando si sale a 30W, il divario si riduce. Guadagniamo un 12-15% rispetto alla Z1 Extreme. È comunque un buon boost, utile per stabilizzare i frame rate nei titoli più pesanti, ma non è il salto generazionale che si vede ai bassi consumi.
Esempi Concreti
Cyberpunk 2077
A 1080p, preset medio, FSR Bilanciato e Frame Gen attivo, si gioca tra i 55 e i 65 FPS. La VRAM da 8GB elimina ogni scatto. È un’esperienza incredibilmente solida.
Returnal
Un titolo “rognoso” per la RAM. Qui gira liscio come l’olio, sopra i 40 FPS stabili, dove la vecchia Ally crashava o stutterava pesantemente.
Forza Horizon 5
Si vola sopra i 70 FPS a dettagli alti. Una goduria per gli occhi e per le mani grazie ai grilletti aptici.
Autonomia e Dissipazione: Il Miracolo degli 80Wh
Ed eccoci alla Killer Feature. La batteria.
ASUS ha inserito una batteria da 80 Wh. La vecchia ne aveva 40. Steam Deck ne ha 50. Legion Go ne ha 49.
È letteralmente il doppio della capacità della generazione precedente. E cambia tutto.
Il Test “Oblivion Remastered”
Per testare la durata in uno scenario reale di “gioco lungo ma non troppo pesante”, ho installato Oblivion Remastered (con un bel pacchetto di mod grafiche, perché ci trattiamo bene). Ho impostato il TDP a 10-12W (modalità Silent/Efficiente).
Risultato? 7 ore e 15 minuti.
Avete letto bene. Oltre sette ore di gioco continuo. Potete fare un volo intercontinentale o un viaggio in treno da Milano a Reggio Calabria (con ritardi inclusi) senza mai cercare una presa.

Nei giochi AAA pesanti (Cyberpunk a 25W), si arriva a 2 ore e mezza abbondanti. Prima si moriva dopo 50 minuti. È la differenza tra “posso giocare solo attaccato al muro” e “posso giocare davvero in mobilità”.
Dissipazione: Silenzio, si gioca
Le nuove ventole sono fantastiche. Anche a 30W, il rumore non supera mai i 30-35 decibel. È un fruscio sommesso, per nulla fastidioso. E le temperature? Il SoC sta sugli 80°C, ma la scocca, i tasti e lo schermo rimangono freschi. ASUS ha creato un flusso d’aria che passa anche attraverso lo schermo per raffreddarlo. Geniale.
Connettività Totale
ASUS ha ucciso la porta proprietaria XG Mobile (R.I.P., non ci mancherai). Al suo posto abbiamo DUE porte USB-C sulla parte superiore.
Una è USB 3.2, l’altra è USB 4 / Thunderbolt 4.
Questo significa che potete collegare qualsiasi eGPU standard, dock, monitor, SSD esterni. Potete trasformare la Ally X in un PC fisso potentissimo con un cavo solo.
Verdetto Finale: Il Re è Nero
Prezzo: 899 Euro.
È tanto? Sì.
Li vale? Assolutamente sì, se sapete cosa state comprando.
La ASUS ROG Xbox Ally X non è perfetta. Lo schermo non è OLED, Windows è ancora Windows sotto il cofano. Ma per il resto? È un trionfo ingegneristico.
Ha l’ergonomia migliore della categoria. Ha prestazioni ai bassi wattaggi che fanno impallidire la concorrenza. Ha 24 GB di RAM che la rendono a prova di futuro. E ha una batteria che finalmente rende il termine “portatile” veritiero.
Rispetto a Steam Deck OLED, perde sullo schermo e sull’immediatezza dell’OS, ma vince su tutto il resto (potenza, compatibilità giochi anti-cheat, Game Pass).
Rispetto a Legion Go, vince per autonomia, portabilità e stabilità dei driver (AMD su questo chip ha fatto magie).
Rispetto a MSI Claw… beh, Intel ci sta provando, ma AMD è ancora il re in questo cortile.
Se siete alla ricerca della handheld Windows definitiva, quella che non vi lascia a piedi dopo un’ora e che fa girare i giochi moderni senza compromessi assurdi, la vostra ricerca è finita. La X segna il punto.
Pro:
-
Autonomia mostruosa (80Wh).
-
24 GB di RAM veloci (fondamentali per il futuro).
-
Ergonomia eccellente, da vero controller.
-
Prestazioni ai bassi wattaggi incredibili (Z2 Extreme).
-
Doppia USB-C (addio porta proprietaria).
-
Silenziosa e fresca.
Contro:
-
Schermo “solo” IPS (un buon IPS, ma non OLED).
-
Prezzo impegnativo.
-
Windows 11 richiede ancora un po’ di pazienza ogni tanto.
-
Il software doppio (Xbox + Armoury Crate) crea un po’ di ridondanza.
E voi, amici di GameSource? Siete pronti a fare il grande salto verso questo monolite nero o aspetterete ancora la mossa di Valve per il futuro? Fatecelo sapere nei commenti, siamo curiosi di conoscere la vostra opinione! Se questa recensione vi è stata utile, iscrivetevi al canale YouTube, passate anche a leggere qualche dettaglio su Top Games e attivate la campanellina per non perdere i prossimi approfondimenti tecnici. Alla prossima partita!