Moonbreaker – Recensione Early Access

Recensito su PC

Benvenuti nel microscopico mondo di Moonbreaker, dove possenti generali guidano i loro eserciti in miniatura al fine di trionfare in tatticissimi scontri 1v1. Il PvP la fa da padrone e la eco è quella degli strategici tabletop con misurino a nastro e dadi. Se aggiungiamo alla formula un mondo creato dal celeberrimo Brandon Sanderson, cosa può andare storto? Scopriamolo insieme.

Il regolamento di Moonbreaker si ispira agli skirmish game da tavolo della nostra generazione, poche miniature ben caratterizzate disposte su un tavolo ricco di scenici e ingombri. Siamo dunque lontani dalla popolosità delle armate di Warhammer Fantasy e molto più vicini alla proposta di Age of Sigmar. Ma le influenze sulla struttura di gioco sono più stratificate di quanto si possa immaginare, senza toccare mai la complessità di titoli come Infinity o Malifaux (Bad things happens!).

La volontà dei ragazzi di Unknown Worlds Entertainment è quella di snellire e semplificare le potenzialità della unità singole per sbilanciare il gioco sul posizionamento delle truppe. Scelta ovvia ma non obbligata a mio parere: da una parte abbiamo la necessità di proporre turni di gioco con un countdown veloce, dove l’azione deve essere veloce e intuitiva, dall’altra un impoverimento dell’identità delle singole unità che non riescono a brillare e distinguersi come le corrispettive di un qualsiasi wargame da tavolo.

Moonbreaker - Recensione early access

In Moonbreaker prima di ogni battaglia dovremo scegliere un generale tra i 3 messi a disposizione, ognuno con abilità uniche in grado di dare un senso alla costruzione dell’armata. Abbiamo un picchiatore Melee letale ma lento, un evocatore in grado di scontare il costo delle unità e un super-ranged dotato di mine e riposizionamenti ad area. Il bilanciamento è ok, soprattutto per la grande mole di personalizzazione delle truppe: una decina di unità che schiereremo sul campo usando punti speciali durante i nostri turni.

Uccidere il generale nemico corrisponde alla vittoria. Anche qui viviamo un impoverimento degli scenari e delle missioni vissute negli ultimi 20 anni di storia del genere, che ormai esulano dalla necessità di uccidere truppe e il forte accento è messo sul controllo di quadranti del tavolo e dinamiche più smart. La parola d’ordine è snellire, nella corsa verso la necessità di proporre un titolo dal ritmo tattico ma veloce, onde evitare i turni da 1 quarto d’ora ai quali siamo abituati.

Moonbreaker - Recensione early access

Moonbreaker funziona alla grande una volta scesi in battaglia, i turni sono frenetici e ogni movimento conta. Vincere è davvero soddisfacente e la componente RNG è praticamente azzerata, in più possiamo usufruire di perk passivi da selezionare a inizio scontro che aggiungono quel tocco extra di personalizzazione e sono in grado di fare quel briciolo di differenza da avere un grande impatto nel macro della partita.

Poi arrivano le lootbox. La rarità dei personaggi che li fa evolvere in versioni più performanti. La scarsissima chiarezza delle parametrie evolutive e generiche. Pompare le unità significa sbustare, shardare i doppioni e arrangiarsi con quello che si trova. Sbloccare tutte le unità è più o meno facile, ma potenziarle è un altro discorso. Immaginate di pagare un titolo 30 euro e poi finire nel mondo dei gacha, se già la formula buy to play ammicca esclusivamente agli appassionati, le microtransazioni spingono al refund.

Altra nota dolente del progetto è quello di fregiarsi del nome dell’illustre Brandon Sanderson e poi fornire esclusivamente qualche riga di testo striminzita di ambientazione nella descrizione delle unità. Se mi vendi un prodotto firmato da uno scrittore mi aspetto di leggere una storia o perlomeno di addentrarmi in un mondo dal world building molto ricco (un pochino come Martin in Elden Ring che ha curato la cosmogonia dell’universo di FromSoftware).

Moonbreaker - Recensione early access


A fronte di un titolo chiaramente incompleto, con schermate di menu assenti o ancora in costruzione, un business model più claudicante di Garibaldi dopo la battaglia dell’Aspromonte e un tutorial incompleto che lascia più confusi che orientati, ci sentiamo in dovere di attendere qualche patch prima di emettere un verdetto definito su Moonbreakers, che al momento ammicca esclusivamente agli appassionati dei wargame tabletop. Peccato perché il gameplay in sé è maledettamente divertente, prima di fornire un disastroso senso di frustrazione relativo alla progressione e alla chiarezza di crescita delle proprie unità. È tempo di fare marcia indietro e rivedere la formula proposta, il rischio è quello di passare al free to play nel giro di qualche mese, prima di soffocare e sparire.

7

Pro

  • Gameplay snello e soddisfacente

Contro

  • Microtransazioni
  • Strutturalmente incompleto
  • Pochissima chiarezza di forma
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