Resident Evil 4 Remake Come Capcom ha salvato l’insalvabile

Come Capcom ha salvato un disastro narrativo epocale.

Resident Evil 4 Remake Cover Art del titolo
Resident Evil 4 Remake Cover Art del titolo

Resident Evil 4 non ha bisogno di presentazioni, è universalmente riconosciuto come una pietra miliare, forse il capitolo più venerato dell’intera saga survival horror di Capcom.

Tuttavia, a ventuno anni esatti dal suo debutto su GameCube, è tempo di affrontare una verità scomoda: quel capolavoro rappresenta, a mio avviso, l’inizio della fine per l’età dell’oro di Resident Evil.

So già cosa state pensando, i dati di vendita sono schiaccianti e l’amore della community è inattaccabile; eppure, grattando via la superficie patinata del successo commerciale, emergono criticità strutturali profonde.

Resident Evil 4, nella sua veste originale, ha innescato una metamorfosi irreversibile, minando le fondamenta stesse della serie e trasformandola in qualcosa che, purtroppo, aveva smesso di essere Resident Evil.

Resident Evil 4 e la sua trama martorizzata in favore dell’action puro

Se dobbiamo individuare il vero tallone d’Achille del Resident Evil 4 originale, questo risiede senza dubbio nella sua vacuità narrativa.

All’epoca, la trama fu ridotta a un mero pretesto, un canovaccio quasi inesistente sacrificato sull’altare del gameplay.

L’intero comparto narrativo appariva “prosciugato”, con una lore ridotta all’osso e file di testo del tutto insoddisfacenti per chi cercava approfondimento, ed era abituato ai vecchi capitoli della serie.

Ma l’aspetto più critico era il tono generale: l’opera sembrava una macchietta di sé stessa, una deriva da B-movie volutamente esagerata che cozzava violentemente con l’approccio cupo e serio che la saga aveva mantenuto fino a quel momento.

Emblema di questo disastro era la caratterizzazione di Leon: non più l’agente tormentato, ma uno stereotipo ambulante da film d’azione anni ’90, una caricatura capace solo di lanciare battute ad effetto fuori luogo, spogliando la serie della sua drammaticità originale.

Ma l’aspetto più imperdonabile, il vero tradimento verso i fan storici, risiede nella volontà del gioco originale di fare letteralmente terra bruciata del passato.

Con una mossa di una superficialità disarmante, l’intera trama costruita pazientemente attorno all’Umbrella Corporation è stata liquidata in una manciata di secondi durante il filmato introduttivo.

La giustificazione che “l’Umbrella è crollata per decreto governativo e crollo azionario” suona, ancora oggi, come una beffa.

È una scelta che entra in violenta collisione con la continuità narrativa, ignorando deliberatamente gli eventi di Code Veronica, dove la multinazionale ci veniva mostrata ancora nel pieno del suo terrificante potere.

Ma soprattutto, cancella con un colpo di spugna off-screen il finale stesso di quel capitolo, rendendo vana la promessa solenne di Chris e Claire Redfield di abbattere personalmente il colosso farmaceutico.

Ci hanno negato la resa dei conti epica che aspettavamo da anni, risolvendo la trama principale con una scusa burocratica.

I capitoli successivi si sono quindi trovati costretti a un ingrato lavoro di “manutenzione straordinaria”, tentando disperatamente di colmare le voragini di coerenza spalancate dalla narrazione di Resident Evil 4.

Titoli come Umbrella Chronicles e Resident Evil 5 sono nati quasi con l’obbligo morale di mettere una pezza a quel vuoto, cercando di ricostruire a posteriori gli eventi mancanti.

Tuttavia, nonostante gli sforzi profusi per ricollegare i fili, sanare completamente un disastro narrativo di tale magnitudo si è rivelata un’impresa impossibile.

Il danno strutturale alla lore era ormai troppo profondo e nessuna operazione di retconning successivo è mai riuscita davvero a cancellare la sensazione che un pezzo fondamentale di storia sia stato amputato in modo irreversibile.

Resident Evil 4 Originale Sezione di gameplay nel villaggio
Resident Evil 4 Originale Sezione di gameplay nel villaggio

Il disastro di Separate Ways

E poi c’è la questione del Separate Ways originale, su cui sarebbe meglio stendere non un velo, ma un sudario pietoso.

Nato come contenuto bonus esclusivo per incentivare l’acquisto della versione PlayStation 2, questo add-on rappresenta, a mio avviso, uno dei punti più bassi toccati dall’intero franchise.

Nella mia personale classifica, questo DLC merita un posto d’onore nell’Olimpo al contrario dei peggiori prodotti targati Resident Evil, sedendo allo stesso tavolo di disastri dimenticati come Gun Survivor 2 e Resident Evil Gaiden.

Ludicamente era il nulla cosmico: non un’avventura ragionata, ma una “horde mode” glorificata, un corridoio lineare di nemici riciclati da abbattere nei panni di Ada senza alcun guizzo di level design.

La narrativa era ridotta al lumicino, un pretesto tenuto in piedi da qualche incrocio fugace con Leon e dalle statiche chiamate radio di Wesker, il tutto privo di una vera anima.

Tuttavia, il nadir assoluto dell’esperienza, il punto in cui il gioco tocca il fondo raschiandolo con violenza, è rappresentato dallo scontro con la nave da guerra.

Definire questa sezione “frustrante” sarebbe un eufemismo: è un autentico calvario, una delle sequenze più mal calibrate e punitive che io abbia mai avuto il dispiacere di affrontare in tutta la mia carriera videoludica.

In questa fase non c’è nulla da salvare, nessun barlume di lucidità nel design.

È un concentrato di meccaniche rotte, hitbox dubbie e scelte di gameplay ingiuste che sembrano messe lì apposta per testare la pazienza del giocatore piuttosto che la sua abilità.

Siamo di fronte a un fallimento sistemico totale: una sezione tecnicamente imbarazzante, priva di qualsiasi pregio artistico o ludico, che merita semplicemente di essere cestinata e dimenticata.

Resident Evil 4 Separate Ways La dannatissima nave da guerra
La dannatissima nave da guerra

Come il remake ha salvato l’insalvabile

Fortunatamente, la decisione di Capcom di giocare la carta del Remake si è rivelata provvidenziale, trasformandosi in una vera e propria operazione di chirurgia narrativa.

Gli sceneggiatori hanno avuto il coraggio e l’intelligenza di riscrivere ampie porzioni della trama, rendendola finalmente organica e coerente con la lore pluridecennale della saga.

Questo processo di “pulizia” ha cancellato le ingenuità più problematiche del passato, mandando in damnatio memoriae quella dannatissima, sbrigativa frase sulla fine dell’Umbrella per “motivi politici”, restituendo al crollo della corporazione il peso che meritava.

Ma il vero miracolo è avvenuto sul cast: figure che un tempo erano semplici macchiette bidimensionali sono state elevate e dotate di una scrittura solida e motivazioni credibili.

Certo, forse non raggiungiamo le vette di introspezione psicologica e character development toccate con Resident Evil Village, che sotto questo aspetto resta l’apice della serie moderna, ma il salto di qualità rispetto alla sceneggiatura da B-movie del 2005 è netto, tangibile e assolutamente lodevole.

Una postilla su Separate Ways “remake”

Infine, è doveroso dedicare un plauso scrosciante al trattamento riservato a Separate Ways, rilasciato a diversi mesi di distanza dal gioco base, questo contenuto rappresenta finalmente un’esperienza degna di tale nome, il riscatto definitivo per la campagna di Ada Wong.

Capcom ha operato una riscrittura totale, ricostruendo il DLC da zero per renderlo infinitamente più coeso e interconnesso con la trama principale.

È stato svolto un lavoro di epurazione mirata, rimuovendo chirurgicamente tutte le sezioni problematiche e frustranti dell’originale: la scomparsa della famigerata nave da guerra è un atto di misericordia di design che accogliamo con un sospiro di sollievo.

Al suo posto, abbiamo guadagnato contenuti di assoluto valore, come la sorprendente sottotrama dedicata al Verdugo (l’U-3 reimmaginato). Un’aggiunta inedita e apprezzatissima che non solo arricchisce la lore, ma offre una sfida intensa che colma i vuoti narrativi lasciati in sospeso nel 2005.

Resident Evil 4 Separate Ways Una delle bossfight con il Verdugo
Una delle bossfight con il Verdugo

In conclusione Capcom ha veramente compiuto il miracolo

Tirando le fila di questa lunga disamina, il verdetto è inequivocabile: Capcom non si è limitata a un semplice rifacimento, ma ha compiuto un autentico miracolo di restauro.

Con Resident Evil 4 Remake, gli sviluppatori sono riusciti nell’impresa titanica di sanare la trama e blindare la struttura di un titolo che, se osservato con occhio critico e spogliato dell’effetto nostalgia, si rivelava narrativamente disastroso.

È paradossale come l’originale venga ancora oggi venerato da molti come “il migliore della saga”, spesso ignorando deliberatamente le sue evidenti voragini strutturali e le sue incongruenze; eppure, serviva proprio questo remake per svelarne il vero potenziale inespresso.

Questa riedizione rappresenta il riscatto definitivo dell’opera: trasforma quello che era un eccellente sparatutto (ma un pessimo Resident Evil) in un capitolo finalmente coeso, maturo ed effettivamente degno di portare con orgoglio il nome della serie di cui fa parte.

Infine vi lascio il mio scorso editoriale su Resident Evil 3 Remake, ed il link per acquistare Resident Evil 4 Remake da Steam.

Vai alla scheda di Resident Evil 4 Remake
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