MIO: Memories in Orbit – Recensione
Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.
Per il panorama indie il 2026 si apre in maniera più che positiva con l’uscita della piccola perla dello studio di sviluppo Douze Dixièmes: MIO: Memories in Orbit. Si tratta di un metroidvania che cerca di riproporre formule consolidate ma volendo dare una propria impronta.
MIO concede ai giocatori un’esperienza di circa 25 ore fortemente atmosferica, dove l’esplorazione, l’ambientazione e la direzione artistica si impongono come pilastri fondamentali dell’intera avventura.
Sarebbe comunque poco corretto descrivere MIO come un titolo privo di difetti; tuttavia, questi vengono in gran parte compensati da tutto il contorno che lo studio francese ha creato su misura per l’avventura della piccola unità protagonista Mio.
MIO: Memories in Orbit, un mondo che si svela lentamente
Come accennato, MIO: Memories in Orbit basa la sua esperienza sulle potenti scosse emotive che è in grado di regalare il mondo di gioco nella sua essenza. Un mondo a cui non siamo introdotti in alcun modo.
Insieme a Mio ci troviamo catapultati in questa realtà senza sapere nulla di ciò che è successo all’interno del Vascello e di come questo funzioni. Le prime ore possono per questo frastornare, poiché non è ben chiaro qual è lo scopo della nostra avventura e prendere il via con le meccaniche su cui si basa il mondo di gioco può risultare complicato.

Nonostante questo, una volta acquisita una certa padronanza tutto verrà a galla in maniera graduale, un sogno sbiadito che man mano diventa realtà. Essenziali in questo caso sono i racconti che ci vengono fatti dalle altre unità che popolano il mondo, attraverso le quali abbiamo la possibilità di ricreare tutti gli avvenimenti precedenti all’inizio della nostra avventura.
Infatti, Mio non sarà sola in questo viaggio. Potrà contare sull’aiuto di altre unità che gli permetteranno in vari modi di ottenere upgrade, strati di protezioni aggiuntivi, modificatori e altri vantaggi. Poi ci sono le unità nemiche: queste sono variegate e ben inserite in ogni ambientazione del Vascello.
Il gioco non prende per mano il giocatore, vuole che sia quest’ultimo ad assaporare tutto ciò che lo circonda pezzo per pezzo: non sono presenti, infatti, indicatori, liste di obiettivi, aiuti di alcun genere, c’è solo un mondo sotto forma di nave spaziale che viene a galla piano piano.
La criticità che si potrebbe riscontrare in questo senso è la voluta cripticità, in certi casi esasperata, che rende alcune fasi del gioco lente e compassate, spezzando in alcuni casi il ritmo e rendendo maggiormente difficoltoso l’approccio ai neofiti.
In questo senso, va sottolineato come il ritmo del gioco lo decida il giocatore. Ognuno ha la possibilità di scegliere se “tirare dritto” verso il proprio obiettivo oppure perdersi nella ricerca di qualsiasi cosa il Vascello abbia da regalare: che sia una sfida con un boss segreto oppure il più inutile dei collezionabili. Il procedimento che personalmente consiglio di adottare è il secondo, in quanto il gioco è strutturato proprio per questo, perdersi e quasi dimenticarsi dove si era diretti.

MIO è una storia raccontata per frammenti
La storia parla di Mio, una piccola unità che ha il ruolo di Custode all’interno del Vascello, una enorme astronave che per un misterioso motivo ha smesso di funzionare, dando vita ai “tremori” che provocano lo spegnimento delle unità più deboli e causando l’estinzione della razza dei Pellegrini.
Nella sua avventura Mio dovrà recuperare le Voci delle Perle: si tratta di macchine che, come gli organi di un organismo, gestiscono e regolano in ogni aspetto il Vascello. Infatti, è tramite la cooperazione e l’armonia delle Perle che il Vascello ha funzionato prima del malfunzionamento che ha spezzato questo equilibrio. L’obiettivo di Mio è dunque quello di ricreare questo equilibrio preesistente.
Il tema fondamentale, come suggerito anche dal titolo del gioco, è quello della memoria. Quello che deve fare la piccola Mio non è solo cercare di salvare il Vascello ma ricostruirne la memoria. Tutto quello che appartiene al mondo di gioco dà la sensazione di essere nuovo ma al tempo stesso già visto.
Una situazione che provoca nel giocatore un forte coinvolgimento emotivo, immedesimandosi sia nei panni di Mio, che vede tutto come assoluta novità, sia nei panni delle altre unità sopravvissute che conservano la memoria di tutto.

Un’identità visiva e sonora di grande impatto: il punto di forza di MIO
Il punto di forza di MIO: Memories in Orbit è sicuramente il comparto artistico e sonoro. In questo senso ci troviamo di fronte ad un piccolo capolavoro. Un mondo colorato, con sfumature stile acquerello che caratterizzano in maniera inequivocabile il mondo di gioco creato da Douze Dixièmes. Si tratta di un’identità visiva riconoscibile, unica per certi aspetti.
A questo si aggiunge un sound design di livello notevole. Dalla riproduzione dei passi di Mio alle musiche di sottofondo che cambiano in base all’ambiente in cui ci si trova. Tutto è incastrato in maniera sublime andando a creare un’atmosfera suggestiva che avvolge il giocatore e non lo lascia più andare.
Un mondo ben strutturato e che per di più non soffre di alcuna carenza a livello tecnico. Tutto funziona perfettamente.

Quando l’azione passa in secondo piano…
Arrivando alle note meno liete c’è da evidenziare come il sistema di combattimento in alcuni frangenti lasci un po’ a desiderare. Va comunque considerato che non è il punto su cui lo studio francese ha voluto basare l’avventura di Mio, ma alcune criticità ci sono.
Innanzitutto, non essendo molto diversificato e prevedendo solo una combo di colpi base, la possibilità di schivare e l’utilizzo di alcuni “accessori”, i combattimenti risultano spesso un po’ ripetitivi.
In più, per quanto riguarda l’utilizzo degli “accessori” nel combattimento, questo si limita quasi sempre alla Forcina. La Forcina permette a Mio di utilizzare degli appigli per poter raggiungere posizioni sopraelevate e, nelle fasi di combattimento, raggiungere i nemici che fluttuano. Per di più ho trovato spesso il suo utilizzo un po’ troppo rigido e difficile da gestire.
Tuttavia, le boss fight riescono ad essere stimolanti al punto giusto e, pur non rappresentando un livello di difficoltà estremo per chi mangia pane e metroidvania, per chi non è avvezzo a questo genere saranno sfide impegnative che metteranno alla prova i propri riflessi e la propria pazienza.
Voglio specificare nuovamente che le criticità in merito al sistema di combattimento possono essere comprensibili, in quanto l’obiettivo non è quello di mettere alla prova il giocatore in quel senso, ma allo stesso tempo ci sono e vanno tenute in considerazione.

Conclusioni
In conclusione, ritengo MIO: Memories in Orbit un buonissimo prodotto che fa del comparto tecnico e artistico il suo vero punto di forza. La creazione di questo mondo che grida ad alta voce “esplorami!” abbinata ad una trama che viaggia sempre su quel limbo tra il detto e non detto va a stuzzicare in maniera non indifferente la curiosità del giocatore come in pochi altri titoli.
Non sono ad ogni modo assenti le criticità. Come analizzato, la poca diversificazione del sistema di combattimento può risultare monotono arrivati ad un certo punto della storia ed in più l’utilizzo della Forcina è spesso macchinoso e frustrante.
Un altro aspetto critico rappresenta quello che abbiamo evidenziato come punto di forza e che, in molti casi, può trasformarsi in una forte problematica: il mondo di MIO a volte è molto criptico, spesso troppo.
Chi non è abituato ad una tipologia di giochi che non forniscono alcuno strumento per poter comprendere dove ci si trova e dove si è diretti può risultare un grosso problema. MIO rimane comunque un gioco accessibile ai più e il suo obiettivo è proprio questo. Tuttavia, nel cercare di non snaturare la sua essenza, delle volte potrebbe rendere le cose difficili per chi non padroneggia questo tipo di avventure.
In sostanza, MIO è un’esperienza che invita a rallentare, osservare e lasciarsi trasportare. È un titolo che premia la curiosità e la pazienza. Un metroidvania solido, che trova la sua forza nell’atmosfera più che nella sfida pura.
Un metroidvania solido, che trova la sua forza nell’atmosfera più che nella sfida pura.
Pro
- Comparto artistico di altissimo livello
- Esplorazione avvolgente
- Narrazione ambientale e tematiche efficaci
Contro
- Sistema di combattimento poco profondo
- Utilizzo della Forcina rigido e macchinoso
- Alle volte troppo criptico nella progressione