Dragon Quest VII Reimagined – Recensione

Recensito su PlayStation 5

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Se devo essere completamente onesto, quando è stato annunciato Dragon Quest VII Reimagined non ho fatto proprio i salti di gioia. L’ennesimo remake di un vecchio capitolo della saga non mi entusiasmava più di tanto, e speravo invece di ricevere notizie sullo sfuggente Dragon Quest XII.

Fortunatamente però, posso dirvi fin da ora che la mia opinione sul titolo è stata completamente ribaltata, e con Dragon Quest VII Reimagined sono pronto a raccontarvi il perché.

Dragon Quest VII Reimagined Recensione: Un Nuovo Inizio

Quella messa in campo da Square Enix con Dragon Quest VII Reimagined è un’operazione piuttosto singolare, molto diversa dai remake dei primi capitoli dello storico franchise ideato da Yuji Horii che sono usciti nel corso degli ultimi anni, e nel caso non l’abbiate già fatto vi invito a recuperare le recensioni di DQ III HD-2D Remake e di DQ I & II HD-2D Remake prima di procedere con la lettura.

Dragon Quest VII Reimagined non è infatti un’operazione puramente nostalgica volta a riproporre sulle console moderne un titolo ormai vetusto che nessuno oggi giocherebbe nella sua forma originale. Un remake di questo tipo è infatti già uscito nel 2013 su Nintendo 3DS, integrando tutta una serie di migliorie ed aggiustamenti tecnici per svecchiare l’esperienza del capitolo originale.

Reimagined è invece un remake che, come dichiara a gran voce il sottotitolo del gioco, reimmagina completamente l’avventura raccontata ben 26 anni fa su PlayStation, tanto nello storytelling quanto nella presentazione visiva e ludica. Dal punto di vista narrativo, la storia è stata resa più coerente, alcuni contenuti riempitivi sono stati eliminati e gli eventi principali sono stati riordinati ed approfonditi in modo da rendere l’intera esperienza più chiara e coesa.

Tutto questo però è stato fatto con un grande rispetto verso l’opera originale, senza quindi mai andarne a snaturare l’anima e tutte quelle caratteristiche uniche del titolo del 2000 che l’hanno reso a suo tempo uno dei capitoli più controversi della saga.

Dal punto di vista ludico invece, come vedremo approfonditamente più avanti, in Dragon Quest VII Reimagined sono state introdotte tutta una serie di nuove feature che permettono al gioco da una parte di essere più accessibile e godibile, dall’altra anche molto più immediato e meno tedioso rispetto alla controparte originale.

Un Fantasy Classico

La storia di Dragon Quest VII Reimagined è piuttosto semplice, e segue gli stilemi classici del genere di riferimento e più in generale della serie. Il protagonista è un giovane schivo e riservato che vive in una piccola isola chiamata Estard, sperduta in mezzo a un oceano apparentemente infinito. Gli abitanti del villaggio credono fermamente che la loro terra sia l’unico luogo abitato dell’intero pianeta.

Questa stasi viene rotta da Kiefer, il figlio del sovrano locale e migliore amico del protagonista, che rifiuta di accettare una verità così limitata. Il ragazzo è convinto che il mondo nasconda segreti ben più grandi oltre l’orizzonte e decide di coinvolgere il nostro eroe in un piano per esplorare l’ignoto. Inizia così una caccia al tesoro che si trasforma rapidamente in un viaggio epico attraverso il tempo.

Il gruppo scoprirà infatti che il passato è la chiave per ricostruire il presente, affrontando una minaccia demoniaca che mette a rischio l’intero pianeta.

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In Dragon Quest VII Reimagined la visuale può essere ruotata a 360 gradi.

L’Eredità di Toriyama

Il design dei personaggi principali di Dragon Quest VII Reimagined risulta forse un po’ anonimo rispetto a quello dei più illustri capitoli della saga, ma porta l’inconfondibile firma del maestro Akira Toriyama, donando al titolo uno stile fiabesco e immediatamente riconoscibile da ogni appassionato. Il protagonista ricorda esteticamente un curioso mix tra un elfo di Babbo Natale e il celebre Link della serie di The Legend of Zelda.

Sebbene le linee siano semplici, l’espressività donata dalla matita di Toriyama rende ogni creatura e ogni scontro di Dragon Quest VII Reimagined visivamente appagante e pieno di personalità vibrante. Kiefer ad esempio rappresenta il motore dell’avventura, mentre Maribel aggiunge quel tocco di pepe con il suo carattere tipico delle eroine scritte per questa storica saga videoludica.

Ogni paesaggio sembra uscito da un libro di fiabe illustrato dove i colori pastello si mescolano a un senso di meraviglia costante per l’esploratore. Questo progetto dimostra come si possa innovare un genere mantenendo intatto lo spirito genuino che ha reso grande il gioco di ruolo nipponico negli anni novanta.

La bellezza del lineare

Dragon Quest VII è stato considerato un gioco atipico quando è uscito sulla prima console Sony, molto diverso dai capitoli che l’avevano preceduto e con una progressione piuttosto frammentata. Il principale loop di gioco ruota attorno alla scoperta dei frammenti delle mappe che sbloccano l’accesso a nuove isole. Nel titolo originale queste erano trattate quasi come storie fini a se stesse e non contribuivano in modo evidente al quadro generale della storia del gioco.

In Reimagined questo aspetto è stato completamente rivisto ed integrato in modo organico alla progressione della trama, andando ad eliminare le lungaggini che affliggevano il capitolo originale. La scoperta dei frammenti è ora legata al completamento degli eventi della storia ed è per questo anche più guidata. La struttura lineare viene così valorizzata e garantisce all’avventura un ritmo costante senza mai cadere nella monotonia o nella noia.

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La mappa del mondo di Dragon Quest VII Reimagined.

In viaggio con stile

Anche l’esplorazione ha beneficiato di molto più che una semplice svecchiata, e spostarsi nel mondo di gioco è diventato estremamente semplice e veloce grazie all’introduzione del teletrasporto, disponibile fin dalle battute iniziali dell’avventura. Esplorare non risulta così mai frustrante ed è inoltre molto generoso nel fornire ricompense a chi decide di deviare leggermente dal percorso principale.

L’esplorazione viene infatti premiata con oggetti rari e pezzi di equipaggiamento che rendono soddisfacente ogni minuto passato a rovistare nei barili o negli armadi delle abitazioni. Ogni borgo e ogni dungeon sembrano poi costruiti a mano con una grande cura per il dettaglio che invita il giocatore a ruotare continuamente la visuale.

La telecamera offre infatti una visuale isometrica che è però ruotabile a trecentosessanta gradi permettendo di ammirare ogni angolo nascosto delle ambientazioni realizzate dal team di sviluppo. Questo stile dona profondità agli oggetti e alle superfici rendendo l’esplorazione un vero piacere per la vista.

Il sistema di Combattimento che ha fatto Storia

Il sistema di combattimento di Dragon Quest VII Reimagined, come da tradizione, mantiene lo stile classico a turni tipico della serie ma introduce miglioramenti significativi che lo rendono moderno e incredibilmente reattivo nei controlli. Gli incontri casuali sono stati quasi totalmente eliminati lasciando visibili i mostri sulla mappa di gioco tranne quando ci si trova a navigare in mare aperto.

Questa scelta permette al giocatore di decidere se ingaggiare battaglia o cercare di aggirare le creature per raggiungere l’obiettivo con maggiore rapidità e sicurezza. Una meccanica interessante riguarda la possibilità di attaccare i nemici alle spalle per ottenere un vantaggio tattico immediato durante il primo turno dello scontro.

Inoltre in Dragon Quest VII Reimagined è stata implementata una funzione che permette di eliminare istantaneamente i mostri molto più deboli del proprio gruppo senza neanche entrare nella schermata di battaglia. Queste aggiunte rendono il ritmo di gioco fluido e dinamico evitando inutili perdite di tempo durante le fasi di potenziamento dei personaggi e delle loro vocazioni.

Da un certo punto dell’avventura infatti ai personaggi sarà concesso cambiare vocazione, ovvero la classe di appartenenza. Questo significa poter sbloccare nuove abilità che cambiano radicalmente l’approccio agli scontri, permettendo di costruire build molto varie per ogni evenienza. Tra queste c’è anche la Frenesia, l’abilità speciale utilizzabile durante gli scontri che garantisce un potenziamento temporaneo all’eroe che la utilizza.

Cambiare vocazione è inoltre l’unico modo per poter sbloccare i poteri più forti e potenziare gli eroi del gruppo, al netto però di un momento iniziale in cui si sarà sprovvisti di ogni abilità. Infatti le abilità apprese nella precedente vocazione non saranno utilizzabili dopo la modifica, e sarà importante quindi scegliere il momento più opportuno per sperimentare con una nuova vocazione.

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Una scena di combattimento di Dragon Quest VII Reimagined.

Accessibilità prima di tutto

Anche sul fronte dell’accessibilità il team ha deciso di introdurre importanti cambiamenti volti a migliorare la cosiddetta quality of life del titolo. Ad esempio, gli indizi forniti dai compagni di viaggio, che indicano la strada da seguire per raggiungere il prossimo obiettivo, sono opzionali e permettono a chi preferisce un approccio classico di non sentirsi troppo guidato durante le indagini.

Questa flessibilità rende Dragon Quest VII Reimagined più accessibile rispetto ai precedenti capitoli, trovando un punto di equilibrio ideale sia per i neofiti che per i veterani. L’interfaccia utente e la gestione dei menu sono state inoltre velocizzate rendendo quasi ogni operazione semplice e rapida da eseguire. Tuttavia, la schermata dell’equipaggiamento poteva essere gestita meglio, dato che bisogna uscire dal menu di un personaggio per poter passare all’altro.

Nonostante la fluidità generale dell’opera, si notano inoltre ancora alcune piccole lungaggini nelle scene di intermezzo, che alle volte risultano eccessivamente lente e spezzano leggermente il ritmo della narrazione. La reattività del motore grafico garantisce caricamenti istantanei tra una zona e l’altra mantenendo elevata l’immersione nel mondo di gioco.

Il fascino dei Diorama

A livello grafico, Dragon Quest VII Reimagined è una vera gioia per gli occhi, e taglia nettamente i ponti con i recenti remake dei primi capitoli della saga, abbandonando lo stile HD-2D tanto caro a Square Enix e abbracciando completamente una nuova forma visiva.

Il team di sviluppo ha deciso infatti di utilizzare la tecnica dei diorama, ispirandosi un po’ a quanto già fatto dal papà di Final Fantasy Hironobu Sakaguchi con la sua ultima opera, Fantasian, di cui vi invito a recuperare la nostra recensione. Gli sviluppatori hanno scolpito bambole dettagliatissime per ogni personaggio, utilizzando anche tessuti reali per i loro abiti, prima di scansionarle e animarle digitalmente in tre dimensioni.

Questo approccio regala alla grafica del gioco uno spiccato sapore artigianale, con i personaggi che ad un primo sguardo possono sembrare quasi fatti di pongo, ma che prendono vita grazie ad animazioni magistrali che li integrano perfettamente nel mondo di gioco. L’effetto finale a schermo è quello di osservare uno splendido mondo in miniatura che prende vita sotto i propri occhi.

L’abbandono dell’HD-2D

Personalmente, credo che l’estetica del gioco rappresenti uno dei principali punti di forza dell’intera produzione, e trovo quindi doveroso premiare il coraggio del team di sviluppo. La scelta di non utilizzare l’HD-2D anche per Dragon Quest VII Reimagined in favore di questa nuova direzione è stata a mio avviso ottima ed è riuscita a portare una ventata d’aria fresca nell’universo di DQ.

Il perfetto connubio tra tradizione e modernità si riflette anche negli effetti di luce che risultano estremamente convincenti e capaci di valorizzare ogni angolo delle mappe di gioco. Puntare su un approccio così artigianale rispetto a soluzioni più standardizzate è stata una mossa vincente e potrebbe rappresentare il nuovo standard produttivo per i futuri remake o spinoff della saga.

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Il menu di Dragon Quest VII Reimagined.

L’Eco dell’avventura

Il comparto audio di Dragon Quest VII Reimagined si attesta sui livelli altissimi a cui la saga ci ha da sempre abituato, con le composizioni orchestrali che sottolineano magistralmente ogni momento epico vissuto dai protagonisti. Il tema principale e le musiche delle varie regioni poi, trasmettono il senso di avventura tipico della saga e contribuiscono a definire lo stile dell’esperienza.

Il doppiaggio in lingua originale è di ottima qualità e aiuta a dare voce e anima ai diversi personaggi, rendendoli ancora più umani. Si avverte tuttavia una certa assenza di linee di dialogo parlate nella maggior parte dei momenti meno importanti, che avrebbero sicuramente potuto beneficiare di una copertura vocale più costante.

Nonostante questa piccola mancanza, l’atmosfera creata dal comparto sonoro contribuisce in modo determinante a creare quel tipico sapore da gioco di ruolo d’altri tempi che ci aspetta da un prodotto di questo tipo, valorizzando ogni strumento impiegato per dare vita alla colonna sonora del maestro Koichi Sugiyama.

Va inoltre sottolineata anche l’ottima traduzione dei testi in italiano, che risulta sempre chiara e adatta al contesto, senza alcuno strafalcione o errore di traduzione.

Dragon Quest VII Reimagined Recensione: Conclusione

Dragon Quest VII Reimagined è, senza ombra di dubbio, uno dei migliori capitoli usciti negli ultimi anni. Nonostante infatti non fosse uno di quelli più osannati da critica e pubblico, Square Enix è stata in grado di elevare il titolo praticamente sotto tutti i punti di vista, realizzando un esperienza godibile, spensierata e ludicamente convincente.

Con una storia semplice ma efficace, una grafica deliziosa ed un gameplay asciutto e divertente, Dragon Quest VII Reimagined riesce a fondere perfettamente tradizione e modernità, e offrire a qualunque tipo di giocatore un’esperienza all’altezza delle aspettative.

Non serve infatti essere fan della serie o aver giocato ai capitoli precedenti per apprezzare quest’opera, che Square Enix ha saputo valorizzare con maestria correggendo i difetti del capitolo originale che l’avrebbero reso ostico per il pubblico moderno.

La data di lancio ufficiale di Dragon Quest VII Reimagined è fissata per il 5 febbraio 2026 e il gioco sarà disponibile su PlayStation 5, Nintendo Switch, Nintendo Switch 2, PC e Xbox Series. Vi ricordo anche che se volete provare il gioco con mano prima di acquistarlo è anche disponibile una demo gratuita.

Il migliore Dragon Quest Remake in circolazione? Dragon Quest VII Reimagined - Recensione

Ecco la nostra videorecensione di Dragon Quest VII Reimagined.

8.5
Il miglior remake di Dragon Quest in circolazione

Pro

  • Graficamente delizioso grazie alla tecnica del diorama e le splendide animazioni
  • Narrativamente più coeso che mai
  • Sistema di combattimento semplice e moderno

Contro

  • Scene di intermezzo alle volte un po' troppo lunghe
  • Il doppiaggio avrebbe forse meritato più spazio
Vai alla scheda di Dragon Quest VII: Reimagined
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