10 Souls Like che possono essere tuoi a meno di 25 euro
Alcuni tra i migliori souls like della storia dei videogiochi che sono disponibili ad un prezzo folle!
Benvenuti, Non-Morti prescelti, Cacciatori della Notte, Senzaluce in cerca dell’Anello e Marionette ribelli. Se siete atterrati su questa pagina, è molto probabile che condividiate con noi una forma molto specifica, socialmente accettata e stranamente gratificante di masochismo digitale: l’amore viscerale per i videogiochi che non hanno paura di prendervi a calci nei denti.
C’è qualcosa di inspiegabile, quasi mistico e trascendentale, in quella scritta scarlatta che recita “YOU DIED” (o “SEI MORTO”) quando appare sullo schermo. Per il giocatore medio, quella scritta rappresenta un fallimento, un muro invalicabile, un motivo di frustrazione che porta al “rage quit”. Per noi, invece, è un invito. È il gioco che si china verso di noi e ci sussurra all’orecchio con voce roca: “Non sei ancora abbastanza bravo. Non hai osservato bene. Riprova. Impara il pattern. Adattati. Vinci”.
Il genere Souls-like, nato dalla mente geniale e meravigliosamente sadica di Hidetaka Miyazaki con Demon’s Souls e poi esploso in un fenomeno culturale globale con la trilogia di Dark Souls, ha cambiato per sempre il panorama videoludico moderno. Ha reintrodotto il concetto di sfida e di rispetto per l’intelligenza del giocatore in un mercato che, per anni, ci stava abituando a essere presi per mano con tutorial infiniti e indicatori di missione lampeggianti. Ha trasformato la narrazione da un filmato passivo cinematografico a un’archeologia attiva (la cosiddetta environmental storytelling), dove la storia del mondo non ti viene raccontata, ma va cercata nelle descrizioni criptiche degli oggetti, nelle statue in rovina e nell’architettura dei livelli.
Tuttavia, nel 2026 c’è un altro Boss difficile da battere quanto Malenia, Lama di Miquella, o il Re Senza Nome: il prezzo dei videogiochi. Oggi, per portarsi a casa un’esperienza “Tripla A” al Day One, servono cifre che spesso sfiorano gli 80 euro. Una somma che fa male al portafogli più di quanto una spadata di un boss con arma +10 faccia male alla nostra barra della vita.
Ma noi di GameSource abbiamo una missione: dimostrarvi che non serve spendere un patrimonio per godere (e soffrire) ai massimi livelli qualitativi.
Abbiamo scandagliato il mercato digitale, analizzato le offerte dei siti di Key più affidabili e monitorato i saldi di Steam con la precisione di un cecchino per portarvi una lista che ha dell’incredibile. Abbiamo selezionato 10 Souls-like devastanti, capolavori tecnici e artistici, che costano tutti, rigorosamente, meno di 25 euro. Alcuni di questi costano addirittura meno di un abbonamento mensile a un servizio di streaming o di una pizza gourmet.
Stiamo parlando di pietre miliari che hanno definito il genere, di nuove uscite sorprendenti che stanno riscrivendo le regole, di esperimenti indie coraggiosi e di mostri sacri della grafica in Unreal Engine 5. Preparatevi a un viaggio lungo, pericoloso e affascinante attraverso mondi in rovina, futuri distopici cyberpunk e incubi fiabeschi. Mettetevi comodi, lucidate la vostra arma preferita, assicuratevi di avere abbastanza fiaschette Estus e preparatevi a morire. Ecco la classifica definitiva.
Dark Souls 3: L’Apice della Saga e la Danza Finale del Fuoco
Il Compimento della Visione di Miyazaki
Iniziamo la nostra scalata non con un titolo a caso, ma con quello che per molti rappresenta il punto più alto, raffinato e completo dell’intera produzione FromSoftware prima dell’avvento dell’open world di Elden Ring. Dark Souls 3 non è solo un videogioco; è la conclusione epica di un viaggio durato anni. A un prezzo che si aggira intorno ai 20 euro, questo titolo rappresenta l’investimento più sicuro per chiunque voglia capire cosa significa “Souls-like” nella sua accezione più pura e moderna.
Hidetaka Miyazaki, dopo aver sperimentato la velocità frenetica e l’aggressività di Bloodborne, è tornato alla sua saga principale portando con sé quelle lezioni. Il risultato è un sistema di combattimento che mantiene la pesantezza tattica e lo scudo del primo Dark Souls, ma inietta una dose di fluidità e velocità che rende ogni scontro una danza mortale.

Un Mondo al Collasso: Lore e Ambientazione
L’ambientazione di Dark Souls 3 è forse la più evocativa mai creata. Ci troviamo alla “Fine del Fuoco”. Il mondo non è solo in rovina; sta letteralmente collassando su se stesso. Il Regno di Lothric è il punto di convergenza geografica e temporale dove tutte le terre delle epoche passate si stanno scontrando. Vedrete castelli che si contorcono, cattedrali che sprofondano e un sole morente che cola nel cielo come cera fusa, dando all’intero gioco una palette cromatica apocalittica e malinconica.
Voi siete una “Fiamma Sopita” (Unkindled), un essere che non è riuscito a diventare cenere nel ciclo precedente, risorto dalla tomba per un compito disperato: riportare i “Signori dei Tizzoni” sui loro troni e tentare di vincolare il fuoco ancora una volta, ritardando l’inevitabile oscurità. La narrazione è potente, piena di richiami al primo capitolo (tornare ad Anor Londo sarà un colpo al cuore per i veterani) e chiude cerchi narrativi lasciati aperti per anni.
Gameplay: Weapon Arts e Boss Fight Leggendarie
La grande innovazione di gameplay rispetto ai predecessori sono le Weapon Arts (Abilità dell’Arma). Ogni arma, oltre agli attacchi leggeri e pesanti, possiede un’abilità speciale che consuma Punti Armonia (PA). Questo aggiunge uno strato di profondità incredibile: spadoni che permettono affondi con iper-armatura, katane che eseguono estrazioni rapide in stile samurai, pugnali che permettono schivate fulminee.
Ma dove Dark Souls 3 brilla davvero è nei Boss. Questo capitolo vanta la migliore selezione di scontri dell’intera trilogia.
Pensate ai Guardiani dell’Abisso, una legione di non-morti che combattono tra loro in una danza di fuoco e sangue; o al Pontiff Sulyvahn, con le sue due spade e le sue combo infinite che richiedono riflessi sovrumani. E poi c’è lui, il boss opzionale che è diventato leggenda: il Re Senza Nome. Cavalcare le nuvole in una tempesta per sfidare un dio della guerra a cavallo di un drago è un’esperienza che giustifica da sola il prezzo del biglietto.
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Lies of P: Il Capolavoro che Nessuno si Aspettava
Quando Pinocchio Incontra la Belle Époque
Se c’è un gioco che ha saputo raccogliere l’eredità spirituale di Bloodborne quando FromSoftware sembrava averla dimenticata, quello è Lies of P. Sviluppato dallo studio coreano Neowiz, questo titolo è stato accolto inizialmente con scetticismo (“Un Souls-like su Pinocchio? Davvero?”), per poi rivelarsi una delle sorprese più incredibili degli ultimi anni. A meno di 20 euro, vi portate a casa un prodotto rifinito, elegante e brutalmente appagante.
L’Atmosfera di Krat: Eleganza e Terrore
Dimenticate il castello medievale o la foresta incantata. Lies of P ci trasporta nella città di Krat, una metropoli ispirata alla Parigi della Belle Époque, ma in una versione distorta e terrificante. Krat era la città del futuro, resa prospera dalla scoperta dell’Ergo e dalla creazione di automi servitori. Ma qualcosa è andato storto: la “Frenesia dei Burattini” ha trasformato i servitori robotici in macchine di morte che hanno massacrato la popolazione.
Voi siete P, un burattino speciale creato da Geppetto.
La vostra unicità risiede in una caratteristica fondamentale: potete mentire. Nel mondo di gioco, i burattini sono vincolati dal Grande Patto a dire sempre la verità e obbedire agli umani. Voi no. Questa meccanica narrativa influenza il gameplay, portandovi a fare scelte morali che determineranno la vostra “umanità” e quale dei tre finali sbloccherete.

Un Gameplay Chirurgico: Assemblaggio e P-Organ
Il sistema di combattimento di Lies of P è tecnico e preciso. Si basa molto sulla parata perfetta (Perfect Guard): parare al momento esatto non solo annulla i danni, ma contribuisce a riempire la barra di stordimento del nemico e può addirittura spezzare l’arma dell’avversario.
L’innovazione più grande, però, è il sistema di Assemblaggio delle Armi. Quasi ogni arma nel gioco è composta da due parti: la Lama e l’Impugnatura. Potete smontarle e ricombinarle a piacimento. Volete la lama pesante di una gigantesca chiave inglese montata sull’impugnatura veloce di un fioretto? Potete farlo. La lama determina il danno e la portata, l’impugnatura determina il moveset (le mosse) e lo scaling con le statistiche. Le combinazioni sono centinaia e permettono di creare lo stile di gioco perfetto per voi.
Aggiungete a questo il Braccio a Legione, un braccio meccanico sinistro che funge da gadget (lanciafiamme, rampino, scudo esplosivo), e il sistema di potenziamento tramite il L’Organo P (un albero delle abilità complesso), e avrete un RPG profondo e sfaccettato.
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Remnant 2: L’Evoluzione della Specie
Non Chiamatelo Solo “Dark Souls con le Pistole”
Quando uscì il primo Remnant: From the Ashes, fu una sorpresa inaspettata. Gunfire Games aveva dimostrato che le meccaniche dei Souls (schivate con i-frames, falò/checkpoint, boss punitivi, cure limitate) potevano funzionare perfettamente anche in uno shooter in terza persona. Con Remnant 2, il team ha preso quella formula e l’ha elevata all’ennesima potenza, creando uno dei giochi action più rigiocabili e divertenti del decennio. E trovarlo sotto i 10 euro è, onestamente, un furto legalizzato.
Generazione Procedurale 2.0: Un Gioco Infinito
La premessa è un mix affascinante di sci-fi e fantasy oscuro. L’umanità è stata decimata dai Root, un’entità vegetale interdimensionale che corrompe la realtà. Voi siete un Viaggiatore che deve attraversare la Pietra dei Mondi per visitare universi paralleli e fermare la minaccia alla radice.
Ciò che rende Remnant 2 unico è la sua gestione della generazione procedurale. Non stiamo parlando di semplici stanze mescolate a caso. Qui, intere linee narrative, biomi, NPC, quest secondarie e Boss cambiano a ogni “roll” della campagna.

Potreste finire il gioco una volta e non aver visto il 50% (o forse più) dei boss o delle armi disponibili. In una partita potreste trovarvi a Losomn, una città vittoriana gotica fusa con un regno fatato dove gli abitanti impazziti bruciano le streghe, mentre in un’altra partita potreste finire su N’Erud, un costrutto sci-fi gigantesco alla deriva nell’universo al termine della sua vita.
Il Sistema degli Archetipi e il Gunplay
Il gameplay si basa sugli Archetipi (le classi). Remnant 2 permette di equipaggiare due archetipi contemporaneamente, combinando le loro abilità passive e attive.
C’è il Medico per curare il team, il Cacciatore per i danni critici dalla distanza, il Pistolero per la cadenza di fuoco, ma anche classi uniche come l’Addestratore (Handler), che vi fornisce un cane da combattimento capace di attaccare, attirare l’aggro e persino rianimarvi se andate a terra.
Il feeling delle armi è pesante e soddisfacente, e le Mod delle armi (abilità speciali) permettono di fare cose assurde come evocare tentacoli spaziali, creare scudi di energia o sparare proiettili curativi. I Boss sono progettati magnificamente, richiedendo non solo mira, ma posizionamento e comprensione delle meccaniche. Inoltre, è uno dei pochi Souls-like perfettamente bilanciato per la cooperativa a tre giocatori.
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Enotria: The Last Song – Il “Summer Souls” Italiano
Quando il Sole Diventa il Nemico
In questa lista piena di mostri sacri, siamo orgogliosi di inserire un titolo che parla italiano. Sviluppato da Jyamma Games, Enotria: The Last Song è un atto di coraggio creativo. In un genere dominato da castelli gotici, paludi velenose, nebbie perenni e oscurità, Enotria accende la luce.
Definito dagli sviluppatori come un “Summer Souls”, il gioco è ambientato in un mondo fantastico ispirato all’Italia del Mediterraneo, bagnato da un sole accecante, circondato da mari cristallini, scogliere bianche e campi di girasoli.
Il Canovaccio e le Maschere del Cambiamento
Ma non lasciatevi ingannare dai colori vivaci e dalla musica che richiama la pizzica e la tarantella. Sotto questa bellezza solare si nasconde un orrore statico. Il mondo è bloccato nel “Canovaccio”, una recita eterna e corrotta che ha intrappolato i suoi abitanti in ruoli fissi, privandoli del libero arbitrio come burattini di carne.
Voi siete la “Maschera del Cambiamento”, l’unico essere libero da un ruolo predefinito, con il compito di uccidere gli Autori che tengono in scacco la realtà.
La meccanica centrale del gameplay è il sistema delle Maschere. Sconfiggendo nemici e boss, potete raccogliere le loro maschere e indossarle. Ogni maschera non è un semplice equipaggiamento estetico, ma rappresenta un vero e proprio “Loadout” (classe) con statistiche, abilità e bonus passivi unici.
Il gioco vi permette di equipaggiare fino a tre maschere contemporaneamente e di passare da una all’altra in tempo reale durante il combattimento con la pressione di un tasto. Potreste iniziare lo scontro con una maschera pesante da tank, passare a una maschera agile per una serie di colpi rapidi e finire con una maschera focalizzata sull’Ardore (la magia del gioco) per scatenare un incantesimo finale.
Unreal Engine 5 e Innovazione
Tecnicamente, Enotria sfrutta l’Unreal Engine 5 per restituire texture della pietra, dei tessuti e della vegetazione incredibilmente realistiche. La meccanica dell’Ardore permette anche di manipolare la realtà: il protagonista può usare questo potere per svelare passaggi segreti o cambiare la struttura del livello, aprendo nuove strade in quella che sembrava una semplice piazza di paese. A meno di 8 euro, supportare questo progetto è un dovere morale oltre che un piacere ludico.
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Returnal: Il Loop della Follia Sci-Fi
Roguelike, Bullet Hell e Anima Souls
Pur non essendo un “Souls-like” nel senso stretto di RPG medievale, Returnal ne condivide l’anima nera: difficoltà brutale, apprendimento attraverso la morte, atmosfera opprimente e narrazione criptica. Originariamente esclusiva PS5 e ora disponibile su PC, a meno di 20 euro state acquistando un titolo che al lancio ne costava 80 e che rappresenta un’eccellenza tecnica assoluta.
Atropos e il Ciclo Temporale
Vestite i panni di Selene Vassos, un’astronauta della ASTRA che disobbedisce agli ordini per inseguire un misterioso segnale chiamato “Ombra Bianca” e si schianta sul pianeta alieno Atropos. Ma la morte non è la fine. Ogni volta che Selene muore, si risveglia nella cabina di pilotaggio della sua nave, pochi istanti prima dello schianto. È intrappolata in un loop temporale. E peggio ancora, il pianeta cambia conformazione a ogni ciclo (elementi Roguelike).

Il gameplay è un ibrido frenetico e ipnotico. È uno sparatutto in terza persona mescolato con meccaniche Bullet Hell (Inferno di Proiettili). I nemici non si limitano a spararvi; riempiono lo schermo di pattern geometrici di sfere di energia al neon che dovrete schivare con scatti millimetrici mentre correte, saltate e sparate. Il ritmo è molto più alto di un Dark Souls, ma la tensione è la stessa: un errore può costare caro.
Horror Psicologico e Narrazione Frammentata
Returnal non è solo azione adrenalinica. È un profondo horror psicologico. Tra un ciclo e l’altro, esplorerete una replica della casa terrestre di Selene che appare inspiegabilmente sulla superficie aliena. Queste sequenze in prima persona, lente e terrificanti (alla P.T.), svelano lentamente i traumi del passato della protagonista, mescolando la minaccia aliena con i demoni interiori.
Visivamente è uno spettacolo: particellari ovunque, nebbia volumetrica, design alieno alla Giger e un sound design che vi farà accapponare la pelle. La difficoltà è elevata: morire significa ricominciare quasi da zero, perdendo armi e potenziamenti temporanei, ma mantenendo alcuni progressi permanenti (come il rampino o la spada). È la definizione di “ancora una partita”.
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Lords of the Fallen (2023): Il Riscatto Next-Gen
Due Mondi Paralleli, Un Solo Incubo
Attenzione a non confonderlo con il titolo omonimo del 2014 (che era mediocre). Questo Lords of the Fallen, sviluppato da Hexworks, è un reboot spirituale che punta tutto sulla potenza tecnologica e su una meccanica di gioco rivoluzionaria: il dualismo dei mondi in tempo reale.
Realizzato in Unreal Engine 5, il gioco è visivamente sbalorditivo. Le texture delle armature, i riflessi sulle pozzanghere di sangue, l’illuminazione globale… è uno dei primi veri assaggi di cosa possono fare le nuove tecnologie nel genere Action RPG. L’art direction è cupissima, un dark fantasy estremo che pesca a piene mani dall’immaginario horror religioso.
La Lampada Umbral: Axiom e Umbral
La vera innovazione, però, è la Lampada Umbral. Il mondo di gioco è diviso in due realtà sovrapposte che esistono simultaneamente: Axiom (il regno dei vivi) e Umbral (il regno dei morti).
Mentre esplorate Axiom, potete alzare la vostra lampada in qualsiasi momento per “sbirciare” nell’Umbral. Magari c’è un ponte fatto di colonne vertebrali giganti nell’Umbral dove nell’Axiom c’è solo un burrone invalicabile. O magari c’è un passaggio segreto.

Ancora più interessante è la meccanica della morte. Se venite uccisi nell’Axiom, non morite davvero. Venite espulsi violentemente nell’Umbral. Qui avete una “seconda possibilità” per combattere e trovare un totem di uscita per tornare tra i vivi. Ma attenzione: l’Umbral è un luogo terrificante. Più tempo ci passate, più l’attenzione dell’ambiente cresce, facendo spawnare mostri sempre più forti e numerosi che vi daranno la caccia.
Un Gameplay Pesante e Brutale
Il combattimento è più veloce rispetto al vecchio capitolo, ma mantiene una fisicità notevole. Sentite il peso delle armi e dell’armatura. Il gioco offre una vastità di build impressionante, con tre scuole di magia distinte (Radiosità, Inferno e Umbral) che cambiano radicalmente l’approccio agli scontri.
I boss sono colossali e spesso richiedono di interagire con la lampada per rimuovere le loro protezioni nell’Umbral (“scorticarne l’anima”) mentre si combatte nel mondo reale. È un sistema che richiede una ginnastica mentale costante e che, una volta padroneggiato, dà enormi soddisfazioni.
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Code Vein Deluxe Edition: Vampiri, Anime e Stile
Il “Waifu Souls” che Sorprende per Profondità
Spesso etichettato scherzosamente (o superficialmente) come “Anime Souls”, Code Vein di Bandai Namco è molto più di una semplice versione giapponese di Dark Souls con occhi grandi e capelli colorati. È un Action RPG solido, con un sistema di combattimento veloce e una delle meccaniche di gestione delle classi più flessibili e intelligenti mai viste nel genere. A meno di 10 euro per la Deluxe Edition (che include i DLC), è un affare mostruoso.
Siamo in un futuro post-apocalittico dove il mondo è stato devastato dalle “Spine del Giudizio”. Voi siete un Revenant, un vampiro creato artificialmente per combattere i mostri, che ha perso la memoria e deve bere sangue per sopravvivere e non trasformarsi in un “Perduto” (un ghoul senza cervello).
Codici Sanguigni: La Libertà Totale
La prima cosa che colpisce è l’Editor del Personaggio. È, senza esagerare, uno dei migliori editor mai creati. Potete passare ore a scolpire il volto, scegliere tra centinaia di acconciature, accessori, vestiti e trucchi per creare il protagonista perfetto. In un genere dove spesso il personaggio è coperto da un elmo pesante per tutto il gioco, Code Vein vi invita a mostrare il vostro stile.

Il cuore del gameplay è il sistema dei Codici Sanguigni (Blood Codes). Questi fungono da classi interscambiabili. Invece di essere bloccati in una scelta fatta all’inizio del gioco (come “Guerriero” o “Mago”), qui potete cambiare Codice Sanguigno in qualsiasi momento dal menu. Trovate il codice di un Berserker? Equipaggiatelo e le vostre statistiche si adatteranno alle armi pesanti. Trovate quello di un Caster? Equipaggiatelo e sbloccherete magie di sangue devastanti.
Ancora meglio, potete “masterare” le abilità di un codice per usarle mentre ne avete equipaggiato un altro, permettendo di creare build ibride infinite e personalizzate.
La storia è tipicamente anime: melodrammatica, piena di sacrifici eroici, amicizie profonde e colpi di scena. Ma funziona. Il gioco vi assegna quasi sempre un compagno controllato dalla IA (il Buddy System) che vi segue e vi aiuta in combattimento, rendendo l’esperienza molto più accessibile per i neofiti del genere Souls, senza però renderla banale.
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AI LIMIT: Il Futuro del Souls-Like è Orientale
Cyberpunk, Desolazione e Combattimento Aggressivo
In una lista dominata da fantasy medievali occidentali, AI LIMIT rappresenta una boccata d’aria fresca al sapore di olio motore, circuiti bruciati e polvere di cemento. Sviluppato dallo studio cinese Sense Games, questo titolo è una gemma nascosta che merita molta più attenzione di quella che ha ricevuto.
L’ambientazione è un futuro post-apocalittico in cui la civiltà è crollata secoli fa e il mondo è invaso da mostri biomeccanici e una sostanza corrotta chiamata “Fango”. Lo stile artistico è un cel-shading di altissima qualità che ricorda un incrocio tra Nier: Automata e Code Vein, ma con un’identità tutta sua, molto più cupa, silenziosa e malinconica.
Arrisa e il Ritmo della Battaglia
Voi vestite i panni di Arrisa, una Blader, un’androide da combattimento (o un essere sintetico molto avanzato) di ultima generazione, con il compito di salvare l’ultima città rimasta, Havenswell.
Il gameplay si distacca dalla lentezza metodica dei Souls classici. Qui non si aspetta dietro uno scudo. Arrisa è veloce, agile e letale. Il sistema di combattimento premia l’aggressività e l’uso delle abilità speciali. Arrisa può usare diverse armi, dalle spade lunghe ai guanti da combattimento pesanti, e ogni arma ha un moveset unico che può essere concatenato con le abilità del braccio cibernetico e mosse finali spettacolari.

Ciò che colpisce di AI LIMIT è l’atmosfera. C’è un senso di solitudine e tristezza che permea le rovine della città, tra grattacieli sventrati e fogne infestate. La narrazione è spesso criptica, affidata a file di testo e dialoghi con i pochi sopravvissuti, ma costruisce un mondo coerente. I boss sono duelli spettacolari 1 contro 1 che sembrano danze mortali, dove schivare all’ultimo secondo e contrattaccare è fondamentale.
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Hell is Us: L’Esperimento Visionario
Esplorazione Organica e Rifiuto degli Aiuti
Avvicinandoci alla fine della classifica, troviamo un titolo che rappresenta un rischio, un esperimento e un investimento sul futuro del medium. Hell is Us è un gioco che sfida le convenzioni moderne di design. Diretto da Jonathan Jacques-Belletête (il celebre art director di Deus Ex: Human Revolution), questo gioco è ambientato in un paese fittizio devastato contemporaneamente da una guerra civile e da un’invasione sovrannaturale chiamata “la Calamità”. Creature bianche, senza volto, simili a statue di marmo inquietanti, vagano per le rovine.
Nessuna Bussola, Solo Istinto
La caratteristica rivoluzionaria di Hell is Us è l’assenza totale di “Hand-holding” (aiuti al giocatore).
Non c’è una mini-mappa.
Non c’è una bussola in alto sullo schermo.
Non ci sono segnalini missione che vi dicono “Vai qui” o “Uccidi 0/5 nemici”.
Il gioco vi chiede di fare una cosa che i titoli moderni hanno dimenticato: ascoltare e osservare. Se un NPC vi dice “Ho sentito dei rumori strani vicino alla vecchia quercia a nord del mulino a vento”, dovete trovare visivamente il mulino, guardare la posizione del sole o i riferimenti geografici per capire dov’è il nord, e cercare la quercia. È un ritorno all’esplorazione organica, dove il giocatore deve usare il cervello e l’orientamento, non seguire un puntino sul GPS come uno zombie.

Il combattimento è tattico e brutale, mescolando armi medievali (spade, lance, asce) con tecnologia moderna, in particolare un drone che vi accompagna. I mostri della Calamità non possono essere feriti dalle armi normali finché il drone non li distrae o non rompe le loro difese sovrannaturali. Realizzato in Unreal Engine 5, offre scorci visivi di una bellezza desolata che vi rimarranno impressi.
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Dark Souls Remastered: Il Padre di Tutto
Dove Tutto Ebbe Inizio (O Quasi)
Chiudiamo questo cerchio di sofferenza e gioia tornando alle origini. Non si può parlare di Souls-like senza citare Lui. Il gioco che ha dato il nome al genere. Il mito. Dark Souls Remastered. Trovarlo sotto i 20 euro è un segno del destino: se non lo avete mai giocato, dovete farlo ora. Se l’avete già giocato, è tempo di tornare a Lordran.
Uscito originariamente nel 2011, Dark Souls ha insegnato al mondo che i videogiochi potevano ancora essere difficili, misteriosi, punitivi e non lineari.
La versione Remastered porta il gioco a 60fps stabili (fondamentale, specialmente nella famigerata Città Infame che nella versione originale su console girava a scatti rendendola un incubo tecnico) e pulisce le texture e gli effetti particellari, mantenendo però intatta l’atmosfera originale, sporca e opprimente.
Il Level Design Perfetto
Perché giocarlo oggi, nel 2025? Perché il Level Design di Dark Souls 1 rimane, ancora oggi, insuperato e materia di studio per i game designer. Il mondo di Lordran non è una serie di livelli separati caricati in sequenza; è un unico, gigantesco organismo interconnesso verticalmente in modo geniale.
Scoprirete un ascensore in una chiesa dopo 10 ore di gioco che vi riporta inaspettatamente al Santuario del Legame del Fuoco iniziale, facendovi esclamare “Ah, ma sono qui!”. La coerenza geografica di questo mondo è un capolavoro di architettura virtuale.

Qui incontrerete i boss che sono entrati nella leggenda e nei meme: i Gargoyle della Campana, il Demone Capra (e il suo claustrofobico “sgabuzzino”), il tragico Sif il Grande Lupo Grigio e, ovviamente, la coppia più famosa e temuta della storia del gaming: Ornstein l’Ammazzadraghi e Smough il Giustiziere.
Il combattimento è più lento e metodico rispetto a DS3 o Bloodborne. Qui non si spamma la schivata. Qui si alza lo scudo, si studia il nemico, si aspetta l’apertura, si colpisce una volta e si torna in difesa. La pazienza è la virtù dei forti.
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Il Valore della Sfida per veri gamer
Siamo giunti alla fine di questa discesa negli inferi (e ritorno). Abbiamo visto come, con un budget massimo di 25 euro a titolo, sia possibile portarsi a casa alcune delle esperienze videoludiche più intense, longeve e artisticamente valide mai create.
Il genere Souls-like non è solo “difficoltà fine a se stessa”. È atmosfera, è mistero, è la soddisfazione impagabile di superare un ostacolo che, solo un’ora prima, sembrava insormontabile. È una lezione di vita digitale: fallire non è la fine, è parte integrante del processo di apprendimento.
Che scegliate la tradizione classica di Dark Souls, l’eleganza meccanica di Lies of P, la follia procedurale di Remnant 2 o il calore italiano di Enotria, sappiate che state facendo un affare. Questi giochi offrono un rapporto qualità/prezzo/ore di gioco che ha pochi rivali nel mercato odierno.
Ora tocca a voi, coraggiosi guerrieri della tastiera e del joypad. Quale di queste sfide accetterete per prima? Siete pronti a morire, morire e morire ancora, fino a raggiungere la gloria? Fatecelo sapere nei commenti qui sotto!
Se questa guida vi è stata utile per orientarvi nel mondo masochista dei Souls-like economici, ricordatevi di iscrivervi al nostro canale YouTube Top Games. Lì troverete gameplay, guide ai boss e altre classifiche per spendere poco e giocare tanto. Attivate la campanellina, lucidate lo scudo e… Lodate il Sole!