RIDE 6 Recensione

Recensito su PlayStation 5

Prima di arrivare al suo picco con Ride 6, Milestone ha attraversato stagioni creative profondamente diverse, ma c’è un elemento che ha sempre rappresentato il cuore pulsante dello studio milanese: la guida.

Tutto ebbe inizio nel 1995 con Screamer, quando il team – allora noto come Graffiti – muoveva i primi passi nel mondo dei racing game con un’impostazione fortemente arcade e spettacolare.

Un’eredità che oggi torna sotto i riflettori grazie al reboot di Screamer, in uscita il 26 marzo 2026, ma che già allora mostrava una sensibilità particolare per il feeling tra veicolo e giocatore.

Col passare degli anni, quella sensibilità si è progressivamente spostata verso le due ruote, trasformandosi in una vera e propria vocazione.

Milestone ha costruito la propria autorevolezza alternando produzioni su licenza – prima SBK, poi MotoGP – inevitabilmente legate a una cadenza annuale spesso penalizzante sul piano creativo, a progetti più liberi e identitari.

È in questo spazio che la serie RIDE ha trovato la propria ragion d’essere: una piattaforma capace di raccontare il motociclismo come cultura, passione e stile di vita, prima ancora che come competizione.

RIDE 6 impennata
In Ride 6, Milestone alza l’asticella

Con RIDE 6, in uscita il 12 febbraio su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC (Steam ed Epic Games Store), Milestone arriva a una sintesi matura di questo percorso.

Dopo tre anni di sviluppo e con la scelta netta di abbandonare le piattaforme di precedente generazione, RIDE 6 non punta alla rivoluzione, ma alla definizione più chiara e consapevole della propria identità.

È il capitolo che raccoglie tutto ciò che la serie ha costruito negli anni e lo riorganizza in una visione coerente, solida e dichiaratamente celebrativa.

RIDE 6 vittoria
Lo scopo dei giocatori è diventare il miglior pilota del Ride Fest

RIDE 6 Recensione | Una dichiarazione d’amore per le due ruote

RIDE 6 è, prima di tutto, una lettera d’amore al motociclismo. Il parco moto è il più ampio mai visto nella serie e attraversa decenni di storia delle due ruote, affiancando supersportive moderne, naked aggressive, classiche iconiche, prototipi racing e modelli storici.

A queste si aggiungono categorie inedite come maxi enduro e bagger, che ampliano ulteriormente la varietà dell’esperienza e testimoniano la volontà di raccontare il motociclismo in tutte le sue declinazioni, non solo quelle legate alla pista.

La varietà non è soltanto numerica. Ogni moto ha un carattere ben definito: peso, inerzia, risposta del motore e comportamento in curva cambiano sensibilmente da una categoria all’altra.

Cambiare mezzo significa cambiare approccio mentale alla gara, soprattutto quando si riducono le assistenze. RIDE 6 riesce così a trasmettere l’idea della moto come estensione dell’identità del pilota, non come semplice strumento per vincere una corsa.

Ride Fest: una carriera aperta, tra libertà e struttura

Il cuore pulsante di RIDE 6 è rappresentato dalla modalità carriera Ride Fest, una struttura che segna un’evoluzione chiara e consapevole rispetto al passato.

Milestone abbandona definitivamente la rigidità dei campionati tradizionali per costruire un’esperienza più libera e modulare, organizzata attorno a un hub centrale che funge da punto di raccordo per tutte le attività disponibili.

Ride Fest è concepita come un grande festival motociclistico permanente, un contenitore dinamico in cui il giocatore è libero di costruire il proprio percorso verso il successo, decidendo quando, come e con quali moto competere.

La progressione non segue binari prestabiliti, ma si sviluppa attraverso una costellazione di eventi che permettono di definire la propria identità di pilota, alternando discipline, categorie e stili di guida.

La varietà delle attività contribuisce a rendere l’esperienza inizialmente molto coinvolgente. All’interno di Ride Fest convivono infatti diverse modalità di gara, ognuna con una propria identità.

Si passa dalle gare singole, ideali per eventi rapidi o per prendere confidenza con una nuova moto, ai testa a testa, sfide dirette contro un singolo avversario che spesso assumono un valore simbolico nella progressione.

Non mancano le gare endurance, più lunghe e impegnative, in cui entrano in gioco concentrazione, costanza e gestione del ritmo, così come le Super Pole, prove ad alta tensione in cui tutto si decide in un solo giro lanciato, alla ricerca della prestazione perfetta.

A completare il quadro ci sono i mini campionati, strutturati su tre gare e comprensivi di sessioni di qualifica, che rappresentano l’esperienza più vicina ai campionati tradizionali.

Qui è richiesta continuità di rendimento, capacità di adattamento ai tracciati e una gestione più strategica delle competizioni, offrendo una sfida più strutturata rispetto agli eventi singoli.

L’hub di Ride Fest non è soltanto il punto di accesso agli eventi, ma anche il centro nevralgico della gestione del parco moto.

Il giocatore può infatti accedere a due negozi distinti: uno dedicato alle moto nuove, sempre disponibili all’acquisto, e uno riservato alle moto usate, che introduce una delle meccaniche più interessanti dell’intera carriera.

Il catalogo dell’usato si aggiorna in maniera procedurale, con rotazioni periodiche che possono includere modelli rari, configurazioni speciali e componenti disponibili solo per un tempo limitato, in una soluzione che richiama chiaramente la filosofia di Gran Turismo o Tourist Trophy.

Questo sistema aggiunge una dimensione quasi collezionistica alla progressione, incentivando il giocatore a tornare regolarmente nell’hub per controllare le nuove disponibilità e cogliere occasioni che potrebbero non ripresentarsi.

L’acquisto delle moto diventa così parte integrante dell’esperienza e non un semplice passaggio funzionale, rafforzando il senso di crescita e di appartenenza al mondo di gioco.

Nelle fasi più avanzate della carriera, Ride Fest introduce uno degli elementi più riusciti e simbolicamente forti dell’intero pacchetto: le sfide contro i campioni leggendari.

Questi eventi speciali sono costruiti come vere e proprie boss fight, confronti diretti contro piloti iconici che rappresentano il culmine del percorso del giocatore.

Si tratta di gare più impegnative, spesso legate a condizioni specifiche e a un livello di difficoltà superiore, pensate per mettere alla prova tutto ciò che si è imparato fino a quel momento.

Sconfiggere questi campioni non ha solo un valore narrativo, ma anche concreto: una volta vinte, queste sfide permettono di ottenere la moto del campione affrontato, oltre a tute, caschi e accessori esclusivi per la personalizzazione dell’avatar.

È una ricompensa tangibile e fortemente tematica, che trasforma questi scontri finali in obiettivi ambiti e memorabili, rafforzando il senso di progressione e di conquista.

Con il passare delle ore, tuttavia, emerge anche uno dei limiti strutturali di Ride Fest. Nonostante la buona varietà di modalità e la presenza di momenti di forte impatto come le boss fight, la struttura di base degli eventi tende a ripetersi, e la sensazione di scoperta iniziale si attenua progressivamente.

La carriera resta solida, coerente e ben inquadrata, ma avrebbe beneficiato di una maggiore evoluzione delle attività per mantenere costante il senso di novità fino alle fasi finali.

Questa soluzione aggiunge una dimensione quasi collezionistica alla carriera, incentivando il giocatore a tornare regolarmente nell’hub per controllare le nuove disponibilità e cogliere occasioni irripetibili.

L’acquisto delle moto diventa così parte integrante della progressione, non un semplice passaggio obbligato.

Sul lungo periodo, tuttavia, Ride Fest mostra anche uno dei limiti più evidenti del titolo. Pur cambiando moto, ambientazione e contesto, la struttura degli eventi tende a ripetersi, e la varietà fatica a crescere quanto la quantità di contenuti disponibili.

La carriera resta solida e coerente, ma rischia di perdere mordente nelle sessioni più prolungate.

RIDE 6 gara TT
Le gare ispirate al Tourist Trophy vi metteranno alla prova

Bridgestone Riding School: imparare davvero a guidare

All’interno di Ride Fest trova spazio una delle novità più riuscite e significative di RIDE 6: la Bridgestone Riding School, realizzata in collaborazione con Bridgestone.

Non si tratta di un semplice tutorial, ma di un vero e proprio percorso formativo, pensato per accompagnare il giocatore verso una guida precisa, consapevole e tecnicamente corretta.

La prima fase della Riding School è dedicata alle basi fondamentali della guida in moto: gestione del gas e del freno, bilanciamento del peso, impostazione della traiettoria ideale, controllo della stabilità in ingresso e uscita di curva.

Ogni lezione è costruita attorno a sfide specifiche, che isolano un singolo aspetto tecnico e obbligano il giocatore a padroneggiarlo prima di passare al successivo.

Il percorso si evolve poi verso moduli più avanzati, dedicati alla guida al limite su circuito, ambientati nello storico Autodromo Internazionale del Mugello.

Qui la Riding School insegna a spingere davvero la moto oltre la zona di comfort: staccate al limite, gestione dell’anteriore, controllo dell’acceleratore in uscita e lettura delle traiettorie più veloci. È un’esperienza formativa che arricchisce il gameplay e rende il passaggio alla modalità Pro molto più naturale.

Un’ulteriore novità è rappresentata dai moduli dedicati alle gare su sterrato, una delle aggiunte più interessanti di questo capitolo.

La Riding School introduce le basi della guida off-road: gestione della perdita di aderenza, controllo del posteriore, impostazione delle curve su superfici irregolari e adattamento dello stile di guida a condizioni meno prevedibili.

Il sistema di progressione richiama apertamente quello delle patenti di Gran Turismo: non basta completare le prove, ma battere tempi specifici per ottenere le valutazioni migliori.

Le ricompense – tute, caschi e accessori per la personalizzazione dell’avatar – rendono l’apprendimento parte integrante e gratificante della carriera.

Arcade e Pro: due anime, una sola filosofia

RIDE 6 continua a puntare su una doppia anima ben definita. La modalità Arcade privilegia il divertimento immediato, con una fisica più permissiva e controlli orientati allo spettacolo.

La modalità Pro, invece, mira a restituire sensazioni più vicine alla realtà, richiedendo maggiore attenzione a traiettorie, frenata e gestione dell’acceleratore.

La personalizzazione avanzata dei parametri consente di modellare l’esperienza sulle proprie abilità. In questo senso, la Bridgestone Riding School diventa un complemento ideale, offrendo gli strumenti necessari per affrontare la guida più tecnica con maggiore consapevolezza.

Resta però una costante: la difficoltà generale non è mai davvero punitiva, e il gioco tende ad accompagnare il giocatore piuttosto che metterlo sotto pressione.

Piloti reali e intelligenza artificiale

A dare ulteriore spessore a Ride Fest contribuisce la presenza di dieci piloti reali, autentiche leggende del motociclismo come Casey Stoner, Troy Bayliss e Guy Martin.

La loro inclusione aggiunge una dimensione simbolica alla carriera, trasformando alcune sfide in veri e propri momenti celebrativi. L’intelligenza artificiale è adattiva e pensata per mantenere un buon equilibrio.

Le gare risultano scorrevoli e raramente frustranti, ma anche difficilmente spietate. È una scelta coerente con l’anima del gioco, che privilegia accessibilità e fluidità rispetto alla competizione estrema.

RIDE 6 all legends
RIDE 6 vi vedrà affrontare tutte le leggende del gioco prima singolarmente e poi tutti insieme.

Comparto tecnico: solido ma conservativo, con un meteo poco incisivo

Dal punto di vista tecnico, RIDE 6 si presenta come un prodotto complessivamente solido, soprattutto sulle piattaforme di nuova generazione, ma anche piuttosto conservativo in alcune scelte.

Il comparto grafico punta più sulla pulizia e sulla stabilità dell’immagine che su soluzioni particolarmente ambiziose o spettacolari, riuscendo comunque a garantire una resa visiva coerente e piacevole durante l’azione.

È importante chiarire fin da subito che non è presente un meteo dinamico né un vero ciclo giorno/notte.

Le condizioni atmosferiche e l’orario della gara sono selezionabili manualmente prima degli eventi, una scelta che offre libertà al giocatore ma che limita l’impatto scenografico e la varietà durante le competizioni.

RIDE 6 testa a testa boss
Le gare sulla pioggia mancano di un’aderenza insidiosa

In particolare, le gare sul bagnato rappresentano uno degli aspetti meno riusciti del comparto tecnico.

Dal punto di vista visivo, la pioggia è appena accennata: qualche goccia sullo schermo e qualche schizzo sollevato dalle moto, ma senza effetti particolarmente convincenti sull’asfalto o sull’ambiente circostante.

Ancora più evidente è la mancanza di differenze sul piano del gameplay. La guida sul bagnato risulta quasi indistinguibile da quella sull’asciutto, con variazioni minime, se non del tutto assenti, nella gestione dell’aderenza e nelle sensazioni restituite al giocatore.

Un limite significativo, soprattutto considerando l’attenzione che RIDE 6 dedica alla formazione tecnica attraverso la Riding School.

Durante le prime fasi delle gare, emergono inoltre alcune piccole imperfezioni tecniche. In certe situazioni le texture impiegano qualche istante a caricarsi completamente e, soprattutto all’avvio degli eventi più affollati, si possono avvertire lievi cali di frame rate.

Si tratta di episodi sporadici, che tendono a risolversi rapidamente e che non compromettono la fruibilità complessiva, ma che restano percepibili.

Un altro aspetto che merita attenzione riguarda la gestione delle cadute. Gli impatti risultano spesso eccessivamente esagerati e poco credibili dal punto di vista fisico: nei momenti di collisione o perdita di controllo, i modelli poligonali dei piloti sembrano perdere qualsiasi forma di fisica realistica, trasformandosi in veri e propri pupazzi che rimbalzano in modo innaturale sull’asfalto o sullo sterrato.

RIDE 6 caduta
Le cadute in RIDE 6 sono senza dubbio esilaranti

È un compromesso tecnico evidente, probabilmente adottato per evitare simulazioni più complesse, ma che spezza in parte l’illusione di realismo. Va però sottolineato che si tratta di un elemento non centrale nell’economia del gioco.

Le cadute non incidono in modo significativo sulla leggibilità delle gare né sull’esperienza complessiva, e questo approccio più spettacolare che simulativo non intacca la qualità generale del comparto grafico.

Anche i modelli dei piloti generici risultano funzionali ma poco espressivi, soprattutto se confrontati con quelli dei piloti reali, decisamente più curati.

Nel complesso, RIDE 6 sceglie di puntare su coerenza visiva, chiarezza dell’azione e stabilità, rinunciando a soluzioni più ambiziose sul fronte degli effetti atmosferici e della simulazione delle condizioni estreme.

Una scelta che mantiene il gioco solido e accessibile, ma che lascia spazio a miglioramenti evidenti per il futuro della serie.

RIDE 6 cross 1
La modalità foto è semplice e intuitiva da usare

Conclusioni

RIDE 6 è il frutto di anni di esperienza e di uno sviluppo consapevole. Non cerca di reinventare il genere, ma di offrire la versione più matura e coerente della visione di Milestone.

È una celebrazione del motociclismo che mette insieme libertà, accessibilità, formazione tecnica e una quantità enorme di contenuti.

I suoi limiti – difficoltà contenuta, varietà degli eventi migliorabile e qualche imperfezione tecnica – non ne intaccano la solidità complessiva.

Per gli appassionati di moto, RIDE 6 è una celebrazione autentica; per chi cerca una sfida simulativa estrema, resta un’esperienza coinvolgente ma non definitiva. In ogni caso, rappresenta il punto più alto e consapevole dell’intera saga RIDE.

RIDE 6 Trailer di annuncio

Trailer di annuncio per RIDE 6 in uscita il 12 febbraio 2026

8
Una maturazione concreta

Pro

  • Tantissime moto da scegliere
  • Bridgestone Riding School eccellente
  • Sistema di guida flessibile e accessibile

Contro

  • Ripetitività sul lungo periodo
  • Difficoltà poco impegnativa
  • Imperfezioni tecniche minori
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