Vampire Therapist – Recensione
Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.
Il 17 febbraio è sbarcato su PlayStation 5 Vampire Therapist, l’avventura narrativa candidata ai BAFTA di Little Bat Games già disponibile per PC dal 18 luglio 2024. Si tratta di un prodotto che permetterà di conoscere e padroneggiare in un contesto ludico i concetti basilari della terapia cognitivo-comportamentale, mantenendo comunque una linea professionale data la partecipazione alla realizzazione del gioco di terapeuti qualificati.
Vestiremo i panni di Sam Walls, un cowboy vampiro che dopo più di 200 anni di vita contraddistinta da sangue, sregolatezza e caos, decide di cambiare. Questo cambiamento si concretizza con un viaggio in Europa, precisamente a Lipsia, in Germania. Qui Sam farà delle conoscenze importanti che gli permetteranno di imparare un nuovo modo di vedere il mondo e di vedere se stesso, portandolo alla decisione di diventare un terapeuta.
Un’opera narrativa interessante, ben scritta e con ambientazioni e scelte grafiche davvero di livello. Il prodotto assume un grande valore sotto il punto di vista dei temi, non solo psicologici, ma anche sociali che vengono trattati. Tuttavia, la creatura di Little Bat Games presenta alcune carenze che ne vanno ad intaccare la godibilità e che andremo ad analizzare in questa recensione.
Da cowboy a terapeuta: il percorso di Sam
La storia di Vampire Therapist si sviluppa attorno alla figura del cowboy Sam che per anni dal momento della sua trasformazione ha vissuto una vita a dir poco sregolata, fatta di rapine, omicidi e qualsiasi tipo di eccesso. Sam decide che è giunto il momento di dare un taglio a questa situazione, cambiando aria e trasferendosi in Germania.
Qui il nostro cowboy farà la conoscenza di un personaggio misterioso e affascinante, Andromachus (dagli amici chiamato Andy). Un vampiro con alle spalle quasi 3000 anni e una conoscenza approfondita della psicologia e della terapia cognitivo-comportamentale. Sam decide così di intraprendere un percorso didattico dove si alterneranno lezioni di teoria vera e propria con Andy, in cui ci spiegherà passo dopo passo tutte le distorsioni cognitive a cui dovremo prestare attenzione, a delle parti pratiche dove intraprenderemo dei colloqui con i pazienti.
La storia principale è di per sé abbastanza lineare, non presenta picchi narrativi davvero emozionanti e coinvolgenti, nonostante durante le lezioni di Andy (che in sostanza sono colloqui di terapia per Sam) si viene a sviluppare tra i due un legame di sincera amicizia, che va oltre gli aspetti professionali.
Ad essere sicuramente più dinamiche e frizzanti sono le storie dei pazienti. Personaggi stravaganti, vissuti in epoche diverse dall’Italia rinascimentale all’Inghilterra dei Tudor ed ognuno con le proprie problematiche nell’adattare il proprio essere creature eterne al contesto sociale che inesorabilmente progredisce.

Gameplay: dinamiche, distorsioni cognitive e poca libertà
Il gameplay è basato sostanzialmente sui dialoghi con i nostri pazienti, all’interno dei quali dovremo individuare e segnalare le varie distorsioni cognitive messe in mostra nel racconto delle loro difficoltà. Non si può parlare realmente di gameplay in quanto non esistono risposte giuste o sbagliate e le nostre scelte all’interno dei dialoghi non cambieranno né l’andamento della sessione di terapia né tantomeno della storia in generale.
Ogni volta che daremo una risposta sbagliata ci sarà Andy che, attraverso la sua capacità di leggere la mente e di “bloccare il tempo” ci suggerirà che la risposta che stiamo dando è sbagliata, e così via finché non selezioneremo quella corretta. Una funzione che riduce il livello di sfida e la tensione ludica, anche se non è ciò che viene ricercato in maniera spasmodica da Little Bat Games.
Va però sottolineato che questa dinamica va a oscurare una caratteristica che sarebbe stata decisamente apprezzabile se ci fosse stata la possibilità di gestire i dialoghi in maniera più libera. Sam, infatti, appunta in un blocco note sia le nozioni apprese da Andy sia la “scheda del paziente” che riporta tutto (tra cui gli esiti delle varie sessioni di terapia), il tutto riconsultabile durante i colloqui con i pazienti. La dinamica di impossibilità di errore disincentiva l’utilizzo del blocco note, se non per una semplice sfida personale nel cercare di sbagliare il meno possibile.
Little Bat Games ha comunque tentato di spezzare questa linearità che contraddistingue il gameplay di Vampire Therapist, senza riuscirci. Infatti, tra un paziente e l’altro, Sam potrà prendere parte a due minigiochi. Questi però risultano decisamente poco memorabili, con meccaniche più frustranti che divertenti e, in definitiva, evitabili. Sono minigiochi che non regalano niente all’esperienza e che fungono da semplice riempitivo tra una sessione di terapia e l’altra.

Una piccola gioia per occhi e orecchie
Sotto i punti di vista artistico e della scrittura possiamo considerare Vampire Therapist davvero una piccola gioia per occhi, e orecchie. Dico anche orecchie perché ci troviamo di fronte ad un prodotto che oltre a dei dialoghi ben scritti e ben strutturati, con un ottimo bilanciamento tra ironia e profondità delle tematiche affrontate, fa del doppiaggio un notevole punto di forza.
L’interpretazione è davvero di alto livello, va a creare un impatto emotivo forte ed ogni caratterizzazione della voce dei vari personaggi è ben riuscita, dallo slang americano di Sam, all’inglese maccheronico della signora Isabella d’Este (paziente di Sam), ogni voce è creata su misura per tutti i personaggi.
Oltre alla cura dei personaggi, anche dal punto di vista estetico, Vampire Therapist dà vita ad un’atmosfera cupa, gotica, che rispecchia in pieno il tono riflessivo e i temi che si stanno trattando. La cura con cui sono stati realizzati i vari sfondi in cui si intrattengono i dialoghi è davvero di alto livello, dallo studio, al club di Crimson, alla stessa bara in cui Sam si rifugia per passare le ore in cui il sole splende pericolosamente.

Quando l’immortalità incontra il trauma moderno
“Vampire Therapist” esplora argomenti delicati e potenzialmente scatenanti in un contesto storico, come la guerra, gli abusi, l’oppressione sessuale e l’estremismo. Sebbene il gioco non promuova né giustifichi tali azioni, le discussioni su questi eventi potrebbero risultare scomode o sconvolgenti per alcuni lettori.
Vampire Therapist non adotta un approccio sprezzante o banalizzante a questi argomenti, ma cerca piuttosto di affrontarli in modo coinvolgente, stimolante e spesso umoristico, come strumento per elaborare il trauma. Tuttavia, a causa della natura delicata degli argomenti trattati, alcuni lettori potrebbero trovare il contenuto difficile da elaborare.
Se hai subito un trauma correlato a uno di questi argomenti, ti preghiamo di rivolgerti a Vampire Therapist con cautela e di prenderti cura di te stesso”.
Questo è il disclaimer con cui inizia il gioco. Utile a sottolineare fin dall’inizio la profondità delle tematiche affrontate da Vampire Therapist, nonostante siano smorzate da uno stile decisamente leggero ma mai «sprezzante e banalizzante» ad evidenziare la consapevolezza e la volontà di trattare tematiche importanti in un contesto sociale come quello odierno.
Depressione, ansia sociale, bipolarismo, dipendenza… La presentazione di queste problematiche viene sempre riproposta con un tatto impeccabile, una forma rispettosa e che fa anche trasparire la cura con cui gli sviluppatori hanno voluto affrontare questi argomenti, avvalendosi dell’aiuto di terapeuti professionisti.
Oltre alle dinamiche strettamente individuali elencate sopra, Vampire Therapist si pone come obiettivo quello di fare luce sulle problematiche sociali e culturali che contraddistinguono l’età moderna: la dipendenza dai social, la continua insoddisfazione del mondo in cui si vive, la paura di affacciarsi e relazionarsi con gli altri… Tradotto: un approccio maturo e consapevole, decisamente apprezzabile da parte di Little Bat Games.

Conclusione
Vampire Therapist è un’opera che riesce nel difficile intento di coniugare intrattenimento e divulgazione, affrontando tematiche complesse con sensibilità e consapevolezza. Se da un lato il gameplay estremamente guidato e la scarsa incidenza delle scelte limitano la profondità ludica dell’esperienza, dall’altro la qualità della scrittura, del doppiaggio e la cura nella costruzione dei personaggi elevano il prodotto ben oltre la media delle semplici visual novel. È un titolo che funziona soprattutto come percorso narrativo e formativo, meno come videogioco tradizionale. Imperfetto sotto alcuni aspetti strutturali, ma significativo e coraggioso nei contenuti. Un’esperienza consigliata a chi cerca una storia capace di far riflettere più che di mettere alla prova.
Un titolo che funziona soprattutto come percorso narrativo e formativo, meno come videogioco tradizionale
Pro
- Trattazione matura e responsabile di tematiche delicate
- Doppiaggio e scrittura dei dialoghi di alto livello
- Ottimo comparto artistico
Contro
- Trama lineare senza picchi emotivi degni di nota
- Dinamiche di Gameplay poco profonde
- Minigiochi decisamente trascurabili