Under the Island – Recensione

Recensito su PlayStation 5

Under the Island Recensione

Il mondo indipendente continua a essere uno dei terreni più fertili per la pixel art, forma creativa che negli anni ha smesso di essere semplice nostalgia per trasformarsi in una scelta stilistica precisa. Non sempre questo linguaggio riesce a imporsi presso il pubblico più mainstream, ma è proprio nella scena indipendente che ritroviamo gli esempi più interessanti di come il pixel possa ancora oggi raccontare mondi ricchi di identità e cura artigianale.

Dietro molte di queste produzioni si percepisce una passione quasi tangibile nel costruire un universo distinguibile, scelta che non per forza è sinonimo di semplificazione, bensì di direzione differente, fatta di sintesi visiva, attenzione al dettaglio e volontà di evocare il passato senza rimanere prigionieri all’interno di un vortice di nostalgia.

Under the Island, l’ultima fatica di Slime King Games, si presenta come una lettera d’amore scritta con i pixel a un’epoca in cui la tecnologia era più semplice e le avventure sembravano avere un senso di compiutezza. È un titolo che abbraccia la pixel art non come un mero rifugio per chi prova prurito dinanzi ai poligoni moderni e alle produzioni milionarie, ma come una scelta stilistica precisa, che richiede più attenzione di quanta se ne possa immaginare.

Il richiamo a The Legend of Zelda è evidente fin dalle prime battute, sia nella struttura dell’esplorazione sia nella costruzione mistica della trama, sostenuta dalla presenza di una minaccia centrale che muove le fila dell’intera avventura. Un’influenza chiara, quasi dichiarata, che definisce immediatamente il perimetro dell’esperienza proposta, lasciando comunque spazio a forme di esaltazione artistica.

Under the Island Recensione

Il gioco parte Under the Island

Il titolo prende il nome proprio da ciò che si cela sotto l’isola in cui muove i primi passi la protagonista Nia, adolescente trasferitasi con la famiglia per il nuovo lavoro del padre. L’impatto iniziale è tutt’altro che idilliaco: Nia vive il luogo come una fonte annunciata di noia, incapace, almeno in apparenza, di reggere il confronto con il ritmo e le possibilità della grande città da cui proviene.

Dopotutto, l’essere trascinati dai genitori scienziati in un luogo remoto perché è importante per il lavoro rappresenta il classico drama giovanile e, mentre la nostra protagonista riflette su quanto la vita rurale costituisca un’offesa personale alla sua esistenza urbana e ai suoi legami sociali apparentemente ormai perduti, la stessa inciampa letteralmente nel destino dell’isola.

Accompagnata da Avocado, una guida turistica locale che sembra interpretare il concetto di responsabilità professionale in modo alquanto elastico, Nia cade in un tempio sotterraneo dopo aver toccato una statuetta. Qui, un saggio (dall’aspetto di un uomo-uccello) comunica loro che l’isola sta affondando. La soluzione consiste nel recuperare quattro antichi ingranaggi sparsi per l’isola.

È una premessa che lancia la protagonista in un’epopea eroica senza che lei abbia avuto il tempo di disfare le valigie o di elaborare un piano di fuga, costringendo lei, e il giocatore, a ingegnarsi alla ricerca di quei quattro ingranaggi che tanto promettono ma che nulla sembrano risolvere, quantomeno inizialmente.

Under the Island Recensione

Un avventura classica? Armi leggendarie

Se pensate che un’avventura di stampo Zeldiano richieda una spada leggendaria, magari forgiata nel cuore di una stella, Under the Island vi riporta bruscamente a terra con una mazza da hockey. Questa scelta, per quanto ironica e capace di strappare un iniziale sorriso, si rivela essere il punto in cui la realtà del gioco si scontra con la dura burocrazia del gameplay.

Il sistema di combattimento è l’anello debole di una catena altrimenti robusta. I nemici, quantomeno all’inizio di ogni “stage”, possiedono una salute prodigiosa, trasformandosi in vere e proprie spugne per colpi, costringendo il giocatore a un lavoro ripetitivo di martellamento che a tratti può risultare privo di mordente e inutilmente ripetitivo.

La povera Nia, inoltre, sembra aver dimenticato a casa qualsiasi nozione di difesa. Il gioco non prevede difatti alcuna possibilità di parare, non vi sono schivate, solo lei e la sua fedele mazza contro un mondo di mostri che si rifiutano di morire con la velocità richiesta dal buon gusto e, soprattutto, dalla volontà del giocatore.

Fortunatamente, l’universo di Seashell Island si riscatta non appena si smette di cercare di picchiare la fauna locale e si inizia a guardarsi intorno. La mappa è composta da 40 aree distinte, dense di segreti che elevano l’esplorazione a vero cuore pulsante dell’esperienza, dove la creatività del team di sviluppo esplode in una cacofonia di colori e biomi che variano dalle vette ghiacciate popolate da pinguini-trasformisti a dune desertiche ricche di appassionati di gastronomia.

Under the Island Recensione

Ogni schermata sembra nascondere qualcosa, invitando il giocatore a un continuo ritorno sui propri passi con il nuovo equipaggiamento acquisito. Il gioco introduce strumenti che farebbero la gioia di qualsiasi inventore stravagante, allontanandosi dai soliti cliché del genere. Troverete un sacchetto di snack per attirare animali su piastre a pressione, un metodo di risoluzione enigmi che chiunque abbia cercato di convincere un gatto a fare qualcosa troverà estremamente realistico.

Il gioco ci presenta anche un compagno volatile, utile per raggiungere interruttori fuori portata, nonché per pescare una grande varietà di pesci, a dimostrazione che nell’universo di Under the Island la biologia non è stata lasciata al caso. I dungeon seguono la grammatica classica dei puzzle ambientali, ma con una freschezza che premia l’osservazione e il trial-and-error piuttosto che la forza bruta.

Incredibilmente utile per l’economia del gioco, se pur non indispensabile per chi adora, è il viaggio rapido, declinato nel gioco in una giostra a forma di uccello che si muove attraverso i binari sotterranei dell’isola. Lo stesso è ben posizionato all’interno della mappa di gioco e risulta sbloccabile completando enigmi che vengono proposti (e riproposti), con un livello di difficoltà che sale a seconda del punto in cui ci troviamo.

Il gioco non ti fa sentire mai solo

Under the Island non tiene per mano il giocatore. Non c’è un diario delle missioni, né indicatori sulla mappa che vi dicano dove andare (eccezion fatta per la posizione degli ingranaggi). Dovrete affidarvi alla vostra memoria, il che è un modo molto elegante per dire che dovrete ricordarvi dove avete lasciato quel muro crepato tre ore prima mentre eravate distratti da un tronco che cercava di schiacciarvi.

Questa assenza di ausili alla navigazione potrebbe causare qualche mal di testa a chi è abituato a essere guidato come un turista in un tour organizzato, ma restituisce un senso di scoperta genuina ormai raro. La vera perla del gioco risiede nelle boss fight, che spesso si rifiutano categoricamente di essere combattimenti nudi e crudi.

Invece di scambiare colpi con mostri titanici, potreste ritrovarvi a gestire le luci per una produzione teatrale o a partecipare a una gara di cucina sotto la pressione di una folla affamata. È in questi momenti che il gioco brilla davvero, allontanandosi dalla routine dello scontro per abbracciare un umorismo surreale che lascia il sorriso sulle labbra.

Under the Island Recensione

Sono sequenze che restano impresse proprio perché sfidano le aspettative del genere, sostituendo la violenza con la gestione del palcoscenico o la preparazione di un pancake perfetto. Se ciò non bastasse, Seashell Island offre distrazioni che ben si innestano all’interno di un titolo del genere. Come detto, si può pescare, collezionare colonne sonore, visitare un museo che funge da vetrina per gli obiettivi raggiunti, o accompagnare gattini dispersi.

Un ulteriore punto di forza è rappresentato dagli abitanti dell’isola, personaggi ben costruiti e dotati di una caratterizzazione riconoscibile, capaci di conferire ulteriore spessore al mondo di gioco. Interagire con loro non è mai un semplice riempitivo poiché ogni conversazione contribuisce a costruire atmosfera, offrendo spesso spunti utili all’esplorazione.

Perdersi tra le varie aree e dedicare tempo ai piccoli problemi personali degli isolani si rivela quindi parte integrante dell’esperienza, premiando la curiosità del giocatore e rafforzando il senso di muoversi all’interno di un ecosistema. Ah, naturalmente, si possono accarezzare tutti i gatti dell’isola e adottare cani randagi. Cosa chiedere di più?

Una sorpresa in un anno già ricco

Nonostante un’architettura narrativa che a volte sembra perdere i pezzi, Under the Island riesce nell’impresa di essere al contempo un omaggio nostalgico e una creatura originale. È un’avventura di circa otto-dieci ore che rispetta l’intelligenza del giocatore e premia la curiosità in modo quasi commovente, facendoti sentire parte di un mondo vibrante e stravagante.

Certo, qualche difetto nei controlli e un combattimento che avrebbe beneficiato di una dose massiccia di dinamismo in più potrebbero costituire un ostacolo, soprattutto inizialmente. Eppure, l’esperienza complessiva è quella di un viaggio che lascia soddisfatti. In conclusione, se cercate un’esperienza che vi ricordi perché amavate esplorare mondi digitali quando tutto sembrava più semplice, Seashell Island è la vostra destinazione ideale.

È un luogo dove il pericolo di affondamento è solo un pretesto per risolvere enigmi brillanti e interagire con residenti particolari. Portate la vostra mazza da hockey, un paio di bombe e un bel sacchetto di snack per animali e preparatevi a un’avventura che è sostanzialmente innocua e decisamente deliziosa, parafrasando l’avventura per eccellenza.

Under the Island Recensione

8
In definitiva, Under the Island è un’avventura affascinante e piena di personalità, penalizzata però da un sistema di combattimento poco incisivo. Un indie che conquista con esplorazione e stile più che con l’azione.

Pro

  • Pixel art di grande qualità e biomi diversificati e curati
  • Esplorazione appagante
  • Strumenti e puzzle creativi
  • Boss fight originali

Contro

  • Sistema di combattimento debole
  • Ritmo dei combattimenti poco dinamico
  • Controlli migliorabili
Ti è piaciuto quello che hai letto? Vuoi mettere le mani su giochi in anteprima, partecipare a eventi esclusivi e scrivere su quello che ti appassiona? Unisciti al nostro staff! Clicca qui per venire a far parte della nostra squadra!

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento