John Carpenter’s Toxic Commando – Recensione
Il nome di John Carpenter affiancato a Toxic Commando dovrebbe – si spera – risultare familiare a ogni cinefilo, essendo un pilastro del settore che ha dato vita a veri e propri film cult nel corso della sua carriera. Nel 2023, Focus Entertainment e Saber Interactive annunciarono una collaborazione con il regista per la creazione del loro ultimo gioco: John Carpenter’s Toxic Commando.
A essere sincero, mi sono avvicinato a questo gioco un po’ titubante. Mentre le prime indiscrezioni puntavano su un titolo single player, il progetto si è poi rivelato un classico sparatutto cooperativo in prima persona con orde di zombie da massacrare. In poche parole? L’ennesimo successore spirituale di Left 4 Dead.
John Carpenter’s Toxic Commando – Recensione
L’idea alla base di Toxic Commando era quella di dare vita a una storia cupa ma allo stesso tempo umoristica, con momenti che spaziano dall’azione frenetica all’horror esagerato, ispirandosi ai classici del cinema degli anni ’80. Al centro della creazione di questa miscela esplosiva troviamo la firma di John Carpenter, che ha supervisionato il progetto e ispirato il team trasportando in-game lo stile inconfondibile del regista. Lo stesso Carpenter ha contribuito anche alla colonna sonora del gioco.
La storia del titolo ruota intorno ai Toxic Commando, una squadra affiatata ingaggiata da un certo Leon – ovviamente non stiamo parlando di uno dei protagonisti di Resident Evil Requiem – per sconfiggere lo Sludge God, un temibile mostro risvegliato da un esperimento fallito. Al suo risveglio, questo abominio inizia a contaminare le zone limitrofe, trasformando gli esseri viventi in zombie e dando vita a delle vere e proprie orde.
Il compito dei Toxic Commando sarà uno solo: sconfiggere lo Sludge God con stile!

Se cerchi una storia grezza condita da battute di dubbio gusto, Toxic Commando fa esattamente al caso tuo. Tuttavia, al di là della tipica tamarraggine americana, la trama si rivela scadente nonostante il nome dietro al gioco, infarcita di cliché e supportata da una regia che fa acqua da tutte le parti. È chiaro, però, che un titolo del genere non punti molto sulla narrativa, quanto più sul divertimento puro che un gameplay di questo tipo può offrire… credo.
Cambia la forma ma non la sostanza
Con la sceneggiatura e la colonna sonora supervisionate da Carpenter, al team di Saber non restava altro che creare un gameplay solido, capace di sposarsi bene con le atmosfere tipiche del regista. Quello più consono, in questo caso, era quello dello sparatutto cooperativo in prima persona fino a 4 giocatori online o con i bot.
Un genere che Saber aveva già esplorato in passato, come nel caso di World War Z: Aftermath, dove bisognava proteggere delle zone e allo stesso tempo respingere orde di non-morti. Nel caso di Toxic Commando, lo studio ha deciso di optare per un approccio più moderno, articolando la storia della campagna in livelli in cui è necessario completare degli obiettivi in ampie mappe aperte.

La campagna principale è composta da nove livelli con diversi obiettivi da completare. Ci sono quattro livelli di difficoltà che partono da quella Storia arrivando fino a Molto difficile dall’alto rischio, ma con un bottino migliore. Inoltre, maggiore è la difficoltà, più orde e nemici speciali incontreremo mentre gireremo per la mappa.
L’intera campagna è fruibile online; in alternativa, chi preferisce l’esperienza in singolo può contare sul supporto dei bot, anche se l’intelligenza artificiale si è dimostrata spesso inadeguata anche nel fare le cose più semplici, come trasportare degli oggetti. Diventa anche difficile superare i livelli a Normale perché di base i bot non fanno assolutamente nulla: non usano esplosivi, sparano ai nemici a caso facendosi massacrare nel frattempo, e non difendono gli obiettivi, portando il più delle volte al fallimento della missione.
Parlando delle mappe della campagna, tendono a somigliarsi eccessivamente tra loro. Sono decentemente ampie e con una buona libertà esplorativa. Possiamo spostarci a piedi – sconsigliato – oppure utilizzare i veicoli sparsi per la mappa di gioco. Saber ha deciso di mettere in risalto la presenza dei veicoli che, in Toxic Commando, giocano un ruolo fondamentale per la riuscita delle missioni.
In alcune missioni la vettura sarà già in nostro possesso, mentre in altre dovremo accaparrarcene una massacrando orde di infetti lungo il cammino. Ogni mezzo di trasporto ha diverse caratteristiche e armi a disposizione; alcune montano una torretta, altre hanno il turbo e altre ancora una scarica elettrica che elimina velocemente i nemici intorno alla macchina. La personalizzazione è molto elementare, lasciando poco spazio alla fantasia dato che possiamo solamente aggiungere qualche sticker e cambiare il colore della carrozzeria.

Anche se i veicoli portano una ventata d’aria fresca, il mio giudizio sulla storia principale è rimasto invariato. Sia dal punto di vista narrativo che ludico, la campagna non mi ha convinto pienamente. Ogni livello è strutturato allo stesso modo: prendi il veicolo, dirigiti nel luogo segnalato sulla mappa, proteggi la zona, ripeti. La mancanza di varietà delle situazioni è forse il difetto peggiore di Toxic Commando. Un difetto che persiste per l’intera durata dell’esperienza di gioco.
Classi e gunplay
Il momento è arrivato: cosa offre in termini di gameplay, e gunplay, questo Toxic Commando?
La risposta è molto semplice: nulla di nuovo. Se hai giocato titoli simili in passato, come Back 4 Blood, allora ti ritroverai per le mani un titolo che sa pesantemente di già visto. Un more of the same del genere, con tutti i suoi pro e i suoi contro.
Una delle poche novità, se così possiamo chiamarla, riguarda i già citati veicoli. Ne abbiamo parlato poco fa quindi non mi soffermerò troppo sull’argomento. Aggiungo giusto qualche dettaglio: la manovrabilità l’ho trovata molto arcade e non sempre facile da gestire. Si rimane molto spesso impantanati nel fango e diventa spesso snervante uscirne. Durante le sessioni dovremo tenere d’occhio alcuni aspetti del veicolo come il carburante e i danni alla carrozzeria. Come detto prima, la personalizzazione è minimale, quindi nessun potenziamento ma solamente aggiunte estetiche.
Sul fronte del gunplay, invece, troviamo un bel arsenale di armi suddivise in rarità (verdi, viola, oro). La rarità oro è riservata ad armi estremamente forti, ma dalle munizioni limitate e non ricaricabili, delle armi usa e getta praticamente.
I giocatori possono portare con sé due armi (una primaria e una secondaria), un’arma corpo a corpo, una scorta offensiva (granate, C4, esplosivi) e una scorta medica. Al contrario dei veicoli, le armi da fuoco possono essere potenziate grazie agli accessori. Quest’ultimi possono essere sbloccati solamente livellando l’arma di riferimento, utilizzandola il più spesso possibile durante le missioni. Un farming che ho trovato eccessivo, specialmente perché i livelli delle armi non sono condivisi e gli accessori bisogna anche comprarli con la valuta in-game a prezzi decisamente altini.

Preparati dunque a sessioni di farming pesante anche solo per sbloccare un mirino!
Altro aspetto molto importante del gioco, e legato a doppia mandata con l’endgame del suddetto, riguarda le classi. Toxic Commando mette sul piatto quattro classi uniche e con perk specifici per ogni situazione: Fiammeggiante, Guaritore, Operatore ed Egida.
Ogni classe dispone di una propria progressione, come per le armi, e di una mossa speciale che si ricarica nel tempo dopo averla utilizzata. Ho trovato tutte le classi ben realizzate, anche se il Guaritore ha decisamente più appeal grazie alle sue abilità di sopravvivenza. Sul fronte opposto, Il fiammeggiante punta tutto sull’offensiva pura; l’Operatore è più versatile grazie all’utilizzo di un drone da combattimento, mentre l’Egida offre riparo ai compagni grazie a uno scudo a cupola.

Graficamente tra alti e bassi
Sul piano grafico, Toxic Commando oscilla tra il buono e il sufficiente. Escludendo a priori i filmati in CGI, in-game il gioco restituisce un quadro altalenante: i modelli dei personaggi non sono proprio un bel vedere, penalizzati da un character design decisamente anonimo. Anche il bestiario non brilla per ispirazione; fatta eccezione per lo Sludge God, che vanta un design più artistico, i nemici risultano spesso troppo generici e visivamente piatti e privi di dettagli memorabili.
Sul fronte tecnico, gli FPS risultano stabili anche nelle fasi più caotiche. Tuttavia, ho riscontrato alcuni bug e compenetrazioni, principalmente con i veicoli. Nulla di grave e potrebbero essere casi isolati, ma è bene farlo presente in vista del lancio del gioco.

Conclusione
Toxic Commando è un titolo fortemente commerciale volto a un pubblico che mastica esperienze online cooperative. Non offre nulla di nuovo – zero proprio – ma potrebbe risultare appetibile per chi cerca un titolo multiplayer caotico a tema zombie.
Tuttavia, diversi aspetti del gioco non mi hanno convinto totalmente, a partire dalla campagna che si esaurisce in appena cinque ore. La trama è debole, composta da momenti visti e stravisti, ma il vero limite risiede nella costante sensazione di déjà vu che si respira in ogni livello. La varietà latita in ogni sua forma. A meno di non disporre di un team affiatato con cui giocare regolarmente, la noia arriverà presto.
Se prediligi l’esperienza in solitaria, Toxic Commando è vivamente sconsigliato, nonostante la presenza dei bot. Quest’ultimi sono inutili e fanno solamente scena. Aggiungo, per concludere, che il titolo necessita di una connessione online costante, quindi pondera bene l’acquisto anche in base a questo.
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Un FPS cooperativo che non aggiunge nulla al genere.
Pro
- Gameplay immediato
- Le classi e i veicoli aggiungono profondità al gameplay
- In gruppo si lascia apprezzare...
Contro
- ... in solitaria mostra i propri limiti
- Trama scadente e scontata
- Graficamente anonimo
- Varietà delle situazioni non pervenuta
- L'IA dei bot non brilla particolarmente