Xbox Game Pass scende di prezzo: le opinioni di analisti e di un ex-PlayStation
Parola all'ex-PlayStation Shawn Layden e agli analisti Mat Piscatella e Piers Harding-Rolls.
Nel tardo pomeriggio di ieri (21 aprile), Microsoft ha deciso di diminuire il costo del Tier Ultimate di Xbox Game Pass passando dai precedenti 26,99 euro ai 20,99 euro mensili. Con esso diminuisce anche il prezzo del PC Game Pass, ora passato da 14,99 a 12,99 euro al mese.
Un cambiamento significativo nell’economia del servizio in abbonamento del colosso di Redmond, giunto tra l’altro sei mesi dopo gli aumenti di ottobre scorso e pensato per rendere più flessibile il servizio a seguito dei responsi negativi del pubblico, come sottolineato in precedenza dalla CEO della divisione gaming Asha Sharma.
La diminuzione dei prezzi ha comportato un’importante modifica al catalogo: i futuri capitoli di Call of Duty non arriveranno più il giorno del lancio sul Game Pass, bensì circa un anno più tardi. Una decisione sicuramente doverosa se consideriamo gli introiti mancati a Microsoft a causa dell’inserimento al D1 di Call of Duty: Black Ops 6 nel catalogo del servizio, il quale ha provocato perdite pari a oltre 300 milioni di dollari.
Xbox Game Pass: i pareri di Piscatella, Harding-Rolls e Layden
A proposito della diminuzione del prezzo di Xbox e PC Game Pass, diverse figure del settore hanno commentato in merito a questo dietrofront deciso da Microsoft e alla sostenibilità di un simile modello di business.
L’ex-boss di PlayStation, Shawn Layden, ha più volte sottolineato in passato le difficoltà del mantenimento nel lungo periodo di titoli ad alto budget inseriti nel catalogo. Rispondendo su LinkedIn all’articolo di The Verge sulle parole di Asha Sharma circa il costo eccessivo del servizio, Layden pensa che non ci sia modo di salvare il Game Pass nonostante Microsoft stia facendo il possibile per risollevare la situazione.

Mat Piscatella, analista di Circana, si dimostra non così sorpreso sulla faccenda. Parlando al portale Gamesindustry.biz, l’analista era convinto dall’inizio che l’esperimento di inserire Call of Duty sul Game Pass il giorno del lancio non avrebbe portato significativi aumenti sia degli abbonati al servizio, sia delle vendite di Xbox. Da lì, la decisione di fare il passo indietro è giunta forse tardivamente, secondo Piscatella.
Anche Piers Harding-Rolls di Ampere Analysis viaggia sulla stessa linea di pensiero di Piscatella, sostenendo come non abbia avuto esiti migliori la logica commerciale dietro una strategia definita “subscription-first” per giochi del calibro di Call of Duty. Inoltre precisa che l’inserimento di quest’ultimo nel Game Pass avrebbe dovuto rinforzare il servizio, ma è finito per diventare insostenibile sul lungo termine.
Tuttavia, Piscatella e Harding-Rolls sono d’accordo su un aspetto: il taglio del prezzo potrebbe ridare nuova linfa al Game Pass e rilanciare la crescita degli abbonati, pur con introiti minori a causa della diminuzione del costo al pubblico. Staremo a vedere se la decisione da parte di Microsoft darà un risultato di tutt’altro sapore alla sua divisione gaming.