“The Boys” – Recensione del finale
Tutto quello che poteva essere, ma non è stato.
Prodotto acquistato personalmente dal recensore ai fini della valutazione.
Lo scorso 20 maggio è andata in onda l’ultima puntata di The Boys, mettendo la parola fine a una serie che, fin dalla sua prima stagione, si è dimostrata un vero cult, riuscendo ad attirare milioni di fan, sia appassionati di cinecomic sia spettatori completamente estranei al genere.
La serie, prodotta da Prime Video, è tratta dall’omonimo fumetto scritto da Garth Ennis e Darick Robertson e aveva l’obiettivo di raccontare il mondo dei supereroi in maniera cinica, sarcastica e molto più realistica rispetto alle classiche rappresentazioni offerte da Marvel e DC Comics.
Questa stagione finale di The Boys ha però mostrato diversi alti e bassi, anzi, probabilmente più bassi che alti. Dopo le prime tre stagioni, che avevano alzato sensibilmente la qualità della serie, la quarta e la quinta hanno segnato un calo piuttosto evidente, facendo storcere il naso a molti fan. Diversi eventi sono sembrati inseriti soltanto per allungare la narrazione e arrivare al traguardo delle quaranta puntate complessive.
Da questa stagione finale molti spettatori, compreso me, si aspettavano decisamente di più, soprattutto dopo una quarta stagione già abbastanza deludente. Purtroppo, però, le cose non sono andate come sperato e, a tratti, arrivare fino alla conclusione è sembrato quasi faticoso. Nonostante questo, è impossibile negare che The Boys e i suoi personaggi, anche Homelander, abbiano saputo tenere compagnia al pubblico per anni, lasciando comunque un segno importante nel panorama delle serie TV moderne.

The Boys finale – come è andato?
Il finale di The Boys è stato un finale complicato, non tanto per gli eventi narrati, perché, in fondo, era abbastanza prevedibile che la serie sarebbe terminata in quel modo, quanto piuttosto per il modo in cui ci si è arrivati. La stagione è riuscita sì a chiudere buona parte delle storyline e a dare una conclusione ai vari personaggi, ma lasciando comunque aperti diversi spiragli per il futuro del cosiddetto “Vought Cinematic Universe”.
Alla fine rimane, oltre al classico senso di vuoto che accompagna la conclusione di una delle proprie serie preferite, anche la sensazione che molti degli obiettivi e degli oggetti ricercati nel corso delle stagioni siano stati inutili ai fini della trama finale. Emblematico è il caso di Kimiko che ottiene persino il potere di Soldatino di sparare raggi dal petto, elemento che sembra inserito soltanto per accelerare la chiusura della storia e cercare di salvare il salvabile.
Questa quinta stagione di The Boys soffre infatti dello stesso identico problema: per sei episodi e mezzo i Boys cercano il V1 per impedire a Homelander di diventare immortale, cosa che alla fine avverrà comunque, e per salvare Starlight e Kimiko dal virus anti-super. Una ricerca che, arrivati al finale, si rivela sostanzialmente inutile.
Tutto si conclude con uno scontro tra i Boys e Patriota nello Studio Ovale, scelta che personalmente lascia parecchio amaro in bocca. Considerando il tono e lo stile della serie, mi sarei aspettato qualcosa di molto più apocalittico, proprio come avevano lasciato intendere per anni Billy Butcher e Homelander. Invece, paradossalmente, The Boys finisce nel modo più classico possibile per un cinecomic, perdendo parte di quella follia e imprevedibilità che l’avevano resa così speciale nelle sue prime stagioni.

The Boys finale – cosa non è andato
Uno dei problemi che ha afflitto questa ultima stagione, e in parte anche la quarta, è stato quello di non sviluppare davvero i personaggi, facendoli invece ripiegare su sé stessi. Se le prime stagioni avevano colpito per la satira e il sarcasmo con cui The Boys raccontava il mondo dei supereroi, quest’ultima è sembrata limitarsi a parodizzare la realtà senza aggiungere molto, a differenza di quanto accadeva in passato.
Homelander si è dimostrato il villain finale della serie, ma alla fine tutta la sua filosofia si è ridotta a quella di un uomo solo, disperatamente bisognoso di essere amato. È un elemento che fa parte del personaggio, certo, ma mi sarei aspettato un’evoluzione più ampia della sua visione del mondo, soprattutto considerando il modo in cui ha trattato persino chi credeva davvero in lui e che volesse governare il mondo.
Lo stesso problema riguarda Billy Butcher. La serie non ha avuto il coraggio né di trasformarlo definitivamente in un altro cattivo, né di concedergli una vera redenzione. Per quanto il personaggio interpretato da Karl Urban sia uno dei pochi ad avere un minimo di sviluppo in questa quinta stagione, l’ultima puntata finisce per spazzare via tutto. Nel corso della stagione avevamo visto un Butcher più consapevole della propria crudeltà e del proprio cinismo rilevandoci la sua storia e facendoci intravedere degli spiragli di bontà in alcune situazioni, sopratutto verso Hughie, ma il finale cancella questo percorso, regalandogli una chiusura tragica che sembra buttare via gran parte della crescita costruita fino a quel momento.
Per il resto, purtroppo, non si è visto granché. Hughie e Starlight avevano già raggiunto la loro maturazione alla fine della quarta stagione e, pur rimanendo centrali in questa conclusione, vengono sviluppati davvero poco. Questo si collega anche alla storyline di Butcher: Butcher ha sempre intravisto Lenny in Hughie e sarebbe stato bello, oltre che più sensato, vedere proprio Hughie riuscire a salvare Butcher, come compimento della maturazione di entrambi i personaggi nel corso della serie.
Anche la gestione del resto dei Boys lascia parecchio a desiderare. Kimiko ha avuto uno sviluppo coerente ma troppo centrale ai fini della serie, segnato dalla morte di Frenchie. Mother’s Milk sembrava destinato a diventare il nuovo Butcher, ma anche nel suo caso il finale lo riporta alla sua versione più classica, concedendogli un lieto fine. Frenchie, uno dei personaggi più imprevedibili della serie, conclude invece il proprio percorso con la morte: una scelta che poteva anche funzionare, ma che lascia comunque molti dubbi allo spettatore.
Ancora più problematica è la gestione del resto del cast super, tra Gen V, Soldier Boy e Sister Sage. Soldier Boy cambia idea così tante volte da risultare quasi incoerente e che alla fine è servito soltanto per pubblicizzare Vought Rising, di fatto la sua apparizione è del tutto inutili alla fine della trama principale. I personaggi di Gen V, di cui se ne vedono soltanto tre su cinque, risultano praticamente inutili ai fini della serie principale. Sister Sage, invece, riceve una delle chiusure peggiori dell’intera stagione: il suo ruolo si rivela quasi del tutto inutile, con un piano confuso, poco sensato e forse mai davvero spiegato fino in fondo.

The Boys finale – cosa è rimasto
Uno dei pochi aspetti positivi di questo finale è stato quello di riuscire a chiudere, nel bene e nel male, tutte le storyline della serie, dando un senso di completezza e provando a salvare il salvabile. Tuttavia, questo non basta per una serie come The Boys, che nel corso degli anni aveva abituato il pubblico a ben altro livello di scrittura e imprevedibilità.
Restano ancora diverse porte aperte, che sicuramente verranno sfruttate al momento opportuno per espandere ulteriormente il “Vought Cinematic Universe”. Nel complesso, però, questa stagione finale si è rivelata deludente e gestita male. Un plauso va comunque agli attori e alla regia, che sono riusciti a mantenere alto il livello tecnico della produzione. Il Homelander di Antony Starr è stato perfetto, almeno fino a quando la sceneggiatura non ha iniziato a perdere forza. Starr ha dato moltissimo al personaggio, rendendo Patriota realistico, credibile e inquietante nei suoi comportamenti e nel suo modo di fare.
Insomma, non solo il finale, ma tutta la quinta stagione di The Boys si è rivelata deludente, eccessivamente lunga e capace di lasciare l’amaro in bocca a molti fan. Una serie che prometteva di distinguersi dal panorama dei cinecomic è finita per diventare una delle più omologate del genere, con il suo universo espanso e una chiusura sì completa, ma discutibile e deludente per il modo in cui è stata costruita e portata a compimento.
Insomma, non solo il finale, ma tutta la quinta stagione di The Boys si è rivelata deludente, eccessivamente lunga e capace di lasciare l’amaro in bocca a molti fan. Una serie che prometteva di distinguersi dal panorama dei cinecomic ha finito per diventare una delle più omologate del genere, con il suo universo espanso e una chiusura sì completa, ma discutibile per il modo in cui è stata costruita e portata a compimento.
Pro
- Finale completo
- Livello tecnico alto
- Ottima recitazione
Contro
- Finale deludente
- Costruzione piatta dei vari personaggi
- Sviluppo della trama principale incoerente
- Soldatino è uno spot ambulante
- Personaggi di supporto inutili