Control Resonant. Più grande, più oscuro, più Remedy. 

L'ultimo State of Play ci ha svelato la data d'uscita. Ormai, manca sempre meno!

Control Resonant Dylan e Jesse uniti contro il  male

Quello di settembre, anche grazie a Control Resonant, sarà uno dei mesi più memorabili della storia videoludica. A mia memoria, è successo già qualche altra volta che, per ragioni e motivazioni diverse, le uscite si condensassero cosi tanto in un singolo mese. Stavolta, però, quello che ci e mi attende è un qualcosa che rischia seriamente di mandare tutto fuori giri. 

Lo State of Play del 2 giugno, di Sony, ha calato la mannaia ai miei sogni, e credo anche quelli di tanti altri come me, di mettere da parte un pugno di euro, anche considerando quel “doppio blocco” da tenere bene a mente, per evitare diverse scocciature. Settembre 2026, infatti, si piazza esattamente a metà tra la fine delle vacanze estive, con annesso esborso economico, tra fiumi di alcool, cene improbabili e gli immancabili gadget da distribuire a familiari e amici vari.

Il tutto senza dimenticare quel salvadanaio, ormai più solo della particella di sodio dell’acqua Lete (quando gli spot televisivi erano ancora carini), inutilmente acquistato per mettere da parte un po’ di conio per tentare l’assalto al day one di GTA VI. E, se non si fosse ancora capito, per un appassionato, quasi ossessionato, del lavoro di Remedy e Sam Lake, settembre, ormai, significa solo una cosa: Control Resonant. 

Chiariamoci: a settembre, tra Onimusha Way of the Sword, Silent Hill Townfall, Marvel’s Wolverine e, appunto, Control Resonant, c’è davvero l’imbarazzo della scelta e difficilmente si riuscirà a non farsi tentare. Lo State of Play, del resto, ha reso ben chiaro che il livello medio di quello che sta per arrivare sembra essere decisamente alto e proprio Control Resonant, figlio anche del grande successo di Alan Wake 2 e della grande convinzione maturata da tutto il team di Remedy, sembra essere destinato a lasciare un segno indelebile. 

Control Resonant Dylan sembra poter controllare tanti poteri
Dylan sembra poter controllare tanti poteri

Control Resonant: onirici fiumi di sangue

Control e Alan Wake sono due progetti che condividono tante cose. Tra queste ci sono sicuramente i toni, quelli della narrazione e non, squisitamente dark, molto pesanti, cupi. E, a tal proposito, con il primo capitolo di Control e il secondo di Alan Wake  gli autori si sono sbizzarriti parecchio, creando due mondi di giochi talmente carichi di “negatività” e oscurità da risultare quasi asfissianti. 

Quando penso al primo Control, mi viene in mente sempre la frase pronunciata da Olivander, in Harry Potter e la Pietra Filosofale, a proposito di Voldemort. Control trascina il giocatore in un mondo oscuro, asfissiante, spaventoso, minaccioso ma, allo stesso tempo, quello stesso mondo risulta affascinante, ammaliante. Ipnotico. Quello creato da Remedy, espanso, poi, in un meraviglioso e sconcertante universo condiviso con quello di Alan Wake, ha del titanico. 

Control si espande a dismisura, in continuazione, lentamente, fino a diventare una vera e propria bomba a orologeria, impossibile da tenere sotto, scusatemi la “battuta”, controllo. La sensazione che ho avuto, e ora ne sono ancora più convinto, è quella che gli sviluppatori abbiano deciso di levare il tappo, di lasciare che tutto venga fuori, in un’esplosione narrativa, ludica e audiovisiva completamente fuori di testa. 

Del resto, il team ci ha già dimostrato di non avere alcun tipo di timore quando si tratta di uscire al di fuori degli schemi e con Control Resonant sembra che Sam Lake e il suo team, con la collaborazione dei super talentuosi ragazzi di Annapurna Interactive, abbiano tra le mani più di qualche cartuccia in serbo per i giocatori. Ciò è evidente analizzando i nemici, i poteri di Dylan e tutto quello che sembra ruotare intorno allo sviluppo di un secondo capitolo che mi sembra decisamente più ambizioso, in tutti i sensi, e non fa nulla per nasconderlo.

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I nemici sembrano davvero tanti e tutti molto scenografici

Alleanze improbabili e una vita da recuperare

Come abbiamo già avuto modo di dire, in Control Resonant sarà Dylan, il fratello perduto, o presunto tale, di Jesse a recitare il ruolo da protagonista. Proprio venendo a quest’ultima, il trailer dello State of Play ci ha mostrato che ci sarà spazio anche per lei, probabilmente nelle battute finali dell’avventura, cosa che finora non era ancora stata messa in chiaro del tutto.

Quel che è certo, invece, è che Dylan Faden è una vera e proprio macchina da guerra, un po’ come la sorella, ma anche di più. Dylan, anche “forte” della terribile esperienza vissuta, sigillato nei meandri più oscuri della Oldest House, a cavallo tra la realtà e il mondo onirico, rappresentato dalla Soglia, dal Dark Place e da tutte le forze extradimensionali che si sono abbattute e, soprattutto, si abbatteranno addosso a lui, e non solo, da qui in avanti.

L’incedere narrativo sembra suggerire, senza troppi giri di parole, che la posta in gioco, dopo anche aver vissuto gli avvenimenti di Alan Wake 2, è decisamente più alta, tanto da spingere Dylan a collaborare con la FBC, la stessa organizzazione che l’ha tenuto prigioniero per tutto quel tempo. Questo passaggio è importante, perché Dylan sembra avere molti più poteri di Jesse e, soprattutto, molto più scenici e particolari.

Allo stesso modo, le minacce sembrano espandersi su un piano diverso e più sconfinato. I pericoli che sembrano pararsi di fronte a Dylan sono maggiori, più scenici e apparentemente complessi da arginare e, soprattutto, vanno al di là dei confini della Oldest House e della sede della FBC.

Control Resonant Il ritorno di Jesse è avvolto nel mistero
Il ritorno di Jesse è avvolto nel mistero

Un soggetto P6 a New York

Da buon sequel che vuole osare, infatti, Control Resonant sembra nettamente più grosso e ambizioso anche dal punto di vista delle location, che spaziano maggiormente da un punto a l’altro, offrendo pochi riferimenti. 

Stavolta, infatti, per poter arrivare alla “fine” del viaggio, Dylan è costretto a scontrarsi contro una città intera, a muoversi in quello che sembra un amplesso strutturale nettamente diverso e maggiormente sviluppato rispetto al primo capitolo.

Da questo fattore viene fuori, una volta per tutte, l’ambizione marcatissima di Control Resonant, che vuole rappresentare un passo avanti netto, anche nell’abbracciare, una volta per tutte, il concetto intrinseco di “Remedyverse”. Da qui, ovviamente, è una caccia all’uomo.

Io non vedo l’ora, sto veramente fremendo, di capire come e quanto il tutto sarà collegato a quanto visto a Cauldron Lake e, soprattutto, come tutto questo sarà in grado di fare da collante sia per il prossimo Alan Wake sia per il futuro di tutto il franchise. 

Control Resonant Un design spaziale e fuori di testa
Un design spaziale e fuori di testa

Espansione del dominio?

Il fatto che Control Resonant sia ambientato nella gigantesca e volutamente distocica, nonché minacciosissima New York, è una conferma ulteriore della voglia del team di provare a osare. Più grande vuol dire che più complesso? Non lo so ma, sicuramente, vuol dire più esteso. E questo concetto potrebbe intaccare anche la parte ludica.

Se devo essere sincero, vedendo quanto si è mostrato finora, credo che Control Resonant potrebbe avere una componente “ruolistica” decisamente più marcata.Missioni secondarie, attività extra e, magari, a tempo, potrebbero essere all’ordine del giorno. Le strade di New York sono meravigliosamente “malate”, distorte e traboccano di pericoli e, sopratutto, hanno il potenziale di estendere tutta l’intelaiatura del gioco su un livello diverso.

Control Resonant si muove al di fuori della comfort zone della FBC e della Soglia, e piazza tra le mani del giocatore un vero e proprio amplesso ludico che sembra avere tutte le carte in regola per doppiare quanto visto finora. Ciò potrebbe tradursi in una deriva più ricca di varietà e personalizzazione. Del resto, i poteri di Dylan sembrano essere veramente tanti e tutti molto spettacolari, magari legati proprio alla sconfitta dei nemici “speciali” che si sono intravisti finora.

Questo potrebbe permettere al giocatore un maggior controllo sull’esperienza di gioco e anche una libertà d’approccio più marcata, in contrasto con la maggior linearità sia del primo Control sia di Alan Wake 2. In generale, comunque, mi aspetto una formula di gioco, e anche narrativa, volutamente e, per forza di cose, ancor più estesa ed esagerata.

Control Resonant, per quanto mi riguarda, è il perfetto biglietto da visita per un nuovo futuro, tutto da esplorare, e ho la sensazione che tutto quello che vedremo non sarà un punto di arrivo, ma un meraviglioso nastro di partenza. Una goccia d’acqua, un lago. Un oceano.

Control Resonant ha tutte le carte in regola per rappresentare un nuovo punto di partenza per tutto il franchise di Remedy. Le ambizioni di Sam Lake e del suo team sono abnormi, e tutto quello che si è visto finora non fa altro che confermarlo. Dylan ha il compito difficile di unire, definitivamente, il remedyverse con la sua storia, che sembra essere proprio il collante perfetto per espandere un concetto, ormai, smisurato e dannatamente complesso.

E squisitamente affascinante. In attesa di scoprire come verrà strutturata la parte ludica, che è quella che per ora sembra ancora un po’ meno chiara, sono pronto a scommettere i miei proverbiali due centesimi sulla buona riuscita di un progetto ambizioso, che ha deciso di “resettarsi” e non adagiarsi sugli allori. Per fortuna, il momento della verità è quasi arrivato.

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