The Italian Job (2003) – Recensione Bluray 4K Ultra HD
Un colpo riuscito, con qualche sbavatura nelle fondamenta.
Copia retail (fisica) fornita gratuitamente dal produttore/editore.
The Italian Job è del 2003, diretto da F. Gary Gray – lo stesso di Friday, Set It Off e, molti anni dopo, Straight Outta Compton e Fast & Furious 8. È un remake ispirato al film britannico del 1969 con Michael Caine, ma Gray lo ha sempre descritto come un omaggio piuttosto che un remake fedele: la sceneggiatura di Donna e Wayne Powers fu sviluppata in due anni e diciotto bozze, tenendo del film originale soprattutto le Mini Cooper e il furto di lingotti d’oro, e costruendo attorno a queste due cose una storia completamente nuova.
Il budget era di 60 milioni di dollari, il botteghino globale ha toccato i 176 milioni, ed è rimasto per anni uno degli heist movie più citati della sua generazione. Rivederlo oggi, in questa versione rimasterizzata in 4K, è un’esperienza… interessante. Su più livelli.

The Italian Job (2003) – Recensione Bluray 4K Ultra HD
La scena introduttiva a Venezia è forse il momento in cui la relativa gioventù recitativa di Mark Wahlberg e Charlize Theron si sente di più. La delivery dei dialoghi è pedante, a tratti meccanica, come se entrambi stessero recitando le parole piuttosto che abitando i personaggi.
Donald Sutherland, nei panni di John Bridger – il ladro che decide di far perdere le tracce al proprio agente di libertà vigilata per compiere un ultimo colpo proprio in compagnia di Charlie, il suo protégé – è visibilmente più in controllo, più a suo agio, e le scene in cui è presente hanno una qualità diversa dal resto. Peccato che ci sia per così poco.
Charlize Theron era la prima scelta di Gray per il ruolo di Stella, e Wahlberg stesso la raccomandò per la parte. Theron si preparò al ruolo trascorrendo del tempo con uno scassinatore di casseforti professionista. Il risultato, paradossalmente, è che la naturalezza che acquisisce nel corso del film diventa uno dei suoi punti di forza: la Stella della seconda metà è molto più credibile della Stella delle prime scene, e la sua recitazione funziona come specchio della naivité del personaggio, che impara a essere ladra in tempo reale.

Jason Statham, dal canto suo, è già completamente sé stesso. Handsome Rob è il grunt burbero ma amabile che Statham avrebbe interpretato in decine di varianti nei vent’anni successivi, ed è già calibrato alla perfezione. Fu il casting director Sheila Jaffe a suggerire Statham per il ruolo, e la scelta si rivela una delle più azzeccate del film.
Edward Norton è invece un cattivo abbastanza meschino fin dall’inizio, qualcuno che ruba non per arricchirsi ma per dare un significato a una vita che altrimenti non ne avrebbe: un dettaglio sottile, accennato più che sviluppato, ma sufficiente a distinguerlo dal villain generico. Gli manca in fondo solo di accarezzarsi i baffi con fare sbruffone per essere più caricaturale, ma ci sta.
Un po’ tutti i personaggi, in fondo, sono molto superficiali, con forse solo Stella come meritevole di qualche strato emotivo e narrativo in più.
Lo script e la regia: chirurgici, ma freddi
The Italian Job è uno script molto chirurgico. Non si perde in dialoghi lunghi o verbosi, non indugia mai troppo su nessun momento, e la struttura procede con una precisione quasi meccanica dal colpo iniziale alla vendetta finale. Questo rigore è anche il suo limite principale, però, perché si porta dietro una regia altrettanto fredda, un po’ come se i personaggi, o gli eventi stessi, a ben pensare, fossero le nostre casseforti da scassinare piuttosto che persone con le quali empatizzare.

Il paragone con Ocean’s Eleven è quasi inevitabile, e non va a favore di The Italian Job: entrambi sono heist movie con cast ensemble, entrambi costruiti attorno a un colpo elaborato e a un tradimento da vendicare, ma Ocean’s Eleven ha un calore verso i suoi personaggi che qui manca quasi completamente. Non sembra un limite dello script, quanto piuttosto una scelta di regia: F. Gary Gray mantiene una distanza costante dal materiale che funziona benissimo nelle sequenze d’azione e meno bene nelle scene di interazione tra i personaggi.
Quando la storia si sposta sulla ricerca di vendetta, il gruppo comincia a coagulare meglio, in modo più umano. Gli stereotipi rimangono – il tecnico sfigato con le donne, lo specialista di esplosivi mezzo sordo, la figlia del ladro che deve dimostrare di essere brava quanto suo padre – ma almeno si comincia a voler loro un po’ di bene. Il livello di preparazione iniziale del furto è ben calibrato, e il momento in cui il suono di un’esplosione dà il via alla scena d’azione è uno di quei passaggi di tono che funzionano ancora molto bene.
La regia è per il resto abbastanza convenzionale, tolto qualche movimento di camera nelle scene introduttive di nuove location, e la sequenza su un’alta terrazza losangelina che ha una sua eleganza visiva. La fotografia è di Wally Pfister, che di lì a poco avrebbe iniziato la sua lunga collaborazione con Christopher Nolan, e si vede una certa competenza nella gestione delle scene in esterno, ma nulla che davvero lasci presagire la qualità fotografica di alcune scene di Nolan.

Venezia fa la sua parte, come sempre, anche se solo per la parte introduttiva. È difficile girare in quella città e non ottenere almeno qualche immagine memorabile, e The Italian Job non fa eccezione, anche se la palette cromatica appare insolitamente desaturata per una città così carica di colore, una scelta che nella prima parte del film sembra quasi intenzionale, quasi volesse richiamare l’estetica dei film europei degli anni ’70 da cui il film originale proveniva.
La rapina del terzo atto funziona benissimo nella sua semplicità. Le Mini Cooper sono il momento in cui la tavolozza cromatica del film esplode finalmente, e l’intera sequenza ha un ritmo e una leggibilità che mancano in altre parti del film. È anche nostalgico, nel 2025, guardare scene d’azione costruite senza CGI, con stunt pratici e automobili reali in spazi reali.
Qualcosa al quale sicuramente i più recenti Mission Impossible ancora fanno l’occhiolino, ma c’è una certa ruvida artigianalità nelle scene più esplosivamente action di The Italian Job che non può che far sorridere, oggi, e in senso positivo, sia chiaro.
Comparto tecnico
La rimasterizzazione in 4K fa il suo lavoro onestamente. I colori sono desaturati nella parte iniziale – veneziana e quasi grigia – e non trovano mai davvero modo di esplodere se non sulle livree delle Mini Cooper nel terzo atto, e su qualche dettaglio cromatico dei canali veneziani. Non è un disco che fa gridare al miracolo, ma restituisce il film in modo pulito e rispettoso delle scelte originali di fotografia.
Le tracce audio sono buone sia in inglese che in italiano, e la colonna sonora di John Powell – competente e immersiva, mai invadente – beneficia della qualità audio di questa edizione.
Il vero punto dolente è l’assenza totale di extra. Nessun dietro le quinte, nessuna traccia con commento audio di regista o attori, nulla che contestualizzi o approfondisca un film che ha vent’anni e che ha ancora qualcosa da raccontare sulla sua genesi. Per una versione rimasterizzata che si propone come edizione definitiva del titolo, è una lacuna difficile da ignorare e ancora più difficile da giustificare.

The Italian Job è un heist movie solido, ben costruito nella sua struttura, con momenti di regia genuinamente riusciti e un cast che, almeno in parte, ha ancora molto da dare. La freddezza della regia rimane il suo limite principale, e l’assenza di calore verso i personaggi lo separa dai migliori esempi del genere. Questa edizione 4K è il modo corretto di rivederlo, con una qualità video adeguata e un audio che fa il suo dovere. Peccato per gli extra, o meglio, per la loro totale assenza: un’occasione mancata per un film che li avrebbe meritati.
Qualche sbavatura, ma un colpo ancora ben riuscito
Pro
- Cast ensemble affiatato nella seconda metà
- Jason Statham già perfettamente a suo agio nel suo archetipo
- La rapina del terzo atto funziona benissimo nella sua semplicità
- Struttura narrativa chirurgica e senza tempi morti
- Scene d'azione pratiche, senza CGI, ancora godibili
- Colonna sonora competente e immersiva
- Rimasterizzazione 4K pulita e rispettosa delle scelte originali
Contro
- Regia fredda che mantiene una distanza costante dai personaggi
- Wahlberg e Theron acerbi nella scena introduttiva
- Il conflitto emotivo tra i personaggi rimane in superficie
- Manca il calore di Ocean's Eleven, inevitabile termine di paragone
- Palette cromatica desaturata che non sfrutta mai davvero le location
- Assenza totale di extra, inspiegabile per una rimasterizzazione