Chronoscript: The Endless End Provato – Gamescom 2026

Intrappolato tra le pagine di un libro, devi cercare la via d'uscita: questo è Chronoscript: The Endless End, metroidvania dall'estetica incredibile che abbiamo provato alla Gamescom!

Chronoscript the endless end copertina

Alzi la mano chi si ricorda Comix Zone. All’epoca della sua pubblicazione, nel 1995, non fece molto successo: era la fine del ciclo vitale di Sega Mega Drive, e l’avvento delle tre dimensioni ormai imminente decretò l’insuccesso di quello che però divenne negli anni un piccolo gioco di culto. Il beat’em up concepito da Peter Morawiec aveva un geniale premessa di partenza, ovvero quella di un autore di fumetti risucchiato all’interno di una delle sue opere, che deve trovare il modo di uscirne muovendosi di pagina in pagina, di vignetta in vignetta e combattendo i nemici che lui stesso ha creato. Da qui la sua particolarissima estetica che richiamava le strisce a fumetti, comprese le scritte onomatopeiche mentre si combatte, le rotture della quarta parete quando il protagonista “scavalca” i bordi bianchi tra le vignette e altro ancora.

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Non si sono più visti esperimenti simili nel mondo dei videogiochi – se non all’interno di singole sequenze – almeno fino a The Plucky Squire del 2024, in cui avviene il procedimento inverso: i personaggi di un libro scoprono il mondo tridimensionale al di fuori di esso. Ora però entra in scena DeskWorks Inc., piccolo studio giapponese che si è già fatto notare nel 2022 per RPG Time: The Legend of Wright, un’avventura dalla particolare estetica “carta e penna”. Ora il team ha presentato Chronoscript: The Endless End, che riprende lo spunto di Comix Zone ma in una cornice decisamente più moderna.

Il risultato è un’avventura che ci mette nei panni di un redattore risucchiato all’interno delle pagine di un manoscritto senza fine: l’autrice è infatti una vampira millenaria, che non ha alcuna intenzione di posare la sua penna. Inutile dire che il viaggio per riconquistare la libertà si preannuncia tutt’altro che semplice per lo sventurato protagonista! Forte di livelli disegnati interamente a mano e dotato di una grafica mista 2D-3D, il titolo si presenta innanzitutto come un’esperienza unica dal punto di vista estetico. Ma la prova alla Gamescom ha messo in luce anche le sue qualità di gameplay, che mescola istanze platform e d’azione in un solido impianto metroidvania.

Scripta manent

La demo mi ha dato l’opportunità di provare la fase introduttiva del gioco. Il primo impatto è quello di un platformer 2D a scorrimento vecchia scuola, in cui l’elemento distintivo è senza dubbio l’estetica. La palette cromatica che tende al giallo e all’ocra restituisce la sensazione di muoversi tra le carte di antichi manoscritti, mentre il nero rimanda all’inchiostro versato sulle pagine di un racconto apparentemente infinito dal quale dovremo cercare di fuggire. Un comparto artistico di sicuro impatto, che tuttavia non agevola la leggibilità delle mappe in sé: senz’altro sarà questione di abitudine, ma ho impiegato qualche minuto a riconoscere gli appigli e le piattaforme su cui potevo arrampicarmi; nelle situazioni più concitate o nelle manovre acrobatiche più complesse, ho idea che questa incertezza potrebbe costare caro al giocatore.

Ho parlato di acrobazie perché in Chronoscript: The Endless End la navigazione dei livelli richiederà l’apprendimento di tecniche che amplieranno le nostre possibilità esplorative. Battendo il boss di fine area (sul combattimento torno dopo) ho ottenuto muovermi velocemente attraverso macchie di inchiostro, una manovra utile a superare ostacoli altrimenti insormontabili. Con questa tecnica è inoltre possibile effettuare un salto più alto del normale, effettuare wall jumps e così via. C’è da scommettere quindi nella costruzione di mappe complesse, che andranno esplorate in lungo e in largo più volte, per scoprire nuovi percorsi cui potremo accedere con le abilità progressivamente acquisite.

Chronoscript mappa
In ogni momento è possibile consultare la mappa del mondo, molto suggestiva

Finita l’area tutorial, la telecamera virtuale ha lasciato l’ambiente 2D del manoscritto per mostrare, tramite un suggestivo zoom out, il contesto in cui  siamo caduti prigionieri. Il manoscritto all’interno del quale ci troviamo è steso su una scrivania stracolma di pergamene, sulle quali la pazza scrittrice continua a indefessamente a vergare racconti spandendo fiumi di inchiostro. Proprio seguendo queste scie potremo spostarci da un racconto all’altro, cercando di proseguire verso la loro conclusione. Questo lascia presagire una struttura radiale del mondo, con il centro a fungere da hub e i vari manoscritti/biomi che dipartono da esso secondo traiettorie separate.

A occhio e croce si tratta quindi di un level design differente rispetto ai metroidvania classici quali Symphony of the Night o il recente Hollow Knight: Silksong; qui i livelli sembrano nettamente separati gli uni dagli altri, e non mi aspetto che ci siano collegamenti diretti tra essi. Nel gioco esistono comunque dei punti di teletrasporto, ma non so dire se essi consentano di muoversi tra i livelli, o solamente all’interno degli stessi. Ciò che colpisce è la differenziazione stilistica dei livelli stessi: il primo, ad esempio, ha l’aspetto di una biblioteca, mentre il secondo, di cui ho visto giusto una manciata di schermate prima che finisce il tempo a disposizione, aveva un’ambientazione marinaresca completamente differente, all’insegna di colori freddi come blu, azzurro e verde. Sicuramente il gioco non manca di varietà  estetica, uno degli aspetti in cui la produzione di DeskWorks ha modo di brillare maggiormente e distinguersi dalla massa di un genere ormai inflazionato.

Affinare le lame

Il protagonista dispone di una classica spada come arma iniziale. Con essa può effettuare attacchi leggeri e pesanti, può accovacciarsi per un attacco basso o rivolgere fendenti verso l’alto. I nemici sconfitti lasciano cadere oboli che possono essere utilizzati alle panchine di salvataggio per migliorare le nostre caratteristiche come vita e attacco, ma anche per apprendere tecniche aggiuntive. In fasi più avanzate potremo sbloccare il dash che consente di bypassare gli avversari senza subire danni da contatto, ad esempio, e ci saranno colpi speciali particolarmente potenti che necessiteranno di risorse per essere ricaricati.

Chronoscript bossfight
le bossfight si preannunciano divertenti e sfidanti

I nemici della fase tutorial erano poco più che carne da macello, con pattern di attacco molto semplici. Già nella seconda zona si sono fatti più coriacei e agguerriti. La curva della sfida sembra procedere in modo graduale, di pari passo con la crescita del protagonista. La mia impressione è quella di una metroidvania accessibile a tutti, sebbene la bossfight extra presente nella demo rilasciata pochi giorni fa su Steam dimostri che gli scontri nelle fasi avanzate daranno filo da torcere. Per quanto riguarda il boss di fine tutorial, esso da modo di apprezzare la varietà di attacchi, la doppia fase di scontro avvenuta tramite una transizione spettacolare e la necessità di padroneggiare velocemente le tecniche apprese, che risultano tutte utili per vincere.

Il gioco è abbastanza permissivo in termini del numero di colpi che si possono subire prima di andare al tappeto. Di contro, curarsi richiede diversi secondi di tempo per l’animazione corrispondente, perciò non potremo mai abusarne. Il gioco ci spinge insomma ad imparare i pattern di attacco del nemico e individuare le maggiori finestre di opportunità. Ad esempio, giocando in modo safe si possono dare un paio di fendenti in sequenza con facilità, ma studiando bene i tempi era possibile concatenarne fino a quattro, velocizzando notevolmente lo scontro.

In definitiva la breve prova di Chronoscript: The Endless End mi ha lasciato buone sensazioni, sia in virtù della sua trama misteriosa, che del suo forte carattere estetico e della bontà del sistema di controllo, efficace tanto in fase di esplorazione quanto in combattimento.  Mentre rimane da verificare la longevità complessiva dell’opera e il suo bilanciamento sul lungo periodo, mi sento di guardare con fiducia e curiosità al nuovo progetto di DeskWorks Inc., che ha e carte in regola per risultare un validissimo esponente del genere.

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