Mortal Shell II – Recensione
Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali. Nota: Abbiamo potuto provare Mortal Shell 2 grazie a un codice promozionale per PS5 fornitoci dal publisher
Mortal Shell II si è rivelato un progetto incredibilmente affascinante. A distanza di sei anni da un primo capitolo, in verità, molto problematico, con buone idee ma tanti problemi di sviluppo e concettuali, Cold Symmetry ci riprova, con una convinzione diversa. Il focus dell’esperienza rimane quello, il DNA è ben radicato e le ottime idee, alla base, sono sempre quelle, con qualche variazione, ma realizzate in maniera decisamente differente e più a fuoco.
Il team di sviluppo ha dimostrato di saper ascoltare il feedback degli utenti, ma anche di sapersi rialzare alla grandissima, dopo il mezzo passo falso compiuto nel 2020. Mortal Shell II è un titolo ricco, stimolante e ben strutturato, e va a piazzarsi, con merito, nel novero dei migliori esponenti del genere degli ultimi anni. Sia chiaro, diverse problematiche permangono e alcune incertezze strutturali si fanno sentire ancora, ma la strada intrapresa sembra essere quella giusta.
In un mese rovente come quello di agosto, in una stagione ricca come non mai di uscite, contando che i pesi “massimi” devono ancora arrivare, Cold Symmetry ha calato il suo asso, capace di dare un bel po’ di pepe a tutto il settore. In attesa di scoprire il futuro di serie come Lies of P, Elden Ring, Lords of the Fallen e via dicendo, insomma, posso dire che siamo in buone mani: Mortal Shell II non è un “guscio” vuoto. Anzi.

Mortal Shell II: un guscio NON è per sempre
Mortal Shell II è un prodotto sorprendente. Sin dal primo avvio, specialmente considerando quanto mi aveva deluso, all’epoca, il suo predecessore, sono rimasto colpito dalla potenza di una direzione artistica e da una regia dal grande potenziale. Il secondo capitolo della serie riparte, praticamente, da zero anche sotto il profilo narrativo, con un esperimento narrativo audace, seppur perfettamente coerente con i canoni del genere di riferimento, che ha il grande merito di riuscire a dare a tutta l’ossatura narrativa, e non soltanto, un senso diametralmente diverso rispetto a sei anni fa.
Il mondo di gioco di Mortal Shell II, a tal proposito, ne è la vera chicca. Se da un punto di vista estetico i rimandi al primo, sfortunato, esperimento del 2020 rimangono tanti e sembrano anche evidenti, per scelta cromatica, geografica e, se vogliamo, “archeologica”, a cambiare è la gestione della linea narrativa e, soprattutto, dell’effetto del passaggio del giocatore, e del suo alter ego, nel corso della storia. Il nuovo protagonista della storia è l’Araldo, ancora una volta una creatura amorfa, vuota, un vero e proprio guscio.
Guidato dalla misteriosa e affascinante Sottomadre, fortemente ispirata a livello estetico a Gwynevere del primo Dark Souls, l’Araldo è chiamato a una missione apparentemente impossibile, ma necessaria: recuperare le Ova sparse per il minaccioso mondo di gioco e riportarle alla Rocca del Midollo, il nuovo hub di gioco. L’obiettivo è quello di Ascendere, sfruttando proprio l’energia degli Ova e di puntare, così, ad abbandonare – una volta per tutte – il martoriato, ma affascinante, mondo di gioco.
È un racconto oscuro, quello di Mortal Shell 2, criptico e guidato dalla conoscenza piuttosto che dalla narrazione, come accade spesso nel genere di riferimento. E funziona, per quanto il rischio di perdersi e smarrirsi, anche proprio fisicamente – specialmente nelle battute iniziali – perché il risultato finale è quello di un universo coerente, che riesce ad attirare l’utente in un amplesso narrativo finalmente stratificato e non buttato lì a caso. Il grande lavoro svolto, in tal direzione, si estende pure alla dinamica degli Involucri che, così come nel primo capitolo, risulta uno dei punti più vincenti di tutto il pacchetto e, stavolta, con una marcia in più.

Parola d’ordine: identità
Mortal Shell II, essendo un sequel diretto, per quanto si prenda libertà narrative e strutturali continue e doverose, mantiene, ovviamente, intatta gran parte dell’ossatura ludica del primo predecessore, almeno nei concetti più naturali. Mi riferisco, in maniera predominante, alla dinamica degli Involucri, che in questo secondo capitolo viene espansa e arricchita, in tutti i sensi. In prima battuta, a livello puramente pratico, il numero degli Involucri da trovare e indossare raddoppia: si passa dai quattro del primo capitolo, alcuni riproposti anche in questo sequel, agli otto.
La grande differenza, però, risiede nella gestione stessa degli Involucri. Sul piano narrativo, infatti, i “gusci” da indossare sono una parte integrante della storia e, anzi, ne accompagnano l’evoluzione, soprattutto della lore del mondo, con intermezzi, criptici e spesso scarni, che aiutano, però, ad estendere la conoscenza del giocatore. L’impatto sul gameplay, invece, è nettamente più importante. Sul piano pratico, infatti, gli Involucri, che potremmo considerare un po’ come le classi di gioco, offrono al giocatore parametri, abilità e modi completamente diversi di vivere l’esperienza di gioco.
Questo, chiaramente, espande la concezione ludica di tutto il pacchetto a livello spropositato. Indossando uno o un altro corpo, infatti, il modus operandi del gioco assume sfaccettature sempre diverse, cosa che, unito alla buonissima libertà in termini di “build”, intese come combinazioni di armi, pietre e oggetti equipaggiabili, in generale, offrono agli appassionati del genere un ottimo modo per sbizzarrirsi, anche in termini di varietà d’approccio. Il sistema di gioco legato agli Involucri non limita l’esperienza di gioco, come si potrebbe credere, anzi.
Mortal Shell II permette di combinare liberamente di tutto: pietre, amuleti, armi, senza limitazioni, se non per qualche piccolo bonus di affinità legato ad alcuni set e ad alcuni Involucri. La possibilità di combinare liberamente praticamente ogni tipo di oggetto equipaggiabile dà al gioco un potenziale abnorme, per quanto, comunque, tutta la dinamica di potenziamento, build e, in generale, gestione dell’inventario e delle proprie risorse, possa sembrare un po’ ostica, specialmente nella fase iniziale.

Progressione e livello di sfida: un gioco solido, ma con ancora qualche incertezza
Tra le cose che mi hanno convinto meno di Mortal Shell II, per l’appunto, c’è la complessità di diverse meccaniche di gioco. In primis, i menù e tutta l’interfaccia legata al sistema di equipaggiamento e potenziamento mi è risultata indigesta, poco ospitale. Questo, unito alla complessità della curva di apprendimento del gioco, che parte subito a mille, e che non prende più di tanto per mano il giocatore, confeziona un biglietto d’ingresso piuttosto salato, forse troppo, e che potrebbe allontanare qualche utente di troppo.
In generale, comunque, Mortal Shell II è un titolo sorprendente, anche proprio sul piano delle dinamiche e delle meccaniche di gioco. Andando avanti con le ore di gioco, infatti, ci si rende conto di quanto, in realtà, stavolta i ragazzi di Cold Symmetry abbiano saputo lavorare in maniera intelligente per mettere su un prodotto bilanciato, che forse scivola un po’ sul finale su alcuni aspetti, ma che in generale riesce a mantenersi un perfetto compagno d’avventure per tutta la sua durata.
Che siate appassionati e giocatori hardcore del genere o, magari, utenti meno desiderosi di lanciarsi nelle sfide impossibili, Mortal Shell II riesce, al netto del suo essere spietatamente brutale nelle fasi iniziali, a ripagare al meglio tutti gli sforzi profusi. Il senso di progressione è evidente, il desiderio di scoperta e di conoscenza è una fedele appendice e questo rende il secondo capitolo della serie un piccolo grande successo per tutto il team, soprattutto considerando la grande fatica fatta con il titolo del 2020.

Combattimento spettacolare e frenetico…ma forse troppo?
Sul piano del combattimento, che poi è uno degli aspetti più importanti per una produzione del genere, Mortal Shell II è un’alternanza di luci e ombre, con l’ago della bilancia, però, che pende fortemente verso il primo piatto. La grande novità, chiacchieratissima, è l’assenza della barra della Stamina. Questo aspetto, a essere onesto, mi preoccupava non poco, almeno fino a quando ho preso il gioco in mano. Per quanto la gestione dei colpi sia nettamente più frenetica e feroce, l’assenza della Stamina non mi è sembrata assolutamente una facilitazione, come in molti avrebbero potuto immaginare.
Lo scambio di colpi, per quanto erroneamente si possa credere che diventi così un semplice button mashing, con alternanza di attacchi veloci e pesanti, è in realtà molto ben bilanciato ed è gestito secondo dinamiche molto precise. Gli Involucri, con le loro abilità uniche, ma soprattutto la tipologia di arma scelta, la geniale aggiunta dell’arma secondaria, da fuoco, e tutti questi piccoli dettagli, confezionano un sistema di combattimento tecnico, profondo e sorprendentemente stratificato, che va a spalleggiare un livello di sfida decisamente alto, ma che tende a diventare più permissivo, e di molto, col passare delle ore.

Sembra tutto bellissimo? Forse lo è, ma in realtà ci sono sempre alcune cose che ho gradito poco. In primo luogo, ho trovato le animazioni d’attacco, soprattutto delle armi più grosse e di alcune armi da fuoco, decisamente troppo lente e poco credibili. I personaggi, soprattutto quelli più pesanti, tendono a lasciarsi trasportare da uno schema d’attacco a volte troppo legnoso e ingessato, con un feedback dei colpi non sempre chiarissimo, né in attacco né in difesa. Le cose migliorano radicalmente utilizzando armi più rapide, ma nel complesso si poteva fare qualcosina in più.
Un altro elemento che mi ha convinto poco è il posizionamento dei nemici, nonché il loro “aggro”. Specialmente nella fase iniziale, con il personaggio fin troppo debole per dire la propria in un mondo così ostile, l’elevatissimo numero e la tenacia con cui i nemici vi seguono anche in capo al mondo possono diventare un problema. In questo senso, molto spesso l’esplorazione diventerà una semplice corsa al prossimo faro, per poi, magari, tornare successivamente, in condizioni più vantaggiose, a esplorare il tutto, con più calma.

Comparto tecnico: un ottimo lavoro su PS5
Sotto il profilo tecnico, Mortal Shell II si è comportato decisamente bene, anche su PS5 Standard. Il nuovo capitolo della serie soulslike creata da Cold Symmetry appare decisamente più pulito, coerente e, soprattutto, stabile e godibile rispetto al suo predecessore, al netto di alcune sbavature che, pur permanendo, non inficiano più di tanto la qualità dell’esperienza. Come da tradizione, ormai diffusissima, anche Mortal Shell II offre due modalità grafiche tra cui scegliere: prestazioni e qualità.
Trattandosi di un titolo fortemente incentrato sulla schivata, sulla frenesia degli attacchi, chiaramente, la mia prova si è focalizzata quasi esclusivamente sulla modalità performance, salvo quei pochi intermezzi, necessari per la comprensione, a livello accademico, della bontà del prodotto. In entrambi i casi, comunque, il livello raggiunto dal piccolo team di sviluppo rimane soddisfacente. Fatta eccezione per qualche calo sporadico, legato alla pesantezza dei nuovi asset da caricare in nuove aree, il gioco si mantiene piuttosto stabile, con un frame-rate discretamente solido sui 60fps.

Anche la qualità dell’immagine, dei modelli poligonali e delle aree, specialmente quelle al chiuso e più circoscritte, rimane di buonissima fattura. Tutto questo si muove in rapporto al passaggio al nuovo motore grafico, che ha portato diversi benefici, ma anche quella pesantezza di cui ho parlato poco sopra. L’Unreal Engine 5, d’altronde, è un ottimo motore su cui costruire, ma va gestito con cura. Il rovescio della medaglia, appunto, è una pesantezza generale che si avverte in alcune animazioni e in alcuni passaggi.
Nel complesso, il colpo d’occhio rimane solido, anche grazie a una buonissima gestione degli effetti di luce, degli shader e dei particellari. Anche sulla console, teoricamente, meno performante del pacchetto tra quelle su cui Mortal Shell II ha fatto capolino, gli effetti e le varie tech sono applicate in maniera intelligente e funzionale. Il rovescio della medaglia rimangono alcuni bug, talvolta anche vistosi. Pop up, muri invisibili in cui incastrarsi o “scivolamenti” innaturali su superfici apparentemente sicure non mancano, ma facendo la somma siamo comunque su livelli più che buoni, anche considerando la natura del progetto.
Mortal Shell II segna un passo avanti, permettetemi l’esagerazione, quantico rispetto al primo capitolo. Il titolo di Cold Symmetry si è rivelato un prodotto solido, longevo, stimolante e ben bilanciato (salvo qualche caso particolare), capace di tenere il giocatore incollato allo schermo per tutta la sua durata.
Il grande passo avanti rispetto al primo capitolo è relativo a un sistema di build più libero e una gestione del mondo di gioco più profonda e curata, che ha evidenziato tutta la volontà del team di migliorare e migliorarsi.
Alcuni elementi, come la legnosità dei comandi e le hitbox poco chiare, permangono, anche se vengono pesantemente smussate rispetto al capitolo del 2020, e alimentano un senso di sfida costante e crescente. Anche sul piano tecnico il lavoro svolto è di ottimo livello e, almeno su PS5 standard, riesce a confezionare un’esperienza di gioco bilanciata e brillante.
Mortal Shell II segna un passo avanti quantico rispetto al primo capitolo.
Pro
- Direzione artistica solida
- Sistema di Involucri vincente
- Grande varietà di build
- Mondo di gioco ricco di segreti
- Buon lavoro tecnico su PS5
Contro
- Hitbox e animazioni non ancora al top
- All'inizio può risultare ostico e spiazzante
- Qualche svarione tecnico non manca