Quattro chiacchiere con Pepe Dijkstra sui monitor Samsung Odyssey – Gamescom 2026
Dopo la presentazione della nuova lineup ho avuto l’onore di potermi fermare a fare due chiacchiere con Pepe Dijkstra, che in Samsung si occupa proprio della sezione monitor. Non era un’intervista nel senso stretto con il registratore acceso e i tempi contati, era più una conversazione amichevole, però avevo preparato alcune domande a cui volevo una risposta.
Non sto qua a raccontarti le specifiche, le trovi nel comunicato e nel nostro articolo sulla lineup. Quello che volevo sapere era il resto: perché uno dovrebbe scegliere Samsung e non un altro marchio, se questi pannelli possono reggere un lavoro di colore così da evitare di avere troppi monitor sulla scrivania, e cosa succede davvero quando un OLED inizia a soffrire di Burn-In. Insomma, roba che i comunicati e nelle presentazioni non scrivono.
La gamma di cui si parla è quella vista sul palco: l’Odyssey OLED G9 da 49 pollici, il G8 da 32, il primo curvo da 42 e il G6 con i suoi 1.100 Hz.
Perché un monitor Samsung Odyssey e non un LG o un ASUS
La prima domanda era la più brutale: se sono un giocatore normale e ho davanti un Odyssey, un LG UltraGear e un ASUS ROG, cosa mi deve far scegliere Samsung? La risposta è stata secca e senza giri di parole, cioè il nuovo trattamento anti riflesso, che abbatte parecchio i riflessi delle fonti luminose.
Non è una risposta di comodo, ed è verificabile. Sulla lineup Samsung dichiara una pellicola Glare Free con superficie lucida inferiore del 54% rispetto alle soluzioni antiriflesso tradizionali. Su un OLED, dove il nero è nero solo finché non ci sbatte contro una lampada, quel numero conta più di cento hertz in più.
Questa risposta un po’ mi ha sorpreso. Poteva dire tranquillamente i 1.100 Hz oppure il pannello 6K, o meglio ancora la triplice modalità del G8. Invece no, secondo Pepe la killer feature è la pellicola Glare Free. Onestamente, lavorando e giocando in ambienti luminosi, i riflessi sono molto fastidiosi.

Console dal divano, meglio la TV o il monitor?
Seconda domanda: gioco da console, sto sul divano, perché dovrei sostituire il televisore con un monitor Samsung Odyssey? Qui la risposta è stata la più commerciale della chiacchierata, cioè che non c’è motivo di scegliere, perché puoi averli entrambi e giocare su tutti e due a seconda di come ti metti.
Vera, ma non risponde. Sul divano, a tre metri, un 55 pollici resta un 55 pollici e un monitor da 32 no. Il monitor vince quando ti siedi alla scrivania, per latenza e densità di pixel, e la scelta la fa la distanza a cui giochi, non il marchio.
Color grading e montaggio, ci si può lavorare?
La terza domanda non nasce da me, perché io gioco su un monitor e lavoro su un altro. Nasce da chi ha una scrivania sola e uno schermo solo: gli ho chiesto se un Odyssey copre uno spazio colore sufficiente e se l’accuratezza regge su tutta la superficie o cala verso i bordi. In genere gli Oled hanno una copertura cromatica molto ampia e anche una buona uniformità di base.
Sulla prima parte la risposta è stata affermativa e argomentata: buona accuratezza del colore e ottima copertura della gamma cromatica, quindi sì, ci si lavora. Con un limite dichiarato apertamente, e questa onestà gliela riconosco: se l’uso è prevalentemente professionale bisogna guardare altrove, questi restano monitor pensati per giocare e quindi non subiscono test rigidi sulla conformità come avviene nelle serie professionali.
Sulla seconda parte, cioè l’uniformità tra centro e bordi, la risposta è rimasta sul generale e nessuno mi ha dato un numero. Non è una risposta negativa, è una risposta che non c’è, e per chi fa color correction seria è esattamente il dato che servirebbe. Se arriveranno misure ufficiali le pubblicheremo.
Cosa cambia davvero nel pannello
Quarta domanda: al di là dei numeri più alti di refresh e risoluzione, cosa cambia concretamente tra i modelli passati e questa lineup, nel pannello o nell’elettronica? Ed è qui che il nuovo trattamento anti riflesso è tornato per la seconda volta, come prima voce dell’elenco delle novità di generazione.
Detto in altri termini, la novità di generazione che mi ha indicato non è un numero ma uno strato fisico sopra il pannello. È una differenza che vedi appena accendi il monitor in una stanza illuminata, mentre il salto di refresh rate lo apprezzi soltanto in un paio di scenari di gioco. Avendo visto i monitor dal vivo con tutte le luci del palco, l’anti riflesso è davvero eccezzionale.
A completare il quadro ci sono le altre novità di questa generazione, cioè la struttura QD-OLED Penta Tandem a cinque strati e i subpixel RGB Stripe che riducono il color fringing sui testi. Messe insieme al nuovo anti riflesso, disegnano un pannello pensato per restare acceso anche quando non giochi.

VRR e ALLM su PS5 e Xbox, la domanda rimasta senza risposta
La quinta è quella che mi interessava di più, perché tocca chi gioca su PC e console con lo stesso schermo: le funzioni gaming, VRR e ALLM, restano tutte disponibili collegando una PS5 o una Xbox, oppure qualcuna funziona solo da PC? Su questa Dijkstra non ha saputo rispondere.
Me lo aspettavo, anche perché è una domanda estremamente tecnica. Ma tranquilli, quando arriveranno i monitor in redazione lo proverò immediatamente!
Burn in, pixel shift e cosa copre la garanzia
Ultima domanda, quella che vale i soldi che spendi: il Dynamic Cooling System contro il burn in è una bella storia, ma esiste una garanzia specifica sul burn in del pannello OLED oppure la cosa rientra nella garanzia standard del monitor? La risposta è stata chiara, cioè garanzia normale.
L’argomento a supporto è che con i sistemi di pixel shift il burn in difficilmente si presenta, e statisticamente è vero, gli OLED di oggi non sono quelli di cinque anni fa. Resta il fatto che se compri un pannello da oltre mille euro la copertura sull’immagine persistente è quella ordinaria.
Il consiglio pratico allora è banale ma utile: prima di comprare leggi le condizioni di garanzia del tuo mercato, perché è lì che si scopre cosa è coperto e cosa no. E tieni accese le protezioni che il monitor ha già dentro, invece di disattivarle perché ti danno fastidio dopo due settimane.

La cosa che mi porto a casa da questa chiacchierata è che alla domanda su perché scegliere Samsung non mi è arrivato un numero in faccia. Mi sono arrivati i riflessi, cioè una cosa che noti stando seduto davanti allo schermo di giorno, con la finestra aperta e la luce che entra. Forse la cosa più sottovalutata da molti, ma che nel quotidiano riesce a fare una bella differenza.