netflix 2018

Netflix si era prefissata di duplicare annualmente le sue produzioni originali anno dopo anno, obiettivo ambizioso, ma che è riuscita a raggiungere con successo. Ma l’obiettivo che si è prefissata per il corrente anno sembra utopico.
David Wells, a capo dell’ufficio finanziario dell’azienda, ha annunciato che ci sarà un investimento di 8 miliardi di dollari in contenuti questo 2018, una spesa che si tradurrà in circa 700 produzioni originali di serie tv e film. Tra queste nuove produzioni, 80 saranno realizzate fuori dagli Stati Uniti, come la serie tedesca Dark, un inaspettato successo di cui Netflix è orgogliosa.

Alla conferenza Morgan Stanley Technology, Media & Telecom, dove Wells ha annunciato l’ambizioso piano, il manager ha anche aggiunto che Netflix non si è imposta un limite ai suoi contenuti: sono nella possibilità di arricchire la loro piattaforma e continueranno a farlo, non importa che genere di storie siano, purché esse siano contenuti di qualità. Per Wells i loro contenuti sono i migliori e continueranno a lavorare per averli; quando alla fine del 2017 l’azienda ha contato 117.600.000 abbonati in tutto il mondo ha visto l’opportunità di poter investire in questo modo, un’opportunità che potrebbe portare il servizio a raggiungere i 700 milioni di abbonati a livello globale.

Inoltre Netflix ha stretto dei contratti esclusivi (e lucrosi) con produttori come Ryan Murphy (American crime story; Glee) e Shonda Rhimes (Grey’s Anatomy; Le regole del delitto perfetto) o, più di recente, con l’attore comico Chris Rock, senza contare progetti che vuole rendere fenomeni mondiali come il live action di Sword Art Online, progetto venduto alla piattaforma da Laeta Kalogridis che ha già prodotto con Netflix la recente serie Altered Carbon.

Gli utenti non possono che chiedersi se ci saranno aumenti e divergenze negli abbonamenti, ma Wells di questo non ha fatto parola e tutto pare resterà inalterato. Ciò che sicuramente aumenterà per ogni abbonato saranno i contenuti sul catalogo che, si spera, siano davvero della qualità promessa.

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L'autore

La mia prima e più grande storia d'amore si chiama Giappone ed è un sentimento tanto complesso che spazia dagli anime agli hosomaki, dallo shintoismo ai samurai, dai seiyuu al j-rock. Quando da adolescente poi vidi il making-off di Kill Bill con Quentin Tarantino che urlava "il sangue è arte!", capii di non aver mai capito niente di Cinema e di essermi nuovamente innamorata. Così Giappone e Cinema sono diventati i responsabili del mio scrivere, dei miei titoli universitari e del mio essere qui.

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