Dragon Quest IV: Chapters of the Chosen – Recensione Dragon Quest IV: Le Cronache dei Prescelti

Nonostante fosse uscito per Nes e Famicon nei primi anni Novanta, e circa una decina d’anni dopo su Playstation come remake, Dragon Quest IV non è mai arrivato in Europa. Ora, dopo quasi venti anni, è uscito sotto nuove spoglie per Nintendo DS, anche nel vecchio continente. Cambia però titolo, per la perdita della numerazione originale, in "Le Cronache dei Prescelti".

Quel piccolo tratto di storia del GDR, che non tutti hanno visto

Prima di mostrarvi la sostanza di questo remake, è giusto spiegarvi chi ha dato vita alla storia del genere. Inizialmente i giochi di ruolo erano un prodotto prettamente per PC e palesemente spogli di quella nota di stile giapponese, che tutti noi ora conosciamo quasi alla perfezione. L’unico vero e proprio gioco di ruolo per console fu pubblicato per Intellivision ed era AD&D Treasure of Tarmin, che purtroppo ottenne un successo relativamente scarso. Poi, nell’86, l’allora Enix pubblicò Dragon Warrior, il precedente nome della saga ed il primo antenato di questa. Dragon Warrior creò così le basi del gioco di ruolo giapponese e, nonostante ciò, spesso non gli si riconosce questo merito assegnato più generalmente al primo Final Fantasy, che esordì soltanto  un anno dopo, e che si fece riconoscere in tutto il mondo. Quando la saga di Enix si sedimentò nel cuore di numerosi appassionati, e soprattutto dopo la spinta data dal design di Akira Toryama, cambiò nome in Dragon Quest, titolo tuttora in uso.

Per noi, è tutto nuovo

Conclusa la piccola introduzione fatta qui sopra, ci si affaccia alla sostanza del gioco. Il remake per DS è comunque ispirato alla versione più recente del gioco, ovvero quella di dieci anni fa. E’ così che questa riedizione  non introduce nulla di nuovo rispetto al precedente; infatti, il gioco non si adatta alle nuove potenzialità della console ospitante, non implementando così l’utilizzo del Touch Screen. Il comparto sonoro, come del resto il gameplay, è rimasto invariato. Vi sono infine poche differenze rispetto al predecessore, tra le quali; la migliorata veste grafica, l’introduzione di un prologo iniziale (partendo dal quale conosceremo i protagonisti delle vicende) e l’aggiunta del capitolo sei, che venne tagliato nella precedente versione. Subito dopo il prologo, la trama inizierà a svilupparsi con il primo capitolo, e proseguendo incontreremo tutti coloro che ci si sono stati presentati durante l’introduzione, che seguiranno il protagonista principale per svariate ragioni. Sulle prime avremo la possibilità di scegliere il nome del protagonista principale. La trama, nonostante possa essere considerata avvincente, è datata, dunque non bisogna aspettarsi una struttura narrativa complessa, o un obiettivo che non si distanzi dalla rincorsa del cattivo di turno. Nonostante ciò, messe da parte alcune ovvietà della trama, potremo comunque goderci un certo tono d’avventura che si propone sempre avvincente, motivato e raggiante.

 

 


Lo stesso di una volta

Come detto in precedenza, il gameplay è rimasto uguale, con i suoi rigidi turni e gli incontri casuali, tanto odiati quanto amati. Che tuttavia propongono sempre una certa varietà di sfida, grazie alla variegatezza di nemici affrontabili. Il design dei personaggi e dei mostri sarà sicuramente familiare a tutti coloro che hanno seguito Dragon Ball o Dr. Slump&Arale, poiché la mano geniale di Akira Toryama ha dato forma sia ai protagonisti che agli antagonisti. Inizialmente il gioco non sarà eccessivamente difficile, ma procedendo le sfide si complicheranno sempre di più, e per poterle affrontare non sarà necessaria solamente la forza bruta, ma anche una sana dose di strategia. La presenza di due schermi faciliterà la gestione del gioco sia durante le fase esplorativa, sia durante i combattimenti. Nello schermo superiore appariranno mappa o statistiche dei personaggi nelle battaglie, a seconda del bisogno. C’è stato un miglioramento della qualità grafica: gli edifici sono ora tridimensionali e si ha pure la possibilità di ruotare la telecamera, che non solo aumenta il raggio di interazione col personaggio, ma si rivela anche una grossa comodità. Se da un lato gli occhi hanno avuto il loro tributo, dall’altra la gestione delle interfacce è rimasta invariata, quindi con i difetti di un tempo. La personalizzazione dell’equipaggiamento è minima, compensata da una grande varietà di comandi durante la battaglia, i quali sono stati aggiunti in occasione di questo nuovo remake. Il livello di difficoltà proposto è notevole, e non sarà raro essere messi con le spalle al muro da diversi Boss. Se con i nemici più forti bisognerà sfruttare ogni turno in modo strategico, con quelli più casuali non si potrà comunque indugiare ad una strategia più fortuita. Ad arricchire la quest principale, inoltre, vi saranno molte missioni secondarie ed interessanti minigiochi, con i quali ci si può staccare dal filone principale; il gioco, poi, è reso decisamente interessante dalla possibilità di usufruire del Wi-fi per scambiare gli oggetti con altri giocatori. Aggiunta che purtroppo non si rivelerà utile al soddisfacimento delle vostre esigenze.

Aria di retrò

I suoni sono di scarsa qualità, ma la colonna sonora rimane di valore inestimabile, sempre perfettamente in sintonia con la situazione in cui ci si trova, e per giunta è stata persino riarrangiata, facendone aumentare il valore artistico. La localizzazione è di alta qualità, ogni testo curatissimo e nessuna imprecisione. Discorso diverso per la grafica, che nonostante sia stata solo ripulita ed aggiornata, strizza l’occhio al piacer comune, unendo, come già citato prima, elementi grafici in 2D con ambientazioni in 3D. Un’ultima nota di riguardo va anche agli sfondi, dove si ritrova una buona qualità d’immagine. Da segnalare la longevità del titolo, che nel complesso garantisce una quarantina d’ore, con l’aggiunta di altre dieci per le missioni secondarie e varie. Tuttavia, se il titolo comincerà ad annoiare nelle prime dieci ore, di certo non migliorerà in seguito, ma per alcuni il gioco sarà anche corto, per altri invece, risulterà particolarmente tedioso nella sua lunghezza. 

 
Esordisce in Europa, e tutto in Italiano: per chi ha sempre desiderato giocarlo questa è l’occasione!

Un piccolo, grande ritorno

Sono passati quasi vent’anni ma il suo ritorno, seppur non in grande stile, fa comunque piacere. E per quanto ci possa fare piacere, non siamo in grado di non rammentare i recenti remake fatti da Square-Enix con i vecchi capitoli di Final Fantasy, che introducono un restauro decisamente più accattivante. Per alcuni potrà essere fin troppo datato e prolisso nelle sue meccaniche, mentre per altri potrà rivelarsi un piacevole ritorno alle origini del genere. Nonostante le caratteristiche tecniche modeste, il potenziale divertimento che potrete provare giocando a "Dragon Quest: Le Cronache dei Prescelti", è in ogni caso degno di nota.

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