Sly 3: Honor Among Thieves – Recensione Sly 3: L’onore dei ladri

Con Sly 3: L’Onore dei Ladri, gli sviluppatori di Sucker Punch si sono ritrovati per le mani un compito ancor più oneroso di quelli ricevuti dalle precedenti iterazioni del brand: se con il primo capitolo questo compito era quello di creare un’ottima miscellanea di generi e far rivivere al genere platform i suoi giorni di gloria (compito pienamente riuscito), e con il secondo capitolo tale obbiettivo consisteva nell’ampliare e migliorare la formula del capostipite (centrato pienamente), con questo ultimo episodio, a chiusura di una trilogia capace di crearsi una larga fanbase  grazie alla qualità, alla varietà ed al divertimento che la contraddistinguono, i talentuosi creatori della banda di ladri più improbabile di sempre si sono trovati di fronte ad una sfida particolarmente complessa: dare un degno finale agli intrecci narrativi intessuti nei precedenti titoli pubblicati. Dispiace dirlo, ma sembra che questa volta non ci sarà un lieto fine per Sly & Soci.

More of the same

Indubbiamente la formula di gioco concepita dai talentuosi ragazzi di Washington ha raggiunto il proprio apogeo qualitativo nel secondo capitolo della serie, e sarebbe stato difficile pensare ad un ulteriore affinamento della stessa; a lasciar l’amaro in bocca in modo particolare è per l’appunto la scarsa cura riservata a tale aspetto: non solo il lavoro svolto sembra frutto di un semplice Copia/Incolla, ma addirittura sembra si siano persi dei dati per la strada. E’ difatti possibile notare come ora le azioni eseguibili siano molto più meccaniche e dunque meno fluide che in passato, più restrittive ed in grado di rivelarsi proibizionistiche inibendo l’improvvisazione a causa di due-tre tattiche adottabili per l’intera durata dell’avventura e, da sempre punto forte della saga, di un level design povero d’idee e limitativo.


La missione area è una delle più noiose in assoluto

                                                                                                                  
 Tutto ciò trova ulteriori ripercussioni negative di fronte all’abbassamento di un livello di difficoltà di per sè mai particolarmente elevato nei titoli di cui il procione è stato protagonista, e di un ritorno alle atmosfere infantili del primo titolo della serie: se tuttavia in quest’ultimo e nel sequel il lavoro svolto in fase di scrittura e caratterizzazione si era rivelato di certosina elaborazione, in Sly 3 i personaggi sono sacchi vuoti animati dall’unico intento di espandere la propria banda in vista di un colpo particolarmente complesso (ed in cui, peraltro, non svolgono nemmeno un ruolo di rilevanza andando ad evidenziare la superficialità della trama offerta). In L’Onore dei Ladri si ritrovano vecchie conoscenze e si incontra il nuovo (imbarazzante) antagonista, ma nessuno dei personaggi presentati, neppure il da sempre carismatico Sly Cooper, riesce mai veramente a dar la sensazione di "crederci".
Fortunatamente non tutto è da buttare: la buona varietà, da sempre marchio di fabbrica della serie, riesce a mantenersi una costante per quasi tutta l’avventura, malgrado svariati momenti della stessa possano risultare tedianti per la lentezza dello svolgimento degli eventi raccontati: la sensazione preponderante è che si sia voluto infilare nel prodotto un po’ di tutto giusto per allungarlo.


La modalità competitiva per due giocatori, purtroppo, si rivela sin troppo presto mal bilanciata

                                                                                                                                                                                      
And again and again and again

Il motore grafico che muove le nuove avventure di Sly e Soci è pressoché il medesimo del precedente capitolo, a sua volta un derivato discretamente rifinito di quello del primo: se la situazione era accettabile nel prequel, in questo nuovo titolo risulta difficile digerire non solo una grafica piuttosto grezza già per il periodo d’uscita, ma anche e soprattutto un framerate sempre più ballerino in grado di render confusionarie anche situazioni d’apparentemente semplice risoluzione. 
Fortunatamente il comparto sonoro continua a viaggiare su ottimi livelli qualitativi grazie ad un doppiaggio ancora sopraffino e a delle musiche azzeccate, malgrado se ne stiano per la maggior parte del tempo relegate a sottofondo d’accompagnamento. 


Ritorna anche Carmelita, ma anche lei sembra meno motivata che nei primi capitoli

In Conclusione

Dispiace notare come quella che era una serie da sempre capace di contraddistinguersi per la propria qualità abbia perso i suoi punti di forza: non solo la varietà proposta non è più adeguatamente contestualizzata e dosata a livello di differenziazione dei compiti da portare a termine, ma anche il livello di coinvolgimento nel susseguirsi degli eventi che vedono Sly&Co. protagonisti ha subito un crollo inaspettato. In sostanza, se Sly 3 dovesse rivelarsi l’ultimo capitolo della serie, sarebbe un peccato doverci ricordare di un nuovo arrivato capace d’affermarsi in un panorama videoludico affollato e di elevarsi al rango di mascotte Playstation in tal modo. Sperando che per un futuro capitolo Sucker Punch possa ravvedersi e tornare sulla retta via, non resta altro da dire se non che, allo stato delle cose, L’Onore dei Ladri è sì un buon platform, ma non la degna conclusione di una grande serie.

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