Pucca’s Race for Kisses – Recensione Pucca: La corsa ai Baci

Pucca, il personaggio sudcoreano creato dallo studio Vooz, è ormai presente da più di un decennio anche in Italia, ma negli ultimi tempi sta riscuotendo nuovamente un grande successo. Ovviamente, come con tutte le serie animate, per sfruttare quest’ondata di successo iniziano a comparire sul mercato, oltre a gadget e giocattoli, anche i primi videogiochi dedicati al brand. 

 

 

Corri, Pucca. Corri!

Pucca: la corsa ai baci è un titolo molto particolare; il gameplay proposto riprende il concept dei giochi platform in due dimensioni, ma con diverse varianti ereditate oltre che da i puzzle game anche dagli action. Durante l’incedere dei livelli controlliamo Pucca, e il nostro obiettivo è quello di inseguire e prendere il giovane apprendista ninja Garu per riempirlo di baci. Sì, perché, come ben saprà chi ha seguito e segue la serie animata, Pucca è innamorata follemente di Garu, ma quest’amore sembra non essere corrisposto. Ovviamente la storia è inesistente e i vari livelli si susseguono come una serie di episodi, nei quali si possono incontrare i vari personaggi che compaiono nel cartone animato.

La banalità all’ennesima potenza

Ogni livello è quindi una corsa all’inseguimento di Garu, ma per riuscire a prenderlo Pucca deve usufruire di alcuni mezzi, più o meno leciti. Il gioco è dedicato soprattutto ai videogiocatori più piccoli, e ciò lo si intuisce anche dalla scelta di semplificare al massimo un gameplay già di per sé poco profondo. Pucca corre per i livelli automaticamente e il compito del giocatore è quello di premere al momento giusto il tasto A, proprio come se fosse un QTE. Sinora nulla di particolarmente scandaloso, ma il bello deve ancora arrivare: per banalizzare, più che semplificare, l’uso degli oggetti che permettono alla nostra amica di superare certe situazioni, gli sviluppatori hanno dato la possibilità al giocatore di mettere letteralmente in pausa il gioco. Se per esempio vi trovate un mucchio di canne di bambù davanti non temete: premete il tasto B per mettere in pausa e selezionate la Katana, quindi tagliate il vostro ostacolo, premete nuovamente B e ripartirete tranquillamente. Insomma, crediamo di avervi reso l’idea.

 

 

Ci salva il multiplayer

Nonostante il gameplay banale e di una facilità disarmante, anche perché se si muore è possibile riprendere il gioco poco prima della morte, questo potrebbe divertire e far passare ai più giovani qualche ora di divertimento. Sorvolando quindi il single-player abbastanza deludente, passiamo a parlare della modalità multigiocatore. C’è da dire subito una cosa: il multiplayer è migliore del gioco in singolo. Questo perché in primis è stata eliminata la fastidiosa possibilità di "mettere in pausa" il gioco, e poi è molto più divertente acchiappare il Garu controllato dalla persona che ci si trova di fianco piuttosto che il ninja guidato dalla CPU. Quindi il gameplay di base rimane lo stesso: una sorta di guardia e ladri. La cosa davvero interessante è data dal fatto che è bastato eliminare una funzione a nostro avviso inutile per rendere quantomeno piacevole questa modalità multiplayer.

L’estetica e il controllo

Graficamente non siamo ad alti livelli e il comparto tecnico dà l’impressione di voler assomigliare il più possibile alla controparte televisiva di Pucca, come è giusto che sia. La grafica è quindi in due dimensioni e abbastanza pulita, non certo incredibile ma sufficiente nel complesso. Il sonoro fa il suo dovere, non regalando, però, bei brani. Il sistema di controllo, invece, è basato proprio sul gameplay proposto e ne rispecchia senz’altro i la semplicità: il tutto viene controllato tramite il solo Wiimote e viene sfruttato, anche se in maniera piuttosto marginale, il sensore di movimento.
 

 

 

Commento

Pucca: la corsa ai baci è un gioco per bambini, ma nonostante ciò gli sviluppatori potevano senz’altro impegnarsi leggermente in più per offrire ai giocatori un titolo almeno sufficiente. Il gameplay è banale e scontato, con una realizzazione grafica a stento sufficiente; l’unico a salvarsi è il multiplayer, piacevole e divertente. Ma si sa: a vendere non è la qualità, ma il nome.

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