Transformers: Fall of Cybertron – Recensione Transformers: Fall of Cybertron

A due anni di distanza dal precedente capitolo, Hight Moon Studios ed Activision tornano nei negozi con "Transformers: La caduta di Cybertron", naturale seguito di "Transformers: La guerra per Cybertron", sparatutto in terza persona dedicato alla famosa linea di giocattoli anni ‘80 che ha appassionato almeno 2 generazioni.
Il precedente episodio lo ricordiamo come un buon titolo, non eccellente, ma comunque piacevole per molti aspetti, sicuramente fedele al brand a cui è dedicato. Questo nuovo gioco non stravolge nulla, anzi, mantiene inalterate le meccaniche base e i comandi di gioco ed introduce interessanti novità che rendono il gameplay più vario.
 

 


"Robot in disguise"

In “Transformers: La battaglia per Cybertron”, avevamo lasciato un pianeta ormai privo di risorse vitali e le due fazioni rivali impegnate in una feroce guerra civile: da una parte, gli Autobots, intenti a costruire l’Arca, che li avrebbe condotti verso nuovi mondi, e dall’altra i Decepticons decisi a conquistare e sottomettere i rivali di sempre.
Questo nuovo capitolo inizia esattamente dopo la fine del precedente: il pianeta ha esaurito l’energon e si sta spegnendo, l’unica speranza di salvezza è l’Arca, gigantesca nave in grado di varcare il ponte spaziale che collega Cybertron al nostro sistema solare.

"Autorobot Trasformatevi!"
 

Il comparto grafico del gioco è sicuramente uno dei punti di forza del lavoro; analogamente al procedente, gli sviluppatori si sono serviti dell’Unreal Engine 3 come motore grafico e di Havok come motore fisico, ma possiamo vedere un chiaro miglioramento, segno questo della “bontà” del motore grafico e dell’ottimo lavoro di High Moon Studios.
Nel particolare troviamo molto ben fatte le animazioni dei personaggi, sia durante il normale movimento che durante le spettacolari sequenze di trasformazione, sempre fluide anche nei momenti più concitati del gioco. Le ambientazioni non risultano mai banali e sono decisamente varie pur rappresentando una realtà fatta solo di metalli e luci.
Apprezzabile anche l’impostazione “cinematografica” del titolo, fatta di intermezzi animati, slow motion ed inquadrature dirette che aumentano il nostro coinvolgimento.
Tuttavia, “Transformers: La caduta di Cybertron” non è privo di difetti, primo tra tutti la scarsa caratterizzazione dei personaggi secondari, troppo anonimi se rapportati ai protagonisti, inoltre in alcuni ambienti vasti e profondi si prova una certa difficoltà nell’individuare e distinguere le sagome del nemico.
 

 
"Autobots roll out!"
 
La colonna sonora si dimostra ancora una volta all’altezza del titolo, capace di coinvolgere il giocatore quasi fosse lo spettatore di un film, con un crescendo durante le fasi più dure degli scontri. E’ importante far notare che “Transformers: La caduta di Cybertron”, non ha l’audio in italiano ma solo sottotitoli, a differenza del precedente, completamente localizzato in italiano; non disperate però, perchè il doppiaggio mantiene inalterato il fascino della serie, grazie alle voci dei doppiatori storici di alcuni dei personaggi più importanti. 
 

Se il single player sorprende …
 
Lo possiamo dire con certezza, la vera sorpresa del gioco è la “campagna”; ogni capitolo che andremo ad affrontare avrà come protagonista un differente robot, e, giocoforza, un approccio differente, perchè ogni personaggio ha peculiarità e caratteristiche a lui proprie che stravolgono il nostro approccio al gioco. Così, nelle missioni con Optimus Prime potremmo avvalerci dell’aiuto di Metroplex, gigantesco Transformers in grado di spazzare via interi eserciti nemici con un solo colpo, con Cliffjumper, dotato di un dispositivo di occultamento, saremo in grado di infiltrarci silenziosamente tra le fila nemiche per terminarli uno ad uno, ed ancora, con Vortex affronteremo un livello librandoci nei cieli di Cybertron, mentre con Grimlock sarà il combattimento corpo a corpo a tenerci impegnati.
Tuttavia, il gioco di base resta un TPS privo di elementi tattici, persino la scelta dell’arma e i potenziamenti non incidono sufficientemente sullo svolgimento della partita. Fin dai primi minuti di gioco si capisce che non sarà necessario economizzare sulle munizioni come ogni tanto capitava nel primo capitolo; in più, trasformati nella modalità veicolo aumentiamo sia la potenza d’attacco che quella di difesa. Benchè siano presenti armi di diverso tipo, tutte potenziabili attraverso i terminali Teletrann sparsi per Cybertron, non si sente il particolare bisogno di scegliere un’arma piuttosto che l’altra o la necessità di acquistare particolari power-up che possiamo attivare a comando, attraverso la croce direzionale; anche e soprattutto per l’alto numero di munizioni che troveremo lungo il percorso, e per il fatto che non viene fatta distinzione tra le munizioni delle diverse armi, ma solo tra proiettili leggeri e pesanti.
L’IA dei nemici non ci è sembrata particolarmente sofisticata, pertanto quasi sempre il nemico a gettarsi nella mischia senza troppo tatticismo, nel complesso il livello di sfida proposto non è mai altissimo.
 

 

 

… il multyplayer non convince.
 
Se la campagna è una piacevole scoperta, la parte multiplayer delude sotto alcuni aspetti. Viene meno la possibilità di giocare lo story mode, in cooperativa, scelta forse dettata dalla difficoltà di gestire sessioni particolari come quella di Cliffjumper o di Bruticus. Non ci sono invece particolari novità per le sfide online, già carente nel gioco del 2010. 
Troviamo ancora una volta la suddivisione dei personaggi in quattro classi differenti, il Distruttore, il Titano, lo Scout e lo Scienziato, ognuna delle quali si distinge sul campo per potenza, forza, resistenza e caratteristiche speciali. Anche le modalità di sfida non sono certo una novità, alle quali si aggiunge l’ormai diffusa “escalation” in una partita che vede i giocatori impegnarsi per opporsi a gruppi di nemici sempre più forti e agguerriti.
 

 

Concludendo
 
Transformers: La caduta di Cybertron” è lontano dall’essere un gioco perfetto, si sente un po’ la mancanza del doppiaggio in italiano (in particolar modo per chi ha giocato il primo capitolo) e le poche novità introdotte per la modalità multiplayer lasciano con l’amaro in bocca, quasi fosse un titolo incompleto. Tuttavia è un gioco imprescindibile per tutti quelli che si ritengono fan dei giocattoli marchiati Hasbro, a maggior ragione se si cerca un gioco che fa del single player il suo punto di forza. Per tutti gli altri, resta un buon TPS, come più volte scritto, privo di elementi tattici che da tempo caratterizzano il genere, ma mai monotono ed in grado di divertire gli amanti del genere.
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