Midway Arcade Origins – Recensione Midway Arcade Origins

Insert Coin

C’è stata un’epoca, ormai lontana, in cui per giocare ai videogiochi bisognava uscire di casa. Esatto: niente console casalinghe, niente treddì, solo una manciata di pixel, un grosso joystick e, sopratutto, tantissimi gettoni (o monetine che dir si voglia). Era l’epoca d’oro delle sale giochi, ormai tramontata. Bastava una semplicissima grafica in 8 bit, qualche effetto sonoro semplicissimo e un paio di pulsanti per passare interi pomeriggi cercando di battere un record o far fuori l’ennesimo boss di fine livello. Con questi semplici mezzi si viaggiava nello spazio, si servivano birre al saloon, si giocavano partite di basket combattutissime e senza esclusione di colpi o si devastavano interi quartieri nei panni di un gigantesco mostro. 
Warner Bros ora vuole farvi rivivere quell’era che sembra ormai lontana e che intere generazioni di giocatori hanno saltato a piè pari, con un’operazione che ha un duplice effetto: riportare indietro nel tempo i più nostalgici e far capire ai giovincelli che i videogiochi non solo hanno un passato, ma addirittura una storia gloriosa alle spalle. Quindi inserite la vostra moneta e premete start! 

L’X-Cabinato

Inserito il disco di gioco nell’Xbox 360, il titolo si apre con un filmato prerenderizzato introduttivo davvero carino e accattivante, dopodiché vi troverete scaraventati in una sala giochi virtuale con tantissimi cabinati tra cui scegliere. Ci sono oltre 30 vecchie glorie del passato a garantire una longevità più che sufficiente. In una selezione così vasta trovano spazio tanto dei capisaldi della storia dei videogiochi (Rampage, Super Off Road, Gauntlet) quanto altri titoli decisamente poco conosciuti (Satan’s Hollow, Total Carnage, 720°). L’impressione è quella di un grosso minestrone in cui si è buttato dentro un po’ di tutto senza un vero e proprio criterio di selezione se non il periodo di uscita. Siamo proprio agli albori del divertimento videoludico, alle sue origini. In sé questo non sarebbe nemmeno troppo un problema, ma forse si sarebbe dovuto puntare un po’ meno sulla quantità e un po’ più sulla qualità. 
Per quanto nessuna delle conversioni presentate sia totalmente insoddisfacente, va detto che a volte la risposta ai comandi non è delle migliori, e nei giochi che richiedono dei riflessi davvero fulminei questo si fa sentire. Il caso più eclatante, forse, è con Toobin, pressoché incontrollabile. A controbilanciare questi cali di giocabilità per fortuna ci sono altri "cabinati" in cui tutto funziona alla perfezione, come Joust e Rampart.

Da soli o con gli amici

Inutile nasconderlo: il vero e proprio cuore pulsante dell’intera produzione è il multiplayer. Che sia in locale, con due, tre o quattro giocatori a cooperare (o battersi) sulla stessa console, oppure online (supporta fino a 64 giocatori), l’intento di Warner Bros è proprio quello di creare delle sale giochi virtuali dove incontrarsi e rivivere sfide che appartenevano, fino ad ora, solamente al passato. 
Se da un certo punto di vista l’operazione può dirsi perfettamente riuscita, dall’altre parte va detto che essendo appunto solo "virtuale" il tutto sembra un po’ "falso": mancano le monetine "mangiate" dai cabinati, manca il cambio dei soldi in gettoni, manca l’atmosfera reale delle sale giochi. Ovvio, non si poteva fare altrimenti, ma viene naturale chiedersi quale sia la collocazione di tali operazioni nostalgiche in un mercato dominato da franchise quali Call of Duty, Assassin’s Creed e God of War. Al di là dell’eccezionale valore storico, forse bisogna ammettere che i videogiochi, come qualsiasi altra cosa, si sono evoluti, sono diventati qualcos’altro. Forse sarebbe più salutare un distacco da un passato ormai così lontano (in termini informatici, non strettamente temporali) e piuttosto continuare a sviluppare nuovi titoli e nuove tecnologie per il divertimento.


L’arte delle due dimensioni
 
Passando a parlare del comparto tecnico, viene spontanea una riflessione. Oggi siamo abituati a effetti particellari, luci volumetriche e texture in alta risoluzione, tutte tecnologie all’epoca impensabili, in quegli anni erano pura fantascienza. Eppure, sebbene agli occhi di un giocatore molto giovane possa non sembrare così, con i pochissimi mezzi a disposizione gli sviluppatori di quel periodo riuscivano a creare delle vere e proprie opere d’arte. 
Gauntlet riusciva a ricreare alla perfezione dungeon immensi infestati da terrificanti mostri ed eroi fantasy pronti a combatterli; con Tapper vi sentirete i veri gestori di un saloon; Super Off Road è il "nonno" di Dirt. Il design raggiungeva davvero apici incredibili se si pensa alle scarse risorse a disposizione. Quindi il giudizio sul comparto tecnico è assolutamente positivo, ma per comprenderlo appieno bisogna avere una corretta prospettiva storica. Ovvio, non tutti i titoli presenti sono visivamente accattivanti (Satan’s Hollow, per esempio, è realizzato piuttosto pacchianamente), ma nella maggior parte dei casi ci si attesta su livelli buoni.
Il sonoro non poteva discostarsi più di tanto: nei casi di eccellenza ci sono addirittura voci artificiali in grado di simulare quelle umane, in quelli più mediocri sono alcuni effetti sonori legati a particolari azioni.
 
 

Game Over

Tirando le somme, Midway Arcade Origins è un prodotto che merita un’ampia sufficienza per motivi storici, contenutistici e artistici. È vero, non sarà di certo il gioco dell’anno, e forse una distribuzione unicamente digitale avrebbe giovato di più alla produzione, che rischia di venire ignorata sugli scaffali. Ma per i più nostalgici di voi, per quelli che ritengono i giochi di ora troppo facili, e per tutti coloro che hanno voglia di farsi un bel tuffo nel passato è perfetto.
Peccato per le poche modalità di gioco (l’inserimento degli obiettivi non è sufficiente a catturare l’attenzione a lungo) e per alcuni titoli che forse sarebbe stato meglio non includere. Rimane comunque un’ottima proposta per sfide veloci tra amici o per sessioni cooperative "all’ultimo gettone". Apprezzabile la localizzazione in italiano dei menu, che rende il tutto molto user friendly, e la possibilità di personalizzazione delle partite, dal livello di difficoltà ai comandi. 
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