Muramasa: The Demon Blade – Muramasa: Rebirth

Muramasa Rebirth, per chi non lo sapesse, è una trasposizione HD, realizzata in esclusiva per PS Vita, di Muramasa: The Demon Blade, un action rpg bidimensionale uscito nel 2009 sulla defunta Nintendo Wii.
Il prodotto, così come questa rimasterizzazione, è sviluppato dai Vanillaware, creatori di titoli del calibro di Odin Sphere e dell’atteso Dragon’s Crown, e rappresenta il terzo capitolo (per chiarezza, O.S. era il secondo, mentre D.C. sarà il quarto), spiritualmente parlando, della serie Princess Crown, nata su Saturn (e successivamente portata su PSP), mai uscita dal Giappone.


C’erano una volta un ninja e una principessa

Il gioco è ambientato in Giappone (precisamente nell’Honshu), durante l’era Genroku, e segue i destini di due personaggi, Kisuke e Momohime. Il primo è un ninja che ha perso la memoria e viaggia da Edo verso Kyo con l’obiettivo di recuperala, mentre lei è una principessa che per errore viene posseduta dallo spirito del temuto Jinkuro.  Quest’ultimo è un potentissimo spadaccino desideroso di potere, che sfrutterà il suo corpo per recuperare una particolare arma, intraprendendo un viaggio che va alla strada opposta di quella del protagonista.
Le storie non si intrecceranno mai, ogni volta che caricherete la partita, avrete un salvataggio diverso per ciascun personaggio.
In esclusiva per la versione Rebirth, inoltre, sono stati realizzati ben 4 DLC che introducono nuovi personaggi, ciascuno con la propria storia: Nekomata, Gonbee, Arashimaru e Rajagi.


108 stel… ehm spade

Come accennato all’inizio, Muramasa è un action RPG 2D, in cui muoveremo i nostri eroi attraverso le varie aree di gioco. Lungo i nostri viaggi potremo saltare e raccogliere oggetti, ma soprattutto combattere i vari nemici che incontreremo. Per farlo dovremo equipaggiarci con delle katane (tre alla volta), che possono essere di due tipi: corte, per gli attacchi veloci e da breve distanza, o lunghe, per quelli più lenti, ma con un raggio d’azione molto più ampio. La peculiarità del titolo sta proprio nelle spade: ce ne saranno 108 da ottenere, metà con Kisuke e l’altra metà con Momohime. Sarà possibile solo con l’aiuto del leggendario fabbro Muramasa il forgiarle per noi, a patto di avere punti Spirits e punti Souls a sufficienza, ottenibili ad esempio mangiando o uccidendo i nemici.
Il numero di armi da poter creare all’inizio sarà limitato, ma ogni volta che sconfiggerete un boss otterrete un spada particolare che vi darà accesso alla creazione di nuove e più potenti. Queste ultime, inoltre, permetteranno di distruggere le barriere colorate sparse nella mappa di gioco, permettendovi così di sbloccare scorciatoie o, addirittura, delle piccole sfide in cui dovrete far fronte a ondate di nemici.
Ogni spada ha ovviamente attributi ed effetti diversi, ma la vera peculiarità sta nelle loro Secret Art, ovvero mosse speciali eseguibili con l’apposito pulsante. Ciascuna di queste, così come la parata, consumerà una barrà apposita che ridurrà la durabilità che, una volta svuotata, ne dimezzerà l’efficacia temporaneamente costringendovi a cambiare spesso arma. Sarà quindi importante valutare di volta in volta quali spade equipaggiarvi e sfruttare a vostro vantaggio il sistema di quickdraw, ovvero una mossa che danneggerà tutti i nemici presenti sullo schermo ogniqualvolta si passa da una lama all’altra (purchè questa abbia la barra carica).
Il gioco richiederà tra le 8 e le 10 ore per essere terminato con ciascun personaggio (a difficoltà normale), ma la rigiocabilità è alta se si vogliono ottenere tutte e 108 le lame e vedere tutti i finali, che variano proprio in base alla spada con cui si sconfigge il boss finale.


Giocare dentro un quadro

Esattamente come i precedenti lavori di Vanillaware, soprattutto Odin Sphere, quello che emerge da Muramasa è sicuramente il comparto grafico dove ogni singolo elemento del gioco è stato disegnato a mano da renderne ogni istante una vera e propria opera d’arte. Senza dimenticare, poi, la cura dei particolari come l’erba mossa dal vento, le foglie dei Sakura che cadono, la luce del sole che tramonta e che filtra tra gli alberi e così via. Tutte cose che, in alta definizione, fanno di Muramasa il più bel lavoro di rimasterizzazione mai vista fino ad oggi.
Anche il comparto sonoro comunque non è da meno, con un doppiaggio giapponese di primissimo livello e musiche capaci di farci rivivere quel determinato periodo storico. Doveroso citare anche l’ottimo lavoro fatto con la traduzione inglese, in quanto i dialoghi sono stati riscritti da zero per essere fedeli il più possibile allo script originale.


Vai con l’import

Muramasa Rebirth è l’esperienza definitiva non solo per gli amanti del genere hack and slash a due dimensioni, ma anche per tutti quelli che hanno amato il primo capitolo su Wii. Nonostante la decisione di introdurre i nuovi contenuti (ovvero i 4 nuovi personaggi) sottoforma di DLC a pagamento non ci sia piaciuta, la sola resa visiva in alta definizione vale da sola l’acquisto del gioco. Se poi ci aggiungiamo anche la nuova traduzione, i controlli personalizzabili, e l’aggiunta dei trofei allora non ci sono motivi per cui non dover acquistare questo titolo, anche se questo significa affidarsi all’import visto che, purtroppo, nessuna versione Europa è stata ancora annunciata.

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