Star Wars: Jedi Fallen Order – Recensione

Recensito su PlayStation 4

“È così che muore la libertà: sotto scroscianti applausi”. La seconda trilogia di Star Wars, uno dei prodotti d’intrattenimento più imponenti mai esistiti, potrebbe – grossomodo – essere riassunta con la citazione di cui sopra che, ricollegandosi al sapore amaro con cui la storia “originale” viene introdotta, lascia ben poco spazio alla speranza.

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Nel postumo terzetto di pellicole il geniale creatore della saga, George Lucas, ha esplorato le origini e la genesi di un immaginario oscuro, in cui – per la pace e la giustizia – c’è ben poco spazio. Non a caso il primo film in ordine di uscita, l’Episodio IV, prende la nomenclatura “Una nuova speranza”, segnale inconfondibile di un piccolo cambiamento in procinto di essere, capace di risollevare le sorti di un’intera galassia tristemente precipitata nel giogo del soverchiante Impero e del suo spietato leader. Se la prima trilogia, quella “originale”, porta su schermo eventi e situazioni già ben delineati, la seconda prova appunto a fare chiarezza sulla genesi di tali eventi, riuscendo però soltanto in parte a soddisfare il palato dei fan più sfegatati.

Al netto di un lavoro più che valido, infatti, riuscire a far combaciare il tutto sapientemente non era una missione semplice, nemmeno per Lucas in persona, che per forza di cose ha dovuto tralasciare o comunque approfondire di meno alcuni passaggi, rimasti avvolti nella stessa oscurità generata dal dispotico dominio dell’imperatore Palpatine e dei suoi seguaci. Alzi la mano or dunque chi, da appassionato della saga, non ha mai provato a immaginare cosa effettivamente fosse accaduto in quel lasso di tempo, in quegli anni bui che hanno di fatto sancito la monopolizzazione generale dell’Ordine 66 e dei suoi strenui sostenitori.

star wars fallen order

Paradossalmente, per quanto affascinante e potenzialmente ricco di spunti d’interesse, questo spaccato dell’universo di Star Wars non è stato mai esplorato, come un pianeta lontano situato nell’angolo più remoto dell’Orlo Esterno. Questo almeno fino a oggi, fino all’arrivo di Star Wars Jedi: Fallen Order, non un nuovo episodio della folta schiera di esponenti cinematografici, bensì l’ennesimo tie-in videoludico dalle grandi aspettative o, per rimanere in tema, speranze. Perché diciamoci la verità, l’aspetto che ha subito colpito dell’opera di Respawn Entertainment (Titanfall, titanfall 2) è stato proprio quello delle tematiche affrontate, prima ancora di esplorare profondità e vastità ludiche o strutturali.

Star Wars Jedi: Fallen Order infatti, si colloca – cronologicamente parlando – proprio a cavallo tra la fine della seconda e l’inizio della prima trilogia, in quel lasso di tempo oscuro che ha di fatto sancito il successo definitivo di Palpatine, spalleggiato encomiabilmente da Darth Vader, la cui infausta genesi viene narrata proprio all’interno delle tre pellicole che hanno fatto da prequel all’intera vicenda. Va da sé che la missione del team della “Baia”, così come quella di uno Jedi, è tutt’altro che semplice: riuscire a far quadrare il tutto, sul piano non soltanto ludico ma soprattutto della coerenza narrativa, quando si va a toccare un brand tanto glorioso e stratificato, non è un impegno esattamente per tutti e non potrebbe essere altrimenti. Dopo aver trascorso gli ultimi giorni sotto il sole rosso di Dathomir e le ghiacciate lande del solenne Ilum siamo lieti di dirvi che, fondamentalmente, la missione di Respawn è riuscita.

La Forza ha dimostrato di scorrere potente all’interno dello staff che ha lavorato alla produzione di Star Wars Jedi: Fallen Order che, seppur mostri il fianco ad alcune problematiche più o meno evidenti, ha saputo onorare e addirittura impreziosire un agglomerato narrativo quasi sconfinato.

Tanto tempo, in una galassia lontana…

La storia che tesse le fila del comparto narrativo di Star Wars Jedi: Fallen Order è di quelle semplici che probabilmente, non vive mai di momenti eclatanti o di colpi di testa clamorosi, ma risulta coerente e straordinariamente rispettosa del materiale originale dal primo all’ultimo istante. Cal Ketsis, il nostro alter ego, è un giovane umano che spende le proprie giornate tra i rottami sul pianeta Bracca, un angolo sperduto della galassia apparentemente lontano dallo sguardo vigile e inesorabile dell’Ordine 66. Il contesto storico è quello della tremenda Epurazione Jedi in cui, proprio il sedicente ordine, ha iniziato lo sterminio di ogni singolo Jedi (ma anche di quelli potenziali, compresi gli infanti) rimasti in vita dopo il tragico epilogo mostrato all’interno de “La vendetta dei Sith”. Sin dai primissimi istanti, il gioco ci lascia comprendere velocemente la direzione che vuole prendere.

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Cal, e non è esattamente un mistero della fede: è in realtà un Jedi, uno dei pochi rimasti, la cui connessione con la Forza è però diventata parecchio flebile, a causa di una sequela di eventi tanto truci quanto, tutto sommato, lontani. Il giovane Jedi dalla chioma rossa infatti, non ha mai completato il suo addestramento giacché – e lo si scopre man mano che si avanza nella non intricatissima storia – lo spettro dell’Impero ha saputo estendersi oltre ogni qualsivoglia confine, andando ad abbracciare con le sue oscure grinfie buona parte del mondo conosciuto.

Inesorabile e inarrestabile, l’Impero, per mano della Seconda Sorella, raggiunge il pianeta Bracca, con lo scopo unico di stanare e trucidare la minaccia Jedi che si annida sul pacifico pianeta. Per Cal dunque sembrerebbe essere la fine ma, come in ogni storia che si rispetti, accade quell’episodio, figlio del puro altruismo e dell’affetto, che innesca un po’ tutti gli avvenimenti. Il miglior amico di Cal, Prauf, sacrifica la propria esistenza per aiutare la fuga del giovane Jedi che, terrorizzato dagli spettri di un passato che torna a bussare con violenza alla porte della sua fragile memoria, inizia così un percorso indirizzato – almeno inizialmente – quasi esclusivamente alla sopravvivenza.

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La missione di Cal in Star Wars Jedi: Fallen Order però, assume ben presto connotati ben diversi e decisamente meno “arrendevoli”. Avvicinato dal Cere e Greez, due pirati spaziali con tanto da dire, il giovane si imbarca in un solenne incarico: rifondare l’Ordine Jedi ormai praticamente devastato.

Nel farlo però il giovane padawan ha bisogno innanzitutto di (ri)scoprire prima se stesso: durante la traversata infatti, l’allievo del Maestro Jedi Jaro Topal deve ritrovare connessione con la Forza, ormai quasi completamente sopita all’interno del suo corpo, in una sorta di viaggio di formazione che assume le sembianze di una vera e propria crociata, fatta di scontri violenti, perdite, alleanze inaspettate e tanto tanto fan-service che accompagnerà tutto l’incedere della storia, della durata di circa 16-17 ore, senza soluzione di continuità.

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Pur senza brillare per scrittura o profondità narrativa il tutto diventa estremamente azzeccato e coerente quando si parla fedeltà all’universo di Star Wars con cui Star Wars Jedi: Fallen Order riesce ad amalgamarsi perfettamente. Anche e soprattutto sul finale, il titolo confezionato da Respawn Entertainment non smette mai di omaggiare la saga, nel momento in cui riesce a offrire una conclusione tutto sommato soddisfacente e coerente, seppur caratterizzata da quello stesso stile a tratti frettoloso da cui tutto il viaggio di Cal è caratterizzato. Star Wars Jedi: Fallen Order è un prodotto narrativamente se vogliamo debole, ma riesce, con grande nonchalance, a centrare due obiettivi tutt’altro che semplici: far respirare tutta l’atmosfera della saga in ogni singolo aspetto ai fan di vecchia data e risultare accessibile a chi, invece, si avvicina con curiosità per la prima volta al brand. I riferimenti all’universo di appartenenza sono tanti, ma ben congegnati, per far sì che, in fin dei conti, nessun giovane Jedi, impugnando il suo pad, rimanga solo. La Forza del resto è in ognuno di noi: bisogna saperla ascoltare.

Che la Forza sia con te

L’altro grande snodo legato alla valutazione della produzione è senza dubbio quello inerente il comparto meramente ludico, un’incognita se vogliamo ancor più soverchiante rispetto a quella legata al comparto narrativo. Non è un mistero che i tie-in legati all’universo di Star Wars non abbiano ricevuto sempre la giusta attenzione, specialmente sul piano ludico e dunque i dubbi della vigilia erano tutto sommato comprensibili.

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Per fortuna però, a far cambiare rapidamente idea anche al più scettico degli scettici, ci hanno pensato i primissimi video di gameplay in cui tutta la cura riposta da Respawn nella sua creatura più coraggiosa è balzata agli occhi senza alcun filtro di sorta. Star Wars Jedi: Fallen Order è un titolo caratterizzato da un sistema di combattimento all’apparenza semplice ma che in realtà si rivela ben più stratificato e complesso di quel che si potrebbe credere. Il giovane Cal, essendo un Jedi, ha con sé una Spada Laser, l’arma che impugneremo per tutta la storia, simbolo di una fruizione squisitamente action che non abbandona mai il comparto ludico della produzione, affiancato però da ulteriori diramazioni di stampo ruolistico.

Grazie all’espediente narrativo per cui Cal non ha completato il proprio addestramento, infatti, Respawn lega in tal modo un classico Skill Tree alla progressione del giovane Jedi, le cui abilità sul campo si ampliano man mano che si va avanti col gioco e in molti casi, si superano in determinati step della trama stessa. Il prodotto confezionato da Respawn fondamentalmente riesce a fondere perfettamente diversi approcci ludici, la cui collocazione generale rimane quella di un action-RPG con elementi souls-like in verità soltanto accennati, una forte carica esplorativa e una componente Platform tutt’altro che abbozzata. La struttura praticamente open world del gioco – non nel senso stretto del termine ma nella libertà che offre al giocatore nell’esplorazione dei vari pianeti presenti -si lega infatti giocoforza alle abilità di Cal che, un po’ come accade nei metroidvania, risultano fondamentali nell’esplorazione di angoli prima preclusi.

Questo sistema complesso che intreccia diversi elementi ludici in modo comunque più che armonioso e funzionale, è comunque fortemente asservito alla trama stessa. Le varie skill di Cal, infatti, vengono offerte al giocatore man mano, avanzando nella storia, il che richiede una sorta di backtracking praticamente obbligatorio laddove volessimo completare il gioco in modo totale, esplorando così tutti gli anfratti e ritrovando tutti gli oggetti disseminati per le vaste mappe di gioco. Viene naturale pensare che, sul lungo andare, il titolo subisca una bruta frenata sul piano della difficoltà generale, e probabilmente è così. Sulle prime battute, senza la maggior parte delle varie abilità, Cal è nettamente più indifeso rispetto alla numerose minacce presenti nel gioco, accompagnate saldamente da un livello di sfida tarato nettamente verso l’alto.

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Escludendo il primo livello di difficoltà, in cui i nemici sono praticamente dei manichini semoventi, le restanti soluzioni mostrano una complessità generale molto elevata, che porta il giocatore a pianificare con calma ogni scontro, sia contro le iconiche truppe nemiche (Stormtropper, ecc) sia contro le numerose creature che pullulano le strade di Bogano, Dathomir. La complessità ludica che si sviluppa col tempo è però controbilanciata da un sistema di combattimento sin troppo semplicistico, in cui un unico tasto è adibito al contatto col nemico: le varie abilità sbloccabili diventano rapidamente la strada migliore per portare a casa gli scontri. In Star Wars Jedi: Fallen Order sono presenti movenze tipiche ormai del genere, come il “parry”, le schivate e i contrattacchi, ma il tutto smette forse in modo eccessivamente brusco di risultare decisivo quando si ottiene una padronanza più elevata della Forza e delle sue diramazioni fisiche.

Il giovane Cal in combattimento è in parte coadiuvato da BD-1, un piccolo robot che pur non avendo doti combattive risulta fondamentale: esplorare, aprire casse, scoprire segreti e informazioni sul mondo circostante sono tutte feature appannaggio del piccolo amico cibernetico, il quale risulta necessario anche per quanto riguarda elementi più pratici come il curare il nostro alter ego. Durante la traversata Cal può trovare oggetti che servono ad aumentare le unità di Steam curativi e ampliare l’effetto delle cure stesse, sbloccando apposite abilità dal menù dedicato. Gli elementi in comune con il lavoro di FromSoftware non finiscono qui. Il sistema checkpoint di Star Wars Jedi: Fallen Order è, ad esempio, praticamente il medesimo. Esplorando le mappe è infatti possibile fermarsi a riposare presso alcuni siti di meditazione e toccandoli è possibile rigenerare la propria salute e quella degli oggetti curativi, ma allo stesso tempo si rigenerano anche i nemici precedentemente sconfitti. Dalla serie “Souls”, Star Wars Jedi: Fallen Order recupera anche il sistema di morte e rinascita: una volta sconfitti è doveroso tornare sui nostri passi per poter recuperare tutta l’esperienza maturata precedentemente.

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Che sia uno sfuggevole Scazz o un abile Cacciatore di Taglie, tale manovra diventa fondamentale laddove non si vuole rinunciare ai punti racimolati. In verità proprio questo ultimo passaggio è una delle cose più semplificate di Star Wars Jedi: Fallen Order. Ottenere punti esperienza è di fatto abbastanza semplice e l’ammontare di questi ultimi non ci è sembrato variare cambiando il livello di difficoltà. Quella che non va mai via è la sensazione di “scivolamento” dello stesso Cal, che si manifesta e negli scontri e nel semplice camminare. Specialmente durante le scalate ci è capitato di incappare in animazioni completamente sballate che spesso ci hanno anche indotto in errore.

Paesaggi memorabili

Un altro aspetto delicato, dovendo lavorare con un brand del genere, è legato certamente alla creazione strettamente estetica del titolo. Respawn da questo punto di vista si è veramente superata, portando su schermo un universo talmente profondo e fedele a quello originale da risultare quasi spiazzante. Se numericamente parlando i pianeti visitabili di Star Wars Jedi: Fallen Order non vi faranno gridare alla rivoluzione, la conformazione, estetica in primis e strutturale poi, sapranno farvi schizzare letteralmente dalle sedie. Ogni singolo pianeta è, come dicevamo in apertura, praticamente esplorabile liberamente (previo unlock delle abilità necessarie per superare alcuni punti), pregno di elementi da scovare, che siano dei “semplici” codec utili al fine del completismo e della conoscenza o degli oggetti facenti parte dell’arsenale di Cal, di BD-1 e della nave con cui Cal, Greez e Cere viaggiano, la Mantis.

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In verità, gli elementi ritrovabili hanno una valenza puramente estetica in Star Wars Jedi: Fallen Order: essi consentono di modificare l’aspetto del vestiario di Cal, della spada laser in dotazione al Jedi, della livrea della nave e delle fattezze cromatiche del piccolo BD-1. Andare in giro per i vari luoghi, come ad esempio la Foresta Nera di Kashyyyk, può avere un sapore incredibilmente romantico per gli appassionati di vecchia data giacché la ricostruzione di luoghi, situazioni e soluzioni stilistiche varie rasenta in alcuni casi il maniacale.

Ogni singolo anfratto di ogni singolo pianeta vi farà respirare l’aria di Star Wars a pieni polmoni, mescolando abilmente elementi “souls-like” a quelli “metroidvania” sull’altare di una componente puzzle solving tutt’altro che abbozzata. Il level design è infatti molto intricato e vi capiterà spesso di ritornare sui vostri passi dopo aver sbloccato numerose scorciatoie e aver scovato passaggi segreti vari spesso in grado di condurvi verso segreti più o meno rilevanti, che siano nemici speciali o oggetti di mero potenziamento del Jedi. Peccato però che cotanta bontà strutturale e artistica venga in parte violata da un comparto tecnico non all’altezza: al netto di modelli poligonali tutto sommato piacevoli da vedere e discretamente “evoluti” in termini di potenza di calcolo, l’Unreal Engine 4 mostra tutti i suoi limiti se si vanno ad analizzare altri aspetti.

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A un occhio più allenato balzano infatti rapidamente all’occhio elementi quali il caricamento eccessivamente in ritardo delle texture, caricamenti frequenti tra una zona e l’altra e in generale una qualità delle animazioni molto basilare e in alcuni casi difficilmente comprensibile. Su PlayStation 4 Pro, versione da noi testata in fase di recensione, abbiamo affrontato diversi problemi suddivisi equamente a seconda della modalità grafica selezionata.

In Star Wars Jedi: Fallen Order con la variante “Prestazioni” attivata (1080p obbligatori, ma 60fps) il gioco ha sfoggiato tutta la sua pochezza in termini di risoluzione e densità di pixel vari, mentre nel secondo caso, ossia sfruttando appieno il potenziale delle console mid-gen di Sony, il quadro complessivo, nettamente più fluido e piacevole da vedere, ha però mostrato il fianco a rallentamenti più frequenti, cali di frame sporadici ma fastidiosi e a una presenza quasi costante di texture il cui caricamento era praticamente sempre in ritardo.

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Nulla da dire invece sul comparto sonoro di Star Wars Jedi: Fallen Order, letteralmente encomiabile. I suoni, che siano quelli degli spari dei blaster nemici o quelli della spada laser di Cal, sono praticamente perfetti, riprodotti in modo magistrale e accompagnati egregiamente da una soundtrack che sembra spuntare direttamente da uno degli iconici capolavori cinematografici di Lucas. Peccato per un doppiaggio italiano che come quasi sempre, mette sotto i piedi tanti anni di conoscenza della saga, con una serie di pronunce ai limiti della giustificazione.

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Star Wars Jedi: Fallen Order è un esperimento coraggioso, una battaglia contro il più oscuro dei Sith, vinta soltanto in parte dai giovani padawan di Respawn Entertainment. Se da un lato troviamo una fedeltà incredibile all’universo di appartenenza e un gameplay complessivamente soddisfacente e appagante (specialmente per chi è alla continua ricerca di una sfida), dall’altra si contrappongono una trama tendenzialmente debole e un comparto tecnico non esattamente all’altezza. Complessivamente comunque i creatori di Titfanfall hanno svolto un ottimo lavoro, solenne e ricercato, ma che dimostra specialmente sul fronte del gameplay una sorta di timore recondito nello spingersi oltre i ben delineati confini. Al di là di tutto comunque, siamo di fronte a uno dei prodotti più curati legati all’universo di Lucas, capace di rispettarlo e ad ampliarlo allo stesso tempo in un modo funzionale, offrendo al giocatore un’esperienza divertente e appagante. Consigliare il titolo a un appassionato della saga è or dunque superfluo, ma ci sentiamo di suggerirne l’acquisto anche agli appassionati degli Action-GDR alla ricerca di un prodotto non innovativo certo, ma che riesce a dire la sua in un periodo in cui il mondo videoludico è stato scombussolato da Kojima e dal suo Death Stranding.

8.2

Pro

  • Artisticamente ispiratissimo
  • Fan-service allo stato puro, ma che funziona a dovere
  • Livello di sfida stratificato e appagante
  • Buona longevità

Contro

  • Tecnicamente sottotono su console
  • Trama alquanto banale, tranne in alcuni momenti
  • Il sistema di combattimento è molto abbozzato
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