Elden Ring – Recensione

Recensito su PlayStation 5

Nella storia di ogni medium ci sono delle opere che fanno la differenza. Opere che rivoluzionano il medium stesso, opere che rappresentano l’apice di quel medium; altre, invece, si limitano a fare il proprio lavoro in maniera decente senza guizzi di genio e originalità. A cosa serve questa premessa? La risposta è molto semplice: Elden Ring è un gioco che fa la differenza sia per quanto concerne il genere di appartenenza sia per l’industria videoludica tutta. Il nostro consiglio è quello dunque di mettervi comodi e lasciarvi trasportare dai nostri pensieri riguardo questa incredibile opera che ci ha tenuto compagnia per più di 150 ore.

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Brave New (Open) World

Speriamo perdonerete la nostra citazione al maestro della letteratura inglese Aldous Huxley e al suo libro più noto “Il mondo nuovo”, ma in questo caso la scelta delle suddette parole non poteva sembrarci più adeguata. Una delle prime caratteristiche del gioco che FromSoftware e Bandai Namco si sono sempre impegnati a rimarcare in fase di campagna marketing è proprio quella riguardante il mondo di Elden Ring, l’Interregno. Effettivamente, vi possiamo assicurare che l’open world proposto all’interno del titolo è uno dei più soddisfacenti, se non il più soddisfacente, dei giochi usciti fino ad ora.

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I termini di paragone quando si parla di open world sono stati negli ultimi anni Skyrim e The Legend of Zelda: Breath of The Wild. Skyrim è stato il primo titolo a proporre una mappa di gioco davvero immensa, ma probabilmente poco densa. Il secondo, invece, ha rivoluzionato il genere rendendo l’esplorazione stessa di Hyrule un gioco e un enigma da risolvere e affrontare nella libertà più assoluta. Ecco, a questi due titoli va aggiunto Elden Ring. Il nuovo gioco diretto da Hidetaka Miyazaki riesce a essere la via di mezzo tra le due opere appena citate proponendo una mappa immensa, ma allo stesso tempo densa e sempre ricca di stimoli, sfide e prove da affrontare. In tal senso, l’Interregno è un mondo che ci ha soddisfatto in toto e che siamo sicuri saprà conquistare chiunque si voglia avvicinare a questo gioco. Teniamo a precisare che la parole chiunque non è stata scelta casualmente: sarà la parola chiave del prossimo punto.

Il souls per tutti

Sapevamo già che Elden Ring avrebbe in parte abbandonato la strada meramente action-adventure di Sekiro: Shadows Die Twice per riavvicinarsi a un sistema Action RPG tipico della saga di Dark Souls. Confermiamo infatti che, da questo punto di vista, Elden Ring è la summa di tutte le meccaniche souls che abbiamo imparato a conoscere nel corso di questi anni. Chi infatti abbia già giocato a qualsiasi titolo della saga souls, si sentirà immediatamente a casa. In poche parole, il gameplay è (quasi) tale e quale: tornano backstab, parry, statistiche, barra della vita, della stamina e del mana, oltre al combat system dei giochi passati. Allo stesso tempo, però, il gioco introduce qualche novità interessante: principalmente il salto e la possibilità di salire in groppa a una cavalcatura, il cui nome è Torrente.

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Queste due implementazioni cambiano – e non di poco – il gameplay di un souls. In primis, il salto introduce una verticalità che in un souls non si era mai vista. Il design dell’Interregno è strutturato in modo tale da poter essere apprezzato da ogni angolatura: saremo sempre noi a scegliere da che parte guardarlo e, quindi, affrontarlo. Saltare per salire su un precipizio e concederci una postazione di vantaggio o percorrere la strada tracciata dal sentiero sarà sempre una nostra scelta, permettendoci di fatto di giocare nella modalità che più ci aggrada.

La cavalcatura rende sicuramente più veloce e meno frustrante il passaggio da un luogo all’altro dell’Interregno e, allo stesso tempo, può essere sfruttata in combattimento. In Elden Ring potremo combattere in groppa a Torrente mentre saremo nelle zone aperte dell’Interregno. Tuttavia, è giusto affermare che il combattimento a cavallo non ci è sembrato particolarmente ispirato e ben riuscito. Da un lato permette una gestione più sicura e tattica dello scontro – Torrente è molto veloce e avremo la possibilità di sferrare un attacco e fuggire, sferrarne un altro e fuggire ancora, fino a quando il nemico non verrà abbattuto – ma dall’altro le azioni e gli attacchi che potremo effettuare in groppa a Torrente sono veramente pochi, rendendo questo tipo di combattimenti molto monotoni e a tratti noiosi.

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Siamo sicuri che i giocatori storici dei souls non sceglieranno di affrontare le varie sfide dell’Interregno insieme alla cavalcatura, ma allo stesso tempo non va sottovalutata la possibilità che questo tipo di gameplay possa far avvicinare molti giocatori a un souls per la prima volta. Nella saga di Dark Souls l’impegno e l’apprendimento del moveset dei nemici è fondamentale: ogni sfida va studiata prima di essere superata. L’open world di Elden Ring, grazie alla cavalcatura, a un raggio di backstab più ampio e a parry semplificati, riesce a essere più accessibile e siamo abbastanza certi in tal senso di affermare che il mondo aperto di Elden Ring è il più facile da approcciare e affrontare della produzione moderna di FromSoftware.

Ma cosa vuol dire questo? Che Elden Ring è un gioco facile? Assolutamente no: continuate a leggerci e scoprirete che l’anima punitiva dei giochi FromSoftware è più che presente.

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Legacy Dungeon

Tutto quello che abbiamo detto finora vale senza ombra di dubbio per il mondo aperto di gioco. Tutto cambia quando invece ci troveremo all’interno di un dungeon. In Elden Ring sono presenti due diverse tipologie di dungeon: caverne o classici mini labirinti con un boss alla fine e i Legacy Dungeon.

Partiamo dai primi. I dungeon standard sono sparsi in vari punti dell’Interregno e ricordano, in un certo senso, i Chalice Dungeon di Bloodborne. Non manca infatti una certa ripetitività degli stessi e un riutilizzo a volte troppo frequente dei nemici. Allo stesso tempo, però, sono molto importanti da affrontare in quanto ci assicurano tesori e rune da spendere per aumentare di livello o acquistare nuovi oggetti. Non ci dilungheremo troppo su questa tipologia di dungeon: vi assicuriamo comunque che alcuni di questi sapranno regalarvi delle sfide davvero ardue, che metteranno alla prova le vostre abilità da giocatore.

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Passiamo ora ai Legacy, sicuramente più interessanti. Partiamo da un presupposto: sia nei dungeon standard che nei Legacy Dungeon, Torrente non potrà essere utilizzato. Si torna quindi, in un certo senso, al gameplay e al combat system tipico dei souls. Se va infatti ricercata l’eredità di FromSoftware all’interno di Elden Ring, la si ritroverà nei Legacy Dungeon. I Legacy sono dungeon molto vasti e che vanno immaginati come mappe estremamente coerenti e ben strutturate dal punto di vista del map e del level design. Si tratta infatti di veri e propri microcosmi, perfettamente inseriti nell’Interregno e che sapranno stupirvi per varietà e segreti da scovare. In un certo senso, affrontare un Legacy Dungeon è come trovarsi davanti un’intera area di gioco di un capitolo di Dark Souls, con la differenza però che in Elden Ring il Legacy è contenuto all’interno dell’area di gioco e non viceversa. Inoltre, i boss finali dei Legacy Dungeon sono davvero ben costruiti e sviluppati: siamo sicuri che alcuni di questi entreranno di diritto nella storia dei migliori boss dell’intero catalogo FromSoftware.

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Lore

Se c’è una parola a cui tutti i fan dei souls sono legati è sicuramente “lore”. Con questo termine si intende tutto il contesto e il background narrativo e ambientale che si celano dietro le avventure del nostro avatar. Si sa infatti che i souls da sempre propongono una narrativa silenziosa e, in tal senso, Elden Ring non fa eccezione. In questo caso, la lore è stata scritta in parte da George R. R. Martin. Lo scrittore statunitense ha curato in particolare il background narrativo dell’Interregno ispirandosi palesemente alla mitologia celtica (l’importanza dei fiori e degli alberi è emblematica in tal senso), alla mitologia finlandese per la complessità degli intrighi e delle azioni dei vari personaggi e alla mitologia norrena per il tipo di creature e crudezza.

Ve lo diciamo fin da subito: la penna di Martin si sente. In particolare, nelle fasi più avanzate del gioco è possibile seguire e completare alcune quest che sembrano uscite direttamente dal mondo de “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”. Le motivazioni che guidano gli NPC sono tra le più convincenti dell’intero catalogo FromSoftware e le quest sono (quasi) tutte di alto livello.

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Inoltre, anche in questo caso FromSoftware ha optato per un’operazione di struttura delle quest che fosse più accessibile a un largo numero di giocatori. Seppur non venga mai esplicitamente detto cosa debba esser fatto per portare avanti una quest, ci è sembrato che in Elden Ring ogni personaggio ci aiuti un po’ di più a capire come far proseguire la sua storia, rendendo questo gioco più simile a Sekiro che a Bloodborne, per citare due opere dello stesso sviluppatore e dello stesso autore.

Ovviamente, non mancheranno malinconia e disperazione nei cuori che animano questi personaggi. La storia di Elden Ring, per quanto criptica, è permeata da dolori dovuti a guerre e gelosie di antichi lord: noi saremo dei Senzaluce, dei banditi e degli esiliati essenzialmente. In un momento preciso della storia saremo però richiamati al mondo dell’Interregno e quindi iniziare il nostro percorso di rivalsa e divenire i nuovi Lord Ancestrali. Una trama di fondo che non si distingue dunque moltissimo dal primo Dark Souls, ma che nella modalità di racconto e nella profondità delle quest proposte, gli è sicuramente superiore.

Elden Ring

Comparto tecnico e art direction

Sul fronte tecnico va immediatamente specificato che abbiamo provato il gioco su PlayStation 5, ergo la versione next-gen del titolo. Su PS5 Elden Ring mantiene sempre stabili i suoi 60 FPS in modalità performance (quella che consigliamo) e ha dei tempi di caricamento praticamente inesistenti, considerando l’ampiezza del mondo di gioco. Da questo punto di vista, FromSoftware ha effettuato un ottimo lavoro rendendo Elden Ring il titolo più giocabile dell’intero catalogo della casa di sviluppo giapponese.

Allo stesso tempo, va ricordato che Elden Ring è un gioco cross-generazionale. La qualità dei modelli poligonali non è paragonabile a quella di titoli pensati esclusivamente per la next-gen. Se però sul fronte puramente tecnico il titolo mostra i suoi anni di sviluppo sulle spalle, lo stesso non si può dire sull’art direction. In tal senso, ci troviamo di fronte a uno dei giochi più belli e ispirati che possiate vedere su qualsiasi schermo. L’art direction di Elden Ring è sublime e ogni angolo dell’Interregno saprà regalarvi scorci di pura bellezza artistica. Anche il design delle armi, dei mostri, delle armature e degli NPC sapranno conquistarvi senza alcuna ombra di dubbio.

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Così come la musica: così presente e allo stesso tempo così assente. La colonna sonora non è pomposa e pedante nel corso dell’esplorazione: sarà piuttosto un sottofondo costante, fatto di piccoli suoni interrotti dal rumore delle spade e degli zoccoli di Torrente. Non è un caso se infatti lo stesso Miyazaki ha affermato di essersi ispirato alle atmosfere di Shadow of the Colossus e il richiamo al capolavoro di Fumito Ueda è assolutamente calzante e coerente. Proprio come l’opera di Ueda, anche la colonna sonora di Elden Ring ama concedersi una musica più epica e altisonante solo ed esclusivamente durante le boss fight: alcune tracce, ve lo assicuriamo, sapranno farvi venire i brividi.

Una piccola postilla sull’interfaccia e sul multiplayer. L’interfaccia ci è sembrata un po’ arretrata e troppo vicina a quella delle opere precedenti di FromSoftware: la sua struttura è pressoché identica a quella di Dark Souls III; non ci dispiacerebbe vedere qualcosa di nuovo che sappia distinguere per bene le varie IP della stessa casa di sviluppo. Per quanto concerne il multiplayer, non sempre riesce a essere stabile, specialmente nel PvP. La modalità cooperativa è invece più accessibile, in quanto non bisognerà “cambiare forma” come nei Dark Souls tramite Umanità o Braci da spendere. In Elden Ring, utilizzando un consumabile facilmente reperibile potremo attivare presso piccole statue la possibilità di evocare altri giocatori nel nostro mondo e, quindi, di poterci dare una mano nel corso della nostra avventura.

Elden Ring è il miglior gioco open world attualmente disponibile sul mercato: rappresenta infatti la perfetta via di mezzo tra l’immensità della mappa di gioco di Skyrim e la giocabilità della Hyrule di The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Dal punto di vista meramente ludico, Elden Ring è la summa di tutte le opere scritte e dirette da Hidetaka Miyazaki e saprà conquistare vecchi e nuovi fan dell’autore giapponese. La lore è inoltre una delle più soddisfacenti dei giochi FromSoftware, con alcune delle migliori quest mai viste in un souls. Si vede che è un gioco cross-gen, ma l’art direction supera assolutamente quest’aspetto regalandoci alcuni scorci indimenticabili. Un titolo da avere, che sancisce un prima e un dopo per FromSoftware e per i giochi open world.

9.5

Pro

  • Open world più soddisfacente di sempre
  • Art direction sublime
  • Rappresenta il best of di tutte le opere attualmente scritte e dirette da Miyazaki

Contro

  • Combattimento a cavallo non troppo convincente
  • Interfaccia di gioco un po' retro
  • Multiplayer non sempre stabile
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