RUMBRAL – Provato

Ecco un primo assaggio di un puzzle platformer cupo e tetro.

RUMBRAL - Provato della Demo

Rumbral, puzzle platformer game indie sviluppato dal team spagnolo OSEA Innovations, ti getta dentro il suo mondo senza troppe cerimonie e ti lascia solo con una manciata di indizi, un protagonista dall’aspetto enigmatico e un ambiente che sembra nascondere una storia più intricata di quanto possa apparire a un primo sguardo. Nei panni di una figura umanoide dall’aspetto robotico, il giocatore si ritrova a esplorare un luogo decadente, silenzioso e rovinato.

Chi sia il protagonista e perché si trovi resta per ora ignoto: la demo, in questo senso, è quasi provocatoria poiché non prova nemmeno a spiegare la situazione. L’ambiente è tetro, cupo e a tratti quasi surreale, costruito con scenari che sembrano sospesi tra incubo e rovina industriale. È difficile non pensare alle atmosfere disturbanti di Little Nightmares o al minimalismo inquietante di Limbo, anche se Rumbral prova comunque a costruire una propria identità.

La demo disponibile rappresenta quindi un primo assaggio del progetto. Breve (nemmeno venti minuti), essenziale, ma sufficiente per capire quali siano le fondamenta ludiche e di atmosfera su cui il gioco vuole costruire la propria esperienza. Gioco che sarà disponibile per PC, Playstation 5, Xbox e Nintendo Switch 2 il 23 aprile 2026.

RUMBRAL Provato
Lo stile grafico molto tetro e particolare di Rumbral

RUMBRAL – Provato della Demo

Come detto in precedenza, la demo di Rumbral parte senza introduzioni elaborate. Ci si ritrova immediatamente a controllare il protagonista in un mondo silenzioso, con l’unico vero obiettivo di andare avanti e capire come farlo. Il gameplay ruota quindi esclusivamente attorno alla risoluzione di enigmi ambientali, piuttosto classico nella struttura, all’esplorazione dell’ambiente e all’interazione con oggetti o meccanismi per aprire nuovi percorsi.

Durante la demo capita quindi di muovere elementi dello scenario, attivare strutture o sfruttare il posizionamento degli oggetti (anche in altezza) per raggiungere zone altrimenti inaccessibili. Non sono puzzle particolarmente complessi in questa fase, ma funzionano bene per introdurre gradualmente le dinamiche dell’avventura, nella speranza che il gioco completo sia in grado di fornire enigmi anche più intriganti.

La vera idea interessante emerge però quando Rumbral introduce una meccanica centrale del suo gameplay. In diversi punti dell’ambiente compaiono infatti delle pozzanghere rosse dall’aspetto quasi radioattivo, un dettaglio visivo che aiuta anche a rompere immediatamente la palette particolarmente scura dello scenario. Attraversarle significa venir precipitati in una sorta di realtà parallela dello stesso mondo, in cui lo scenario si trasforma e assume una versione distorta e modificata rispetto alla dimensione originale.

Strutture che prima non esistevano compaiono improvvisamente, alcune piattaforme cambiano posizione e determinati ostacoli smettono di essere un problema. È sfruttando questa doppia dimensione quindi che il giocatore è in grado di trovare nuove soluzioni agli enigmi ambientali e a proseguire nell’esplorazione, giocando anche con le diverse pozzanghere posizionate nello stesso scenario.

Il sistema offerto dal gioco è intuitivo ma offre già spunti interessanti per il design dei puzzle che propone. La sensazione è che la demo rappresenti soprattutto un’introduzione alle potenzialità di questa meccanica, lasciando intendere che nella versione completa di RUMBRAL la stessa possa essere sfruttata in modo molto più articolato.

Parallelamente il gioco lavora molto sull’atmosfera, introducendo ambienti cupi, silenziosi e caratterizzati da scenari decadenti che sembrano raccontare un passato mai spiegato apertamente, quantomeno nella demo. Il risultato è un mondo che trasmette costantemente una sensazione di inquietudine, grigio, dal quale, pare, dobbiamo fuggire e più che altro.

RUMBRAL - Provato della Demo
Le “pozzanghere” rosse centrali nel gameplay di Rumbral

Conclusioni

La sensazione principale completando la demo è quella di aver intravisto solo una piccola parte di ciò che Rumbral potrebbe diventare. La storia resta completamente avvolta nel mistero e il protagonista, questo strano umanoide robotico, rimane una figura difficile da interpretare. Allo stesso tempo però alcune idee di base sembrano funzionare già bene.

Il sistema dei puzzle ambientali è solido e la meccanica della realtà parallela introduce un elemento di design interessante che potrebbe diventare il vero punto di forza del gioco. Anche l’atmosfera, cupa e surreale, riesce a lasciare il segno. Rumbral sembra inserirsi in quella linea di puzzle platformer fortemente autoriali che puntano su ritmo lento, esplorazione e narrazione ambientale, un approccio che negli ultimi anni ha trovato esempi riusciti come Planet of Lana.

Rumbral, ovviamente, segue una direzione più oscura e inquietante, ma la filosofia di fondo sembra simile ovvero lasciare spazio all’ambiente, al silenzio e alla curiosità del giocatore. Per ora la demo fa il suo lavoro nonostante non spieghi molto. Riesce però ad accendere la curiosità e quando succede questo, spesso significa che dietro quel mondo c’è ancora molto da scoprire.

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