Assassin’s Creed Black Flag – The Old Gen Ep.7
Alla scoperta dell'originale
Tra poco più di tre settimane uscirà l’attesissimo remake di Assassin’s Creed Black Flag, intitolato Resynced, rifacimento dell’amato capitolo ambientato agli inizi del XVIII secolo, durante l’età d’oro della pirateria. Quando uscì, il titolo riuscì a fare breccia nella community del franchise grazie al suo innovativo sistema di battaglie navali e alle sue affascinanti ambientazioni tropicali.
Il gioco colpì fin da subito per il suo comparto tecnico di alta qualità, anche se inizialmente era afflitto da qualche bug e glitch di troppo, e per il suo divertente sistema di combattimento, una delle caratteristiche che ha sempre contraddistinto i vari capitoli del franchise.
Uno degli elementi che seppe distinguere maggiormente il titolo fu l’innovativo sistema di gestione delle onde dell’oceano, che riuscì a rendere più realistiche sia le battaglie navali sia la navigazione a bordo della Jackdaw, rendendola divertente e immersiva. Proprio questo sistema, insieme ad altri aspetti del gioco, sarà al centro della nostra analisi in questo editoriale.
Oltre a ciò, ci concentreremo su quelle che saranno le differenze e le similitudini con l’atteso remake e cercheremo di capire cosa potremmo aspettarci. Assassin’s Creed Black Flag, per quanto sia uno dei capitoli più interessanti del franchise per gameplay e meccaniche, fu anche il primo a introdurre la figura dei Saggi e rappresenta un titolo tanto divertente quanto problematico dal punto di vista narrativo

Assassin’s Creed Black Flag – Un gioiellino di gameplay
Il gameplay di Assassin’s Creed Black Flag si dimostra, fin dai primi minuti, quello di un gioco ben realizzato che ha saputo compiere un importante passo avanti rispetto ai suoi predecessori, introducendo nuove meccaniche e migliorando quelle già esistenti. Tra queste spicca il sistema di shooting con le pistole, più veloce e dinamico grazie all’introduzione delle quattro pistole, che rendono i combattimenti più vari e frenetici.
Altra novità interessante è la possibilità di utilizzare le doppie spade, una meccanica che facilita gli scontri contro gruppi numerosi di nemici e rende i combattimenti all’arma bianca ancora più rapidi e imprevedibili, aggiungendo quel tocco di brutalità che si addice a un pirata che solca i sette mari.
Dal punto di vista grafico, pur essendo un gioco del 2013 e uscito a cavallo tra due generazioni di console, si dimostra ancora oggi un titolo valido e invecchiato bene, grazie ai suoi panorami e ai suoi colori, resi in maniera dettagliata per gli standard dell’epoca.
Una piccola pecca, ma si tratta di un problema che i primi Assassin’s Creed hanno sempre avuto, riguarda l’intelligenza artificiale dei nemici. Questi risultano spesso troppo morbidi e incapaci di sfruttare pienamente la propria superiorità numerica, riuscendo sì a mettere in difficoltà il giocatore, ma solo in modo lieve e senza mai riuscire a capitalizzare davvero il vantaggio dato dal numero.
Per quanto riguarda il sistema stealth e i vari gadget secondari, questi riprendono le meccaniche dei capitoli precedenti, ma risultano sensibilmente migliorati grazie a nuove opportunità per nascondersi e a una maggiore libertà di approccio nelle missioni.
Interessante anche l’introduzione del sistema di crafting, che permette di creare sia i vari gadget sia i pezzi dell’equipaggiamento di Edward, rendendo l’esplorazione del mondo di gioco ancora più importante. Questa scelta ha inoltre trasformato i vestiti in una semplice opzione estetica, senza alcuna influenza sulle statistiche del personaggio.

Assassin’s Creed Black Flag – Alla scoperta dei caraibi
La grande novità distintiva di questo capitolo è l’introduzione e il sensibile miglioramento ricevuto dai combattimenti navali e dall’esplorazione dell’oceano di gioco, una meccanica già intravista in Assassin’s Creed III, ma che in questo capitolo risulta profondamente rivista e migliorata.
Grazie alla Jackdaw sarà infatti possibile esplorare le varie isole dei Caraibi e attraversare il mondo di gioco navigando a bordo della nave capitanata da Edward. La Jackdaw potrà essere migliorata in diversi aspetti e utilizzata non solo per l’esplorazione, ma anche per assaltare forti e avamposti nemici e per effettuare abbordaggi. La nave è diventata iconica non solo per aver introdotto e perfezionato numerosi aspetti del gameplay, ma anche grazie alla possibilità di far cantare l’equipaggio durante le fasi di navigazione redendo il gioco ancora più iconico e la navigazione divertente e rilassante.
Tutto ciò è stato reso possibile grazie alla sorprendente gestione del mare da parte di uno dei sistemi più avanzati del gioco, che ha reso l’esplorazione e i combattimenti navali ancora più realistici grazie al suo particolare funzionamento. Il mare di Assassin’s Creed Black Flag era infatti costruito a strati, ognuno con una funzione specifica:
- Il primo strato era quello delle grandi onde oceaniche principali, che definivano il movimento e l’inclinazione della Jackdaw.
- Il secondo era quello delle onde secondarie, più piccole e irregolari, che davano maggiore realismo alla navigazione delle navi.
- Il terzo definiva le varie increspature superficiali, simulando il vento e le correnti vicino alle imbarcazioni.
- Il quarto strato si occupava di generare la schiuma quando le onde si infrangevano tra loro o quando la Jackdaw le attraversava.
- L’ultimo strato generava in modo dinamico e in tempo reale le scie lasciate dalle navi durante la navigazione.
Tutto questo era gestito da un sistema dedicato esclusivamente alla simulazione del mare, rendendo il gioco più realistico e aggiungendo quel tocco in più che ha contribuito a definire l’identità del titolo e a consacrarlo come uno dei capitoli tecnicamente meglio realizzati dell’intera saga, ancora oggi, a più di dieci anni dalla sua uscita.

Assassin’s Creed Black Flag – Dove iniziano i problemi
Se il lato tecnico di Assassin’s Creed Black Flag rappresenta uno dei maggiori punti di forza del gioco, l’aspetto narrativo è stato, almeno in parte, la sua croce. Una storia condita da grandi momenti, ma anche da altri più complicati e meno incisivi. Sotto questo punto di vista, possiamo dividere la narrazione in due filoni principali che si intrecciano tra loro: quello legato al mondo della pirateria e quello legato agli Assassini e agli Isu.
Il gioco si apre con Edward che uccide un Assassino traditore che aveva venduto ai Templari informazioni sulla posizione del Saggio, una figura Isu destinata a diventare ricorrente nel franchise. Da quel momento inizia l’avventura di Edward che, alla costante ricerca di fama e ricchezza, formerà il proprio equipaggio e finirà per incontrare alcune delle figure più rilevanti dell’epoca, come il celebre pirata Barbanera.
Per quanto il gioco sia ricco di momenti memorabili e di passaggi particolarmente profondi, la trama legata agli Assassini risulta spesso poco incisiva e riflette il fatto che Edward, per gran parte dell’avventura, si avvicini alla Confraternita non per idealismo, ma per interessi più personali. L’introduzione del Saggio risulta tanto interessante quanto complicata, soprattutto considerando che questa figura comparirà diverse volte nel franchise fino ad Assassin’s Creed Odyssey, senza che venga mai chiarito definitivamente se, nel presente, sia riuscito a ricongiungersi con Giunone.
Uno dei grandi problemi del franchise nasce proprio da qui: non essere mai riuscito a dare una conclusione definitiva alla propria trama principale. Se da un lato la serie continua a portare i giocatori attraverso epoche storiche affascinanti, con ambientazioni ben realizzate e un gameplay spesso innovativo, dall’altro la componente narrativa legata agli Isu e al presente diventa sempre più dispersiva e meno influente. Si tratta di problematiche che iniziano già a emergere in Assassin’s Creed Black Flag e che diventeranno sempre più evidenti nei capitoli successivi.

Assassin’s Creed Black Flag – Né vale e né varra la pena?
Assassin’s Creed Black Flag rappresenta uno dei migliori capitoli della saga dopo quelli dedicati a Ezio e, sicuramente, uno dei più divertenti da giocare. Anche per chi non è fan o non ha particolare familiarità con il franchise, rimane un’esperienza che merita di essere recuperata, anche solo per la sua componente navale, capace di tenere i giocatori incollati allo schermo per ore senza mai annoiarli.
VOTO: 7,5/10
Uno dei migliori giochi della saga, anche se soffre di alcuni problemi a livello narrativo. Questo, però, non lo rende affatto noioso o poco piacevole da giocare. La speranza è che il remake sia riuscito a sistemare queste criticità, soprattutto grazie alle novità legate alle missioni dell’equipaggio e all’introduzione di nuovi personaggi, elementi che potrebbero rendere la storia più incisiva e che sia in grado di migliorare il lato tecnico dell’originale senza alterarle.
È proprio questo ciò che mi aspetto dal remake, un titolo verso il quale nutro aspettative molto alte.