Back in Time – Orcs Must Die!

È un mago? È un guerriero? È un mago-guerriero!

Se Orcs Must Die! fosse un GDR, più di qualcuno storcerebbe il naso: un mago che è anche guerriero! Lo sappiamo tutti: il mago ha scarso potere fisico, mentre il guerriero ha scarso (o nullo) potere magico. Il nostro eroe, però, non si trova calato in un RPG, bensì in una produzione ibrida che fonde in un contesto tridimensionale hack ‘n’ slash e Real-Time Strategy nel sottogenere tower defense.

In occasione del decimo anniversario della serie, Back in Time oggi si soffermerà sul suo capostipite.

Come funziona? In realtà è tutto molto più naturale e istintivo di quanto potrebbe portare a pensare la natura composita dell’opera: il giocatore controlla in terza persona il Mago-Guerriero (scriviamolo in maiuscolo dal momento che non ha un nome proprio), con l’obbiettivo di proteggere la Breccia o le Brecce dall’invasione degli orchi. Per compiere la sua impresa ha a disposizione, oltre ai suoi poteri, un numero man mano crescente di trappole, da piazzare accuratamente nei livelli di gioco. Il gameplay, essenzialmente, si compone di due fasi: quella della preparazione e quella dell’azione. Durante la preparazione potete girare a zonzo per lo scenario, in modo da comprenderne la planimetria e individuarne le strutture (Porte e Brecce, ma anche candelabri da far cadere o postazioni fisse); fatto ciò, bisogna scegliere l’arsenale dal grimorio e procedere alla collocazione degli strumenti di morte. Premendo il tasto Back si entra nel vivo dell’azione: i nemici cominceranno a riversarsi nel livello e voi dovrete ucciderli tutti aiutandovi con le trappole predisposte, a cui potete aggiungerne altre in ogni momento e in tempo reale, denaro permettendo.

orcs must die

Come tower defense, Orcs Must Die! è un prodotto decisamente riuscito, grazie alla vasta gamma di situazioni che riesce a presentare, a cui si accompagna una gamma altrettanto vasta di strumenti a disposizione. Ciascuno dei ventiquattro livelli, a dispetto di una scarsa varietà visiva, ha una sua architettura, sempre più complessa man mano che si procede: ci sono spazi angusti, dedali, grossi spiazzi, balconate… insomma, sarà necessario adattarsi ogni volta, individuando anche quelle strutture che possono essere usate a proprio vantaggio, come i candelabri e i pentoloni di olio bollente.

L’arsenale, che acquista un nuovo gingillo alla fine di ciascun livello, fortunatamente è all’altezza, rivelandosi piuttosto versatile, permettendo di differenziare per bene le strategie a seconda della conformazione dello schema. Ci sono grosse voragini? Piazzate qualche molla qua e là per catapultare i maledetti orchetti. Tanti corridoi? Bei muri di frecce all’ingresso e all’uscita di ciascuno! Bisogna ammettere che non manca alcunché rispetto al tipico immaginario medievale fantasy, a cui quelli di Robot Entertainment hanno aggiunto pure qualche stramberia. Ovviamente piazzare una trappola ha un costo, quindi sarà necessario studiare delle buone tattiche che riducano gli sprechi, anche se le risorse aumentano nel corso dell’azione siccome ogni nemico ucciso rimpingua le finanze.

Orcs must die!

I livelli si dividono in round; ogni tre c’è un break, in cui il giocatore può ripensare la sua strategia o aggiungere con più calma nuovi marchingegni, in vista di orde sempre più agguerrite. Volendo, è possibile persino rimuovere tutto ciò che è stato messo in precedenza ed escogitare un piano assolutamente inedito. I momenti più appaganti ed esaltanti consistono proprio nell’osservare i nemici andare incontro alla loro tragica fine, minuziosamente preparata qualche istante prima: i mostri si spappolano, perdono arti, prendono fuoco, si carbonizzano che è un piacere, regalando grandi soddisfazioni allo stratega accorto, il quale può continuare a perfezionare e arricchire in tempo reale la sua creazione con i soldi che man mano affluiscono nelle proprie casse.

Certo, non è sempre semplicissimo e spesso le trappole da sole non bastano: ecco allora che entra attivamente in gioco il nostro Mago-Guerriero a menare le mani, rendendo Orcs Must Die! uno strategico meno inflessibile di quelli classici.

orcs must die

La seconda anima di Orcs Must Die! è quella che potremmo definire action e risulta meno convincente, ma non si tratta certo della pietanza principale. Quel grande smargiasso del Mago-Guerriero ha nel suo armamentario non solo oggetti da lasciare in giro, ma anche una balestra, una spada e qualche grazioso gingillo magico, da utilizzare svuotando la barra blu – che peraltro si ricarica rapidamente – posta sotto quella della salute, la quale si rigenera nelle vicinanze di una Breccia. Difficilmente vi cimenterete più di tanto coll’arma bianca, viste la scarsa efficacia della stessa e la pochezza delle fasi hack ‘n’ slash puramente intese; molto più probabilmente alternerete balestra e oggetti magici, trasformando il gioco in un forsennato TPS piuttosto primitivo: ovviamente non c’è nessuno cover system e la visuale ravvicinata lascia un po’ a desiderare (c’è il rischio di cadere in qualche buco!). Ma – come abbiamo già detto – non è questo il succo dell’esperienza; trattasi invece di un valore aggiunto che conferisce maggior coinvolgimento rispetto ai tower defense classici. Inoltre è un elemento strategico che vi permette di porre rimedio (per questo sopra si parlava di uno strategico meno inflessibile) a qualche errore iniziale di pianificazione o di sopperire alle finanze limitate di cui vi trovate in possesso: ad esempio, nel caso in cui ci siano due Porte di accesso per gli orchi, potreste anche decidere di lasciare una via sguarnita per occuparvene personalmente.

A voler essere proprio esigenti, si può trovare qualche difettuccio a Orcs Must Die!: si può dire che la colonna sonora è noiosa, che la varietà visiva, a dispetto di una buona grafica nel complesso, lascia a desiderare, che la trama quasi non c’è… tutte piccolezze che non inficiano la valutazione di un prodotto fresco e genuinamente divertente. L’unico grosso rimpianto è l’assenza di una modalità multiplayer, soprattutto cooperativa, che avrebbe giovato enormemente alla longevità. Anche perché alcuni livelli, dotati di molteplici Porte, Brecce e postazioni fisse, sembrano quasi fatti appositamente per essere giocati in due: certo, si sarebbe dovuto ricalibrare qualcosa (ad esempio ritoccare la difficoltà verso l’alto e aumentare il numero di nemici), ma ne sarebbe valsa la pena.

orcs must die

La longevità comunque è buona, grazie al numero di schemi, ben 24, affrontabili in tre diverse difficoltà: Apprendista, Mago-Guerriero e Incubo. La prima è proprio semplice, ma sarà scarsa la ricompensa che otterrete: alla fine di ogni livello, infatti, riceverete una valutazione (che poi va a finire nella classifica online) la quale può premiarvi con un numero di teschi da uno a cinque, a seconda di quanti Punti Breccia avete perso e del tempo impiegato; questi teschi servono per potenziare le numerose armi, ma, giocando ad Apprendista, se ne possono ottenere al massimo due per livello, contro i cinque della modalità Mago-Guerriero. La scelta migliore per i neofiti è comunque quella di farsi la prima run alla difficoltà più bassa, approdando a quella successiva preparati e pieni di trappole, così da ottenere subito punteggi elevati, almeno nei primi livelli.

D’altronde, anche gli Obiettivi incoraggiano più di una giocata, dal momento che i più impegnativi richiedono i cinque teschi in ogni livello alla difficoltà intermedia, il completamento della modalità Incubo e l’uccisione di ben 30000 orchetti: chi scrive, ne ha uccisi poco meno di 10000 finendo il gioco in modalità Apprendista, quindi un calcolo approssimativo impone il completamento dell’avventura per tre volte. Non che tutti ne abbiano la voglia, ma Orcs Must Die! si fa giocare con piacere.

Orcs must die

Orcs Must Die! è uno di quei titoli in grado di mettere il giocatore subito a proprio agio, un po’ per la sua natura ibrida di tower defense e hack ‘n’ slash, ma un bel po’ anche perché è assolutamente user friendly, appagante e pure scemo. Nel senso buono del termine.

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